11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 5 agosto 2010

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I
n effetti, nel voler offrire fede alle parole pronunciate dalla stessa Ras'Jehr, in tal breve arco di tempo il caro Be'Sihl avrebbe dovuto raggiungere quella città, in una scadenza nel confronto con la quale alcuna esitazione, alcun dubbio, la donna guerriero si era riservata nell'accettare la missione allora propostale da lord Be'Gahee, per merito della quale avrebbe potuto ovviare ad attendere quietamente in città l'arrivo dell'uomo, con tutte le questioni psicologiche collegate a tal momento, le stesse che in quell'ultima notte le avevano già reso incredibilmente difficoltoso il riposo. Tuttavia, a distanza di quasi tre settimane da quella stessa scadenza, dell'arrivo del locandiere ella non aveva avuto ancora alcuna notizia, in un ritardo giustificabile attraverso poche alternative, quali un errore di valutazione da parte della giovane guardia, un ripensamento da parte dello stesso Be'Sihl, o, peggio, l'occorrenza di particolari eventi tali da rallentarne il viaggio al punto tale da raddoppiare i tempi previsti per il compimento del medesimo.

« Non temere… purtroppo non sono così fortunata da potermi liberare tanto facilmente di te. » sospirò la guardia, con tono scherzoso, nell'escludere comunque in tali termini l'eventualità propria di un abbandono da parte del cugino dei propri propositi sentimentali « Ho ricevuto sue notizie giustappunto qualche giorno fa: a causa di alcuni imprevisti lungo il cammino, è stato costretto a sostare in una villaggio a metà strada. A suo dire, almeno nei termini di tale missiva, sarebbe lì rimasto bloccato per almeno un paio di settimane, giustificando ampiamente, in tal modo, il suo attuale ritardo. »
« Comprendo… » annuì la mercenaria, ringraziando implicitamente, in tal gesto, la propria interlocutrice per le informazioni così garanti tele « … gli dei hanno voluto assicurargli, in pratica, il ritardo utile a permettermi di struggermi un po' al pensiero del suo arrivo. » commentò, subito dopo, storcendo le labbra per l'ironia intrinseca in quella sfortunata e avversa sorte, probabilmente più che meritata in conseguenza alle sue colpe, ai suoi peccati in involontaria avversione allo stesso locandiere.

Giunte, nel mentre di tali parole, innanzi a un edificio, come di consueto, almeno entro i limiti di quel regno, privo di serrature, catenacci o quant'altro a ornare la porta d'ingresso e utili a mantenere una netta separazione fra l'interno e l'esterno, accessori presenti unicamente in qualche rara stanza d'ostello allo scopo di accontentare le esigenze di potenziali clienti esterni alla mentalità shar'tiagha, la giovane guardia cedette cortesemente il passo alla compagna, invitandola all'interno della propria dimora e riflettendo, nel contempo di tal gesto, di simile premura, sull'ultima affermazione così scandita, utile, forse, a rispondere a una domanda da lei già proposta e, ancora, rimasta senza risposta.

« Uhm… » commentò Ras'Jehr, arricciando le labbra con fare pensoso « E' quindi tale pensiero che ti ha privata del sonno questa mattina, causando il nostro stesso incontro? »
« Invero, sola colpevole del mio risveglio è stata la luce di una nuova alba, in conseguenza della mia abitudine a non riservarmi possibilità d'indolenza a letto ove altre priorità, altre esigenze potrebbero richiedere la mia attenzione. » puntualizzò la donna guerriero, accettando la cortesia offertale e avanzando all'interno dell'edificio di proprietà della giovane guardia, osservando sinceramente incuriosita le forme di tale abitazione e il suo arredo interno, nel cercare di meglio comprendere qual genere di persona potesse realmente celarsi dietro alla maschera di indifferenza a lei normalmente riservata « Tuttavia, non posso che ammettere come tali preoccupazioni, tali riflessioni, abbiano impegnato a lungo la mia notte, al punto da non permettere ai miei due aggressori la conquista di alcun fattore di sorpresa, nell'offrirmi loro sciaguratamente più che desta. Credo che, addirittura, in assenza del diversivo così riservatomi, nonché della successiva, tremenda noia donatami dalle guardie tue pari accorse per arrestare i due, probabilmente avrei trascorso un'intera notte insonne… »

