11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 4 settembre 2010

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« P
er Thyres! » imprecò con convinzione la mercenaria, sgranando gli occhi al punto tale che essi sembrarono voler lasciare le loro medesime orbite, in conseguenza dello stupore derivante da quell'ultima affermazione riservatale « Tu sei… sposata?! » domandò, realmente sorpresa, disorientata, da un'asserzione pur pronunciata con assoluta naturalezza, qual solo sarebbe, dopotutto, potuta essere in quel particolare frangente.

Incerta, per un istante, rimase la giovane guardia nell'osservare la propria compagna di ventura, non sapendo in che termini poter interpretare tale questione e con essa i sentimenti della propria interlocutrice, in quel momento più prossimi allo scandalo che alla felice scoperta. Ovviamente ella non abbisognava, né nel merito del proprio matrimonio, né nei riguardi di qualsiasi altro aspetto della propria esistenza, dell'approvazione di Midda: tuttavia quell'improvvisa e inaspettata reazione la colse in contropiede, imponendole, addirittura, un certo imbarazzo, quasi avesse rivelato chissà quale assurda colpa.

« Err… mi giudichi forse tanto orrida da ritenere impossibile che io abbia trovato un compagno e amante, uno sposo e padre di mio figlio? » richiese ella, interrompendo il proprio silenzio, la propria quiete, non con tono polemico quanto, piuttosto, scherzoso, nel cercare di affrontare la questione in maniera propositiva, a voler concedere verso l'amata di proprio cugino quello stesso beneficio del dubbio che, in precedenza, non le era stato gratuitamente garantito.
« C-cosa?! » balbettò la donna guerriero, apparendo in ciò ben distante dalla figura abitualmente associata al suo nome, dall'immagine usualmente per lei propria, quella stessa che era stata capace di entrare, ancora in vita, nella leggenda, nel mito, e tanto controllata, sempre fredda e distaccata, da riuscire ad affrontare anche le insidie peggiori senza battere ciglio, senza mai scomporsi « No… aspetta… calma! » definì poi, cogliendo le parole dell'altra e il possibile fraintendimento da esse sottinteso nel merito delle proprie intenzioni, del significato dello stupore da lei così mostrato « Un attimo solo. » richiese, invocò, offrendo deciso dubbio sull'effettivo destinatario di tale invito, forse Ras'Jehr o, forse, se stessa.

Ovviamente lo stupore proprio della Figlia di Marr'Mahew non avrebbe dovuto essere inteso qual conseguenza di una presunta e supposta impossibilità per la cugina del proprio caro Be'Sihl di trovare marito, là dove, al contrario, la fiera bellezza e forza da lei dimostrata, era certa, avrebbero stuzzicato le fantasie di molti uomini, soprattutto all'interno del contesto proprio di Shar'Tiagh, là dove tanta emancipazione interiore, ancor prima che semplice ed effimera beltà esteriore, avrebbero reso quella giovane una preda più che ambita per chiunque.
No… non sulla possibilità per quella giovane e avvenente guardia cittadina di trovare marito, poneva le proprie radici la sorpresa dominante nella mercenaria, quanto un'altra ragione, un altro aspetto di quella stessa questione, che, nell'ultima, accennata asserzione, aveva ulteriormente enfatizzato, amplificato il disorientamento già particolarmente presente in lei.

« Innanzitutto… » riprese voce Midda, umettandosi le carnose labbra con la lingua in un insolito gesto di nervosismo « … non era mia intenzione suggerire una qualsiasi critica verso di te, né qual persona, né, tanto meno, qual donna, dal momento in cui la tua avvenenza, la grazia delle tue forme, non ritengo possa essere posta in discussione da alcuno. E, non di certo, da me… »
« Beh… adesso non esagerare. » sorrise la giovane, chinando gli occhi nel ritrovarsi a essere, ora, effettivamente imbarazzata per quel complimento, pur praticamente richiesto dalle sue stesse parole in senso contrario.
« Non sto esagerando. Io non esagero mai, ricordatelo. » negò l'altra, scuotendo appena il capo e ritrovando, fortunatamente, maggiore controllo, nel superare, lentamente ma inesorabilmente, il momento di iniziale smarrimento « In secondo luogo, per quanto la domanda appaia retorica, permettermi di cercare conferma a quanto le mie orecchie credono di aver sentito: tu sei sposata… e hai, anche, un figlio?! »
« S-sì... » affermò la shar'tiagha, dimostrandosi a sua volta così incerta nel dar voce a un'asserzione tanto banale, naturale, non diversa, nel confronto con il suo modo di confrontarsi con il Creato, dall'affermare che al giorno succede la notte e alla notte un nuovo giorno « Sono sposata… da cinque anni. E ho, anche, un figlio… già da due anni. » esplicitò, offrendo quei dati quasi attraverso essi potesse risultare più definita tale posizione.
« Thyres… » ripeté la donna guerriero, in conseguenza di tali parole, ancora concedendosi un istante di stupore e osservando in un misto di incredulità e ammirazione la propria compagna, quasi ella avesse appena dichiarato di aver vinto una disfida in contrasto a un dio immortale, onnisciente e onnipotente.

