11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 27 maggio 2010

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T
anto scetticismo non sarebbe potuto essere rimproverato alla mercenaria, dal momento in cui, invero, nella propria lunga esistenza, ella si era ritrovata troppo spesso a confronto con i limiti fondamentali della differenza esistente fra realtà, la verità dei fatti per come occorsi, e le altresì variegate e sempre originali cronache nel merito degli stessi, tali da stravolgere anche l'evento più banale e trasformarlo in un racconto degno di appartenere alla mitologia, alle narrazioni relative all'operato degli dei e dei primi, grandi eroi.
Il suo stesso nome, per primo, e le sue imprese, sarebbero potute essere considerate perfetta dimostrazione di tale umana abitudine, di simile naturale tendenza, in quanto, ove pur ammirabili, ove sì usualmente sospinte al limite dell’umana e mortale possibilità, erano inevitabilmente, costantemente, puntualmente rielaborate dalla fantasia popolare, con l’aggiunta perenne di nuovi dettagli, venendo arricchite di descrizioni tali da trasformare qualsiasi realtà in qualcosa di completamente diverso e, ogni volta, surreale. La notizia di un usuale, per quanto tale termine sarebbe potuto apparire provocatorio, scontro con un pur terribile avversario quale, a esempio, un ippocampo, era rimbalzata immediatamente di porto in porto, di locanda in locanda, di equipaggio in equipaggio, assumendo la forma di in un’impresa dai toni leggendari ancor prima che uno scontro assolutamente casuale e tutt'altro che da lei bramato o ricercato, nel proporla, in ciò, qual coraggiosa, eroica e indomabile protagonista di una strenua caccia, al termine della quale, dopo settimane trascorse in mare senza né acqua potabile, né viveri alcuni, sola e disarmata, ella si era ritrovata in contrasto, non a un singolo, ma a una dozzina di simili creature, sterminate in modalità estremamente fantasiose e, purtroppo, troppo spesso grottescamente distanti da qualsiasi effettivo accadimento, negando, in tal modo, una qualsivoglia possibilità di maturare reale confidenza con la protagonista, l’eroina in questione e la propria vera natura. Persino la sua ultima impresa, occorsa solo pochi giorni prima, poche settimane antecedenti al tempo attuale, in effetti, aveva già ritrovato terribile occasione di revisionismo storico, presentando un suo inatteso contrasto con un uomo serpente quale uno scontro letale, nel corso del quale la mercenaria era riuscita a prevalere infrangendo il metallo di alcune catene che ne avevano imprigionato il braccio destro e, con esso, impegnandosi a strappare senza pietà alcuna la testa stessa della creatura dal resto del suo corpo: in tal modo, in simile argomentazione, sarebbero dovute essere riconosciute immediatamente addirittura due menzogne, nell’assenza dell’uccisione del proprio avversario e, ancor più, nell’assoluta mancanza, da parte sua, della rottura dei vincoli su di lei effettivamente imposti in simile confronto, due falsità di cui ella non avrebbe potuto comunque essere considerata responsabile là dove non a lei sarebbe dovuto essere offerto riferimento qual fonte propria di tale diceria.

