11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

domenica 1 agosto 2010

933


Q
uando l'alba spinse i propri caldi raggi a sfiorare nuovamente le mura della città di Teh-Eb, concedendo, dopo la fredda umidità della notte, l'innegabilmente piacevole tepore proprio del giorno, del tutto inconsapevole nel merito del fato riservato al proprio amante e amato, per quanto da lei apparentemente rifiutato, la mercenaria dagli occhi color ghiaccio e dai capelli corvini si lasciò sorprendere ancora a riposo nel proprio giaciglio, li alfine ritornata dopo un sin eccessivamente prolungato distacco conseguente alle inevitabili, e pur sinceramente inattese, burocrazie occorse a seguito della sua aggressione. Abituata, dopotutto, a vivere in regni in cui molte meno formalità si schieravano a ipotetica tutela della legge e dell'ordine costituito, affidando, molto più praticamente, direttamente a chi avente diritto, o al governo locale in sua vece ove necessario, la scelta nel merito del fato di chi impegnatosi a offrir danno al prossimo, ella non avrebbe mai potuto immaginare le effettive conseguenze a discapito dell'aggredito, oltre che dell'aggressore, nel momento in cui coinvolte le guardie cittadine, aventi mandato non tanto di amministrare la giustizia, quanto, più semplicemente, di preparare la via per il magistrato, raccogliendo deposizioni, testimonianze, prove e quant'altro necessarie a sostenere una viziosa, e pur comune, politica di colpevolezza sino a prova contraria: deposizioni, testimonianze, prove e quant'altro che, nel contesto specifico di quanto avvenuto nella sua camera, non mancarono di offrirsi particolarmente numerose.
Per tal ragione, oltre tre intere, e interminabili, ore della sua vita erano state sciaguratamente sprecate nel soddisfare ogni richiesta delle guardie, in quella che, ora del termine della questione, la spinse a rimpiangere di non aver semplicemente ammazzato i propri aggressori e, subito dopo, non esser fuggita nel cuore della notte, così da risparmiarsi tanto patimento, tanta pena qual mai avrebbe potuto immaginare di provare, e qual mai, in effetti, aveva provato neppur nel corso di strazianti torture fisiche e psicologiche. La sua intera giornata, a partire non semplicemente dalla sera precedente, ma, addirittura, da quello stesso mattino, dal suo ritorno in città, era stata così presa in esame dalle domande delle guardie, che le avevano domandato spiegazioni per qualsiasi gesto, per qualsiasi sua scelta, fosse anche quella di denudarsi e impegnare un'oretta prima del sonno ad attività fisiche, utili a mantenere il suo corpo in costante allenamento. E quando, alla fine, il drappello lì schierato in suo soccorso, sebbene da lei inevitabilmente giudicato qual più nemico rispetto a quello un tempo sì propostosi in sua avversione, quand'ella stessa era stata ingiustamente calunniata, la mercenaria pur abituata a dichiarare in solitudine guerra a interi eserciti, si ritrovò ad accusare una tale stanchezza da non riuscire a mantenersi ulteriormente desta, tornando, in ciò, alla propria branda e lì riprendendo il sonno precedentemente neppure realmente iniziato, ora con la stessa tranquillità, la stessa innocenza, di un infante sdraiato nel proprio candido lettuccio dai propri genitori.

« E si definiscono civili e progrediti… » aveva sussurrato, con amarezza, storcendo le labbra verso il basso.

