11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 25 maggio 2010

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« L
a tua affabilità mi lascia a dir poco senza parole… e solo per tale ragione renderò onore alla tua cortese richiesta… » si concesse, ugualmente, la possibilità di concludere, non desiderando, forse infantilmente, riservare l'occasione dell'ultima parola al proprio interlocutore, pur comprendendo, e non rifiutando, l'assoluta legittimità delle ragioni alla base di quella sua imposizione sicuramente priva di cordialità, in un contesto che pur non avrebbe potuto prevederne.

Alcuna ulteriore occasione di intervento, in simile frangente, fu pretesa qual propria dallo shar'tiagho, il quale, in quel ritrovato silenzio, nella propria assoluta quiete, volle chiaramente dimostrare sincera approvazione per la scelta così compiuta dall'altro, necessariamente gradita nel bisogno di mantenere la più completa occasione di concentrazione nel confronto con le difficoltà, con i perigli imposti loro da parte degli scorpioni giganti.
Solo quale terribilmente seria, assorta, avrebbe potuto essere interpretata l'espressione propria del suo viso, del suo sguardo, nel confronto con la prova sì riservatagli dal fato e pur, certamente, da lui altrettanto scelta qual propria, là dove pur avrebbe potuto ignorare quella possibilità, il pericolo proprio di quella lotta, al pari della prevalente maggioranza dei propri ex-compagni di ventura. Posti al centro di un viso appena tondeggiante, e pur caratterizzato da tutti i tratti somatici tipici della propria gente, quali alti zigomi, labbra sottili e un naso appena arcuato verso il basso nella propria punta, i suoi occhi, di color castano chiaro, si ritrovavano così costretti a saettare in continuazione da un avversario a un altro, cercando non semplicemente di seguirne i movimenti, di intercettarne le offensive, ma, addirittura, di anticiparle, di prevederle, di intuirle, dal momento in cui, in caso contrario, troppo breve, eccessivamente effimero sarebbe stato il tempo riservato a una sua ipotetica reazione in loro contrasto. Un'incredibilmente folta cascata di treccine, attorno a tale capo, si poneva, accompagnata dalla presenza di un pregiato collare dorato posto al di sopra del suo petto, quale unico reale indumento a copertura delle sue spalle, a non concedere alla propria muscolatura, un velo maggiore rispetto a quello proprio del suo sodale all'interno di quella letale fossa. Ignudo all'altezza del torso, in ovvia risposta alle elevate temperature medie locali, che non avrebbero mai potuto incentivare il ricorso a casacche o pantaloni di sorta quali quelli che pur rivestivano la donna guerriero proveniente da terre con climi più miti, Be'Tehel faceva sfoggio di un corpo meno scolpito, meno nerboruto, quasi a voler proporre una netta contrapposizione alla massiccia presenza del destinatario del suo precedente richiamo alla quiete, al silenzio, ma non per questo meno virile, mostrandosi caratterizzato nella propria struttura fisica da una conformazione particolarmente atletica, agile, in un connubio tra potenza e velocità, capace di richiamare alla mente di un eventuale osservatore l'immagine di un grande predatore felino. Tutt'altro che debole, in effetti, avrebbe comunque e dopotutto dovuto essere considerato quel giovane uomo, ove, come lì ampiamente dimostrato dai fatti, capace di destreggiarsi, al contempo, non con una, ma addirittura con due spade, per movimentare le quali lo sforzo richiesto ai suoi arti superiori, e più in generale a tutto il suo busto, non sarebbe potuto essere considerato qual banale. A completare il quadro offerto dalla sua altezza di circa cinque piedi e mezzo, solo un cingilombi di lino, bianco in sfumature di verde, e due bracciali dorati, il primo attorno all'arto superiore destro e il secondo alla medesima caviglia destra, avrebbero dovuto essere considerati quali per lui abbigliamento, ritrovando, tuttavia, l'inattesa presenza di una faretra colma di frecce, nonché di un arco, preposti a tracolla del suo busto, a dimostrare chiara familiarità, per lui, anche con tipologie di armi estremamente diverse da quelle già dichiarate quali proprie.
Al pari della maggior parte degli spadaccini normalmente abili nell'uso di due lame contemporaneamente, anche per il mercenario shar'tiagho l'impiego in quello scontro di ben due spade non avrebbe potuto essere considerato qual rivolto unicamente a un profilo offensivo, vedendo impegnata, di volta in volta, la spada destra o quella mancina nella difesa del suo stesso corpo, ancor prima che nella ricerca di una possibilità d'attacco nel confronto del proprio nemico, in un uso, dopotutto, non dissimile da quello che stava caratterizzando lo scudo proprio di Ma'Sheer. Tuttavia, a differenza di quest'ultima risorsa, le sue spade difficilmente avrebbero potuto interporsi a concreta barriera nel confronto con l'incredibile violenza di cui ogni pungiglione sembrava essere carico, tale da poterlo offrire qual sin troppo facile preda per i mostri attorno a lui, soprattutto nel momento in cui, sciaguratamente, avesse umanamene ricercato occasione di riposo, di recupero delle proprie energie e del proprio fiato. E quando, alfine, egli si ritrovò a offrire troppo generosamente le spalle all'irruenza di una di quelle enormi creature, suo malgrado, poté sopravvivere a tanta leggerezza, a simile imprudenza, non in esclusiva virtù delle proprie energie, delle proprie capacità, qual probabilmente avrebbe preferito dimostrarsi in grado d'essere, quanto, piuttosto, in conseguenza all'intervento dello stesso compagno da lui poc'anzi posto a tacere, nell'essere giudicato solamente qual occasione di distrazione per sé.

