11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Si conclude, con l'episodio odierno, la sessantunesima avventura di Midda, dal titolo "Il cerchio si chiude"!
E, come credo sia chiaro già da un po', si conclude con questo episodio anche il secondo arco narrativo della lunga saga della nostra eroina preferita!

In questo, ringraziando tutti gli amici della Kasta Hamina, Midda Bontor lascia le proprie avventure siderali per ritornare al proprio mondo natale, cresciuta, sicuramente, cambiata, certamente, e pur desiderosa di tornare alla dimensione originale della propria quotidianità, e di quella quotidianità che, del resto, l'ha sempre contraddistinta.

A domani, quindi, con l'inizio di qualcosa di un'altra storia!

Sean, 16 marzo 2020

lunedì 23 agosto 2021

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Se proseguire non avrebbe avuto a poter essere giudicato semplice, nel confronto con la pericolosa e irrequieta irregolarità di quel terreno, anche arrestarsi, per potersi concedere un momento di riposo e di quieto dialogo utile a cercare di meglio comprendere lo stato dell’arte di quel loro incedere, non avrebbe avuto a poter o dover essere giudicato sì banale. Gli spazi sempre soffocanti di quella stretta grotta, l’impossibilità a sedersi da qualche parte, e l’ossigeno sempre più velocemente consumato dalla fiamma delle loro torce, non avrebbero loro concesso occasione di godersi quella sol ipotetica sosta, e quella sosta che, a tutti gli effetti, non avrebbe potuto essere in alcuna maniera equivocata qual riposante.

« Quanto credi siamo riusciti ad avanzare nella montagna...? » cercò un confronto M’Eu, richiedendo in tal senso l’opinione del proprio interlocutore.
« Considerando la difficoltà a proseguire, dubito che staremo proseguendo a più di cinque miglia orarie... » ragionò allora Be’Wahr, aggrottando appena la fronte « ... e considerando che stiamo camminando da circa un paio di ore, potremmo forse aver percorso fra le otto e le dieci miglia complessive. » calcolò, storcendo appena le labbra verso il basso, a confronto con l’evidenza di quanto lento avesse a dover essere inteso il loro progresso « Inoltre, sebbene stiamo proseguendo in maniera sufficientemente regolare lungo una sola direzione, il percorso è decisamente discendente... ragione per la quale, forse, potremmo essere fra le sei e le otto miglia su un piano orizzontale... » osservò, disegnando in aria un triangolo rettangolo, e indicando il loro percorso lungo la sua ipotenusa.

Sebbene saper leggere e scrivere non fossero mai state una reale priorità per Howe e per Be’Wahr, in una lacuna tutt’altro che esclusiva per loro, e anzi condivisa con la maggior parte della popolazione, che aveva iniziato a essere colmata soltanto poco più di una dozzina di anni prima, dietro un positivo sprone, in tal senso, da parte della medesima Figlia di Marr’Mahew; la matematica e la geometria avrebbero avuto a dover essere riconosciute, altresì, materie nelle quali non si erano mai lasciati cogliere impreparati. E se nel merito della matematica la questione avrebbe avuto a dover essere intesa anche e soltanto in relazione alla necessità di non essere ingannati dai propri mecenati al momento di definire il proprio compenso, o più banalmente da un qualunque mercante, oste o locandiere, al momento di dover saldare i conti; nel merito della geometria la questione avrebbe avuto a poter essere riconosciuta qual in relazione alle loro stesse origini, e a quelle origini circensi, ambiente all’interno del quale la conoscenza della geometria e, persino, della fisica, avrebbero avuto a dover essere considerate indispensabili per la mera sopravvivenza quotidiana, là dove una stima errata avrebbe potuto portare a spiacevoli esiti fatali. Certo: la loro avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, in tal senso, più una conoscenza pratica che accademica... ma il concetto non avrebbe avuto a mutare nella sostanza, e nella sostanza propria di un mondo nel quale, comunque, l’ignoranza avrebbe avuto per lo più a regnare sovrana.
Nulla di sorprendente, quindi, avrebbe avuto a dover essere inteso a confronto con la critica capacità di analisi così dimostrata dal biondo nerboruto, e da quel biondo nerboruto che, al di là di tutta la propria negativa fama, stava allor dimostrando abilità abitualmente mantenute discretamente in secondo piano, là dove per lo più delegate al proprio fratello d’arme Howe, a Midda o a chiunque altro avesse avuto ad accompagnarli...

