11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

sabato 14 agosto 2010

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P
er quanto ancora vittima dell'effetto della droga, Midda non poté evitare di avvertire distintamente il clima di tensione e di conflittualità improvvisamente instauratosi nelle fila dei propri avversari, nonostante ella non fosse, suo malgrado, sostanzialmente in grado di comprenderne le ragioni, di coglierne le argomentazioni. Facile, ovviamente, sarebbe stato immaginare di poter essere proprio lei stessa al centro di tale diatriba, anche se, in quel frangente, l'effettivo argomento di discussione non sarebbe potuto essere facilmente individuato, spaziando fra il modo migliore per ucciderla e quello altrettanto ottimale per potersi successivamente liberare del suo corpo, nella personale speranza che essi scegliessero, eventualmente, in favore di una cremazione e non, semplicemente, di una sepoltura.
In Shar'Tiagh, dopotutto, ella aveva scoperto essere particolarmente diffusa l'usanza di mummificare i morti di una certa importanza e, banalmente, tumulare nelle sabbie del deserto coloro privi di qualsivoglia valore: una scelta che, forse, entro quei confini, entro quelle terre, avrebbe potuto trovare ragione per sussistere in virtù di qualche remota tradizione locale, ma che, nei regni da cui ella proveniva, usualmente afflitti dal ogni genere di piaghe negromantiche, mai avrebbero avuto ragion d'essere, nel condannare, in tal modo, il caro estinto alla possibilità di uno spiacevole ritorno dall'aldilà qual zombie affamato di carne umana, al pari di tutti quelli che da lungo tempo infestavano la palude di Grykoo, posta fra Kofreya, Tranith e Y'Shalf. Per tal ragione, ove anche, sotto un profilo meramente religioso, ella non avrebbe potuto far vanto di particolare rispetto per qualche eventuale dogma di fede, limitandosi a offrire tal volta i propri ringraziamenti, o le proprie imprecazioni, in direzione della propria cara dea Thyres, signora dei mari, anche ella non avrebbe potuto evitare di bramare, per il giorno in cui sarebbe occorsa una tale esigenza , una cerimonia funebre avente qual proprio apice e conclusione l'incinerazione della salma: una preferenza, quindi, da intendersi qual soluzione di ordine estremamente pragmatica, avendo avuto a che fare in troppe occasioni con dei non morti per poter accettare l'idea di poter essere a sua volta trasformata in una creatura simile.
Per sua fortuna, comunque, se tale fosse voluta essere indicata, come ella ebbe occasione di accorgersi al termine delle discussioni così sviluppatesi, il risultato del confronto dei propri avversari, pur prevedendo, come da canovaccio, la sua prematura dipartita, non si sarebbe allora voluto riservare la possibilità di lasciare il suo corpo a marcire sotto terra o a mummificarsi nella sabbia...

« E sia… » si arrese, alfine, Ma'Sheer, levando le braccia a rendere maggiormente esplicito la propria ritirata dalla discussione in corso « Se tanta è la vostra bramosia di sangue, non mi opporrò oltre. Sia così come voi desiderate. »
« "E sia"… cosa?! » domandò la donna guerriero, sforzandosi di esprimersi in quel poco di shar'tiagho che le era dato di sapere, avendo intuito quelle due semplici parole, quasi sussurrate e pur giunte alla sua attenzione quali gridate « Cosa avete in mente, luridi cani?! » aggiunse, in tranitha, tutt'altro che entusiasta per il tono con cui tale fumosa sentenza sembrava essere stata emessa a discapito suo e della sua sfortunata e inattesa compagna di ventura, dal momento in cui i loro destini sembravano essere attualmente saldamente legati l'uno all'altra da forti catene.

