11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 13 luglio 2010

914


Q
uieti e sempre fiduciosi verso le sue capacità, i due uomini non posero la minima esitazione nel muoversi alle spalle della compagna per raggiungere, insieme a lei, una nuova occasione di confronto con quella stessa prova su un diverso frangente, sperando di potersi riservare, in tal senso, maggiore fortuna rispetto all'insuccesso in tal modo appena fatto proprio.
Nonostante simile spostamento richiese loro molto tempo, e impose il tangibile rischio di poter essere scoperti e doversi impegnare, in conseguenza, in un disperato tentativo di salvaguardare le proprie vite, Be'Tehel e Ma'Sheer si dimostrarono, in quel momento, quali i migliori collaboratori con i quali la mercenaria avrebbe mai potuto sperare di avere a che fare, soprattutto in una situazione difficile qual quella che li stava trovando, loro malgrado, quali soli protagonisti. Probabilmente, fu proprio in conseguenza a tanta fede, così sincera e priva di ogni possibilità di contestazione, di dubbio, di polemica, che Midda non poté evitare di accusare in maniera estremamente grave il duro colpo impostole dalla sorte nel ritrovarsi, alfine, a confronto con un secondo monolite del tutto identico al primo, sì perfettamente corrispondente al punto tale da lasciar persino temere l'eventualità di aver errato percorso e di essere ritornati sui propri stessi passi, per quanto tale ipotesi non avrebbe potuto far vanto di alcuna pur vaga possibilità di effettiva riprova. Osservando con attenzione i geroglifici immancabilmente presenti, e accarezzando la loro superficie con le sensibili dita della propri mancina, la sola impiegabile per un simile scopo, la donna guerriero non sembrò infatti, almeno inizialmente, ottenere maggiore successo, migliore risultato, rispetto a quanto già non fatto proprio a seguito dell'analisi del primo obelisco, non riuscendo a rilevare alcuna pur minima fessura che avrebbe potuto svelare la presenza di un uscio nascosto, o di un qualche meccanismo di sorta utile ad attivarne l'apertura, ovunque esso fosse: davanti a lei, purtroppo, le sole presenze intellegibili si mantenevano quelle già note, già apprezzate, di tanti piccoli omuncoli, di varie estremità del corpo umano, di divinità antropomorfe di ogni genere e di altri simboli meno trasparenti nella propria funzione, pur propri di quella particolare scrittura.
Tuttavia, quanto ella già stava per arrendesi all'evidenza di un secondo, triste insuccesso, e, in ciò, alla necessità di un nuovo trasferimento, di una nuova corsa attraverso le vie della città alla ricerca di una terza possibile via, un particolare intrinseco in quelle forme lì tanto profondamente incise non evitò di attrarla, di incuriosirla, stuzzicando le corde del suo animo in maniera tale da porta in allarme: un dettaglio che, probabilmente, se solo avesse avuto coscienza della lingua lì dominante, e del suo corrispettivo ed estremamente originale alfabeto, non avrebbe notato, nel lasciarsi distrarre dal significato proprio di quel testo ancor prima che dalla sua forma, ma che, nella sua ignoranza, non mancò di incuriosirla, costringendola a domandare il supporto di almeno uno dei propri compagni, colui, ovviamente, che maggiore confidenza avrebbe potuto dimostrare con simili simboli.

« Be'T… » invocò il nome dello shar'tiagho, raggiungendo i due mantenutisi ancora a necessaria distanza da lei « Ho bisogno della tua conoscenza nel merito della tua stessa lingua madre: avvicinati a quel dannato affare, là dove ero io un attimo fa, e prova a interpretare cosa vi è scritto sopra… ho un sospetto, ma non ho le conoscenze adeguate per formulare alcuna ipotesi a tal riguardo. »
Senza concederle alcuna esitazione, alcuna incertezza, l'uomo si strinse allora nel proprio manto nero e si impegnò ad avanzare nella direzione indicatagli, per ottemperare a quel compito.
In tal mentre, tuttavia, fu Ma'Sheer a non risparmiarsi di offrire voce a un'inevitabile dubbio conseguente alle parole della donna guerriero: « Credi davvero che vi possa essere scritto a chiare lettere una qualche indicazione per accedere al passaggio? » questionò, cercando di contenere l'inevitabile ironia di tale pensiero « Non credi che sarebbe paradossale creare un simile meccanismo segreto, e poi pubblicare le istruzioni per servirsene tanto palesemente? »
« Non mi aspetto di trovare una scritta del tipo "Siate i benvenuti presso la mia umile dimora", se è questo che stai ipotizzando… » scosse il capo ella, non negandosi un lieve e sincero sorriso nel confronto con tale pensiero « Tuttavia, non mi sento di escludere che, in maniera più discreta, meno evidente, possa essere effettivamente stata riportata una qualche indicazione a tal riguardo. »
« E, sino a oggi, nessuno sarebbe riuscito a individuare questi accessi, nonostante tanta semplicità? » obiettò l'uomo, non tanto in desiderio di polemica controversia con il proprio comandante, quanto, piuttosto, nella volontà di comprenderne le motivazioni e, ancor più, i percorsi mentali da lei seguiti per giungere a una tale teoria « Non sarebbe un po' forzato? »
« Non si può trovare ciò che non si sta cercando… non credi? » replicò la mercenaria, in una massima probabilmente elementare, eppur più che indicata a dimostrare la presenza di effettivo raziocinio in tal tentativo, nel compito assegnato al loro terzo sodale.

