11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

sabato 1 maggio 2010

841


« F
inalmente una qualche occasione di svago ad animare questi noiosi appuntamenti rituali! » gioì, in controcanto, Be'Gahee, spronando il proprio cavallo ad avanzare verso quella possibile avversaria, desideroso di quello scontro, nel dimostrarsi dopotutto non diverso da un bambino posto innanzi a un nuovo balocco « Ormai avevo perso ogni speranza di poter ricordare con diletto una di queste giornate! Affrontiamola, maledizione… affrontiamola e dimostriamo di esserci guadagnati, finalmente, l'acclamazione tributataci dalla folla! »

Figli dell'aristocrazia locale, cresciuti in un lusso riservato a pochi, in una situazione di estremo agio, innanzitutto psicologico oltre che meramente fisico, in una visione del mondo che mai avrebbe loro offerto possibilità di un qualsivoglia rifiuto, che mai avrebbe visto imposto un qualche ostacolo sul loro cammino, a negazione di un loro traguardo, ad alcuno fra loro, per quanto pur educati all'arte del combattimento e della guerra, era mai stata concessa, nella propria intera esistenza, un'occasione di reale battaglia, una possibilità di partecipazione a uno scontro degno di essere definito tale. Né essi, in verità, avrebbero potuto correre un tal rischio, dal momento in cui, al contrario rispetto a loro più illustri e sempre gloriosamente ricordati avi, difficilmente gli esponenti delle attuali generazioni nobiliari del popolo eletto avrebbero dovuto temere, per loro fortuna, di doversi confrontare con una tale necessità, in conseguenza di una politica di pace e di dialogo che pur, da lunghi decenni, stava mantenendo Shar'Tiagh esterna a ogni occasione di conflitto. Da ciò, inevitabilmente, la proposta loro concessa da quell'inattesa avversaria, da quella preda dimostratasi tanto assurdamente combattiva, sarebbe dovuta essere considerata più unica che rara, tale da non poter essere né rifiutata, né stolidamente sprecata dietro sciocchi timori, quali, per lo meno, apparvero essere quelli del proprio compagno di ventura all'attenzione del cacciatore bianco.

« Mio signore! » tentarono di esclamare alcune delle sue guardie, dei suoi custodi.

Un tentativo pur vano, quello da loro necessariamente posto in essere, nel desiderio di richiamare all'ordine il loro protetto, la ragione stessa della loro partecipazione a quella giornata di festa, là dove, malgrado ogni sforzo, in alcun modo avrebbero potuto agire per difenderlo, per proteggerlo se egli avesse cercato in maniera tanto aperta il confronto, in totale negazione rispetto a quanto avrebbe dovuto essere la naturale evoluzione di una tale situazione, un protocollo non scritto, e pur noto, altresì inconsciamente rispettato dal cacciatore azzurro, prontamente ritrattosi dietro il riparo offertogli dalle proprie schiere.

« Indietro, sciocchi! » replicò egli, sottolineando in tal modo un concetto già chiaro e non concedendo a nessuno fra loro occasione utile ad arrestare il suo cammino, bramoso di quella possibilità di scontro, di quel confronto grazie al quale, a suo avviso, quella sera molti bardi si sarebbero potuti impegnare a declamare lodi attorno al suo nome, qual unico, reale protagonista della giornata, colui dimostratosi capace di vincere la sola preda realmente impegnatasi a riconoscere ai cacciatori una belligerante ostilità.
« Fai attenzione, Be'Gahee! » cercò di avvertirlo il proprio parigrado « Quella donna sembra un'ossessa! »

Il cacciatore bianco, nonostante ogni sincero impegno volto a frenare la sua carica, sia da parte dei propri subordinati, sia da parte del proprio compagno in quella giornata di Caccia, non si riservò alcuna esitazione, alcuna possibilità di dubbio, spronando con foga il proprio cavallo nella direzione della sola donna che, in quel giorno, si era dimostrata in grado di accedere in lui un concreto sentimento di eccitazione mai, prima di allora, neppur immaginato. Quel trofeo avrebbe dovuto essergli proprio, e niente o nessuno sarebbe stato in grado di frapporsi fra lui e la conquista di quell'ambito premio.
Solo un'esclamazione fu, allora, rivolta nella direzione del cacciatore da parte di quella straordinaria preda, di colei che, se nulla fosse intervenuto a modificare la situazione così creatasi, sarebbe stata sicuramente travolta dall'impeto della cavalcata del grande e fiero equino così slanciato nella propria stessa direzione, un'asserzione che, per quanto formulata in una lingua sconosciuta, incomprensibile all'attenzione giovane nobile shar'tiagho, non mancò di risultare, paradossalmente e incredibilmente, qual un invito, qual un'incitazione a proseguire, a non arrestarsi, quasi che ella stesse desiderando quell'impatto in misura non inferiore rispetto a quella sì dimostrata dalla propria controparte.