Ma'Sheer non poté evitare di gettare uno sguardo compassionevole verso colei che, per pochi giorni, aveva seguito fedelmente quale comandante, quale condottiero, domandandosi interiormente in quali direzioni avrebbe potuto diversamente svilupparsi la loro vita se solo fosse stata concessa loro maggiore occasione di collaborazione, di cooperazione, qual, purtroppo, non era stata, nella rapida conclusione della loro missione.
Sin dal giorno in cui l'aveva osservata gettarsi in quella fossa colma di scorpioni giganti, il suo animo si era ritrovato a essere diviso fra ammirazione e timore, repulsione e adorazione, ponendolo in seria difficoltà nell'intendere se fosse maggiore il desiderio di vivere straordinarie avventure accanto a lei rispetto a quello, opposto, di abbandonarla al suo fato. Certo, e ormai Storia, avrebbe dovuto essere ricordato come, posto di fronte a tale alternativa, a dispetto di quasi tutti i propri pari, egli aveva deciso di seguirla, in una via che chiunque avrebbe giudicato suicida e che, ciò nonostante, non lo aveva inibito, non lo aveva arrestato. Altrettanto certo, comunque, avrebbe dovuto essere considerato come non per primo egli si fosse gettato in tal cammino, semplicemente seguendo, apparentemente imitando, l'ardire espresso da Be'Tehel, lo stesso mercenario shar'tiagho che, pur non dimostrando timore nel restare accanto a lei nel momento del pericolo, ora stava paradossalmente palesando sì tanta viltà da invocare continuamente la morte della stessa donna guerriero. Proprio a tal riguardo, nel merito del comportamento della particolare figura di quel suo sodale, che, dopotutto, era stato in grado di conquistarsi la sua ammirazione, la sua fiducia, nonché un sincero credito d'onore nei suoi stessi riguardi nell'esser ritornato sui propri passi per soccorrerlo in un momento di difficoltà, il figlio del deserto stava provando sincera difficoltà a raggiungere una qualsivoglia conclusione di sorta, nel non riuscire a comprenderne le ragioni, nel non riuscirne a giustificare l'eccessiva sete di morte da lui dimostrata al momento stesso della caduta di Midda sotto gli effetti della droga.
Possibile che l'ammirazione necessariamente da anche da lui provata nei riguardi di quella donna fosse mutata, tanto repentinamente, in un simile odio viscerale? O, più banalmente, che tutto lo stesso coraggio prima offerto nel seguirla nella fossa degli scorpioni, ora lo stesse obbligando a rifuggire l'eventualità di uno scontro con lei, nel paventarne l'ira, la possibile e sicuramente violenta reazione che da lei sarebbe potuta alfine scaturire in contrasto a tutti loro?

« Andiamo… » concluse lo stesso Be'Tehel, ritrovatosi moralmente a capo della maggior parte dei compagni ancora rimasti nel loro gruppo, nel sostenere la necessità di liberarsi rapidamente della Figlia di Marr'Mahew disinteressandosi a qualsiasi vincolo morale o professionale nei confronti del loro mecenate « … non desidero assistere alla morte di una donna straordinaria… » soggiunse, in un filo di voce, restando perciò ignorato praticamente da tutti, nella sola eccezione del suo principale interlocutore, ben attento a ogni suo singolo respiro in conseguenza del confronto appena vissuto.
« Una donna straordinaria della quale non dimostri esitazione a pretenderne la morte... » osservò l'altro, iniziando ad allontanarsi dalle prigioniere e, approfittando di ciò, per rivolgersi a lui, ancora in un leggerissimo alito, non volendo dar vita a una nuova discussione e non desiderando rendere partecipi altri di quel loro dialogo « … non ti pare un comportamento privo di qualsivoglia coerenza? »
« Quanto tu chiami "incoerenza" io preferisco definirla "prudenza". » rispose lo shar'tiagho, offrendo dimostrazione di ben apprezzare la complice discrezione riconosciutagli « Ogni istante di tempo che trascorre, mi trovo a essere sempre più convinto di aver compiuto un madornale errore nell'accettare di schierarmi contro di lei… e, in questo, non posso evitare di riservarmi infantile paura nell'immaginare l'eventualità di dovermi infine porre schierato in campo aperto, a combattere per preservare il mio diritto alla vita in contrasto al suo. »
« Preferisci quindi che sia qualcun altro… o, meglio, qualcos'altro, a impegnarsi in tua vece per la sua distruzione? E' questo ciò che voi shar'tiaghi amate definire civiltà? » polemizzò Ma'Sheer, non negando al proprio animo innegabilmente estraneo a quella civiltà, per quanto ormai addomesticato a essa, di riemergere con prepotenza innanzi a tali discorsi per lui giudicati quali assurdi, privi di ogni fondamento.
« Sì… la stessa civiltà che prevede che degli uomini come noi due possano legittimamente essere pagati per uccidere una persona e derubarla dei propri beni. » sorrise amaramente Be'Tehel, non cercando di nascondersi dietro alcuna ipocrisia di sorta là dove, comunque, quell'intero discorso avrebbe potuto essere, suo malgrado, considerato ricolmo di bigotteria, la stessa, tuttavia, per merito della quale soldati di ventura loro pari erano usualmente in grado di trovare lavoro, di vendersi al miglior offerente.

Un ultimo triste sguardo, un laconico addio fu, forse proprio in conseguenza a quelle parole, gettato da entrambi quasi in contemporanea in direzione del soggetto di tale quieta conversazione, ormai lontano da loro, abbandonato, insieme alla guardia cittadina sua alleata e al cadavere del loro compagno da lei ucciso, al centro di quella grotta abbandonata, là dove a breve, al calar del sole oltre l'orizzonte occidentale, sarebbe stato raggiunto da una nuova compagnia, indubbiamente meno gradevole rispetto alla loro.

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