11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 14 ottobre 2009

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P
er tal ragione, solo nel momento in cui anche gli occhi dello scultone fecero la stessa fine del suo cervello, ridotti a semplice poltiglia informe, Midda si concesse finalmente un'occasione di riposo, fuoriuscendo lentamente da quel cranio massacrato e lasciandosi ricadere seduta sul ruvido terreno lavico, accanto alla bestia. E a quella vista, Howe poté ritenersi sufficientemente sicuro che la questione fosse stata conclusa con completa vittoria da parte della donna guerriero, abbassando la propria spada e iniziando a voltarsi verso di lei.

« Fermo! » comandò ella, notando quanto il compagno, in maniera naturale e pur imprudente stava accingendosi a fare « Aspetta... »
Lo shar'tiagho, così intimato, si arrestò immediatamente, ancora perfettamente conscio di quanto sarebbe potuto essere sconveniente ignorare un avviso da parte della medesima, soprattutto nel rapportarsi con una creatura capace di tramutare corpi di sangue, carne e ossa in semplice pietra inanimata.
« Dovrei essere riuscita ad arginare ogni pericolo di pietrificazione… ma credo sia meglio lasciar comprovare il mio successo, o l'eventuale fallimento, a qualche risorsa non strettamente indispensabile. » specificò, invitando a maggiore cautela.

Nel particolare contesto del mondo in cui essi erano abituati a vivere, una frase del genere sarebbe risultata estremamente ambigua e, in ciò, ricca di possibili interpretazioni. Innanzitutto, indubbia, sarebbe dovuta essere gratitudine da parte del mercenario, e di suo fratello insieme a lui, nei confronti della compagna, dove evidentemente ritenuti meritevoli di premura, di valore, là dove alla vita umana, solitamente, non era poi riservata particolare considerazione superiore a quella che sarebbe potuta essere offerta, ad esempio, ad uno dei loro due cavalli, dove gli stessi, in quel particolare frangente, si stavano proponendo particolarmente preziosi anche in conseguenza del loro stesso carico di viveri e acqua. In secondo luogo, poi, proprio in riferimento a quanto importanti sarebbero dovuti essere considerati i due destrieri sopravvissuti, l'attenzione di Howe e Be'Wahr non avrebbe potuto evitare di rivolgersi in direzione della loro guida, giudicandola razionalmente, senza remore o crudeltà, quale tranquillamente sacrificabile in quel particolare momento.
Se Sanma avrebbe potuto rischiare o meno, però, di esser realmente posto qual cavia innanzi allo sguardo annientato dello scultone, a verificarne un'ipotetica, sussistente pericolosità, rimase comunque privo di conferme, in quanto, in conseguenza alla violenta spinta impostagli dalla stessa Figlia di Marr'Mahew nel momento del loro distacco, egli era precipitato rovinosamente per oltre trecento piedi lungo il crinale del vulcano, arrestandosi, immobile, forse privo di sensi o forse privo di vita, troppo lontano dalla loro possibilità d'azione.

« Siamo costretti ad usare un cavallo… » ammise il biondo, innanzi all'ineluttabilità di quel fato.
« Prima che possa precipitare trascinando con sé le nostre scorte, privatelo del proprio carico, per favore. » suggerì la donna, lasciando appoggiare la propria schiena, con tranquillità, contro il corpo della creatura abbattuta « Sarebbe spiacevole vederle dimezzate ulteriormente. »

Il tempo non si sarebbe dovuto considerare di certo un problema per il gruppo, e, così, anche quel consiglio fu posto in essere senza obiezioni di sorta prima di verificare l'effettiva assenza di ulteriore pericolo a loro discapito. Sulla base di un criterio assolutamente democratico, qual l'estrazione a sorte, per l'esperimento venne prescelto l'animale dello shar'tiagho, il quale non senza irritazione si ritrovò ad imprecare alla volta del fratello, accusandolo di aver imbrogliato per assicurarsi la vittoria: fortunatamente per lui, e ancor più per il suo equino sodale, alcuna mutazione in pietra afflisse ulteriormente quella spedizione, offrendo in tal modo possibilità anche ai due uomini di rigirarsi nella direzione della loro compagna, a concederle, finalmente, le proprie migliori parole volte a complimentarsi con lei e a ringraziarla per quanto compiuto.

