11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 26 settembre 2010

989


« M
ia cara… con un bel faccino come il tuo, io sceglierei una carriera nel cinema, piuttosto che sprecare il mio tempo con una simile banda di bruti. » canzonò rivolgendosi verso una ragazza, probabilmente di una decina di anni più giovane di lei e per questo ipotetica e perfetta compagna del suo ammiratore respinto, facente sfoggio di lineamenti decisamente apprezzabili, molto raffinati e che, in ciò, ben poco avrebbero potuto avere a che fare con quel genere di vita « Ti prego… non costringermi a rovinartelo! » le suggerì, scuotendo il capo nel mentre in cui un tentativo di affondo a suo discapito veniva parato e respinto senza eccessivo impegno.
« Maledetta. » replicò la giovane, non offrendo la benché minima attenzione a tale avviso e, nuovamente, cercando di imporre offesa alla propria avversaria, ora cercando di dirigere, in suo contrasto, non tanto la lama del proprio pugnale, quanto, piuttosto, un calcio diretto alla bocca del suo stomaco.
« Oh. » commentò Duva, incrociando i polsi davanti al proprio corpo e bloccando, in tal modo, quell'attacco potenzialmente più efficace di ogni altro tentativo precedente, nel scegliere di modificare la tattica in sua ipotetica offesa dall'utilizzo dell'arma bianca ad altre risorse, con un proprio, intrinseco fattore sorpresa tale da poter sperare di raggiungerla e, in ciò, di porla a tacere « Complimenti per l'iniziativa… » si complimentò con l'altra, annuendo con convinzione « … purtroppo non è ancora sufficiente. » soggiunse immediatamente, nel trasformare la propria difesa in un'offesa e, in ciò, nell'afferrare con la mancina la gamba di lei solo per trarla a sé e riservare occasione al proprio pugno per andare a impattare con foga sul bel viso della stessa.

Immancabile, in conseguenza a simile sviluppo, non poté quindi venir meno la variegata offerta di una pesante serie di improperi rivolti in direzione del primo ufficiale della Kasta Hamina, parole estremamente violente in netto contrasto con la delicatezza un tempo propria del volto della giovane, dinnanzi alle quali, tuttavia, ella non dimostrò alcun interesse, commentando un fugace « Te l'avevo detto… » nel mentre in cui, nuovamente in movimento, si allontanò da lei per proiettarsi nuovamente sul fronte opposto del veicolo, a ricercare nuovi avversari, nuove possibilità di scontro, in quello che, non diversamente da quanto già era avvenuto con Midda, sembrava essere più affrontato come un momento ludico, ancor prima che una reale e violenta battaglia nel corso della quale la sua stessa morte stava venendo addirittura pretesa dai suoi avversari.
La questione, in grazia di un tale spirito in lei ad animare l'intero combattimento, quella sfida al tempo stesso estremamente violenta, e pur vissuta quale un giuoco, avrebbe potuto protrarsi particolarmente a lungo, forse anche all'infinito, ritrovando naturale e necessario limite unicamente nella resistenza di quel gruppo di uomini e donne nero vestiti. Tuttavia, fu proprio nel corso di un ennesimo rimbalzo alla ricerca di un nuovo fronte su cui combattere, che l'attenzione di quella coppia di occhi dorati venne inaspettatamente attratta nella direzione di un grosso sacco di stoffa scura, il quale, non potendo celare alla perfezione una certa e nota regolarità nella propria forma, rivelò a Duva un risvolto assolutamente inatteso in quella faccenda, tale da trasformare una semplice, se pur estremamente organizzata, azione d'aggressione a discapito dell'insediamento di Beri Vemil, in qualcosa di ben più complesso e spiacevole: un rapimento.

« Ma… cosa?! » sussurrò ella, concedendosi, innanzi a quella rivelazione, un pericoloso istante di distrazione, un'ingenuità potenzialmente letale per un guerriero impegnato in una battaglia qual quella che ella aveva pur così ricercato, aveva desiderato qual propria.

