11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 8 luglio 2010

909


E
sattamente come Midda aveva previsto, un gruppo formato da pochi elementi perfettamente coordinati, o, meglio ancora, l'intervento di una singola persona realmente capace, avrebbe potuto riservarsi maggiori possibilità di successo di un intero esercito nel desiderio di riservarsi reali possibilità di raggiungere il faraone e, attraverso la sua morte, l'occasione di rovesciare l'assurda monarchia teologica, da lui così incentrata attorno alla propria stessa figura al pari di tutti i suoi predecessori, nonché l'opportunità di impadronirsi dei due scettri simbolo del suo potere, ragione ancor più importante da un punto di vista meramente professionale là dove giustificatrice della loro stessa presenza in quel lontano passato.
Alla luce di tale considerazione, e del successo che, effettivamente, ella era riuscita a definire qual proprio sino a quel momento, nell'avvenuta conquista della torre e nella successiva infiltrazione all'interno della città, senza ulteriori complicazioni nel riuscire a ovviare a qualsiasi ostacolo preposto a negazione di quella loro compatta avanzata, difficile sarebbe stato infatti offrire ragione alla prolungata attesa da lei riservata prima di quella pur semplice decisione, dell'attuazione di una strategia che avrebbe potuto far propria sin dal giorno del loro stesso arrivo in quell'epoca lontana. Forse ella aveva inizialmente preferito temporeggiare sino a quando non si fosse concessa sufficientemente confidente con la lingua, la cultura, gli usi e i costumi locali, nel non desiderare trasformare la propria missione in un patetico e disorganizzato tentativo di suicidio in contrasto a un intero regno a lei completamente ignoto tanto nella propria corretta e naturale linea temporale, quanto meno in quell'epoca remota. Forse, diversamente, ella si era riservata quel quieto indugio nella sincera impossibilità ad apprezzare le effettive motivazioni alla base di quanto loro occorso, di quell'assurdo viaggio nel tempo nel merito del quale non era stata offerta loro alcuna apparente giustificazione tale da collegare una loro qualsiasi eventuale azione, fosse anche la stessa violazione dei confini della necropoli, a quell’assurda reazione. Forse, ancora, ella aveva posticipato tanto a lungo il compimento di quel proprio incarico nella più egoistica volontà di approfittare di quell'esilio temporale spinta dal timore di quanto, in caso contrario, l'avrebbe sicuramente attesa nel ritorno al proprio giusto tempo, al mondo dal quale così si era allontanata e, nel quale, era consapevole di dover presto trovare confronto con le responsabilità delle proprie azioni e, ancor peggio, con i peso dei propri sentimenti verso Be'Sihl Ahvn-Qa, del quale, suo malgrado, Be'Tehel si stava proponendo qual semplice surrogato. Molteplici ragioni, diverse spiegazioni, che avrebbero tutte potuto offrire un senso al continuo rinvio di quell'impresa e le quali, tuttavia, non sarebbero state in grado, tanto banalmente, di argomentare il perché di tanta, improvvisa e attuale bramosia di conclusione, là dove ancora molte sarebbero potute essere le nozioni da apprendere nel merito della cultura shar'tiagha; alcuna reale confidenza le era stata nel contempo concessa nel merito dell'incantesimo, del maleficio, che sino a quell'era li aveva condotti; o, peggio, ad alcun reale chiarimento interiore ella era stata in grado di giungere nel merito della figura di Be'Sihl, i sentimenti verso il quale aveva solo terribilmente complicato proprio nell'accettare lo strano rapporto con Be'Tehel.
In tanta incertezza, dubbio e impossibilità di comprensione sugli eventi in corso, e sulle concrete ragioni per le quali essi stavano ora occorrendo, comunque, solo una banale verità si sarebbe dimostrata qual indiscutibile nel mentre di quella loro discreta avanzata in direzione del palazzo reale, il santuario dimora del divino, sede del faraone e della sua famiglia: l'inviolabilità della morte che sarebbe piombata su tutti loro se solo avessero abbassato la guardia, se solo si fossero riservati la più semplice occasione di distrazione nel confronto da loro così ricercato, non tanto in contrasto a un singolo uomo, ma a chi ritenuto, a ragione o a torto, pari a un dio da un'intera città di suoi fedeli, probabilmente pronti, al pari di tutte le guardie già massacrate, a sacrificare se stessi e chiunque altro per riuscire a fermare quegli invasori, prima che il loro letale proposito potesse essere condotto a termine. Sebbene, infatti, la torre di guardia fosse stata conquistata e resa inerme, l'allarme lanciato, a costo della propria stessa vita, dalla guardia che li aveva individuati impegnati in quella risalita, non era rimasto limitato unicamente al perimetro proprio di quel bastione, ma si era esteso rapidamente in tutta la città, a fiera dimostrazione di quanto, comunque, il compito di custodia sulla medesima non fosse stato affidato a degli emeriti idioti, a degli sprovveduti del tutto incapaci di compiere il proprio dovere. In ciò, solo il numero particolarmente limitato degli invasori, nonché la loro abilità a muoversi quali discrete ombre nella notte, li stava mantenendo lontano dal fato certo che sarebbe stato loro destinato al momento di un’eventuale individuazione, di una loro spiacevole, e pur umanamente possibile, cattura.

