11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 18 settembre 2010

981


N
on gradendo, in tal situazione, l'eventualità di offrire ai propri avversari il tempo di schierarsi in maniera più compatta ed efficiente in loro contrasto, Midda Bontor si proiettò nella direzione di quelle armi laser con la stessa foga, con il medesimo impeto con cui un tempo era solita contrastare meno sofisticati, e pur ugualmente letali, archi e balestre, consapevole di come, in una simile situazione, mantenere un qualsivoglia distacco fra sé e tale gruppo armato, avrebbe solo significato offrire loro un utile vantaggio, una possibilità di banale vittoria in sua offensiva. Al contrario, trasferendo la battaglia dalla media o lunga distanza al corpo a corpo, ella avrebbe obbligato quegli uomini e donne nero vestiti a rinunciare all'utilizzo dei propri fucili, in favore di altre risorse, nella pur vana speranza di prevalere in contrasto alla lucente lama della donna guerriero, già abbondantemente bagnatasi del sangue di innumerevoli nemici.

« Io vado. » definì ella, in un retorico avvertimento alla volta di Duva, rapidamente riponendo il cannoncino nella propria guaina sulla sua schiena nello stesso istante in cui le sue gambe già traducevano il proposito in azione, non riservando in tanta immediatezza alcuna eventuale possibilità al proprio ufficiale in comando di negare simile decisione, là dove, del resto, difficilmente una qualsiasi proibizione verbale in suo arresto avrebbe potuto impedirle di gettarsi nella mischia.

Una scelta coraggiosa, indubbiamente impavida, quella da lei così resa propria, nel confronto con la quale, tuttavia, non sarebbe potuta essere individuata alternativa migliore, dal momento in cui, innanzi a una simile furia, a una tale barbara carica quale quella offerta da quell'amazzone armata di una spada dalla foggia antica, alcun uomo o donna appartenenti a quella realtà di astronavi e armi da fuoco, di veicoli a lievitazione magnetica e di incredibili tecnologie, avrebbe potuto mantenere saldamente fermo il proprio cuore, irremovibilmente concentrata la propria mente, per proporre in sua risposta il colpo che pur avrebbe potuto arrestarla per sempre, avrebbe potuto negare il compimento di quella folle avanzata. Così, prima che qualsiasi laser potesse essere mirato al centro di quegli occhi azzurro ghiaccio, la proprietaria dei medesimi raggiunse i propri primi antagonisti e riversò contro di loro tutta la propria abilità guerriera, l'esperienza di troppe battaglie combattute in ogni genere di scenario, dimostrandosi simile a un fiume in piena, a un violento tornado, capace di spazzare via ogni cosa innanzi al proprio cammino senza la benché minima possibilità di salvezza, occasione di scampo.
Non ira, non collera, non rabbia avrebbe dovuto essere giudicata alla base di simile attacco, né avrebbe potuto essere letta sul suo volto, nei suoi occhi, dal momento in cui, al contrario, solo freddo distacco, assoluta indifferenza, si proponeva ancora lì presente così come pocanzi ella aveva dimostrato nel corso del dialogo fra Duva e Beri. In verità, nel profondo del proprio animo, al centro del proprio cuore, ella non si sarebbe, addirittura, potuta negare una certa gioia, un sicuro entusiasmo, un deciso piacere, fisico oltre che psicologico, per l'occasione così riconosciutale in immediata prosecuzione della sin troppo breve schermaglia con le guardie preposte a difesa del signorotto locale, dal momento in cui, per lei, la lotta non era solo una parte fondamentale della propria professione, ma una vocazione intrinseca del proprio animo. Drogata dalla propria stessa adrenalina, ella bramava simili, e ancor più impegnative, possibilità di scontro ogni giorno, ancor più di quanto mai avesse mai dimostrato ai propri compagni della Kasta Hamina di provare interesse per altri più consueti interessi e diletti, fra cui, banalmente, quelli propri della sfera sessuale: non nell'amore, quindi, ma nella guerra Midda sembrava raggiungere la propria pienezza, il proprio completamento, in una perversione tale da renderla, agli occhi di tutti, ancor più straniera di quanto sostanzialmente e concretamente già non fosse.

