11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 28 settembre 2010

991


« M
aledizione! » borbottò fra i denti il capitano della Kasta Hamina, Lange Rolamo, non permettendo a nessuno di intendere di aver formulato simile imprecazione, come, in effetti, era da sempre sua abitudine fare, nel trattenere per sé ogni segno di malcontento anche nelle situazioni peggiori, qual conseguenza della personale convinzione che un capitano non potesse essere padrone neppure dei propri sentimenti, delle proprie emozioni, e che, in ciò, dovesse sempre dimostrarsi solidale con la propria nave, freddo e inespressivo, controllato e razionale, là dove, in caso contrario, sarebbe stato più d'intralcio che di utilità al proprio equipaggio « Maledizione, Duva! » ripeté, ora con tono perfettamente distinguibile, nel modo in cui solo si offriva concessione nei confronti del proprio primo ufficiale, l'unica fortunata destinataria dei suoi rari momenti di sfogo.
« Mi onora la preoccupazione che lei sta dimostrando nel merito delle mie condizioni, capitano… » ironizzò la donna per tutta risposta, nel restare in piedi d'innanzi a lui, ancora priva delle pur necessarie cure mediche che sarebbero altresì state più che gradite, ad arginare i danni a lei inflitti nel corso della scontro del quale era stata volontaria protagonista « La prego, tuttavia, di tranquillizzarsi: non è poi così grave come sembra. »
« Stolido io a lasciarmi convincere ad affidare un incarico tanto semplice a te e alla tua degna socia. » insistette egli, mordendosi il labbro inferiore con forza sufficiente a farlo lievemente sanguinare, nel cercare di costringersi a ritrovare la calma perduta « E' mai possibile che non siate in grado di porre piede a terra senza scatenare una mezza guerra con chiunque vi capiti a tiro? » domandò poi, inspirando ed espirando lentamente, nella volontà di controllare i propri toni e di recuperare emotivo distacco dalla questione ora in discussione « Avevate il compito di farvi sostituire gli iniettori difettosi. Non quello di accettare una missione in contrasto a… chi?! A chi, per grazia divina, dovremmo offrire battaglia, secondo il tuo illuminato avviso? »
« Gli iniettori li abbiamo ottenuti. Così come anche il risarcimento per quello spiacevole scherzo… » precisò ella, aggrottando la fronte ancora sporca del proprio sangue, ormai lì parzialmente incrostato « E non per grazia divina, quanto, piuttosto, per ignominia umana, è nostro dovere morale offrire battaglia a un gruppo di rapitori. » puntualizzò, nel merito della seconda parte dell'affermazione del proprio interlocutore.
« Si da il caso che il capitano della nave sia io… e, in quanto tale, dovrei essere io a decidere quali possano essere considerati nostri "doveri morali" e quali no. » negò l'uomo, tagliando l'aria innanzi a sé con un movimento orizzontale della propria destra, a supporto della propria ultima asserzione « O vogliamo ridiscutere nel merito di chi sia l'ufficiale superiore in questa stanza?! »
« Tesoro… tu potrai essere l'ufficiale superiore, ma metà di questa nave, che ti piaccia oppure no, mi appartiene. E' stata pagata da me e questo, come ben sai, mi concede ogni diritto di cui tu ti voglia far unico detentore. » replicò la donna, ora non rivolgendosi più all'uomo nel ruolo di primo ufficiale, quanto, piuttosto e meno gradevolmente, almeno per lui, in qualità di ex-moglie « E sino a quando ciò non cambierà… ovvero mai, io avrò tutta l'autorità per decidere se è il caso o meno di rischiare le nostre vite in qualsiasi stupida azione di salvataggio che più mi aggradi. »

Chiunque si fosse ritrovato ad ascoltare un simile dialogo, e non avesse avuto precedente occasione di confidenza con i protagonisti del medesimo, avrebbe potuto supporre, a ragion veduta, che la durezza di quel confronto avesse da considerarsi quale evento straordinario, fuori dal comune, forse, e addirittura, conseguenza ancor più delle pessime condizioni in cui ella aveva fatto ritorno a bordo della nave che, in effetti, dell'incarico così votato qual proprio senza alcuna preventiva consultazione con lui. In verità, tuttavia, tali discussioni, simili litigi, non avrebbero potuto essere valutati quali esterni alla norma, là dove, sostanzialmente, nel momento in cui uno di essi non occorreva almeno ogni settimana vi sarebbe potuta essere ragione di preoccupazione nel merito dello stato di salute della coppia di ex-coniugi.
Diametralmente opposti quali il giorno e la notte, la luce e l'oscurità, quella donna e quell'uomo offrivano continuamente, al proprio equipaggio, scene del tutto equivalenti a quella ora in corso, sebbene entrambi si illudessero che il resto degli uomini e delle donne della Kasta Hamina non fossero effettivamente coinvolti, neppur nel ruolo di semplici spettatori, in quelle spiacevoli diatribe, che occorrevano con una costanza tanto invidiabile tale da rendere paradossale l'idea che, in un qualche tempo passato, essi potessero essere stati addirittura sposati insieme, quali, invece, erano pur stati per ben sette anni. Sfortunatamente per entrambi, del periodo del loro matrimonio, oltre a un sempre e reciprocamente negato affetto di fondo, un importante vincolo ancora esistente era concretamente rappresentato dalla stessa Kasta Hamina, la nave cargo di classe libellula sì battezzata con il nome della prima moglie, prematuramente deceduta, dello stesso Lange, e pur acquistata e riarmata solo grazie a un comune impegno economico, in conseguenza al quale entrambi avrebbero potuto vantare gli stessi diritti su di essa. Diritti in nome dei quali, alcuno fra i due avrebbe mai ceduto il controllo assoluto della nave all'altro, ove anche ciò avrebbe significato un'assurda coabitazione forzata a bordo della medesima, della quale, per comune accordo, ricoprivano formalmente il ruolo di capitano e di primo ufficiale.