L'interno della casa di Ras'Jehr, almeno in quella prima area destinata a una duplice funzione di ingresso e di soggiorno principale, si presentò allo sguardo della Figlia di Marr'Mahew qual esatto opposto al carattere da lei sino ad allora proposto, presentando un ambiente non rude, non frugale, morigerato qual pur ella si sarebbe potuta attendere di ritrovare, quanto, piuttosto, un quadro sì modesto ma, al contempo, ricco di luci e di colori, capace di dischiudere una finestra sull'animo della sua proprietaria, di colei che lì aveva posto propria dimora, più di qualsiasi parola, più di qualsiasi presentazione.
Accedendo, infatti, a quelle che, fino a prima dell'incendio da lei stessa lì scatenato, erano state le stanze proprie della mercenaria all'interno della locanda di Be'Sihl, a Kriarya, chiunque sarebbe lì stato accolto da un ambiente estremamente minimale nel proprio stesso arredamento, e privo di qualsiasi dettaglio fine a se stesso. Uno spoglio spettacolo nel confronto con il quale estremamente semplice sarebbe stato cogliere un assoluto disinteresse, nell'animo della stessa donna guerriero, a riguardo di quanto usualmente considerato piacevole o gratificante, là dove particolarmente diverse, del resto, erano per lei considerate attività di svago, quali le costanti sfide a qualsiasi pericolo considerato insormontabile o, più banalmente, una qualche appassionata rissa da taverna.
Al contrario rispetto a lei, altresì, quella giovane guardia, pur seriamente votata al proprio compito e, almeno nel rapporto con lei, particolarmente austera, nel semplice ingresso alla propria dimora già avrebbe potuto manifestare una più semplice, e probabilmente sana, relazione con la realtà, con le sue dinamiche e i suoi valori, tali da non ricercare nella guerra il proprio solo scopo di vita, quanto, piuttosto, nel godere dei frutti della pace, la stessa pace per difendere la quale, probabilmente, aveva abbracciato ben volentieri la propria professione all'interno di quella città. Tappeti multicolori, in toni sempre brillanti, sempre accesi, erano sparsi in maniera apparentemente disordinata, ma sostanzialmente studiata, a coprire ogni angolo del pavimento sotto ai loro piedi, accogliendo sopra le proprie morbidi superfici numerosi mobili non ricercati in materiali pregiati, non ornati da ricchi intarsi e innesti in avorio, ma, comunque, estremamente eleganti, gradevoli e evidentemente dotati di una loro specifica ragione, una quieta connessione tale da non farli lì apparire quali semplicemente posti e abbandonati privi di reale scopo, quanto, piuttosto, ancora una volta accuratamente ricercati nelle proprie motivazioni, nelle proprie utilità. Un carattere allegro, vivace, che pur era abituato a costringersi entro severi canoni di comportamento, di condotta, sarebbe potuto essere quello così presentato da tale ambiente, che, ancora, non mancava di riservare nuove occasioni di sorpresa, nuovi stimoli alla curiosità della sua attuale ospite e osservatrice, gli occhi della quale non mancarono di scorrere rapidamente ogni statuetta, ogni decorazione preposta ad adornare e rallegrare, ulteriormente, quel particolare contesto, primo fra tutti un originale tendaggio, posto a chiusura di entrambe le finestre lì presenti, formato da numerosi frammenti di vetro colorati, tali da risuonare come mille campanelle a ogni spostamento d'aria e da proiettare, all'intero della stanza, la luce del sole adeguatamente tramutata in infinite tonalità differenti. E, ancora, in una gabbia posta in un angolo di quello spazio rettangolare, nell'evidente scopo di decorare ulteriormente quel già ricco contesto, agendo a livello non solo meramente visivo, ma anche, addirittura, acustico, non avrebbero potuto essere ignorati una coppia di uccellini dal piumaggio colorato, già cinguettanti quasi in richiamo della loro padrona, nel richiederne la presenza o, forse, nel domandarle acqua o cibo, anch'essi affamati non diversamente da Midda in conseguenza al proprio risveglio.

« Thyres… » sussurrò quest'ultima, improvvisamente dimentica di ogni discorso precedente e conquistata, rapita addirittura, dalla bellezza propria di quell'ambiente, dello scenario al quale le era stata offerta immeritata occasione d'accesso, dedicando allo stesso maggior stupore di quanto avesse mai voluto concedere a maestosi palazzi reali o incredibili templi eretti in epoche ormai dimenticate « Tu abiti qui? » domandò, forse negando in tale retorica l'intelletto normalmente a lei attribuito, e pur non potendo evitare di offrir voce a tale questione.
« Sì… » confermò l'altra, seguendola all'interno dell'edificio, non cogliendo, inizialmente, le ragioni di tanta sorpresa nella propria ospite « E, se possibile, ti pregherei per tal ragione di lasciar fuori da queste mura qualsiasi velleità guerriera: qualsiasi danno sarebbe, dal mio personale punto di vista, privo di possibilità di risarcimento, nel valore affettivo legato a qualsiasi oggetto qui presente. »

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