11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 17 maggio 2010

857


N
onostante l'impegno dei migliori cerusici di Teh-Eb, tale ella alfine scoprì essere il nome della città in cui il fato e il proprio peregrinare l'avevano sospinta, a Midda Bontor occorse più di una settimana di tempo prima di poter vedere le proprie ferite richiuse sotto uno strato di nuova, sì delicata, sì leggera, quasi trasparente nel proprio offrirsi, e pur, indiscutibilmente, pelle, a definire concluso ogni rischio di infezione, ogni possibile complicazione in conseguenza della stupida battaglia da lei ricercata.
L'assistenza medica, all'interno della stessa capitale nella quale ella era stata precedentemente condannata qual ladra, le fu assicurata non solo in virtù della propria partecipazione, e indiscussa vittoria, all'evento conosciuto quale Grande Caccia, quanto, ancor più, per l'intervento, il desiderio, di un giovane aristocratico di nome Be'Gahee, il quale, sebbene sconfitto per primo dall'impeto di quella donna straniera, più di chiunque altro si era impegnato a dimostrare verso di lei la propria riconoscenza, la propria stima, nel coinvolgere tutta l'influenza e la ricchezza della propria famiglia al fine di assicurarle una rapida guarigione e una più che onorevole degenza presso uno dei migliori palazzi di medicina dell'intera città, se non dell'intera regione. Numerose e maliziose non erano, in effetti, mancate le voci attorno a simile particolare dimostrazione di gratitudine verso quella donna nonostante l'umiliazione a lui da lei imposta, chiacchiere secondo le quali l'interesse del giovane nobile avrebbe dovuto essere considerato conseguenza di desideri di natura particolarmente licenziosa verso quella stessa figura: di tali dicerie, sicuramente utili a intrattenere l'interesse proprio degli abitanti della grande città, già scatenato in maniera più che fervente, addirittura incontrollata, attorno all'immagine di forza, di carisma, meritatamente fatta propria da quella femmina barbara proveniente da una terra incivile qual solo avrebbe potuto essere considerata Kofreya e, in particolare, Kriarya, città del peccato in essa, alcun eco giunse però in quei giorni alla protagonista delle medesime, la quale, anche ove informata a tal riguardo, difficilmente avrebbe offerto una qualche particolare reazione esterna al mero divertimento. La Figlia di Marr'Mahew, dal canto proprio, si impegnò ad approfittare di quel necessario periodo di riposo, impostole allo scopo di concedere al proprio corpo di recuperare la propria consueta prestanza, per permettere alla propria mente di prendere in seria analisi il proprio stesso comportamento negli ultimi mesi, non solo limitatamente agli eventi appena occorsi e alla sfida contro l'uomo serpente, ma anche a quanto occorso in precedenza, spingendosi, addirittura, alla maturata decisione dell'estate precedente di simulare la propria morte allo scopo di comprendere l'identità di un proprio ancor ignoto avversario, celato entro le mura della stessa città del peccato.
Da tale lunga, seria, concentrata riflessione, la donna guerriero, dai capelli corvini e dalla pelle d'avorio, non poté evitare di giungere a un'amara conclusione in propria aperta critica, non rinnegando e pur, neppure, trovando ragione d'orgoglio per una lunga serie di decisioni che, in quell'ultimo periodo, sembravano averne caratterizzato l'esistenza, in una parabola costantemente decrescente, in un declivio tale da spingerla persino a dubitare della propria solitamente indiscussa capacità di giudizio. Impossibile definire se tanti errori, o, forse, tanti dubbi attorno a simili pur umani sbagli, avessero da esser considerati legittimi e inevitabili o, meno gradevolmente, conseguenza di un tempo in costante e irrefrenabile corsa, tale da spingerla sempre più lontana dagli anni comunemente considerati qual giovinezza. Invero, senza ipocrisie o menzogne di sorta, la mercenaria non aveva mai cercato di ingannarsi nel merito della propria età, della propria maturità, ben comprendendo di appartenere a una generazione in via di estinzione: ben pochi, soprattutto nell'ambiente proprio della sua particolare professione, avrebbero potuto vantare un'età pari alla sua, e coloro che simile ragione d'orgoglio avrebbero pur potuto dichiarare qual propria, difficilmente si stavano mantenendo ancora attivi in tale impiego, in simile, pericoloso, impegno, preferendo vie diverse allo scopo di assicurarsi la possibilità di poter raggiungere lo straordinario traguardo rappresentato dai quarant'anni. Nel confronto con tanti sbagli, con tanti errori di giudizio qual soli ella avrebbe dovuto giudicare quelli da sé compiuti in quell'ultimo periodo, la donna dagli occhi color ghiaccio non avrebbe potuto evitare, pertanto, di domandarsi se, forse, ormai non sarebbe stato giusto, anche per lei, ritirarsi a una vita più tranquilla, più quieta, magari proprio accanto all'amato Be'Sihl, che tanto sincero sentimento a lei aveva ampiamente dimostrato, non solo nel proprio ultimo e plateale sacrificio, quanto ancor più in tutti gli anni trascorsi insieme, in quel lungo periodo nel corso del quale entrambi avevano preferito rifiutare qualsiasi complicazione amorosa mantenendosi, formalmente, semplicemente quali leali e fedeli amici. Nonostante mai ella sarebbe potuta divenire madre per i figli dello shar'tiagho, sicuramente avrebbe potuto condividere con lui ancora molti anni di sincera complicità, di illimitato sentimento, tale da non far rimpiangere ad alcuno dei due simile decisione.
Ma così come, oltre dieci anni prima, ella si era ritrovata a confronto con una similare proposta, un'idea estremamente prossima a quella ora presa al vaglio, rivoltale dal meraviglioso Ma'Vret, antico amante ed ex-mercenario accanto al quale aveva vissuto molte avventure, pericolose e appassionate, prima del suo ritiro dalla scena, e aveva preferito rinunciare al sicuro calore di quelle forti braccia per mantenere indiscussa la propria libertà, ancora una volta il suo spirito tanto affine al volubile mare, non le avrebbe facilmente permesso di accettare la fine delle proprie avventure, di quelle incredibili sfide a uomini e dei, utili ad affermare, in contrasto a ogni volontà contraria, il suo diritto all'autodeterminazione, e la sua disponibilità a lottare senza tregua per esso.

