11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 30 settembre 2010

993


A
lcuna ulteriore risposta fu proposta dall’uomo verso la propria seconda moglie, nella consapevolezza di quanto insistere a tal riguardo sarebbe stato solo una vana perdita di tempo e di fiato. E, in verità, addirittura immobile, oltre che ormai privo di ogni altra eventuale volontà di dialogo, egli permase innanzi a lei, almeno sino a quando ella non si allontanò da lui, rinunciando a impegnarsi ulteriormente in quel confronto nel quale gli era così stata riconosciuta quieta vittoria.

Solo qualche istante dopo l’uscita di Duva dall’ambiente che avrebbe potuto essere considerato l’ufficio del capitano della Kasta Hamina, all’interno del quale egli era solito cercare estraneazione dall’universo a sé circostante quando necessario, in pratica uno stanzino dalle proporzioni quasi claustrofobiche inizialmente concepito quale una specie di sgabuzzino, Lange Rolamo, sembrò ritrovare una qualche ragione di animazione, muovendosi lentamente, con flemma quasi, allo scopo di aprire un cassetto della propria scrivania ed estrarre dal medesimo un paio di cornici d’argento, lì usualmente celate allo sguardo, nascoste alla vista, e pur mai allontanate, in conseguenza di ciò, dal proprio cuore, guidandole sino a posizionarsi accanto a una terza loro compagna, altresì già presente su ripiano dello stesso scrittoio.
Tre cornici per tre foto: tre foto per le tre donne protagoniste della sua vita. E, nel loro confronto, i suoi occhi divennero subito lucidi, la sua gola sì serrò al punto tale da soffocarlo, quale ineluttabile conseguenza dell’emozione, dell’enfasi dei sentimenti, che non poterono, né mai sarebbero potuti, essere negati, risalendo dal profondo del suo petto e costringendolo a coprirsi le labbra con il dorso della mano destra, quasi attraverso di esse sarebbe potuto altrimenti fuggire il suo stesso cuore.

« Dannazione… » gemette, a denti stretti.

Kasta era stata la prima: il suo grande amore, la donna che, ai suoi occhi ancora giovani e, forse, inesperti nel confronto con la vita e le sue severe regole, aveva incarnato in sé ogni dote, ogni qualità, ogni pregio e che, nella propria prematura dipartita, era ascesa a un ruolo etereo, addirittura quasi divino. Ella era dolcezza, bellezza, grazia, e pur, anche, sensualità, erotismo, passione, proponendosi quale la personificazione della femminilità più classica, di quel genere di ideale di donna tipico di antiche ballate, proprio delle principesse delle fiabe più classiche e delle grandi epiche, quel genere di icone per le quali si sarebbe affrontato qualsiasi pericolo, si sarebbe sfidato qualsiasi mostro, si sarebbe combattuta qualsiasi guerra. Ben diverso era, in tutto ciò, nel suo modo d’essere e di agire rispetto a Duva, nel proporsi priva della medesima carica guerriera, della sua aggressività, e, nonostante questo, non più debole, non seconda rispetto a lei sotto alcun aspetto, nel dimostrarsi, ove possibile, addirittura più forte, più coraggiosa di lei proprio in conseguenza della sua intrinseca fragilità.
In effetti, dal suo personale punto di vista, il comportamento della sua seconda moglie, protagonista della seconda cornice lì ora esposta, non era divenuto di tanto difficile gestione in diretta conseguenza al suo terzo matrimonio e all’ingresso nell’equipaggio della Kasta Hamina della sua nuova compagna, dal momento in cui era sempre stato così ironico, spesso sarcastico e mai accomodante, anche nei primissimi giorni della loro relazione, all’origine del loro amore. Probabilmente, addirittura, era stato proprio in virtù della tenacia da lei dimostrata, della sua fermezza nelle proprie posizioni, nei propri principi, nelle proprie idee, che ella era riuscita a incuriosirlo, prima, irretirlo, poi, e conquistarlo, alfine, infrangendo con energia, con determinazione, il guscio entro il quale egli aveva cercato rifugio dopo la perdita della sua amata Kasta e del primogenito mai purtroppo conosciuto. Duva era sempre stata, ed, egli sperava, sempre sarebbe rimasta, una forza della natura, incapace di concepire l’idea stessa di limite, di confine, e dotata di sufficiente carisma per potersi permettere tale indifferenza verso ciò che per chiunque altro, usualmente, sarebbe stato un salto nel vuoto, un balzo verso l’ignoto, e solo un folle non sarebbe potuto essere attratto da lei, vittima di quella stessa malia, per quanto insana, tipica di una falena nel confronto con le fiamme.
In un simile panorama, colei che, per indubbio diritto matrimoniale, possedeva in quel momento il posto d'onore sulla sua scrivania, Rula, avrebbe probabilmente potuto essere giudicata, dai più, quale un semplice pezzo da collezione, un nuovo, e più giovane, giocattolo da lui scelto per pur sfizio personale, così come, senza troppi giri di parole, era appena stata additata essere. Impossibilitata a qualsiasi confronto tanto con Kasta, quanto con Duva, non possedendo né le eteree doti della prima, né le qualità guerriere della seconda, la giovane poco più che ventenne, con il proprio sincero sentimento verso di lui, era stata comunque in grado di compensare il vuoto lasciato nella sua vita dopo la morte dell'una e il divorzio con l'altra, con dimostrazione di incredibile coraggio e maturità non comuni, non solo accettando con assoluta tranquillità l'idea di non essere la prima compagna di un uomo con più del doppio dei suoi anni sulle spalle, ma, anche, non disapprovando neppure il pensiero di dover essere destinata, a tempo indefinito, a condividere comunque l'attenzione del proprio sposo con la sua precedente moglie, ove questa, per il proprio ruolo a bordo della Kasta Hamina e la propria comproprietà della medesima, non sarebbe di certo uscita tanto rapidamente dalla sua vita. Proprio in ciò, Lange non riusciva a evitare di ammirare, e amare, anche la giovane Rula, ringraziandola, giorno dopo giorno, per quanto, dopotutto, stava riuscendo a compiere nella sua vita.

