11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 31 luglio 2010

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« M
uori! » decretò il predone, con un alto grido allora destinato a offrire maggior enfasi al proprio gesto, a quel fendente che pur non avrebbe avuto necessità alcuna di un più insistente rilievo, nella pur smisurata magniloquenza che sola sarebbe potuta esser riconosciuta qual propria di una simile condanna a morte, dell'ultimo, fuggevole istante di vita di un uomo posto a confronto con il proprio fato, e la terribile vanificazione di ogni proprio sogno, di ogni sforzo che, nella propria vita, poteva esser stato compiuto alla fine di tradurre in realtà quanto altrimenti solo fantasia.

Eterno parve il movimento di quella lama leggermente ricurva, la parabola discendente di quella spada destinata a segnare la conclusione del viaggio di Be'Sihl.
Sopravvissuto alla città del peccato per oltre un decennio, alla costante sfida con i peggiori tagliagole lì riuniti, nonché alla contesa con i più astuti signori del crimine e della guerra che lì avevano posto la propria dimora, spartendosi ogni singolo edificio, ogni singola anima compresa entro quelle mura nella sola eccezione rappresentata dalla sua locanda e dalla sua persona; e, ancora, persino sopravvissuto al recente confronto con la pazzia indotta da un semidio a lui avverso in colei ricercata qual propria compagna, e forse la più grande combattente esistente nel suo tempo, che a lui aveva in conseguenza di tal malvagia influenza dichiarato battaglia nella sola, definita volontà di eliminarne persino il ricordo, la più semplice memoria; quell’uomo, ora, stava rischiando di esser alfine sconfitto, ucciso, non in conseguenza a un reale duello, a un confronto degno d’esser definito tale, quanto, banalmente, soppresso al pari di una bestia destinata al macello, in quello stesso fato a cui presto, probabilmente, sarebbe anche stato destinato il suo stesso cavallo, considerato inutile, là dove così terribilmente ingiuriato.
Nessun rimpianto e nessun rimorso, nonostante l’imminente fine allora sancita, la morte che, in un intervallo di tempo inferiore a quello di un semplice battito di ciglia, lo avrebbe allora accolto nel proprio freddo abbraccio, avrebbe potuto, comunque, caratterizzare il suo animo, essere proprio del suo cuore, là dove egli era riuscito a vivere, giorno dopo giorno, la propria vita così come desiderata, così come cercata, senza riservarsi, in effetti, la possibilità di alcuna questione in sospeso, di alcun dubbio sul proprio operato. Anche il solo traguardo che avrebbe potuto essere, per lui, ragione di rimpianto, infatti, tre stagioni prima era stato raggiunto, conquistato, nel riservarsi di un ruolo da protagonista nella vita della propria amata, ritrovandolo a esssere non più semplice comprimario, semplice presenza di sfondo relegata dietro al bancone della propria locanda, quanto, piuttosto, partecipe del piacere e del dolore della Figlia di Marr’Mahew, presente nella sua quotidianità, nella sua esistenza, qual naturale completamento, uomo per una donna, giorno per una notte, inverno per un’estate: una conquista magnifica e stupenda in seguito alla quale, in quel momento, avrebbe potuto affrontare la morte con serenità, con soddisfazione.
Una pace, quella propria del suo animo, che non avrebbe dovuto essere fraintesa qual rassegnazione, qual resa innanzi all’ineluttabilità del fato, quanto, piuttosto, la concreta assenza di timore in tale confronto. Un’emozione, quella allora vissuta, che non sarebbe potuta essere ignorata da alcuno, ove dotato di un certo intelletto e, soprattutto, ove posto fisicamente davanti a lui nel momento della sua morte… e che, pertanto, non poté essere neppure ignorata dallo stesso predone la cui mano stava conducendo quel colpo mortale.

