11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 7 settembre 2010

970


P
arole spaventose, terribili, quelle allora offerte in replica alla giovane shar'tiagha, che non poterono che risultare ancor più enfatizzate nell'essere pronunciate da chi ancora macchiata del sangue degli avversari appena uccisi sul proprio viso, sulle proprie mani, e, più in generale, sul proprio intero corpo, per quanto ora nuovamente coperto da comode e larghe vesti tipiche dei predoni del deserto. Parole, tuttavia, che avrebbero dovuto essere accolte quali estremamente sincere, nel non tentare di celare, di mascherare, di dissimulare quanto, inevitabilmente, sarebbe occorso al loro ritorno a Teh-Eb.
Ben lontano dall'animo e dalla mente dalla donna guerriero, infatti, avrebbe ormai dovuto essere considerato un qualsivoglia, e pur naturale, desiderio di requie, come ella stessa dimostrò tempo dopo, nel momento in cui, al termine di un lungo peregrinare, le due compagne giunsero alfine in vista della bramata meta.

« Che tutti gli dei e i loro sacri nomi possano essere benedetti per quanto hanno concesso al mio sguardo di tornare a osservare, animando il mio cuore di una gioia priva d'eguali! » esclamò Ras'Jehr, nel riconoscere immediatamente le forme della propria città natale, dell'urbe entro le vie della quale non solo era cresciuta, ma, anche, si era innamorata, si era sposata ed era divenuta madre.
« Ora posso anche permettermi di dirlo: molte, in questi ultimi giorni, sono state le occasioni in cui ho temuto di non poter più tornare a osservare questo paesaggio, che hai miei occhi non può che apparire qual il migliore fra tutti i mondi possibili. » proseguì con le lacrime agli occhi in quel proprio, personale cantico di ringraziamento verso l'intero pantheon adorato dalla propria gente, intimamente giubilante innanzi a quei cari confini, all'interno dei quali, era certa, il suo ritorno stava venendo atteso da lunghi giorni, giorni scanditi da ore che dovevano essere parse simili a settimane, nella preoccupazione, nell'ansia che inevitabilmente doveva aver colpito la sua stessa famiglia in conseguenza alla sua scomparsa « Lode… lode a tutti gli dei per questo meraviglioso giorno, del quale, nella loro infinita benevolenza, hanno voluto concederci occasione di godere. »
« Gioisci con me, amica mia… perché il nostro penare sta per trovare, alfine, la propria neces… » tentò di invitare la compagna a condividere quella felicità, salvo rendersi conto, con imbarazzante ritardo, di essersi ormai ritrovata a parlar da sola « … Midda?! » cercò allora di richiamarla, suo malgrado vanamente.

Non riservandosi, diversamente dalla propria alleata e complice di quegli ultimi eventi, di quell'ormai conclusa disavventura, alcuna occasione di festosa celebrazione per il successo ottenuto, qual pur semplice espressione di un sollievo assolutamente legittimo, di una ritrovata speranza nel domani dopo un eccessivamente prolungato smarrimento psicologico, emotivo, spirituale e fisico, la Figlia di Marr'Mahew interpretò altresì l'occorrenza di quel tanto atteso risultato qual segnale a sé rivolto dal fato per il compimento di quanto era stato da lei abbracciato qual missione. Per tal ragione, nel ritrovarsi a essere posta innanzi a tale orizzonte, Midda non si riservò la benché minima esitazione, non rallentando il passo del proprio destriero ma, addirittura, spronandolo a proseguire con maggiore foga verso la medesima città, distanziando la povera Ras'Jehr e lasciandola, in ciò, impegnata a condurre un monologo, ancor prima che prender parte a un possibile e desiderato dialogo.
Quel gesto, quel desiderio di rapido ricongiungimento con le imponenti mura della città, atto che pur avrebbe potuto offrire spazio a molte legittime interpretazioni, non sarebbe tuttavia dovuto essere equivocato, dal momento in cui ella non si stava proponendo qual semplicemente animata da un desiderio di ritorno alla civiltà, o, ancora, da una qualche bramosia volta a ricevere le necessarie cure di cui indubbiamente il suo corpo abbisognava da uno o più cerusici, o, ancora e più semplicemente, dal per lei abituale sogno di una tinozza traboccante di calda acqua schiumosa, all'interno della quale immergersi e nel cui abbraccio poter ripulire e riposare le proprie stanche membra: nulla di tutto questo aveva, in quel frangente, vagamente sfiorato la coscienza, l'interesse, della donna, nella cui mente, innanzi alla cui volontà, al contrario, si era stagliato un solo obiettivo, un'unica più dettagliata meta all'interno di quell'ampio contesto urbano. Una meta che, purtroppo, Ras'Jehr non ebbe difficoltà alcuna a intuire, nel ritrovare allora memoria del sanguinario impegno da lei precedentemente contratto…

« Fermati Midda… per carità divina! » gridò la giovane, spronando a propria volta l'equino sodale a cui si stava offrendo affidata in quel momento e, in ciò, gettandosi all'inseguimento della compagna, ormai del tutto disinteressata al resto della comitiva di splendide bestie che pur avevano condotto al loro seguito attraverso il deserto, da dopo l'incontro con i predoni.