« E' follia! » gridò Be'Daehr, sgranando gli occhi e già attenendo l'apparentemente inevitabile tragedia che, in tutto ciò, avrebbe drammaticamente segnato quel giorno di festa, in conseguenza di uno scontro da cui ella non sarebbe potuta uscire illesa, dal quale non avrebbe potuto trarre occasione di sopravvivenza.

In virtù di un animo tanto fermo, di un'incredibile sicurezza pur ostentata da parte della straniera in quel momento mortalmente pericoloso, Be'Gahee avrebbe forse dovuto concedersi una pur fuggevole possibilità di incertezza, di insicurezza, umana, comprensibile e più che condivisibile nel confronto con l'immagine di una donna che, da sola, disarmata e, addirittura, parzialmente legata, si stava proponendo in grado di fronteggiare un numero tanto elevato di avversari. Egli, tuttavia, volle rifiutare l'evidenza in tal modo impostagli dal fato e, di ciò, di tanta arroganza, non poté evitare un umile pentimento pochi attimi dopo.
Nel momento stesso in cui la donna sarebbe dovuta divenir oggetto della violenza dell'animale, venendo scaraventata a terra nella foga della sua carica, infatti, ella dimostrò, ancora una volta, tutta la propria freddezza d'animo, nonché l'incredibile agilità del proprio corpo, nel riuscire a evadere all'ultimo istante dalla traiettoria della bestia nella misura sufficiente a concederle di non essere colpita dalla medesima e, pur, utile ad allungare il proprio braccio sinistro, la propria mano mancina, per afferrarne le redini. Distaccandosi, in tal modo, con fare quasi felino, dal suolo e lasciandosi trascinare, ora, dalla corsa dell'equino, ella si portò alfine, con un meraviglioso balzo, a ricadere con grazia priva d'eguali sul dorso dello stesso cavallo, esattamente alle spalle del proprio aggressore, dell'avventato cacciatore che aveva tanto ardentemente ricercato, in lei, la propria preda.

« Ma… cosa…?! » gemette il giovane, sorpreso dall'inattendibile evoluzione di quella sua sperata offensiva, or mutata in un'offesa a suo stesso discapito, in maniera sì subitanea da non concedergli neppur occasione di comprendere in virtù di quale potere ella potesse essere riuscita in tanto.

In risposta a quella retorica domanda, rivolta più ai propri dei che alla propria controparte, la mercenaria straniera gli propose un tono chiaramente divertito, quasi canzonatorio, accompagnato da un movimento rapido del suo unico braccio libero a circondare il suo collo, per imporre su di lui il proprio controllo e, al contempo, prevenire in maniera decisa qualsiasi possibile azione di rivalsa da parte delle guardie presenti. E così, benché gli uomini e le donne, preposti alla difesa del proprio cacciatore così posto in scacco, avessero immediatamente ritrovato concreto sostegno, reale supporto, nei propri corrispettivi azzurro vestiti, tanto gli uni, quanto gli altri, non poterono evitare di porre immediatamente a tacere ogni volontà di contrasto verso quella donna, nel momento stesso in cui ella definì tanto trasparentemente la propria posizione, la propria volontà di vittoria e supremazia, per quanto necessariamente impossibile da accettare.

« Maledizione, Be'Gahee! » inveì il cacciatore azzurro, storcendo le labbra verso il basso con evidente insoddisfazione nel confronto con quella scena, con la sconfitta del proprio compagno e antagonista, avvenuta in maniera tanto rapida, sì priva di reale confronto, da risultare addirittura lesiva per l'onore di tutti i cacciatori partecipanti a quell'evento « Sei un'idiota! »
« Devo confessare di essere seriamente in dubbio fra provare incredibile vergogna per questa situazione o, piuttosto, lussurioso desiderio… » sorrise, per tutta risposta, il cacciatore bianco, costretto a esprimersi in un lieve sussurro a causa della morsa impostagli « Per quanto forse abbia l'età di mia madre, questa donna è avvolta da un carisma tale da irretire i miei sensi. »

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