« Per gli dei. » sussurrò il candidato carnefice, frenando la discesa della propria lama a meno di un pollice di distanza dal traguardo prefisso e dimostrando, in ciò, una capacità di controllo eccezionale sulla propria arma, tale da renderlo, senza dubbio alcuno, un avversario temibile « Non menti nell’affermare che né follia, né arroganza si pone qual ragione alla base di ogni tuo movimento… è totale disinteresse innanzi alla morte a donarti tanto coraggio. »

Realmente pronto a decollare il proprio avversario, l’uomo del deserto si era dovuto arrestare tanto repentinamente in conseguenza della paradossale impossibilità a cogliere nello sguardo del proprio avversario quella paura, quello smarrimento atteso in chi condotto tanto violentemente a vivere il proprio ultimo istante, timore in assenza del quale egli stesso non avrebbe potuto che ritrovarsi a essere umanamente disorientato, se non, addirittura, persino superstiziosamente spaventato da ciò che avrebbe potuto comportare una tale condanna. Nessun comune mortale, dopotutto, se sano di mente, avrebbe mai potuto affrontare in tal modo una spada, una lama diretta al proprio collo, e, nell'escludere necessariamente pazzia là dove alcun segno della medesima era comunque risultato evidente, l'unica alternativa riservata non avrebbe potuto compiacere né il boia, né tutti i suoi compagni, sempre silenti spettatori e pur altrettanto impressionati in misura non inferiore rispetto a lui.

« Hai compreso, pertanto?! » domandò Be'Sihl, con tono deciso, autoritario, l'utilizzo del quale aveva presto dovuto apprendere nel confronto con ogni genere di clientela in una città qual Kriarya, là dove molti locandieri, pur al servizio di potenti signori, si erano visti squartare le budella per un eccesso o una carenza nell'uso del sale, o una birra servita senza particolare rapidità.

Azzardo: puro, semplice, pericoloso azzardo avrebbe potuto esser giudicato il giuoco così condotto dallo shar'tiagho nella gestione dei propri avversari, in un millantare sì ardito e pur, sino a quel momento, sì perfettamente riuscito, per il quale egli non solo avrebbe dovuto ricevere il plauso della propria amata, ma, persino, quello di Carsa Anloch, altra mercenaria, di lei compagna in alcune recenti avventure, già ampiamente dimostratasi essere dissimulatrice degna di ogni rispetto, capace non semplicemente di mentire, quanto, piuttosto, di creare nuovi volti, nuovi personaggi, del tutto indipendenti da lei. Dopotutto, per quanto letale avrebbe potuto rivelarsi un suo fallimento in quella nuova direzione, non meno tragiche sarebbe state le conseguenze di una sua eventuale resa, dell'assenza di ogni impegno a preservare salva la propria esistenza in un momento tanto drammatico.

« Hai colto, ora, il significato delle mie parole? » insistette, nell'intuire evidente incertezza nel proprio interlocutore, apparentemente incapace di scegliere in quale direzione dirigere le proprie azioni, i propri gesti « O vi è necessità di ulteriori spiegazioni? Vi è esigenza di maggiori dettagli, per illuminare una mente troppo ottusa per apprezzare, sin da subito una tale evidenza? »

Effettivamente interdetto dall'inattesa piega allora presa dagli eventi, tale da trasformare un semplice inseguimento, una banale uccisione a scopo di rapina, in un scontro psicologico dagli esiti tutt'altro che certi, il predone si ritrovò del tutto impossibilitato a condurre a termine il colpo con il quale avrebbe potuto tanto facilmente liberarsi da ogni esitazione, da ogni dubbio, nel contempo in cui si sarebbe privato anche dell'intralcio derivante da quella scomoda presenza innanzi a sé.
Ignorare, del resto, l'energia interiore così dimostrata da quel disgraziato, da quel derelitto solo inizialmente, con la propria sfortunata caduta, considerato qual rinnegato dagli dei, e ora tanto sicuro delle proprie possibilità, nonostante la totale assenza apparente delle medesime, avrebbe dovuto prevedere un'ingenuità, una stolidità, di cui l'uomo non si desiderava fregiare, per quanto, al contempo, non desiderasse neppur concedere tanto facile vittoria a chi già sconfitto.

« In verità, difficile si pone per me comprendere quali ragioni possano generare un individuo tuo pari. » riprese, alfine, parola, ritraendo la lama e, ora, genuflettendosi, per porsi più vicino a lui, quasi a voler ricercare una confidenza di sorta con la propria preda « Che tu sia folle, arrogante o, semplicemente, tanto disaffezionato alla vita da non rifuggire la morte, comunque, poco importa: sarà eventuale premura del tuo futuro padrone riservarsi occasione di meglio apprezzare l'origine di uno sguardo qual il tuo, nel mentre in cui, a suon di scudisciate, cercherà di ridurti a più miti consigli. »

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