11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 10 dicembre 2010

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A
ncor prima di proseguire oltre con questa mia narrazione, ritengo necessario, indispensabile, sottolineare come, ove già sino a questo momento essa si può essere dimostrata naturalmente limitata nella propria portata, negli eventi raccolti e, ancor più, nell'interpretazione attorno agli stessi, in conseguenza del suo essere ovviamente vincolata al punto di vista proprio di Ma'Vret e, in questo, alla sua diretta esperienza con i fatti di cui ti ho resa oggi testimone allo stesso modo in cui egli già rese partecipe me all'epoca, quanto ora seguirà si porrà, purtroppo e obbligatoriamente, così incredibilmente modesto nel merito della proposta protagonista di questa avventura, da spingerti, probabilmente, a domandarti qual senso possa avere riportarlo in siffatta maniera. Ciò nonostante, fra l'obliare in maniera assoluta, completa, a riguardo di quanto occorso nel momento topico di questa intera cronaca, soprassedendo a quello che fu l'incontro, lo scontro, fra Midda Bontor e la chimera, e, invece e comunque, riferire quel poco che pur può essere, ed è stato, riportato, ritengo abbia da ritenersi, in maniera quasi retorica, migliore la seconda opportunità rispetto alla prima, affidando poi al tuo intelletto e alla tua immaginazione l'arduo compito di provare a ipotizzare, con precisione, quanto non sarà nelle mie possibilità riportare a parole in questo stesso momento, così come io stesso sono stato, e per sempre resterò, costretto a fare nel merito di simili eventi.

Come sicuramente anche tu avrai avuto modo di ascoltare, in numerose ballate o, più semplicemente, nei riferimenti più o meno casuali a tale creatura all'interno di consueti discorsi quotidiani anche a riguardo di temi che nulla potrebbero essere considerati connessi alla medesima, nel parlare di una fiera qual sola al mondo è, ed è mai stata, la chimera non è possibile misurare la sua stessa, mortale pericolosità in banale e immediato riferimento alla sua ferocia, alla sua forza, alla sua possanza, o a molte altre caratteristiche fisiche e psicologiche che, al pari di molte altre creature appartenenti al mito, la potrebbero rendere comunque un'avversaria degna di nota, di rispetto, se non, più propriamente, di sacrale timore… no!… nel nominare la chimera, quanto di più importante e di più letale può essere citato ha da ricercarsi nel suo intrinseco potere, un potere incredibile e terrificante, di fronte al quale alcuno potrebbe mai raggiungere occasione di difesa e, peggio che peggio, di salvezza o di futuro. Tale mistica e incredibile capacità, infatti, non ricerca l'occasione di colpire il corpo dei propri avversari, imponendo sul medesimo un fato potenzialmente terrificante e, ciò nonostante, di fronte al quale poter anche sperare di riservarsi una qualche possibilità di salvezza, così come, per esempio, accade per gorgoni e scultoni, con il loro potere pietrificante, quanto, piuttosto, la mente degli stessi, agendo sulla medesima con una malia del tutto simile a quella propria delle infauste sirene, terribili che interdicono alcune isole dei nostri mari, alcuni passaggi delle nostre coste, ma riservandosi, rispetto a queste ultime, un'efficacia incredibilmente maggiore, e, ancor più, macabramente infida, nel violare non semplicemente l'intimo dei propri nemici, di coloro giunti a minacciarla o, peggio, a tentare di offrirle sfida, quanto, piuttosto e maggiormente, le stesse pieghe del tempo e dello spazio, nel proporsi in tutto ciò prossimi a malefici oracoli, in grado di dimostrare la via per raggiungere la soddisfazione dei propri più grandi desideri, delle proprie più profonde bramosie, ma, in ciò, anche per perdersi completamente, morendo solo nel migliore dei casi. Un oracolo che, in tutto questo, tuttavia, non ha da considerarsi qual fazioso, qual menzognero… al contrario. Nelle visioni, nelle allucinazioni derivanti dal potere proprio della chimera, alcuna falsità, alcun inganno saranno riservati a coloro che ne diverranno vittime, là dove in tal caso troppo semplice, per chi sufficientemente forte, saldo nel proprio animo e nelle proprie posizioni, potrebbe essere resistere a simile influenza: in tali profezie, qual tali possono essere tranquillamente indicate, solo una concreta via di trionfo sarà riservata ai malcapitati, offrendo loro, in ciò, una ragione concreta, seria, solida per arrivare a porre in dubbio il proprio futuro nella bramosia di conquistare tale sogno, e a perdere, irrimediabilmente, la vita nell'immancabile tentativo di ottenere simile vittoria.
Il solo pensiero volto a cercare occasione di pugna in contrasto a una chimera, pertanto, ha da esser giudicato pari al voler porre battaglia al proprio stesso animo, ai propri più profondi sogni e alla volontà, umana e innegabile, di ambire alla propria stessa felicità, alla propria soddisfazione più intima e sincera, in una sfida che alcuno ha mai avuto la forza di superare, di vincere, e, in ciò, di concedersi occasione per abbattere tale oscena creatura. Alcuno, per lo meno, prima di Midda…

