11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 30 maggio 2010

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M
a, ancora una volta, non qual risposta a tale interrogativo, quanto, piuttosto, qual richiamo all'ordine, alla freddezza che, per un istante, era venuta meno nel cuore e nelle menti di tutti loro, nel naturale, spontaneo, umano confronto con quel nuovo, particolare e inatteso scenario lì proposto, ebbe allora da considerarsi quanto scandì, immediatamente, con tono convinto, con animo deciso, la voce della donna guerriero, la quale, per quanto impossibilitata a comprendere i dubbi espressi dai propri compagni nelle loro effettive sfumature, fu altresì in grado di coglierne in modo estremamente naturale, spontaneo, gli umori, le emozioni ora sempre più prossime al panico, in un cedimento che avrebbe potuto offrire loro solo problemi, ancor prima che ipotetiche soluzioni, nella perdita di ogni possibilità di controllo sulla situazione, sull'ambiente a loro circostante e sugli eventuali pericoli lì loro riservati.

« Cerchiamo di mantenere la calma… d'accordo?! » definì ella, levando la propria destra, in nero metallo, a richiedere in maniera inequivocabile la riconquista di quella quiete perduta « Affronteremo ogni problema a tempo debito e, un giorno, quando sarete un po' più maturi, ripensando a questi momenti, non potrete evitare di ridere per l'ingenuità madre di tanto timore, di questa agitazione che ora vi sembra impossibile da gestire, da controllare.. »

Un tentativo di incerta presa di parola fu, allora, proposto dal figlio del deserto, il quale, suo malgrado, venne altresì rapidamente messo a tacere dalle parole della compagna, del proprio comandante, pur per lui impossibili da apprezzare sebbene, sicuramente, sarebbero risultate quali apprezzabili in tale particolare situazione, a conforto nel confronto con l'evidenza di una qualche assurda stregoneria qual solo sarebbe dovuta essere considerata quella di cui si stavano ritrovando a essere vittime.

« No. Ora basta… » negò ella, ferma nella propria posizione « Non mi interessa se tutto questo è per voi nuovo e strano: lo è anche per me, ma ciò non deve essere intesa quale una ragione utile per lasciarci dominare dal panico come un gruppo di bambini con le labbra ancora sporche di latte materno. Siamo mercenari, siamo avventurieri, e questo genere di situazioni è parte della nostra vita… d'accordo?! »

E, anche dove inevitabilmente frainteso con qualsiasi possibile altro significato, il riproporsi di quel particolare termine conclusivo da lei allora nuovamente adoperato, nonché della fredda enfasi caratteristica del medesimo, non poté ora evitare di negare ogni possibilità di replica alla coppia di compagni di ventura, i quali, similmente e trasparentemente richiamati all'ordine, non mancarono di reagire a quelle parole, alla loro intrinseca e innegabile forza, con un vigoroso annuire, quasi l'intero discorso fosse da loro stato perfettamente inteso: innanzi al carisma sì dimostrato, degno del ruolo di comandante a lei affidato, a lei riservato, del resto, alcuna altra eventuale risposta sarebbe risultata ammissibile, quasi nel timore che una pur minima, e ulteriore, esitazione, il più fugace tentennamento di sorta, avrebbe potuto scatenare in lei una reazione di violenta offesa a loro discapito.

« Perfetto. » sorrise ella, riponendo, ora, la propria spada, nell'accettare, con tal gesto, come il paesaggio a loro circostante non stesse riservando apparente ragione d'ostilità nei loro stessi riguardi « E, ora, rendetevi utili e provate a stabilire un dialogo con la popolazione indigena, per tentare di comprendere dove possiamo essere finiti, informazione a dir poco fondamentale prima di qualsiasi altra occasione di dubbio… »