Di tale errore, di simile sciocco sbaglio, ella ebbe ovviamente subito di che pentirsene, dal momento in cui, approfittando di ciò, uno fra gli uomini presenti riuscì a ribaltare, finalmente, le sorti di quella battaglia, rinunciando all'utilizzo, sino a quel momento rivelatosi inutile, del proprio pugnale solo per gettarsi con violenza, con foga, contro quel piacevole corpo, scaraventandolo con violenza sul fondo del veicolo e lì, immediatamente, bloccandolo sotto il proprio peso, al fine di essere libero di incalzare a discapito della propria avversaria con tutte le risorse lì a sua disposizione, e, in ciò, iniziando quasi prevedibilmente, se non addirittura in maniera a dir poco scontata, con una fitta grandinata di solidi pugni, tanto sul volto, quanto sulla parte superiore del corpo di chi, sino a quel momento, si era fatta beffe di loro.
L'impeto così presente ad animare quell'attacco, tanto simile a folle desiderio omicida ancor prima che a semplice desiderio di rivalsa contro di lei, produsse un effetto terrificante, devastante, nel confronto con il quale, probabilmente, chiunque altro, uomo o donna, non solo non sarebbe riuscito a ipotizzare una qualsivoglia reazione, quanto, più, non sarebbe neppure riuscito a evitare un'immediata sopraffazione, una subitanea perdita di sensi in conseguenza della quale il proprio fato sarebbe risultato irrimediabilmente segnato, condannato. Nell'animo Duva, al contrario, per quanto tutt'altro che privo di aspri rimproveri per aver concesso tutto ciò, non venne fortunatamente mai meno un fondamentale, gelido controllo sulla situazione, sul proprio attuale stato, tale da consentirle, quasi con indifferenza alle tremende sensazioni di dolore ora a lei comunicate da un'ampia parte del proprio corpo, di reagire con sufficiente prontezza, a evitare una resa altrimenti letale. E così, dopo una prima dozzina di colpi subiti in maniera del tutto inerme, ogni muscolo del suo agile corpo ritrovò improvvisa tensione, rivoltandosi in contrasto alla promessa di morte lì offertale dal proprio antagonista e, con energia incredibile, sbalzandolo lontano dal proprio corpo, a interrompere l'assurda sequenza di pugni che già aveva trasformato il suo gradevole viso un una tumefatta maschera di sangue.

« Dannazione. » sputò sangue, storcendo le labbra verso il basso « E' proprio vero che la cavalleria è definitivamente morta e sepolta… »

Duva odiava se stessa per aver permesso quel sacrilegio contro il tempio rappresentato dal proprio stesso corpo e, in ciò, odiava naturalmente i propri blasfemi avversari per la medesima ragione. Ciò nonostante, la scoperta della vittima innocente presente a bordo del veicolo, impedì alla donna di attuare una fugace idea estremamente pericolosa, e pur in quel momento particolarmente affascinante, di porre nuovamente mano alla propria arma al plasma e, con essa, far saltare tutto in aria.
Impossibilitata, per tale ragionevole limite, a ricercare soddisfazione in quella via decisamente distruttiva, alla donna dagli occhi dorati non restò altro che supporre di riprendere la lotta là da dove era stata interrotta, decisa, tuttavia, a non frenarsi più così come, dopotutto, aveva fatto sino a quel momento, e a colpire senza esitazione quel gruppo di nero vestiti al solo scopo di arrecare loro più dolore possibile. Purtroppo, nella pur effimera esitazione che, ancora una volta, si era concessa al pensiero di ricorrere al proprio fucile, ella aveva riservato tempo e occasione ai propri nemici di riorganizzarsi, schierandosi rapidamente attorno a lei animati dall'unica volontà di porre fine a quello scontro il più rapidamente possibile, esattamente come sarebbe stato nel ricorrere alle proprie armi laser, in un bersaglio ora impossibile da mancare data l'estrema vicinanza. Non attorno all'idea di una nuova offensiva, per simile, solida ragione, il primo ufficiale della Kasta Hamina fu così costretta a concentrarsi, quanto, piuttosto, alla rapida evasione da una sentenza di morte per lei lì già emessa: tendendo nuovamente tutti i muscoli del proprio corpo, nello stesso modo già posto in essere allo scopo di liberarsi del proprio candidato boia, con una mossa agile e naturalmente elegante, ella riuscì così a catapultarsi lontana dalla posizione attualmente propria, anticipando l'azione dei laser, prima che gli stessi potessero lì inchiodarla per sempre.
Ma dove anche, nella propria reazione, ella era appena riuscita a riservarsi effettiva possibilità di evasione dal loro attacco, il ristretto spazio comunque concessole a bordo di quel veicolo, non le permise di potersi considerare al riparo dall'azione omicida dei propri avversari, indubbiamente non riservandole ormai grandi possibilità di manovra.

« Uccidiamola! » gridò una voce fra tante, nel gruppo di aggressori, tutti incitati, in quel momento, dall'apparente e certa vittoria sulla donna a riservarle il peggiore fato possibile, prima che ella potesse riprendere il paradossale e grottesco balletto precedente.

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