11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 22 luglio 2010

923


« S
tupida sciocca… »

In quali altri termini, Be'Sihl avrebbe mai potuto definire la propria meravigliosa, sensuale, intelligente, carismatica, energica, orgogliosa ed estremamente ottusa compagna, nel terminare una nuova rilettura di quelle parole da lei così dedicategli?
Impossibile, ormai, sarebbe stato per lui conteggiare il numero di volte in cui il suo sguardo si era impegnato a scorrere lungo quelle righe, quelle parole segnate in maniera indelebile sulla carta, facenti sfoggio di tanta apparente sicurezza, di tanto sprezzo nel confronto con un fato avverso, e pur, altrettanto colme di malinconia, di un sentimento di resa che mai egli aveva avuto modo di cogliere, in passato, ad animare il cuore della propria amata e che, per questo, semplicemente incoerenti sarebbero apparse nel confronto con la sua stessa natura, con il suo spirito tanto refrattario a ogni idea di capitolazione nel confronto del fato, fosse esso stabilito da uomini o da dei, da creature mortali o da esseri immortali.
Non era forse proprio Midda Bontor la sola donna dimostratasi capace di trasformare uno sfregio tremendo, qual quello che le aveva marcato per sempre il lato sinistro del volto, non in un simbolo di sconfitta, ma in un segno di fierezza, di forza, facendone sfoggio quasi fosse una cortigiana ornata da un meraviglioso diadema? Non era forse proprio Midda Bontor la sola donna dimostratasi capace di trasformare il limite derivante dalla perdita del proprio avambraccio destro, e della collegata mano, in un esempio di vigore, di possanza, rieducando la propria mancina a tutti i compiti precedentemente propri della destra e affidando a una protesi di mistica natura nuovi e diversi incarichi, là dove altri avrebbero solamente temuto una simile eventualità? E, ancora, non era forse proprio Midda Bontor la sola donna dimostratasi capace di rendere, giorno dopo giorno, possibile l'impossibile, compiendo imprese al di là di ogni umano ambire, sconfiggendo avversari ritenuti immortali o invincibili, recuperando reliquie la cui esistenza era da sempre relegata al semplice ambito del mito, ancor prima che della Storia?
Mai ella avrebbe potuto ottenere tutto ciò, e molto altro ancora, se solo avesse aperto il proprio cuore alla possibilità di una resa. Mai ella sarebbe riuscita a divenire la mercenaria più famosa, più pagata e più temuta di tutto il regno di Kofreya, se solo avesse considerato la sconfitta quale un'opportunità concreta, uno sviluppo tangibile, un futuro possibile.
Eppure, nonostante tutto ciò, in quelle parole, in quella lettera, ella sembrava voler rinunciare alla lotta, arrendersi, quasi indifferente, in ciò, a tutto l'amore pur lì comunque dichiarato verso di lui. E, per tal ragione, per simile paradossale contrasto, egli non avrebbe potuto accettare quietamente l'invito rivoltogli, la supplica così dedicatagli, non concedendo alla propria compagna la fuga che stava, allora, così cercando di riservarsi qual propria, e che, probabilmente, altri al suo posto le avrebbero concesso, le avrebbero riconosciuto, le avrebbero addirittura garantito, quasi necessaria e inevitabile conseguenza per quanto occorso.
Se egli, però, avesse allora ratificato quella presa di posizione, con qual sincerità, con qual cuore avrebbe potuto menar vanto dell'amore che tanto le aveva dichiarato e dimostrato sino a quel momento?
Be'Sihl non era certo di essersi innamorato di lei sin dal primo momento in cui ella si era presentata innanzi a lui alla ricerca di un camera da affittare a tempo indeterminato: il suo sentimento per lei, tuttavia, aveva avuto molto tempo per svilupparsi, per maturare, superando la semplice infatuazione, il banale desiderio carnale, definendosi entro limiti meno superficiali, più profondi, quali quelli che, dopotutto, gli avevano concesso di attendere più dieci lunghi anni prima che ella arrivasse ad accettarlo qual proprio compagno. Un'attesa tutt'altro che virginale, la sua, non priva di altri interessi, di altre compagnie femminili, e pur un'attesa a suo modo assolutamente fedele, nel concederlo sempre pronto per lei ogni qual volta ella ne avesse richiesto la presenza nella propria vita, fosse anche solo per ottenere acqua per la propria vasca o una ricca colazione. E un rapporto, il loro, da sempre estremamente onesto, sincero, trasparente nei reciproci desideri e, persino, nei reciproci freni, là dove da sempre dimostratosi quale quello non fra due giovinetti, fra due adolescenti ancora inesperti nel merito della vita e dei suoi meccanismi, quanto, piuttosto, quali un uomo e una donna sufficiente maturi da poter, addirittura, essere già cadaveri in un mondo come il loro, e per questo necessariamente incapaci di ingannare se stessi o, peggio, ingannare il proprio compagno.
In tempi non ancora maturi, essi avrebbero potuto concedersi una notte d'amore, una settimana di passione, un mese di estraneazione dalla realtà, già da lungo tempo, se solo avessero desiderato sprecare in tal modo ciò che, entrambi, si erano resi conto stava nascendo fra loro. Nel comune e reciproco timore di poter altresì perdere, nell'entusiasmo di un fuggevole momento, l'occasione intuita qual più importante della propria esistenza, un rapporto già splendido qual semplice amicizia, nella complicità che si era dimostrata riuscire a caratterizzarli sin da subito, essi avevano atteso sino a quando irrefrenabile, innegabile sarebbe dovuto essere considerata la necessità di una loro unione: un'unione alla quale, ora, egli mai avrebbe tanto facilmente rinunciato, disinteressandosi all'identità di qualsiasi possibile rivale, di qualsiasi avversario che avrebbe potuto schierarsi a impedirgli di raggiungere la propria compagna, colei con la quale, avrebbe voluto riservarsi la possibilità di vivere il resto della propria intera esistenza, fosse anche tal residuo computabile nei limiti propri di pochi giorni, effimere settimane.
In tempi non ancora maturi, egli avrebbe potuto temere l'idea della sfida rappresentata dal semidio da lei così introdotto, in termini necessariamente preoccupanti, là dove capace di tener testa persino a una donna guerriero del suo calibro. Giunti a quel punto, tuttavia, neppure il pensiero di dover affrontare l'ira di Se'Hekm-Et, dea della guerra della propria gente, avrebbe potuto impedirgli di ritrovare colei che pur aveva supplicato il suo abbandono, aveva invocato la dimenticanza attorno al proprio nome, alla propria stessa identità, e a tutto ciò che li aveva uniti. Forse ella, per amore, era disposta ad abbandonarlo, allo stesso modo in cui egli, sempre per amore, sarebbe stato disposto a morire per lei: mai, tuttavia, egli, per amore avrebbe accettato di essere da lei similmente rinnegato.