« Ma ti sei completamente bevuta il cervello?! » esclamò Howe, in termini inequivocabilmente espliciti « Avresti potuto lasciarci la cotenna in quell'assurda ostentazione… »
« Grazie. » sorrise la donna, con aria divertita e sorniona, in risposta a quanto riconosciutole in maniera tanto delicata « Anche io ti voglio tanto bene. »
« Sei stata… incredibile! » intervenne Be'Wahr, osservando con ammirazione quanto compiuto dalla compagna e, in effetti, avendo solo ora occasione di comprendere pienamente quanto fosse accaduto, nel notare come ella fosse completamente ricoperta dalla bava della creatura e in quale stato, parallelamente, si stesse concedendo allo sguardo lo scultone « Incredibile davvero! »
« Ma cosa fai?! La inciti anche? » ribatté lo shar'tiagho, andando a colpire il fratello con uno scappellotto dietro il collo « E se foss… »
« L'importante è che non lo sia, non credi? » interruppe la mercenaria, scuotendo il capo « Non avevo mai notato tanta apprensione nei miei confronti… mi dovrei forse sentire emozionata per questo? » incalzò, scherzosa nei confronti di Howe, in reazione a tanta agitazione da parte sua.
« Esibizionista. » concluse egli, storcendo le labbra verso il basso e voltandosi quasi indignato, a distogliere lo sguardo da lei « Mi consolerò sapendo di come, per il resto della durata di questo viaggio, non avrai occasione di farti un bagno e dovrai restare immersa in quello schifo che ti ricopre… » commentò, ora trovando egli stesso ragione di cui sorridere, ben consapevole del particolare rapporto fra la mercenaria e le vasche da bagno.

A simile prospettiva, a tale immagine, pur tragicomica nella propria intrinseca natura, una risata collettiva non poté che coinvolgere i tre compagni, vedendoli stemperare, ora nell'ilarità, il momento di tensione pur vissuto nell'essere stati inaspettatamente posti al confronto con un avversario comunque temibili quale sarebbe potuto essere quel lucertolone.
Solo dopo qualche istante, quando le risate scemarono, l'attenzione della Figlia di Marr'Mahew si propose finalmente su questioni più serie, importanti, rilevanti per il futuro della loro stessa missione.

« Questo lucertolone ci ha comunque notevolmente danneggiato… maledetto! » definì ella, rialzandosi e vagliando lo stato attuale della loro spedizione « Abbiamo perso due cavalli e, peggio ancora, praticamente metà delle nostre scorte di viveri e acqua. »
« Considerando la mole di carne che ci hai procurato, il cibo non sarà comunque un problema. » osservò il biondo, dimostrando un evidente senso pratico nel considerare il mostro ucciso qual possibile fonte di nutrimento per tutti loro, dove altri, al loro posto, si sarebbero probabilmente dimostrati nauseati alla sola idea « Quello che ci dovrebbe effettivamente preoccupare è l'acqua… »
« Quanta ne è rimasta? » domandò, avendo sì una propria idea, ma desiderando trovare conferma o negazione da parte dei propri compagni a tal riguardo.
« Razionandola al massimo, potremo forse riuscire a tornare indietro, ma non a proseguire ulteriormente. » definì Howe, riprendendo parola, nel considerare ormai conclusa ogni questione precedente « Dobbiamo annullare questa missione… proseguire oltre risulterebbe troppo pericoloso. »

L'idea di ritornare sui propri passi, ammettendo sconfitta, non avrebbe trovato nessuno fra loro entusiasta, nella consapevolezza di aver comunque perso tempo e denaro, nonché di aver rischiato le loro stesse vite, in un impegno fine a se stesso, privo di ogni possibile profitto finale.
Ancora più che per due fratelli, però, colei per cui una rinuncia di quel genere non sarebbe potuta esser accettata, era proprio la donna guerriero, non più abituata, da troppo tempo, ad un abbandono, a un'ammissione di incapacità: troppo orgogliosa per chinare il capo di fronte all'apparente ineluttabilità del fato, ad una decisione indiscutibile della sorte, in Midda non mancò, neppure in quell'occasione, la volontà della ricerca di un'alternativa, di una strada diversa da poter perseguire. E fu allora che la sua attenzione si riportò in direzione della loro guida…

« Che fine ha fatto Sanma?! » domandò, rendendosi conto solo in quel momento di come un elemento del loro gruppo mancasse all'appello.

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