« Ritengo più che condivisibile questa stima. » annuì quindi M’Eu, sforzandosi di mistificare il proprio intimo disorientamento conseguente a tutto ciò, nel ritrovarsi per la prima volta a confronto con quel particolare aspetto del proprio interlocutore, per lui del tutto inedito sebbene ormai da anni lavorassero fianco e fianco.  

Be’Wahr non parve cogliere lo stupore del proprio interlocutore o, se anche lo colse, non ebbe a offrire spazio a commenti di sorta a tal riguardo, né, tantomeno, ebbe a dimostrare risentimento alcuno verso di lui. Dopotutto, pur consapevole di tutti i propri limiti e di tutte le proprie difficoltà, egli non avrebbe avuto a dover essere inteso solito avere a rimuginare attorno agli stessi, o attorno alle possibili valutazioni di terzi a tal riguardo, assolutamente in pace con l’universo intero in una condizione per la quale, in effetti, avrebbe avuto persino a poter essere ammirato, se non addirittura invidiato. E, con buona pace di quanto chiunque altro avrebbe potuto avere a che commentare, più o meno maliziosamente, per non dire malignamente, egli avrebbe avuto a doversi riconoscere più che soddisfatto dalla propria realtà, soprattutto da quando, in quegli ultimi anni, aveva fatto il proprio ingresso la sua amata Maddie.

« La vera domanda, però, è un’altra... » puntualizzò Be’Wahr, con un quieto sospiro di disappunto « ... dove accidenti ci sta conducendo questa grotta...?! » espresse, tutt’altro che ironico a tal riguardo « Anche il fatto che il percorso sia in continua discesa non ha a potersi fraintendere qual qualcosa di positivo... anzi. »
« Già... » concordò nuovamente il figlio di Ebano « In buona sostanza stiamo immergendoci sempre di più nel cuore di questa dannata montagna... e ciò, di certo, non migliora le nostre speranze di trovare una via di fuga. »

Fu proprio in quel momento, però, che un cupo brontolio si impose a pretendere la loro attenzione. Un suono difficilmente distinguibile nella propria origine, che avrebbe potuto apparire al contempo simile a un verso gutturale, proveniente dal profondo del ventre di un qualche mostro, o qualcos’altro...

« ... dimmi che è stato il tuo stomaco, ti prego. » invocò il biondo mercenario, sgranando gli occhi a confronto con quel suono, e quel suono che parve provenire da sotto i loro piedi, al punto tale che il suolo stesso sembrò vibrare.
« Se vuoi te lo posso anche dire... ma non corrisponderebbe al vero. » replicò quindi l’altro, offrendogli un quieto sorriso che non desiderava dimostrarsi ironico ma che, pur, non poté ovviare a risultare tale in un contesto come quello.
« Ottimo. » sospirò Be’Wahr, con palese sarcasmo a contraddistinguere quel commento « Nel migliore dei casi la grotta è abitata da qualcosa desiderosa di mangiarci... »
« ... e nel peggiore dei casi...?! » esitò M’Eu, non riuscendo a immaginare qualcosa di peggio di una qualche creatura non meglio definita desiderosa di sbocconcellarli.
« Quello temo che lo scopriremo a tempo debito... » si strinse fra le spalle il mercenario, prima di voltarsi nell’intento di riprendere la loro discesa così estemporaneamente interrotta.

In effetti Be’Wahr avrebbe avuto a poter vantare un’idea nel merito di cosa potesse star celandosi nelle viscere di quella montagna. E che cosa, in tutto ciò, avrebbero potuto andare a disturbare.
Ma, non senza una certa scaramanzia, decise di ovviare a suggerire tale idea, nella speranza di ovviare al manifestarsi della stessa come spiacevole e ironica risposta della sorte al loro avanzare alla cieca in quel percorso sconosciuto.

« Lohr... per favore... fa che questa volta io mi sbagli... » sussurrò in un alito di voce, e pur in un alito di voce che sperava che il suo dio potesse riuscire a udire, malgrado tutto, e, soprattutto, che potesse avere piacere di accontentare.

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