In tal corsa, la giovane cugina di Be'Sihl si ritrovò a essere così sospinta dalla sola volontà di impedire all'amica un gesto che, nel migliore dei casi, l'avrebbe vista incriminata qual pluriomicida e condannata al lavoro nelle miniere per almeno qualche secolo, e che, nel peggiore, l'avrebbe altresì vista massacrata dai suoi stessi avversarsi, in conseguenza della debolezza che pur avrebbe dovuto contraddistinguere la donna guerriero in quel frangente.

« Non sei a Kofreya… non sei nelle terre barbare da cui provieni! » la rimproverò, quasi con rabbia nel confronto con tanta ottusità, con simile sorda assenza di reazione ai suoi inviti, ai suoi richiami volti all'affermazione della ragione sull'istinto « Non puoi davvero credere di poter raggiungere la dimora di una delle più nobili famiglie di Teh-Eb e sterminarne i rappresentanti, quasi ciò fosse la cosa più naturale da compiere. Non è possibile. Neppur per vendetta! »

Ma a nulla valsero le grida della figura sua amica, così come a nulla, egualmente, valse l'intervento degli uomini e delle donne, guardie cittadine al pari della stessa Ras'Jehr, che si schierarono dinnanzi al vasto ingresso al perimetro interno della città, nel cogliere quell'ambigua figura, vestita qual un predone del deserto, in folle corsa verso di loro, verso l'ingresso da loro presidiato, e nel reagire d'istinto a tale possibile minaccia.
La carica impetuosa della bestia condotta dalla donna guerriero, come ben presto apparve evidente a chiunque, avrebbe tuttavia potuto essere arginata solo nel sangue, e, per fortuna della stessa mercenaria, quella società si proponeva essere troppo assuefatta alle proprie regole, alle proprie leggi, al proprio viver civile, per poter supporre di reagire con adeguata violenza a una figura pur armata, qual ella, del resto, appariva in quel momento, nell'essersi ampiamente equipaggiata di quanto un tempo appartenuto ai medesimi proprietari delle vesti da lei ora indossate e dell'animale da lei ora cavalcato. Forte di tale ragione ampiamente prevista, ella riuscì in tal modo a penetrare all'interno di Teh-Eb, lasciando spiccare all'equino compagno un ampio salto al di sopra delle teste dei suoi possibili, e pur non desiderati, avversari, per proseguire senza freno alcuno verso il solo indirizzo che le era stato utile apprendere all'interno di quella città, in conseguenza del suo precedente rapporto di collaborazione con la famiglia lì avente dimora da numerose generazioni.
Sbalordite, attonite, confuse, non poterono che tristemente presentarsi, allora, le sentinelle da lei scavalcate con tanta indifferenza, quasi neppure fossero meritevoli di attenzione, ritrovandosi in virtù di tali sentimenti persino temporaneamente inibite nell'offrire qualsiasi ulteriore reazione, fosse anche un semplice grido d'allarme per avvisare di quanto stava allora avvenendo. Uno smarrimento dal quale, però, furono presto tutte richiamate all'arrivo di una seconda presenza del tutto assimilabile alla prima, la quale, diversamente dalla medesima, non solo arrestò la corsa del proprio cavallo innanzi a loro, ma, persino, si affrettò a presentarsi, per facilitare la propria identificazione anche ove, in verità, non sarebbe stato necessario.

« Sono Ras'Jehr Noch-El, guardia cittadina… » esclamò, nel mentre in cui il suo animale reagiva alla brusca frenata, e alle presenze armate schierate sul proprio cammino, innalzandosi sulle zampe posteriori e nitrendo fragorosamente « … vi prego di non pormi domande di sorta e di fidarvi di me: è in giuoco la vita di numerose persone, nonché della sorte di una mia parente. Presto, seguitemi! Dobbiamo raggiungere la dimora del nobile Be’Gahen prima che sia troppo tardi! »

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