11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 24 ottobre 2009

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Una montagna: in tali proporzioni apparve, sorprendente e incredibile, inconfondibile e sbalorditiva, la nera piramide innanzi al loro sguardo, tanto simile ai coni vulcanici presenti attorno alla stessa da non risultare, quasi, distinguibile da essi, e pur, al contempo, assolutamente diversa dagli stessi, come solo sarebbe obbligatoriamente potuta e dovuta essere in conseguenza della propria forma geometrica, squadrata, così estranea, aliena a ogni elemento naturale presente in quel paesaggio. Essa si pose pertanto, innanzi agli occhi dei presenti, in dimensioni sensazionali, a dir poco incredibili, rendendo difficile poter immaginare gli anni, i decenni, i secoli addirittura, nonché l’alto numero di persone coinvolte, nella realizzazione di una sì imponente opera: mai le piramidi shar’tiaghe, o quelle di altri regni desertici, pur conosciute in tutto il mondo per la propria mole, per la propria imponenza, si erano spinte a livelli paragonabili a quella che, ora, Howe, Be’Wahr e Midda erano stati invitati ad osservare per volere del fato, in conseguenza della propria audacia nell’essersi spinti fino all’ingresso di quella vallata. Oltre settecento piedi, nel voler risultare severi in simile stima, costipati in tale valutazione, caratterizzavano l’estensione orizzontale dei quattro lati, presumibilmente omogenei fra loro, alla base della piramide, sui quali per altresì più di quattrocento piedi di altezza si innalzava in verticale la punta del complesso, elevata verso l’alto dei cieli nell’esistenza di una smisurata serie di strati di pietra sovrapposti, tali da lasciar apparire ognuna delle quattro facciate triangolari di quel colosso simili a immense scalinate, percorrendo le quali, forse, si sarebbe potuti giungere addirittura prossimi agli dei. Tale, del resto, sarebbe dovuto essere considerato effettivamente lo scopo teologico, religioso, fondamento dell’edificazione delle piramidi all’interno dei confini del regno di Shar’Tiagh, sebbene le stesse, considerabili quali smisurati altare, gigantesche are erette nelle ampie e regolari distese sabbiose desertiche, non avrebbero mai previsto l’esistenza, sulla propria cima, nella propria estremità superiore, di una vera e propria ulteriore erezione, un secondo e minore edificio disegnato nelle pur inconfondibili forme di un tempio, un delubro, nero al pari del resto del complesso, presentante un colonnato su base quadrata, regolare nella prosecuzione delle proporzioni della piramide sotto di sé, in stile apparentemente prossimo a quello kofreyota e una cupola, altresì, coerente con il gusto estetico proprio di Y’Shalf.
Oltre a tutto questo, forse lì site nel desiderio di garantire alla stessa piramide, se necessaria, una maggiore distinzione dal resto dell’ambiente, forse nel voler rendere onore a quell’edificazione tanto importante in un’epoca remota, qual sola sarebbe dovuta essere per rendere giustificabile una mole di quel livello, forse quali semplici elementi decorativi o, forse, per ancora infinite altre possibili ragioni tutte egualmente valide ma che, in quel momento, non sarebbero risultate evidenti, immediate all’attenzione dei tre mercenari, anche altre erezioni erano state disposte attorno alla piramide, nelle forme di obelischi immensi, smisurati, in una coerenza di gigantismo nel confronto con quanto ad essi centrale. Essi poterono essere contati nel quantitativo di quattro, fra loro apparentemente identici e regolarmente disposti in prossimità delle quattro estremità della base quadrata della piramide, evidentemente non giudicabili quali elementi estranei a tale presenza centrale ma, più probabilmente, completamento della stessa, naturale estensione volta ad arricchire l’intero complesso. Anch’essi fondati su forme apparentemente quadrate e in nera pietra così come il resto di quella struttura, si dimostravano superiori a qualsiasi altro obelisco mai eretto ad umana memoria in quelle terre o nell’intero continente, con una larghezza alla base di oltre quaranta piedi ed un’altezza complessiva di forse trecento piedi. Dove anche, pertanto, inferiori in elevazione rispetto alla piramide, quelle erezioni comprimarie si ponevano non meno maestose, non meno imponenti, là dove alcun’altra costruzione umana, alcun’altra torre, mai, era giunta a tali vette, ad offrire una così aperta sfida verso i cieli: neppure nelle capitali kofreyote, prime fra tutte Kriarya, città del peccato, normalmente considerata da parte della Figlia di Marr’Mahew quale propria dimora, residenza, pur famose per l’alto numero di torri presenti al proprio interno, sarebbe potuta mai essere concepita l’esistenza di simili mostruosità architettoniche, troppo vaste e troppo estese verso il cielo per potersi mantenere in tale postura, per non collassare sotto il proprio stesso peso, in conseguenza della propria stessa altezza.