« Forza, miei cari. » incitò, improvvisamente, i propri avversari, appena ritraendosi da loro per non concludere troppo rapidamente quella lotta, il confronto lì in corso, quasi come una bambina golosa che, di fronte all'ultima fetta di un dolce, si costringe a frenare i propri appetiti per non consumarla senza averla adeguatamente assaporata, gustata « Sono certa che non è il meglio che sapete fare! »

Sebbene non nati, né cresciuti, a differenza della propria attuale controparte, in un mondo nel quale solo le armi bianche si ponevano impiegate a distinguere la vita dalla morte, gli otto nero vestiti non avrebbero potuto neppure essere erroneamente giudicati del tutto estranei al combattimento corpo a corpo, ove costretti, come in quel momento, a difendere il proprio domani senza l'ausilio delle proprie armi laser, troppo scomode e di difficile gestione a una distanza tanto ravvicinata.
Per tal ragione, una fitta selva di pugnali di inequivocabile natura militare, dalla doppia lama, dalla punta ricurva e dall'inequivocabile profilo seghettato in prossimità dell'impugnatura, utile in numerosi contesti primo fra i quali, indubbiamente, quello di strappare la carne della propria vittima una volta penetrato in essa, si schierarono in opposizione di quella lunga lama dai riflessi azzurri, dimostrandosi qual altrettanto arditamente rispetto a lei pronti alla sfida così richiesta. Il confronto allora proposto fra la spada bastarda e i sedici pugnali, due per ogni contendente nero vestito, sarebbe dovuto essere considerato solo in erronea apparenza dall'esito scontato, in quanto le sedici armi "minori", se pur di dimensioni inferiori e di manifattura ridicola rispetto alla loro sola controparte, si sarebbero indubbiamente riservate un'agilità, una destrezza, una velocità, necessariamente maggiore rispetto a quella naturalmente limitata dalle stesse dimensioni eccessive dell'altra, offrendo ai propri proprietari una possibilità di trasformare la posizione di apparente predominio della loro nemica in una, al contrario, di clamorosa disfatta.
Ciò nonostante, dove pur sincera e reale era tale eventualità, e dove pur privo di possibilità di critica era il loro addestramento, ugualmente difficile, potenzialmente impossibile, sarebbe stata per gli otto sconosciuti aggressori ancora dotati di coscienza, ipotizzare di sopraffare quella figura, forse umana e pur priva di ogni umano barlume, nei limiti della loro attenzione, per la propria incredibile capacità di gestione e predominio di quel conflitto, da lei, in apparenza, addirittura vissuto quale un semplice esercizio fisico, una sessione di personale allenamento nel confronto con la quale non aver nulla di cui temere.

« Questa indemoniata è peggio di una chimera… » gemette una giovane del gruppo, venendo sospinta quasi foglia al vento dalla forza della mercenaria, la quale, sebbene armata di una sola e ingombrante spada a una mano e mezza, sembrava riuscire a essere contemporaneamente presente su ogni fronte di quel combattimento « Non abbiamo speranza di farcela da questa parte… è meglio lanciare il segnale! »
« Tre ha ragione. » si dichiarò concorde un uomo, suo commilitone, nel tentare disperatamente di mantenere per qualche fuggevole istante in stallo l'arma avversaria, bloccandola nell'incrocio dei propri pugnali « Sette: il razzo… prima che sia troppo tardi. »

Ritrovandosi a essere impossibilitata a comprendere il significato dei discorsi, pur perfettamente a lei tradotti, condotti in tal modo da quei bizzarri avversari, ora giunti persino a apostrofarsi reciprocamente con dei semplici numeri in vece dei propri nomi, Midda arricciò le labbra con fare di disapprovazione, nel cogliere l'evidenza di essere ostacolata, in maniera estremamente effimera rallentata, nella propria volontà di raggiungere colui che giudicò essere identificato dal numero sette, prima che egli estraesse da una delle numerose tasche del proprio completo nero, una sorta di tuta militare non particolarmente più elaborata rispetto a quella da lavoro indossata dalla stessa donna guerriero, il piccolo razzo così evocato, subito esploso verso il cielo sopra le loro teste. Tale dardo, poco più grande dell'impugnatura propria dei pugnali lì bellicosamente dispiegati, conquistò rapidamente la propria meta, risalendo di oltre un centinaio di piedi sopra le loro teste prima di esplodere in una fontana di colori, dando vita al segnale così augurato da parte di Tre, evidentemente utile, se non, addirittura, necessario, per comandare a un altro gruppo loro pari il triste insuccesso già ammesso.
In conseguenza di tanto impegno a offrire simile trasparenza ai propri forse lontani compagni, un dubbio, fra molti, non poté allora evitare di prendere il predominio nella mente della donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color fuoco: quale, fra i due, ammesso che in tale conteggio avrebbe dovuto essere censito il totale dei gruppi partecipanti a quell'offensiva, avrebbe dovuto essere considerato di semplice distrazione, di banale diversivo, e quale, altresì, era stato scelto al fine di raggiungere un concreto obiettivo reale nel corso di simile attacco? E, ancora, quale, effettivamente, avrebbe dovuto essere giudicato un bersaglio tale da render necessario e utile l'impiego di tanti sforzi?!

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