Sebbene riservandosi ancora delle umane e legittime incertezze nel confronto con l'ipotesi proposta dalla donna guerriero, Ma'Sheer non insistette ulteriormente nel merito di quell'argomento, comprendendo quanto, oggettivamente, ogni discussione in quel frangente sarebbe risultata del tutto fine a se stessa: nell'assenza di concrete alternative a quella così sperata, egli avrebbe potuto solamente pregare, in cuor suo, che l'intuizione della Figlia di Marr'Mahew si potesse presto dimostrare degna della sua fama, del suo valore, tale da segnare in maniera decisa, e positiva, le sorti della loro missione, garantendo loro, inaspettatamente e incredibilmente, l'accesso a quella via nascosta e l'occasione di raggiungere il faraone.
E se, nelle parole di Be'Tehel, purtroppo, l'uomo non parve cogliere alcun riscontro a tale speranza, alcuna divina e benevola risposta alla propria preghiera, la donna reagì, fortunatamente, in termini del tutto opposti, mal celando l'intima soddisfazione derivante da tale risultato e la propria frenesia nella volontà di offrire riprova della correttezza delle proprie ragioni.

« Il testo sembra riservarsi uno scopo celebrativo, come nella maggior parte di tali monumenti. » spiegò lo shar'tiagho, facendo ritorno al gruppo « Nella fattispecie, il frammento da te indicato si propone desideroso di imporre imperitura memoria al giorno in cui, nella grazia della divina luce del faraone, il popolo eletto ha potuto uscire dalle tenebre delle barbarie altresì dominanti nel mondo, innalzandosi sopra ogni creatura, sopra ogni nazione. Non un evento realmente accaduto, quindi, quanto, piuttosto, una parabola utile al culto blasfemo di questo falso dio… »
« Come dicevo… nulla di interessante. » commentò il figlio del deserto, salvo essere prontamente smentito dalla compagna di ventura, nonché, formalmente, sua comandante.
« E' ciò che speravo di sentirti dire! » esclamò ella, sforzandosi a mantenere moderati i propri toni in conseguenza all'inevitabile entusiasmo « Qual è il simbolo che rappresenta il concetto di "uscita dalle tenebre", in quanto hai appena letto? » incalzò, definendo un evidente, forse sin troppo ovvio, rapporto fra quella metafora e l'ipotetica chiave del passaggio da lei ricercato.
« Non vorrai credere che… » volle dubitare l'uomo, venendo immediatamente arginato, nella propria mancanza di fede, dall'ostinazione della propria amata.
« Ti prego. Se mi sbagliassi, avrete il mio permesso per deridermi da qui alla fine dei nostri giorni. Ma se avessi, e sono certa di avere, ragione… »
« Se ti sbagliassi, la fine dei nostri giorni potrebbe essere estremamente più prossima di quanto non gradirei supporre. » osservò Ma'Sheer, gettando uno sguardo alle ronde di passaggio, sempre più pericolosamente prossime ai loro nascondigli, non in conseguenza a un'effettiva consapevolezza della loro presenza in quel punto, e pur sempre più prossimi a maturarla « Siamo rimasti qui troppo a lungo: dobbiamo muoverci a cambiare aria: conviene tentare con il prossimo obelisco, piuttosto che intestardirci di fronte a questo. »
« Il tempo per raggiungerne un altro potrebbe non esserci concesso. » negò la donna dagli occhi di ghiaccio, già pronta a slanciarsi verso il proprio obiettivo all'acquisizione dell'unica informazione a lei necessaria per trovare conferma o negazione al proprio pensiero « L'alba è sempre più vicina, e non appena il sole tornerà a concedere il chiarore dei propri raggi, sarà impossibile per chiunque avvicinarsi a quei monoliti senza attrarre su di sé l'intera città. Il simbolo, Be'Tehel… qual è il simbolo? »

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