« E, per dirla tutta, potrebbe divenire estremamente svilente l'assenza di qualsivoglia possibilità di risposta da parte vostra, malgrado ogni mio tentativo di comunicazione nei vostri riguardi. » aggiunse, ora tornando a voltarsi verso la coppia di uomini al suo seguito, quasi a rimproverarli per quella che pur era perfettamente consapevoli essere una propria mancanza, qual straniera in terra straniera « Per favore… ogni tanto cercate di fare, per lo meno, finta di comprendere quanto io vi stia dicendo. » scosse il capo, sospirando e, nel contempo, cogliendo la fortunata presenza di una coppia di torce abbandonate su un lato del corridoio, a pochi piedi davanti alla loro attuale posizione.
E dove, nonostante tutto, impossibile per la coppia sarebbe allora potuto essere comprendere, cogliere, il significato proprio di quelle parole, assolutamente trasparente anche per loro fu, al contrario, lo sguardo di lei rivolto in direzione di quella nuova, e indispensabile, risorsa così presentata a un destino favorevole, verso la quale entrambi avanzarono, allora, negandosi indugio alcuno.
« Ehy… ehy… fermi! » li bloccò, al contrario, ella, negando loro occasione di proseguire in quel cammino già così avviato con reattività eccessiva e pericolosa, nel levare entrambe le proprie braccia, e la propria spada con la mancina, qual barriera in loro ostacolo « E' un corridoio d'accesso a un luogo interdetto… non potete affrontarlo con tanta leggerezza: un solo passo sbagliato potrebbe costarci la vita. »
« Tu hai la minima idea di che cosa voglia da noi?! » domandò Ma'Sheer verso il compagno, qual necessaria reazione a tutto quello, in un'apparente confusione propria della loro interlocutrice, ora non apprezzata non solo nelle proprie parole, ma addirittura nei propri toni, impossibili da comprendere nei possibili significati associabili « Credevo desiderasse che ci servissimo di quelle torce… ma… »
« Se posso concedermi un'opinione forse troppo severa, e sicuramente polemica, trovo purtroppo contestabile la scelta del nostro mecenate in favore di questa figura qual nostro comandante. » esplicitò Be'Tehel, il quale, nonostante tale posizione, non aveva offerto indugio alcuno a precipitarsi dietro di lei, primo ad abbracciare una simile decisione « La sua incontestabile bravura e il suo evidente carisma, in determinate situazioni, non possono egualmente sopperire all'assenza di confidenza alcuna con una lingua per noi comprensibile. E questa situazione ne è chiara dimostrazi… »
« Se anche non sono in grado di cogliere gli sviluppi propri di questo vostro confabulare, non pensiate che sia tanto stolida da non intuirne l'argomento principale… » li interruppe, nuovamente, la voce della donna guerriero, spingendoli appena all'indietro nel riservare loro, ora, un tono vagamente irritato « Per quanto mi riguarda, non è importante che voi comprendiate le mie ragioni o, meglio ancora, ubbidiate ai miei ordini: il mio solo desiderio è evitare di essere dilaniata da qualche dannata trappola in conseguenza di una vostra discutibile reazione nel confronto con i trabocchetti di cui, ovviamente, questo luogo sarà saturo. »

Purtroppo continuare a impegnare le proprie energie, il proprio tempo, in quel dialogo fra sordi, non avrebbe potuto riservar loro alcuna concreta occasione di risultato, motivazione incontestabile per rinunciare immediatamente a ogni sforzo in tal senso, preferendo, altresì, rivolgere ogni interesse alla strada aperta innanzi a loro e ai pericoli che, pur, in essa sarebbero potuti allora essere loro riservati. Così, la Figlia di Marr'Mahew, assumendo una postura di guardia, per lei abitualmente insolita dal momento in cui neppur nel confronto con i nemici più improbabili sarebbe potuta essere giudicata qual solita cercare di porsi tanto al riparo, preferendo non concedere ad alcun avversario il vantaggio derivante dal ritrovarla già similmente predisposta alla difesa, ella mantenne alle proprie spalle i due compagni, spingendosi lentamente, prudentemente, in avanti, a cercare di intuire l'effettiva presenza, o l'ipotetica assenza, di possibili trappole in loro attesa lungo quel percorso. Passi leggeri, perfettamente ponderati, che furono allora condotti con cadenza tutt'altro che incerta, con fare tutt'altro che dubbio, nella familiarità, per lei propria, con simili situazioni, con tali contesti.
Nonostante tanta prudenza, alfine chiarita anche nel confronto con gli sguardi dei due uomini accanto a lei, quanto si propose in improvvisa reazione a quel suo discreto avanzare, riuscì tuttavia a sorprenderla, a coglierla con sorpresa tale da non concedere alcuna possibilità di evasione, né a lei, né ai suoi sodali, ritrovando, improvvisamente, inaspettatamente, una parete mobile in solida precipitare alle loro spalle, a sigillare completamente l'ingresso e, in ciò, a negare a chiunque lì si fosse incautamente sospinto, ogni speranza di fuga dal luogo similmente violato.

« Thyres! » gemette la donna guerriero, voltandosi d'istinto, ancor prima che per qualche effettiva utilità in tal frangente, con espressione contrariata verso l'ingresso così loro interdetto, quella necessaria via di uscita ora scomparsa « Questa è effettivamente una cosa che non capita tutti i giorni. Solitamente si tenta di tenere i predatori fuori da simili luoghi… e non di costringerli al loro interno! »

Parole quasi di giustificazione, quelle che allora rivolse verso Ma'Sheer e Be'Tehel, che non si impegnarono a far mistero di un definito imbarazzo in conseguenza di quanto occorso, da lei non atteso e, peggio ancora, evidentemente e maldestramente azionato in conseguenza del proprio movimento.
Ritrovatisi a essere, in tal modo, immersi nelle tenebre, il cammino dei tre apparve praticamente obbligato nella direzione nota delle torce precedentemente individuate, la sola scelta che, dopotutto, avrebbe potuto loro garantire una qualche occasione di confidenza con l'ambiente loro circostante e con i pericoli che, ancora, sarebbero potuti essere loro imposti.

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