« Non puoi giungere ogni volta a questo assurdo ricatto. » la rimproverò egli, osservandola con cupo cipiglio « Così facendo manchi di rispetto ai nostri patti, alle regole che ci siamo imposti a riguardo della gestione della nave e della responsabilità sulle vite in giuoco insieme a essa. »

In verità, nonostante i propri continui, e probabilmente più rituali che concreti, scontri con la propria seconda moglie, Lange non avrebbe potuto essere considerato un cattivo uomo o un cattivo capitano.
Superata la cinquantina, Lange Rolamo aveva vissuto molte avventure nella propria vita, alcune piacevoli, altre estremamente dolorose, che lo avevano segnato nel profondo del proprio animo molto più di quanto non fosse solito lasciar trasparire o, ancora, non fosse abituato a riconoscere a se stesso. Imbarcatosi su una nave stellare per la prima volta a dodici anni, sposatosi a venticinque, divenuto primo ufficiale a ventisette, egli era purtroppo rimasto vedovo a trenta, a pochi mesi dalla nascita del suo primogenito. In conseguenza a un tremendo scontro armato fra la nave ove egli prestava servizio e due navi di predoni chimere, infatti, quasi la totalità dell'equipaggio incontrò una prematura fine: fra essi, sciaguratamente, ebbe da essere conteggiata anche la dolce Kasta, la cui prematura dipartita lasciò Lange, uno fra i pochi superstiti, inevitabilmente sconvolto. Solo cinque anni più tardi, un lustro nel corso del quale egli aveva rifiutato qualsiasi contatto con l'universo intero, oltre che con il mondo a sé circostante, riducendosi a sopravvivere quale eremita, l'incontro con l'allora ventenne Duva Nebiria gli offrì inaspettatamente una nuova ragione di vita, riportandolo ben presto a solcare i venti solari a bordo di una nuova nave… la Kasta Hamina.
Il matrimonio fra Duva e Lange, qual conseguenza a dir poco ovvia, naturale, di un'intesa straordinaria fra due animi pur incredibilmente diversi, fu celebrato sul ponte della nave nel giorno stesso del suo varo, dopo oltre trentotto mesi nel corso dei quali la coppia aveva lavorato a stretto contatto per donare nuova vita a un relitto sul quale nessuno avrebbe mai scommesso un singolo credito. Il loro successivo divorzio, inaspettato ed, effettivamente, persino mai compreso nelle proprie ragioni, nelle proprie cause, da alcuno fra coloro che li conoscevano, venne altresì firmato dopo altri sette anni, quasi in contemporanea a quello che sarebbe potuto essere il decimo anniversario dal giorno del loro primo incontro. Una separazione concordata, la loro, che li ritrovò comunque a essere divisi solo a livello legale, ancor prima che emotivo o pratico, dal momento in cui, a prescindere dalla natura del loro rapporto personale, i due furono costretti a continuare a frequentarsi con la stessa quotidianità che li aveva contraddistinti negli anni precedenti, nei rispettivi ruoli di proprietari della nave e, in questo, di comandanti della stessa.
In molti, in verità, avevano sperato che il loro divorzio sarebbe stato presto giudicato un'idiozia da ambo le parti, portando i due a riunirsi, a riscoprirsi esattamente così come già avevano compiuto in passato. A complicare una situazione tutt'altro che semplice, però, meno di altri cinque anni più tardi, quando ormai Lange stava per raggiungere la cinquantina, era stato l'incontro con la quasi ventenne Rula Taliqua, la quale conquistò in maniera sorprendentemente rapida il ruolo di sua terza moglie.

« Mi dispiace se il fatto che io sia stata quasi massacrata a pugni nel mentre in cui la moglie innocente del nostro pur meschino commerciante stava venendo rapita, possa essere da te giudicato quale una mancanza di rispetto ai nostri accordi. » commentò ella, con triste sarcasmo, storcendo le labbra ancora martoriate dai colpi subiti verso il basso « Evidentemente tutto ciò di cui senti bisogno per essere in pace con te stesso è quanto quell'oca bionda riesce a offrirti in camera da letto. Per me, però, non è così… e, che ti piaccia o no, utilizzerò tutti i più subdoli mezzi in mio possesso per prendere il controllo di questa nave, nel momento in cui tu dovessi rifiutarti di comandare l'inseguimento di quei cani maledetti. »

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