« Io… credo di doverti delle scuse. »

A interrompere l'ennesimo, e ormai sempre uguale a se stesso, flusso di pensieri proprio della mercenaria, attorno a un tema tanto delicato per lei, nel primo giorno in cui ella, finalmente, osò indossare nuovamente i propri martoriati, e rattoppati, abiti, fu una voce con cui ormai la donna aveva indubbiamente sviluppato una certa confidenza, obbligata, probabilmente, dal momento in cui entro i confini propri di quella città era stata la propria principale interlocutrice. Nel voltarsi, così, verso l'ingresso delle stanze nelle quali aveva trovato occasione di ospitalità, dal balcone sul quale si era affacciata nella volontà di osservare il mondo esterno e, lì, psicologicamente smarrirsi, non vi poté essere alcuna sorpresa, in lei, nel riconoscere l'immagine della giovane guardia cittadina presentatasi qual parente del buon Be'Sihl, Ras’Jehr.

« Scuse?! » domandò, risollevandosi con grazia, con naturale eleganza, dalla postura precedentemente fatta propria, per offrirsi eretta di fronte all'interlocutrice, nonostante alcune spiacevoli sensazioni di dolore non avessero ancora abbandonato la sua schiena e le sue gambe « Non comprendo il motivo per cui dovresti, a me, delle scuse. » scosse il capo con sincera tranquillità « Dopotutto è merito tuo se ora sono libera… nonostante l'ingiustizia propria della sentenza a cui ero stata condannata. »
« Non è esattamente così. » asserì, per tutta risposta, la giovane guardia, arrestandosi davanti a lei e rivelando innanzi ai suoi occhi un'inattesa sorpresa, qual solo sarebbe potuta essere considerata, in quel particolare momento, la restituzione della sua spada bastarda « Ma prima di ulteriori e doverose spiegazioni, desidero che tu possa riavere quanto ti appartiene. Mi è parso di comprendere come, per te, questa spada abbia un certo valore sentimentale… »
« Oh… » aggrottò la fronte la donna guerriero, incerta su come reagire innanzi a quella gradita offerta, se pur accompagnata da parole estremamente criptiche quali quelle relative a ipotetiche scuse delle quali avrebbe dovuto considerarsi creditrice « Ti ringrazio, Ras’Jehr. Ammetto che, nella confusione di questi ultimi giorni, mi ero praticamente scordata del fatto che mi fosse stata requisita, dando per scontata la sua presenza a mia disposizione. »
« Non ringraziarmi. » scosse il capo l'altra, con tono estremamente serio « E' una tua proprietà e, venuta meno ogni condanna, secondo la nostra legge avrebbe dovuto esserti restituita immediatamente. » volle precisare, a ovviare a ogni possibile equivoco « Ho preferito, tuttavia, attendere che tu fossi nuovamente in forze prima di consegnartela e, soprattutto, prima di presentarmi a te invocando il tuo perdono. »
« Ancora questa litania… » storse le labbra Midda, non comprendendone le ragioni e, spinta dalla curiosità in tal senso, neppure riuscendo a riservarsi di godere al pieno per il ricongiungimento con la propria lama, pur occasione gaudio per lei « Spiegati, te ne prego. »

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