« Ottima idea quella dei mantelli neri… » osservò Be’Tehel, in un flebile sussurro, rivolgendosi in direzione di Ma’Sheer, da cui era scaturita la proposta dell’impiego di quell’utile accessorio, in assenza del quale, probabilmente, non avrebbero potuto concedersi la medesima, e pur relativa, tranquillità di cui stavano attualmente godendo, risultando estremamente più individuabili all’attenzione delle guardie e di tutti i soldati impegnati nella loro ricerca, setacciando l'intera città senza sosta alcuna.
« E’ solo un semplice trucco adoperato dalla mia gente da lungo tempo. » rispose il figlio del deserto, con sufficiente e reale modestia « Mi risulta che, comunque, anche voi shar’tiaghi ne facciate uso… soprattutto per le imboscate nel deserto. » soggiunse, con fare complice.
« In effetti sì… ma mi è parso giusto offriti il necessario riconoscimento a fronte di questa proposta, la soluzione perfetta al momento ideale. » annuì l’altro, nulla volendo negare dei giusti meriti del compagno.
« Non per rovinare questo idilliaco momento di fraternizzazione maschile, dal momento in cui è estremamente commovente vedere come vi stiate reciprocamente lisciando il pelo quasi due gatti in amore... ma vorrei sottolineare come tale espediente non abbia da considerarsi esclusiva competenza delle vostre culture superiori. » non poté fare a meno di ironizzare la donna guerriero, nonostante il frangente attuale non avrebbe dovuto giustificare alcun inutile dialogo qual indubbiamente sarebbe dovuto essere giudicato quello così in atto « Dalle mie parti, in quelle terre così barbariche e dominate dalla violenza che voi tanto temete, persino una comunità di prigionieri rinchiusi all’interno di un vulcano si offre confidente con tali tattiche. »
« Prigionieri rinchiusi all'interno di un vulcano?! » ripeté Ma'Sheer, strabuzzando gli occhi e trattenendosi a stento dal sottolineare l'assoluta correttezza delle loro critiche nel confronto di una simile civiltà.
« Non ci perdonerai mai per averti definita in tal modo, vero?! » la interrogò, altresì, lo shar’tiagho, non potendo evitare di provare sincero imbarazzo per quello stolido pregiudizio purtroppo effettivamente rivolto, almeno nei primi tempi del loro rapporto, a colei da lui stesso successivamente ricercata, bramata, qual propria appassionata amante.
« Abbiate l'umiltà di accettare un consiglio sulle donne… e ricordatevi sempre che, a differenza di voi maschietti, noi non dimentichiamo tanto facilmente! » sorrise, sorniona e maliziosa, mostrando bianchi denti fra labbra rosse e carnose « Cercate di misurare sempre con attenzione le parole nei nostri riguardi e, ove potenzialmente critiche, mordetevi la lingua prima che possa muoversi: in tal modo vi risparmierete la pena di dover avere a che fare, fino alla fine dei tempi, con il nostro puntuale e immancabile risentimento. »

Un suggerimento sincero e onesto, oltre che estremamente valido, quello così loro riservato, da non doversi considerare fondato unicamente nel loro rapporto con lei, quanto, piuttosto e principalmente, con l’intero genere di cui ella era, in quel momento, unica rappresentanza.
Nel merito con un tal discorso, con un simile delicato argomento, in verità e al contrario rispetto a quanto ora apparentemente proposto ai propri fratelli d’arme, Midda avrebbe addirittura potuto essere paradossalmente considerata quasi un’eccezione, dove, probabilmente in conseguenza della sua formazione, della vita trascorsa nel confronto con pericoli maggiori di quelli potenzialmente propri di qualsiasi verbo, aveva presto imparato a ignorare la superficialità tipica della maggior parte degli atteggiamenti maschili, concentrando la propria attenzione non tanto sulle parole esplicitamente offerte, quanto piuttosto sulle intenzioni mantenute inespresse. Ciò nonostante, ella, in quanto comunque e innegabilmente donna, non avrebbe potuto negarsi consapevolezza di come troppo spesso, nella propria consueta quotidianità, nella vita di tutti i giorni, la maggior parte degli uomini non fossero soliti dimostrarsi quali realmente consci dell’effettiva importanza potenzialmente attribuita a ogni singola parola da loro pronunciata, tanto in senso positivo, quanto più in senso negativo, in modo tale da riuscire a offendere le proprie compagne, amiche, confidenti, complici o amanti, in misura sì grave, sì tremenda, e pur, altrettanto, stolidamente inconsapevole.

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