La richiesta così formulata da parte della donna guerriero, più un ordine che un semplice invito, nella sua presa di coscienza della necessità di mantenere ferreo controllo sull'animo dei propri due giovani compagni, fu sostanzialmente trasmessa alla coppia di uomini, nei propri intenti, nel dettaglio altrimenti per loro impossibile da cogliere, dal medesimo avanzare della stessa donna guerriero con passo tranquillo, con incedere sereno, verso un gruppo di contadini poco distanti dalla loro posizione. Quegli stessi villici, che, sino a un istante prima, si erano pur dimostrati del tutto ignari, inconsapevoli della presenza lì sopraggiunta di quel variegato e compatto gruppo di mercenari, si stavano ormai proponendo quali inevitabilmente attratti da loro, in diretta conseguenza dal baccano delle loro chiacchiere, non potendo così fare a meno di mantenere, loro malgrado, il proprio sguardo e la propria attenzione non in direzione dal lavoro in atto, quanto, piuttosto, in quella propria di quel trio di sconosciuti, sopraggiunti inaspettatamente, improvvisamente, al centro delle loro terre senza che alcuno fra loro potesse averne precedentemente colto il movimento, l'avanzata.
Il gruppo autoctono, al quale pertanto e reciprocamente anche il trio rivolse ora il proprio più completo interesse, si propose, in tale rapida analisi, nell'inevitabile esame visivo del quale furono oggetto, quale formato in maniera eterogenea da uomini e donne, dimostranti un'età compresa fra i quindici e i venticinque anni e una chiara appartenenza alla nazione shar'tiagha, nonostante numerosi elementi estranei alla cultura propria del popolo eletto. Se, infatti, la loro pelle, naturalmente bronzea, i loro zigomi, inevitabilmente alti e marcati, e i loro capelli, conformati nell'ordine proprio derivante da una fitta schiera di strette treccine, li avrebbero potuti indicare chiaramente quali shar'tiaghi al pari di Be'Tehel, l'assenza di monili dorati preposti a immancabile ornamento dei loro stessi corpi, la presenza di sandali ai loro piedi e, ancor più, la particolare moda dimostrata dagli abiti loro indossati, avrebbero, al contrario, seriamente negato ogni possibile supposizione in tal senso. In particolare, all'attenzione, alla premura dei due mercenari maschi lì sopraggiunti, esattamente quell'ultimo dettaglio, il riferimento alle vesti rese proprie dall'assembramento di contadini e, nel dettaglio, dalla componente femminile del medesimo, non avrebbe potuto mancare di essere immediatamente rilevato, colto, non tanto in conseguenza di un improvvisamente raffinato gusto estetico in fatto di abbigliamenti, quanto, banalmente, in virtù della totale assenza di stoffe a celare le forme dei loro busti, dei loro seni, nulla negando dei medesimi all'indiscrezione di quegli sguardi, in una naturalezza, in una spontaneità, in una completa assenza di pudore, tale da far considerare quella loro nudità qual la condizione più ovvia nella quale avrebbero potuto allora presentarsi e tale, paradossalmente, da far apparire addirittura fuori luogo, quasi assurda, la presenza della casacca sgualcita e senza maniche altresì propria della nuova giunta.

« Mi raccomando… impegnatevi a dire qualcosa di intelligente e a non fissare in maniera eccessivamente ossessiva le nostre anfitrioni, quasi non aveste mai potuto osservare dei seni in vita vostra. » sussurrò la donna guerriero, in un rimprovero preventivo purtroppo più retorico che sostanziale, in conseguenza della propria ignoranza nel merito delle lingue parlate dai propri due compagni di ventura, aprendosi, subito dopo, in un ampio sorriso verso il gruppo di indigeni a volersi dimostrare più affabile possibile nei loro riguardi.

Un consiglio, quello che alcuno dei due poté ovviamente comprendere, che sarebbe risultato, in effetti, quanto mai azzeccato là dove, ben lontani dalla virginale fanciullezza, dall'inesperienza che avrebbe potuto offrire loro ragioni di imbarazzo nel confronto con quell'originale spettacolo, non poterono loro malgrado evitare di reagire innanzi a esso con sincera eccitazione, immediatamente dimostrata da una doppia coppia di occhi incapaci a sollevarsi al di sopra dell'area addominale delle loro potenziali interlocutrici.

« Thyres, se stai cercando di punirmi per la mia indolenza, per la mia pigrizia nell'apprendimento della lingua shar'tiagha, ti posso assicurare che stai riuscendo perfettamente nel tuo intento, nel tuo obiettivo… » commentò la mecenaria, sospirando sconsolata, nel levare lo sguardo al cielo e nell'aprire le braccia verso l'alto, a render più comprensibile, più trasparente verso chiunque, tanto i propri sodali, quanto i loro possibili nuovi ospiti, la propria invocazione divina in quel particolare frangente « Qualcuno mi sa spiegare per quale assurda ragione gli dei hanno reso una metà del genere umano tanto stolidamente sensibile alle forme dell'altra metà? E, soprattutto, come sia possibile che, in tutto questo, nella maggior parte del mondo conosciuto continui tuttavia a esser presente un assurdo modello patriarcale?! »

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