Strano a definirsi, soprattutto per una come lei, ma ancora una volta, così come già occorso nel proprio recente passato, ella non avrebbe potuto negarsi una certa, sorprendente, nostalgia per quella terra che aveva imparato a definire qual propria casa, non tanto, in verità, l'intera Kofreya in sé, quanto, più precisamente, la stessa Kriarya, entro i soli confini della quale ella si stava dimostrando capace di porsi a confronto con un ambiente realmente idoneo a lei. Nella propria letale pericolosità, infatti, la città del peccato era forse una delle poche capitali al mondo, l'unica ambiente da lei sino a quel giorno frequentato, capace di offrire la stessa, concreta e pratica trasparenza propria del mare, rifiutando qualsiasi menzogna, negando qualsiasi ipocrisia, e definendo, in ciò, ogni cosa con il proprio reale nome, là dove assurdo e inutile, se non, addirittura, persino mortale, sarebbe stato cercare di illudersi nell'indicare qualsiasi aspetto della realtà, per quanto spiacevole o violento, con termini discostanti dalla sua effettiva natura.
Difficile, forse addirittura impossibile, sarebbe stato, anche per lei, comprendere le ragioni di tale malinconico sentimento, forse semplicemente conseguenza della prolungata assenza da quel particolare mondo, o forse dimostrazione di quanto, anno dopo anno, anch'ella stesse ormai avviandosi in quello strano percorso comunemente definito "vecchiaia", capace di far rivalutare in positivo anche le esperienze peggiori della propria vita, nello spingere a ricercare la concretezza offerta da poche, ma solide, verità. Ovviamente l'idea di star sfiorendo non avrebbe potuto entusiasmarla e, per tal ragione, sol rifiuto sarebbe stato da lei offerto alla volta di tale pensiero, di una simile ipotesi: ancora per molti anni sperava di poter essere in grado di attraversare il mondo alla ricerca di nuove avventure, di nuove emozioni, così come aveva compiuto sino a quel momento e se, per combattere simili sentimenti di nostalgia, avrebbe dovuto far ritorno, sporadicamente, entro i confini della città del peccato, avrebbe tranquillamente accettato tale tributo.
In verità, tuttavia, forse non sarebbe dovuta essere considerata né Kriarya, né Kofreya, né quell'intero angolo di continente a rappresentare, per lei, ragione di rimpianto, quanto, piuttosto, ciò che usualmente a esso si poneva collegato nel confronto con i suoi pensieri e, ancor più, il suo cuore, quell'appuntamento con Be'Sihl da ormai più di dieci anni divenuto abitudine, quel solo punto fermo in un'esistenza già di suo sin troppo movimentata. E, in tal caso, non un ritorno nelle terre per lei divenute simili a una casa avrebbe potuto sanare la sua esigenza, compensare quella sua nostalgia, se non nel verla nuovamente posta al fianco di colui dal quale aveva volontariamente cercato evasione, forse nella volontà di proteggerlo da sé e dal danno che ella avrebbe potuto rappresentare per lui o, forse e più probabilmente, nella volontà di proteggere se stessa dai propri stessi sentimenti, dal legame alfine accettato con lui e che, ora, non avrebbe potuto evitare di temere, nelle proprie conseguenze, nel proprio valore, al pari di tutti gli altri impegni amorosi della sua vita dai quali, puntualmente e inesorabilmente, era sempre fuggita.

« … non può essere già l'alba... Thyres: abbi pietà… » protestò sottovoce, rigirandosi fra le coperte e lì sotto cercando protezione da quell'orrido nemico, qual solo appariva ora essere il sole, sì bramoso di strapparla da uno stato di sonno tanto difficilmente conquistato e pur, finalmente, divenuto per lei proprio.

Sebbene effettivamente stanca per la notte praticamente insonne, nell'essersi abituata a non concedersi occasione di requie in conseguenza al sorgere di un nuovo sole, ogni tentativo della donna guerriero per riprendere il riposo così interrotto dall'arrivo di quegli infidi e sottili raggi di luce non la condusse ad alcun risultato, se non a quello di proiettare con violenza le proprie coperte verso il soffitto, imprecando in fantasiosi e variegati modi per quell'assurda notte, iniziata male, proseguita forse bene, e pur terminata peggio, nel veder praticamente vanificato tutta la gioia per quella piacevole, e pur mortalmente pericolosa, rissa nelle inutili burocrazie locali.
Nel dubbio, prossimo a essere certezza, che l'azione di quei due disgraziati non sarebbe rimasta a lungo qual isolata, estranea all'intervento degli altri loro degni dieci pari, Midda avrebbe ben volentieri ricercato occasione di rilassamento nell'andare di persona a recar visita a ognuno dei propri ex-subordinati, per ingaggiare immediatamente l'inevitabile lotta con ognuno di loro e, in ciò, unire l'utile, dato dal possibile sfogo per la tensione nervosa accumulata, al dilettevole, dato dal piacere di spaccare qualche osso a dei vermi smidollati qual pur tutti loro erano risultati essere. Nelle sole, possibili, eccezioni rappresentate da Be'Tehel e Ma'Sheer, i due unici che, fra tutti, avevano accettato di seguirla all'interno della necropoli affrontando la sfida offerta dagli scorpioni giganti, infatti, la Figlia di Marr'Mahew non avrebbe potuto riservare alcuna particolare possibilità di rispetto verso tutti gli altri, nel considerarli, nonostante ogni possibile fama da loro accumulata entro quei confini, poco più che semplice carne da macello: un giudizio sicuramente severo, il suo, che pur non era stato fortunatamente, o sfortunatamente, smentito da coloro che, anonimi alla sua attenzione, in quella notte, avevano tentato di aggredirla senza la pur minima occasione di successo nei suoi riguardi. Purtroppo, però, ove anche l'idea di intraprendere una spedizione preventivamente punitiva in contrasto a ognuno dei dieci mercenari ancora in circolazione, e potenzialmente desiderosi di conflitto con lei, avrebbe potuto allettarla e concederle un'occasione di speranza in una giornata altrimenti già destinata a essere negativamente segnata da quel suo prematuro risveglio, il pensiero di dover, successivamente, affrontare nuovamente un qualche procedimento giudiziario shar'tiagho, tanto nel ruolo di accusatrice, quanto in quello di accusata, avrebbe inevitabilmente smorzato qualsiasi entusiasmo in tal senso, in misura estremamente peggiore rispetto al nome di un'altra donna stolidamente pronunciato da un proprio amante in un particolare momento di intimità.

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