« E’ qualcosa di… disumano… » sussurrò Be’Wahr, con una certa ritrosia nei riguardi di quello spettacolo estraneo a tutto ciò a cui sarebbe potuto essere abituato, così esterno ai propri consueti canoni di giudizio dall’apparire osceno forse ancor più di quanto non sarebbe stata la vista di un qualsiasi mostro mitologico, esseri sì tremendi ed estranei alla propria natura, e pur facenti parte della realtà per loro propria, quotidiana.
« Vorrei trovare una ragione di scherno nei tuoi confronti… ma in questo momento non riesco ad individuarne alcuna. » commentò Howe, condividendo lo stato d’animo del fratello, al punto tale da non riuscire neppure ad approfittare di tale occasione per attaccarlo, come sarebbe stato altrimenti solito fare.

Solo Midda, pur sinceramente stupefatta, sorpresa da quel paesaggio da loro ricercato e pur non previsto, non atteso, contenne le proprie emozioni dietro ad una maschera di freddezza glaciale, per lei d’abituale uso soprattutto nei confronti dei propri avversari, per non concedere loro alcuna occasione di vantaggio nei suoi riguardi. In verità, tale espressione non sarebbe dovuta esser considerata quale semplice reazione di sfida innanzi a quanto loro concesso, come venne ovviamente ritenuto essere da parte dei suoi due compagni.
Nel confronto, infatti, con quella piramide, con quegli obelischi, con il tempietto edificato sulla cima di quelle assurde e immense scalinate, in lei, nel profondo del suo animo e del suo cuore, si era ritrovata ad essere una sensazione di déjà vu, quasi quello scenario non le fosse assolutamente estraneo, alieno, così come era per i due fratelli al suo fianco e così come, effettivamente, sarebbe comunque dovuto essere anche dal suo stesso punto di vista. Pur avendo perfetta memoria della propria intera esistenza, di ogni proprio giorno passato, di ogni propria sfida, di ogni disavventura vissuta, pur consapevole di non aver mai incontrato nulla di simile in passato, in alcuno dei propri pur leggendari viaggi, qualcosa, che ancora non era in grado di individuare, la stava spingendo psicologicamente ad una inspiegabile familiarità con il complesso architettonico ora scoperto, raggiunto dopo, probabilmente, secoli, se non addirittura millenni, di totale abbandono, oblio. E tale sentimento, così innegabile in lei, non avrebbe comunque potuto evitare di risultare quale sgradito nella propria intrinseca irrazionalità, imponendole un umano e giustificabile disagio.

« Nelle leggende che narrano di epoche tanto remote tali per cui neppure i tre continenti, nei quali il nostro mondo è diviso, avevano avuto ancora occasione di infrangersi, edifici colossali probabilmente pari a questo sono considerati praticamente quale la norma… » osservò, dopo un lungo istante di ulteriore silenzio, la donna guerriero, rivolgendosi verso i propri compagni di ventura.
« Stai forse riferendoti all’epoca propria della stessa regina Anmel?! » domandò Be’Wahr, avendo immediatamente colto il riferimento implicito in tale affermazione.
« Lohr… se così fosse, i tesori ad attenderci entro quelle forme colossali potrebbero realmente essere oltre ogni nostra più sfrenata fantasia. » commentò Howe, lasciando trasparire senza alcun imbarazzo quanto simile prospettiva potesse stuzzicarne la fantasia, potesse essere apprezzata « Potremmo, addirittura, sistemarci per il resto dei nostri giorni, divenendo più ricchi degli stessi sovrani di Kofreya! »
« Attento a non incedere eccessivamente in questo desiderio. » raccomandò la mercenaria, volgendosi nei suoi riguardi non con tono di rimprovero, qual sarebbe potuto essere associato a simile richiamo, quanto piuttosto con sincera preoccupazione « La cupidigia è una pessima consigliera in questo genere di situazioni… »

Ma, prim’ancora che la bramosia potesse prendere il sopravvento nei confronti di ogni altro possibile sentimento, prudenza e affezione per la propria incolumità inclusi, un nuovo dettaglio nel merito di quella piramide, delle forme così presentate innanzi ai loro sguardi, non mancò di pretendere la completa attenzione dell’intero gruppo, ritrovando qual principale interprete di tal necessità, latore di simile, inevitabile, allarme, la figura del biondo Be’Wahr, il cui sguardo era rimasto fino a quel momento concentrato verso la loro meta, risultando quasi indifferente ai commenti proposti dal fratello…

« Mi domando che senso possa avere divenire più ricchi degli stessi sovrani di Kofreya se saremo stati privati della vita… » avvertì allora, indicando innanzi a loro « … all’armi! »

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