11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 10 agosto 2010

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« I
l mio nome è Be'Lehe. » decise di presentarsi, alfine, il suo attualmente unico interlocutore, forse giudicandolo ormai sufficientemente lucido da comprendere tali parole e non destinarle, per tal ragione, a un inutile oblio « E, ove anche potrei apparirti sfacciato, vorrei specificare quanto io speri sinceramente che potremo dimostrarci quali solidali camerati, ove, che ti piaccia o no, le nostre vite saranno strettamente vincolate l'una all'altra per diverse settimane. » aggiunse, con tono volutamente ironico nel merito del legame così fra loro esistente, non tanto metaforico, quanto, piuttosto e tristemente, pratico, qual solo sarebbe potuto essere quello dettato da una solida catena a congiungere i polsi dell'uno con quelli dell'altro, le caviglie dell'uno con quelle dell'altro.
« Cercherò di offrire il meglio di me in tal senso… » storse le labbra il locandiere, strizzando gli occhi e cercando di isolare la pena fisica conseguente al colpo ricevuto, quella sofferenza ancora e comunque costantemente presente, per riservarsi una migliore occasione di dialogo con il proprio nuovo, e forzato, compagno di ventura « Io mi chiamo Be'Sihl. »
« Be'Sihl… » scandì l'altro, lentamente, quasi a voler riflettere attorno a quel nome, ancor prima di accettarlo semplicemente per ciò che sarebbe dovuto essere, una semplice informazione fine alla reciproca conoscenza « Ho l'impressione di aver già sentito parlare di te, per quanto sia certo di non averti mai visto prima d'oggi. » asserì, pensieroso a tal riguardo « Ricopri, forse, qualche particolare incarico governativo? O sei, altresì, un magistrato o qualcosa di simile? » ipotizzò subito dopo, per quanto, necessariamente, simile possibilità sarebbe dovuta essere retoricamente esclusa, nell'assurdità di una sua presenza in quella particolare condizione in tal caso, dal momento in cui sarebbe risultato estremamente più utile se impiegato quale merce di ricatto, ancor prima che come semplice schiavo.
« Si tratta forse di un mio omonimo… » negò l'altro, scuotendo il capo e, con esso, la folta chioma di sottili treccine nere, in un gesto istintivo che, pur, gli costò parecchio in termini di dolore, con una nuova e violenta scarica tale da condurlo prossimo all'imprecazione, nell'irritazione per tanta difficoltà a muoversi e a parlare liberamente « Io… io sono stato lontano da Shar'Tiagh per oltre un decennio. Gestisco una locanda a sud, in Kofreya… dubito che possa essere giunto sino a qui l'eco della bontà delle mie pietanze. » commentò, cercando di riservarsi occasione di distrazione in quella facezia.
« Kofreya… » ripeté, ancora una volta, l'uomo presentatosi con il nome di Be'Lehe, ancora cercando di analizzare quel termine quasi in esso potesse essere nascosto qualche strano significato, qualche recondito messaggio esterno alla semplice evidenza, una chiave di lettura sugli eventi occorsi da cui sarebbe potuto dipendere parecchio « Be'Sihl… Kofreya… sono certo di averti già sentito nominare. E non in riferimento a un tuo possibile omonimo. »
« Non so cosa dirt… » tentò di giustificarsi il locandiere, evitando di scuotere il capo come altrimenti avrebbe istintivamente compiuto, e limitandosi, in ciò, a storcere le labbra verso il basso, salvo essere interrotto dal compagno prima di poter concludere la frase.
« Ora ricordo. » esclamò l'altro, attirando, inevitabilmente, in tanta enfasi anche l'attenzione di alcuni altri prigionieri, sino a quel momento rimasti sulle proprie, nel non aver alcuna ragione per interessarsi al fato dell'ennesimo disgraziato legato in coda al loro gruppo, con il quale avrebbero condiviso a breve lunghe camminate attraverso il deserto, in un viaggio privo di speranza « Tu sei l'uomo di cui si parlava negli scorsi giorni a Teh-Eb. Il compagno della barbar… della mercenaria straniera… entrata al servizio di Be'Gahee, figlio del nobile Be'Gahen. »

E per quanto Be'Sihl fosse abituato, ormai da anni, a confrontarsi con la fama di Midda Bontor, a sentire narrare le sue gesta da voci spesso addirittura contrastanti, e pur sempre numerose e particolarmente enfatizzanti, egli non poté in quel momento, in quel particolare frangente, negarsi una sincera sorpresa nel confronto con quelle parole, strabuzzando istintivamente gli occhi e, subito dopo, aggrottando la fronte, per un attimo dimentico di ogni dolore provato e, forse, persino della situazione da lui stesso vissuta, della prigionia lì impostagli.
Possibile che in così poco tempo ella fosse già riuscita a farsi conoscere a tal punto?

