11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 6 settembre 2010

969


I
n qualità di comune e fallibile essere umano, creatura mortale condannata, sin dal momento del proprio concepimento, a essere necessariamente limitata, Midda avrebbe potuto definir proprie molte colpe, mancanze, difetti, ma fra esse non avrebbe mai potuto meritarsi d'esser indicata qual stupida o, ancora, arrogante. Per questa ragione, al fine di non iniziare a dimostrarsi, per la prima volta nella propria esistenza, stupida o arrogante, mai ella avrebbe potuto negare quanto Ras'Jehr, molto più di qualsiasi sua altra compagna di viaggio, di ventura, amica e complice, presente o passata, si fosse avvicinata a lei, non in virtù di incredibili risultati ottenuti, di mirabolanti imprese compiute, nonostante l'indubbia vittoria sulla sfinge, quanto piuttosto in conseguenza alla propria stessa predisposizione d'animo, alla propria stessa intima e personale essenza, per quanto ella fosse sicuramente ancor giovane e, sotto alcuni profili, forse priva di una matura consapevolezza che sarebbe giunta solo con il trascorrere degli anni. Neppure in Carsa Anloch, astuta mercenaria, implacabile combattente, alleata e avversaria in alcune delle sue ultime avventure, la Figlia di Marr'Mahew era stata in grado di avvertire una così concreta affinità, nonostante sin troppi aspetti della loro reciproca quotidianità le accomunassero, le rendessero eccezionalmente simili pur mantenendole complementari l'una all'altra: con quella giovane shar'tiagha, al contrario, qualcosa si era dimostrato effettivamente tale, qualcosa che, inizialmente, ella non era stata invero in grado neppur di percepire e che, al contrario, era risultato necessariamente evidente proprio nel confronto con la sfinge e, ancor più, in quanto occorso successivamente al medesimo. E se, in un primo istante, in conseguenza al proprio risveglio sotto la pelle della terribile creatura da loro uccisa, la donna guerriero aveva erroneamente supposto che in quella cugina di Be'Sihl potesse star rivedendo se stessa con qualche anno in meno, le successive rivelazioni l'avevano prepotentemente costretta a mutare idea e a ipotizzare di esser stata posta a confronto, forse per volere di qualche divinità, non con quanto ella era stata in passato, ma con quanto non avrebbe avuto il coraggio di sperare di poter divenire in futuro.
Fu proprio in virtù di simile consapevolezza, che pur in molti avrebbero potuto considerare folle, soprattutto ove rivolta in direzione di chi ancor poco più che sconosciuta, che la donna guerriero, già risoluta nel proprio consueto intento di sopravvivere, decise di non potersi concedere possibilità di sconfitta o, peggio, di resa, nella sfida con il deserto, nonché nella lotta contro il proprio stesso corpo martoriato dalle ferite infette e dalle gravi ustioni. Troppi, infatti, erano i compiti di cui si sarebbe dovuta far carico, prima di riservarsi anche solo l'eventualità di un nuovo svenimento come quello di cui già era stata protagonista.
Innanzitutto ella avrebbe dovuto assicurarsi di ricondurre a casa, dalla sua famiglia, dallo sposo e dall'erede, quell'inattesa compagna che il benigno fato le aveva voluto porre al fianco. Ove anche, probabilmente, Ras'Jehr non avrebbe abbisognato di lei per raggiungere tale scopo e, in effetti, avrebbe persino potuto considerarla di peso in quel particolare frangente, dal momento in cui la giovane non sembrava intenzionata ad abbandonarla, a separare il proprio cammino da quello dell'altra, ella non avrebbe mai potuto negarsi un obbligo morale nei suoi stessi riguardi, a non render quella decisione un sacrificio, quanto, piuttosto, una garanzia di riuscita, di successo.
Successivamente, suo compito sarebbe dovuto esser quello rivolto alla vendetta verso chi tanto aveva osato a suo discapito e, peggio ancora, a discapito di chi solamente colpevole di esserle stata accanto nel momento sbagliato. Se pur, in conseguenza all'attacco a lei rivolto nelle proprie stesse stanze, la donna guerriero aveva voluto offrire rispetto alle leggi locali, allo stile di vita shar'tiagho nel non ricercar da sola quella giustizia di cui in Kofreya e in molti altri regni avrebbe avuto legittimo diritto, niente e nessuno, al suo ritorno a Teh-Eb, avrebbe potuto impedirle di massacrare i suoi ex-compagni di ventura ormai suoi avversari, suoi volontari carnefici, e, dopo di loro, spingersi sino al loro mandante, al mecenate che aveva emesso una simile condanna a suo discapito nel desiderio di possesso di due stupide reliquie.
E, ancora, sua prerogativa sarebbe alfine dovuta essere quella di affrontare, dopo tanta incertezza, dopo troppi dubbi, il proprio amato Be'Sihl, a concludere un discorso mai incominciato e pur, ormai, improrogabile. Be'Sihl, ultimo sfortunato nome in quella sua lista di amanti ed ex-tali, per quanto diffidato, per quanto sospinto in senso contrario, non solo dalle parole, quanto più dai fatti, non si era voluto arrendere, non aveva voluto accettare la sua fuga ed, ella sapeva, si stava allora dirigendo verso la città. E sebbene alcuna certezza sarebbe potuta essere definita nel merito dei suoi inalterati sentimenti verso di lei, qual ragione di tal viaggio, di tal desiderio d'incontro e di confronto, solo uno stupida, solo una sciocca, avrebbe negato l'evidenza del sentimento a cui egli non desiderava rinunciare, non dopo oltre dieci anni di lunga attesa, quali erano stati i loro, un tempo equivalente a una vita intera, soprattutto in una realtà tanto caotica e pericolosa quale quella di Kriarya, cornice delle loro vite e del loro amore.