Un nuovo intervallo di silenzio, di quiete, non mancò di seguire quelle parole, nel mentre in cui, su un fronte, Midda si stava impegnando ad assimilare tali informazioni, riflettendo sulle implicazioni conseguenti alle medesime e, sul fronte opposto, Ras'Jehr stava ancora tentando, vanamente, di giungere a maturare una qualche consapevolezza di sorta nel merito delle ragioni a fondamento di tanto sbalordimento nella propria interlocutrice per una constatazione tanto semplice, per lei addirittura naturale.
Fra le due, dopo poco, fu ancora la giovane a ritrovare, per prima, voce, in conseguenza a un'ormai decisa volontà di dormire quella questione, di comprendere il perché di quel dialogo ai limiti del surreale…

« A costo di apparire veramente stupida... » premesse, storcendo le labbra e accarezzandosi, nel mentre di tali parole, l'avambraccio sinistro con il braccio destro, in un gesto conseguente più a una tensione nervosa che a un qualche prurito di sorta « … potresti, per bontà divina, chiarire per quale assurda ragione stai continuando a invocare la tua dea prediletta nel confronto con il mio stato di famiglia? Vi è forse qualcosa di non gradito alla tua attenzione in tutto ciò? »

Nulla, in effetti, avrebbe potuto essere considerato qual non gradito alla sua attenzione nelle parole della propria compagna, per quanto, probabilmente, il suo comportamento, la sua reazione, in quel momento, potessero lasciar fraintendere ipotesi in senso contrario, qual, forse, un turbamento, un disagio, se non, anche e persino, un disprezzo, per chi così rivelatasi moglie e madre, oltre che, semplicemente, donna e guerriero suo pari. Per tal ragione, Midda si impose di riprendere il controllo sulle proprie emozioni, sui propri sentimenti, per poter evitare che il conseguenza di essi, ai propri già numerosi errori, potesse aggiungersi anche quello di un'eventuale e prematura rottura della possibile amicizia così in sviluppo fra lei e la parente del suo amato, figura che, alla luce di quelle ultime rivelazioni, aveva improvvisamente acquisito un incredibile, smisurato valore esternamente al proprio rapporto innato con Be'Sihl e intrinsecamente, al contrario, alle proprie stesse scelte di vita, quelle, del resto, solo per le quali avrebbe potuto e dovuto essere giudicata, tanto nel bene, quanto nel male.

« Ti prego di perdonarmi se i miei modi, i miei gesti, i miei sentimenti, in questi ultimi istanti, possono essere apparsi ambigui, equivoci, lasciandoti temere da parte mia chissà qual genere di condanna… » scandì la Figlia di Marr'Mahew, con tono ormai ritornato completamente e definitivamente controllato, quieto, tranquillo, se non, all'attenzione di chi privo di confidenza con lei e con il suo essere, addirittura freddo al pari del ghiaccio proprio dei suoi occhi « Hai la mia parola, davanti a Thyres e a qualsiasi altra divinità da me rispettata, che mai è stato così in passato e mai, soprattutto ora, potrà essere in tal modo in futuro. »
« Non giudizio negativo, non condanna, infatti, è da parte mia, del mio cuore, della mia mente e del mio animo, nei tuoi confronti, innanzi alle tue scelte di vita o al tuo stato di famiglia. Al contrario. » continuò, prima che l'altra potesse avere occasione di commentare quelle prime parole « Da parte mia, in questo momento, è un'ammirazione assoluta, tale, addirittura, da sfiorare l'idolatria... »

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