« Attenzione, amico mio! » esclamò, improvvisa e inattesa, la voce di Ma'Sheer, sorprendendolo alle spalle, là dove si era slanciato per offrire il proprio solido scudo a sua difesa da un attacco non colto, non percepito, che avrebbe potuto costargli la vita « Ritengo che la presenza di uno di questi pungiglioni in corpo potrebbe essere fonte di spiacevole imbarazzo nel confronto con la nostra agile comandante! »

Parole giocose, ironiche e pur prive di volontà di scherno, quelle così rivolte in direzione di Be'Tehel, le quali, nonostante la propria apparente leggerezza, sottintesero un dettaglio tutt'altro che ovvio, qual solo avrebbe potuto essere considerata la conquista della meta prefissa, dell'ingresso alla necropoli, da parte della Figlia di Marr'Mahew.
Ella, infatti, superati tutti gli scontri con gli scorpioni, si stava già mostrando al proprio seguito eretta fieramente sulla soglia similmente fatta propria, riservando ai dieci mercenari che si erano rifiutati di seguirla in quel cammino solo la propria più completa indifferenza, e ai due, altresì, ancora impegnati nella lotta con quelle creature mortalmente pericolose, tutto il proprio sincero interesse, nel tentare di valutare, in quel momento, nel corso di quella prova, le effettive potenzialità proprie di quella coppia e, soprattutto, le possibili aspettative di vita di ognuno dei due uomini, già adeguatamente stimabile in semplice conseguenza delle reazioni dei due a quella particolare faccenda.

« Avanti, gente! » li incitò nuovamente, insistendo ancora una volta nell'esprimersi in termini che i due non avrebbero potuto comprendere, purtroppo i soli che, nonostante tutto, avrebbe avuto ragione di poter utilizzare in quel momento, in quel contesto, là dove alcuna lingua a lei nota, e vigente nelle terre meridionali di quello stesso continente, avrebbe avuto occasione di essere intesa dal proprio seguito « Sono solo degli aracnidi troppo cresciuti… non voglio credere che due omaccioni grandi e forti come voi possano lasciarsi intimorire per così poco. » argomentò, in parole che non sarebbero state colte nei propri significati, ma i cui toni avrebbero potuto essere facilmente apprezzati.

Tanto chiaramente spronati a proseguire nel proprio cammino, nel percorso sì potenzialmente letale, e pur già ampiamente consumato, i due mercenari si riservarono, ora, occasione di avanzare uno accanto all'altro, per sostenersi a vicenda, per offrirsi reciproco riparo, soccorso, qual banale avrebbe dovuto essere considerato in una squadra e qual, ciò nonostante, tutt'altro che tale sarebbe dovuto essere allora giudicato.
E anche Be'Tehel, che pur si era proposto incredibilmente critico nel merito dell'unico elemento rimasto a essere parte di quella compagnia, mal giudicandone l'eccessivo chiacchiericcio tanto utile a offrire un'occasione per scaricare la tensione nervosa in continuo accumulo, non poté mancare di riconoscere a Ma'Sheer un indubbio valore, fosse anche, prevedibilmente ma non banalmente, per l'evidente contributo offerto a favore di una sua possibilità di sopravvivenza, del mantenimento, ancora per un momento, forse pur inevitabilmente fuggevole, della speranza di poter godere di una nuova alba in conclusione a quella missione.

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