Come sempre nella propria vita, nel momento in cui Midda rendeva propria una missione, per vocazione o per denaro, nulla avrebbe potuto distoglierla dal compimento della medesima e nessun nemico avrebbe potuto frapporsi fra lei e il traguardo prefisso, che egli fosse umano o divino, mortale o immortale: così fu anche in quell'occasione, a seguito dell'acquisito impegno nel merito di quei tre saldi obiettivi.
Solo un triste fato di morte, pertanto, venne riservato a tutti coloro che, stolti, intervennero nel mentre del compimento dell'arduo percorso che ella e la sua compagna stavano affrontando attraverso il deserto, supponendo di potersi riservare successo in contrasto a due donne sole, più nude che vestite e apparentemente prive di armi. In un gruppo di ventitré elementi, si presentarono innanzi a loro i predoni del deserto, un drappello del tutto simile a quello che, giorni prima, aveva impedito a Be'Sihl il compimento del proprio viaggio verso Teh-Eb, catturandolo e trascinandolo lontano da quelle terre, lontano da quella regione, per condannarlo, in ciò, a un tremendo destino di schiavitù per il resto della propria esistenza: ventitré furono quindi gli uomini che perirono nel vano tentativo di catturare prede ritenute tanto erroneamente inermi; ventitré furono pertanto i cadaveri offerti in voto al deserto e ai suoi necrofagi predatori, uccisi senza pietà alcuna, e pur senza la benché minima enfasi, da colei che della morte aveva fatto la propria vita, che della guerra aveva fatto la propria quotidianità.
Una carneficina tanto simile a una mattanza ancor prima che a una battaglia, che si compì in tal modo sotto lo sguardo spaventato, e al contempo forse ammirato, di Ras'Jehr, proponendosi con un ritmo tanto intenso, a una velocità tanto elevata, da non concederle occasione alcuna non solo di riservarsi un ruolo in quello stesso scontro, ma, più banalmente, di prender coscienza di quanto stesse effettivamente avvenendo, riservandole un ruolo da spettatrice quasi stesse fantasticando sulle note di una ballate e non fosse, al contrario, coinvolta in prima persona in una vicenda che, in assenza di Midda, si sarebbe potuta risolvere in vie tutt'altro che gradevoli per lei stessa. Sebbene ferita, malata e, in ciò, sicuramente debole, colei che tempo prima si era guadagnata il titolo di Figlia di Marr'Mahew sconfiggendo più di ottanta pirati nelle condizioni pietose che solo avrebbero potuto contraddistinguere chi superstite a un violento naufragio, dimostrò così e nuovamente il proprio tremendo valore anche in quell'occasione, riservando a sé e alla propria compagna, qual premio per tale offerta di sangue a ogni divinità della guerra, un'abbondanza di abiti, di armi, di cibo e acqua, nonché di cavalli, in virtù dei quali concludere il percorso nel quale da oltre un giorno si erano già impegnate non sarebbe più stato tanto complesso, tanto improponibile.

« Sinceramente non so se acclamarti o temerti… » commentò la giovane shar'tiagha qualche ora dopo, tranquillamente adagiata sul dorso di uno dei cavalli così violentemente acquisiti, indubbiamente coinvolta, a livello emotivo, dalla furia selvaggia della propria compagna da non riuscire più neppure a giudicarla, a condannarla, nel confronto con gli abituali parametri di civiltà con i quali già, più volte, l'aveva denigrata con il titolo di "barbara" « … forse dovrei persino arrestarti, per quanto hai compiuto, sebbene in sede processuale in tuo soccorso interverrebbero sicuramente molte attenuanti, primo fra tutti un principio di legittima difesa. » espresse subito dopo, nel tentativo, inutile, di razionalizzare la battaglia a cui aveva assistito « Tuttavia, per questa volta, credo proprio che farò un'eccezione. » concluse, in un sorriso divertito e complice verso di lei.
« Probabilmente non ti sarà di conforto, amica mia. » premesse la donna guerriero, in seria replica a tali pur scherzose parole « Ma ti assicuro che molte saranno le eccezioni alle quali ti troverai costretta, prima che la mia sete di sangue possa considerarsi appagata. »

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