« … sono ancora capace di amare… o mi sto solo illudendo di saperlo fare?! » sussurrò, a completamento della precedente imprecazione, ora osservando le tre cornici e, ciò nonostante, non rivolgendo la propria attenzione alle foto custodite al loro interno, quanto, piuttosto, al riflesso presente sulla superficie di tutte e tre… la propria immagine.

Il volto che il capitano della Kasta Hamina si ritrovò così a osservare fu quello di un uomo decisamente maturo, al quale difficilmente sarebbe potuta essere attribuita un'età inferiore a quella effettivamente propria in conseguenza di uno sguardo particolarmente superficiale. Nonostante una folta chioma ancora coprisse ogni punto del suo capo, senza offrire segno alcuno di calvizie incipienti così come un taglio sufficientemente corto non avrebbe mai potuto celare, e un altrettanto folta barba ne ornasse il volto, il grigio ormai più prossimo al bianco che al nero proprio di tale presenza non avrebbe mai potuto concedergli una qualche parvenza di gioventù, al contrario persino invecchiandolo più del dovuto. Al centro di tale, brizzolata cornice, tuttavia, due profondi occhi completamente neri avrebbero negato ogni ipotesi di vecchiaia, ogni erronea supposizione nel merito di una sua qualche eventuale debolezza conseguente a un'energia per lui non più propria, nel mostrare, al contrario, senza timidezza alcuna, una luce decisa, audace ed estremamente carismatica. Caratteristiche, quelle proprie di tali occhi e delle emozioni da essi così trasmesse, capaci di trasformare quel volto dalle forme comunque non completamente svelate, in conseguenza della presenza della stessa barba, in un affascinante quadro di virilità, di fronte al quale difficilmente una donna avrebbe voluto sottrarsi. Riflettendo, poi, l'irriverente mascolinità propria di quello sguardo, il suo corpo non avrebbe potuto dispiacere, né mai aveva dispiaciuto, un'eventuale attenzione femminile, mostrandosi ancora, nonostante il traguardo dei cinquant'anni fosse ormai stato superato, quale perfettamente formato, gradevolmente proporzionato nelle misure a lui riservate da un continuo allenamento, da una vita trascorsa, nonostante il proprio ruolo a bordo della sua nave, non in uno stato di indolente ozio, quanto di attivo comando, schierandosi, quando necessario, per qualsiasi genere di impresa, sempre in prima fila davanti a tutti i suoi uomini.
Nel confronto con una simile presenza, non difficile sarebbe stato accettare l'idea di ben tre matrimoni a suo carico, in ogni occasione con donne sempre giovani, sempre dotate di indubbia bellezza e viva intelligenza, nonostante il suo costante e irrefrenabile avanzamento verso la vecchiaia. Tuttavia, proprio simile constatazione, tale pensiero, era quello che pur tormentava il suo animo in occasioni quali quella, lasciandolo indubbio sulla sua effettiva capacità ad amare e, in ciò, sulla misura entro la quale avrebbe mai potuto considerare meritato l'affetto e l'amore di cui donne come Duva o Rula lo investivano.

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