« Stupida. Stupida sciocca… » ripeté, arrotolando il papiro e riponendolo fra le pieghe della propria casacca, per offrire alle proprie mani la libertà necessaria allo scopo di meglio sistemare il litham a coprire il suo naso e la sua bocca, per proteggerli dal vento carico di fine sabbia del deserto, sì spiacevole quanto potenzialmente dannosa in conseguenza a protratte esposizioni.

Spronando il proprio cavallo a proseguire in quella via desolata, attraverso una delle numerose regioni abbandonate del regno di Shar'Tiagh, in quanto prive di vita e di concreta speranza di vita, a differenza delle fertili aree bagnate dall'acqua del grande fiume e dei suoi tre affluenti, dono di incommensurabile valore del dio Ha'Piih-Is a un popolo altrimenti condannato all'estinzione, il proprietario di un'umile locanda o, come era solita definirlo la sua compagna, l'umile proprietario di una locanda in Kriarya, una delle capitali del lontano regno di Kofreya, non riservò la benché minima preoccupazione al deserto spiegato innanzi al proprio sguardo, nel concentrare altresì tutto il proprio interesse, tutte le proprie energie, nella direzione della propria meta, di Teh-Eb, una fra le maggiori città di quella zona del regno shar'tiagho, là dove sapeva essersi sospinta, nel proprio continuo peregrinare, la stessa Midda Bontor.
Informato del suo arrivo in città da una lontana parente di sua madre, Be'Sihl non avrebbe potuto fare altro che partire immediatamente alla volta di quella destinazione, nonostante ogni parere in senso contrario da parte della propria famiglia, che senza alcun piacere, senza alcun entusiasmo, avrebbero potuto accogliere l'idea di un simile, pericoloso percorso, qual quello da lui tracciato per abbreviare ai minimi termini la strada preposta a dividerlo dalla propria compagna, soprattutto ove affrontato a seguito di una lunga convalescenza qual quella che, inevitabilmente, aveva caratterizzato la sua ripresa, il suo recupero dopo la ferita subita, offesa che, per sempre, sarebbe comunque rimasta segnata nella sua carne, nella sua pelle, qual indelebile marchio che egli si era già abituato a considerare dimostrazione del proprio amore, forse pericoloso, per colei altrove nota con l'epiteto di Figlia di Marr'Mahew, nell'associarla, non a caso, a una divinità guerriera.

« Sciocca… » insistette egli, in quella che avrebbe dovuto essere ormai considerata al pari di un'ossessiva preghiera ancor prima che un'offesa verbale, una formula scaramantica forse psicologicamente utile a evocarne la presenza, a pretendere una riunificazione con lei, ovunque ella fosse.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Grande Be'Sihl, proprio la reazione che ci aspettavamo da lui
:-)

Sean MacMalcom ha detto...

^_______^

Ringrazio a nome di Be'Sihl!