« Intendi forse riferirti a una donna dai capelli neri e la pelle chiara, ornata da piccoli gruppi di efelidi… con profondi occhi color ghiaccio e il viso deturpato da una lunga cicatrice sul lato sinistro? » cercò di informarsi, quasi rifiutando la possibilità che ella potesse aver effettivamente già conquistato una fama tale da rendere persino il suo nome qual tanto facilmente identificabile, sì naturalmente riconoscibile persino da parte di un perfetto estraneo, qual, dopotutto, Be'Lehe era e avrebbe dovuto essere considerato « Con il braccio sinistro ricoperto interamente di tatuaggi azzurri, tipici di chi ha trascorso una vita fra i mari, e il braccio destro sostituito da una protesi metallica nera come la morte, con riflessi rossi come il sangue? »
« Devo essere sincero… il solo dettaglio che mi è stato riferito a suo riguardo non includeva alcuno di questi particolari. » rispose l'altro prigioniero, ora dimostrandosi quasi in imbarazzo nel dialogare con lui a simile proposito, attorno a tali argomenti, nello stesso sentimento in conseguenza del quale, precedentemente, aveva rapidamente corretto l'espressione "barbara" con altre parole, probabilmente giudicate più idonee al confronto con chi presentatogli quale in intimo rapporto con lei.
« Sì… » sospirò Be'Sihl, ben comprendendo a quale minuzia l'altro potesse star riferendosi e accettando di buon grado la questione, più preoccupato dalle ragioni per le quali ella poteva aver accumulato tanta rapida fama che dal fatto che altri potessero sostanzialmente interessarsi alla dimensione dei seni della propria compagna, giudicandola quale il carattere più interessante da riportare in una chiacchierata « E' proprio Midda. » confermò, socchiudendo gli occhi con fare sconsolato.
« Esattamente: Midda!… così si chiama. » sorrise l'altro prigioniero, soddisfatto di aver risolto l'enigma così rappresentato dall'identità del proprio nuovo camerata « Complimenti, amico: una donna capace di fare ciò che ella ha fatto nel corso dell'ultima Grande Caccia di primavera ha da considerarsi veramente preziosa! In Teh-Eb sei, al contempo, ammirato e invidiato da quasi tutta la popolazione maschile… »

Mai dimentico delle tradizioni proprie del suo popolo, della sua gente, Be'Sihl non avrebbe potuto ignorare il riferimento così esplicitamente riservato alla Grande Caccia, evento a cui la sua amata avrebbe potuto partecipare solo in due possibili ruoli fra loro alternativi e antitetici: quale cacciatrice o quale preda. E se, nel riferimento alla collaborazione con un giovane nobile, l'uomo avrebbe potuto illudersi del fatto che ella avesse preso parte all'evento quale semplice mercenaria facente parte della compatta formazione a sostegno dei cacciatori, nel ben conoscere la propria amata, probabilmente più di quanto ella stessa non avrebbe avuto piacere ad ammettere, difficile sarebbe stato escludere l'eventualità in cui simile partecipazione non fosse stata conseguenza della necessità di ricevere un'amnistia da un qualche reato compiuto, da una qualche legge infranta.
Ma, ove realmente la propria compagna si fosse posta in una simile situazione di difficoltà, per quanto improbabile sarebbe stato definire in tal modo l'ennesima incarcerazione a suo carico, per quale ragione sua cugina Ras'Jehr, nell'offrirgli comunicazione della sua presenza in città, non aveva anche specificato simili dettagli?

« Sciocco che sono… » si rimproverò sottovoce, arricciando le labbra a offrire evidenza di un intimo fastidio per l'ottusità così da lui stesso dimostrata nel rapporto con le notizie riservategli « Avrei dovuto comprenderlo da subito. »

Essendo Ras'Jehr impiegata quale guardia cittadina, in quale altro modo avrebbe potuto, dopotutto, entrare in contatto con una straniera fra tante, una persona appena giunta in città fra migliaia che ogni giorno entro quelle mura si alternavano senza tregua, se non in conseguenza di un suo arresto?!

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