« Siamo arrivati… » commentò, un giorno come altri, la donna guerriero, prendendo inaspettatamente voce verso il proprio compagno prima del calare del sole e, in ciò, violando quanto ormai divenuto abitudine, quanto stabilito come condotta di comportamento comune a tutti gli ultimi giorni trascorsi insieme, così come ti ho già accennato pocanzi.
« Dove?! » domandò Ma'Vret, osservandosi attorno e non cogliendo alcun segnale utile a comprendere a quale traguardo potessero essere giunti o in quale modo ella potesse aver stabilito simile definizione, nel ritrovarsi, come di consueto, circondato semplicemente da un fitto intrico vegetale, una foresta non dissimile da quelle entro le quali si stavamo mantenendo sin dal loro ingresso entro il territorio tranitha, seguendo la catena dei monti Rou'Farth là dove essi trovano la propria naturale conclusione.
« Non è importante il dove. Siamo arrivati… » negò la donna, scuotendo il capo « Preparati al peggio, perché tempo che non avremo molte occasioni per renderci conto di quanto ci sarà riservato a opera della chimera: non appena essa avrà coscienza della nostra presenza entro queste lande, il suo potere si scaglierà in nostro contrasto. »
« Come fai a essere così sicura che essa sia qui? » insistette l'uomo, non tanto per sfiducia nelle risorse della propria compagna d'armi, già dimostratesi sufficientemente meritevoli di rispetto, quanto, piuttosto, nel desiderio di non lasciar morire quel confronto verbale con lei e, in ciò, di non concedere alla propria mente sufficiente autonomia, libertà, per elaborare il pericolo ora incombente su di loro, pericolo nel confronto con il quale avrebbe potuto drammaticamente perdere lucidità di pensiero e, in ciò, contribuire a condannare a morte se stesso e la propria ormai certa alleata.
« Troppo silenzio. » suggerì ella, sottolineando in maniera sì concisa un particolare che, sì portato all'attenzione, avrebbe sicuramente permesso al proprio interlocutore di comprendere da solo la realtà dei fatti, interpretando correttamente, e suo pari, l'inattesa e assoluta quiete della realtà a loro circostante, priva di qualsiasi cinguettio, squittio, ronzio o altro suono animale pur abitualmente proprio di simili scenari, un sottofondo sinfonico con il quale anche il colosso nero era ormai da lungo tempo entrato in confidenza al punto tale da non riservargli più la benché minima possibilità di attenzione, anche quando, come in quel momento, nella propria assenza avrebbe potuto offrire loro un'utile e importante ragione di sospetto.

Similmente posto a confronto con quella realtà, con quel messaggio loro riservato dalla natura stessa che, purtroppo, non sarebbe potuto essere allora frainteso, equivocato nell'attribuire la ragione di tanta apparente pace attorno a loro ad altre minacce diverse da una tale oscena creatura, là dove per giorni, settimane, la donna guerriero aveva viaggiato al solo scopo di raggiungere quella specifica zona notoriamente infestata dalla presenza di una chimera, Ebano non poté evitare, allora, di maturare una consapevolezza forse ingenua e, pur, terribilmente concreta, precedentemente rimasta lontana dalla sua coscienza, dalla sua attenzione e, solo in quel momento, ritornata violentemente e prepotentemente al centro della scena: il suo essere assolutamente e completamente disarmato.
Se, infatti, nella bramosia dell'inseguimento della propria preda, prima, e nella curiosità di quell'insolita alleanza non alleanza, subito dopo, egli non aveva offerto alla perdita delle proprie armi a opera della stessa donna guerriero, al pensiero di poter essere presto posto a confronto con un pericolo quale quello lì loro destinato per loro stesso, assurdo desiderio di sfida, e forse di morte, l'assenza di una lama al proprio fianco e di uno scudo a difesa del proprio corpo si impose, improvvisamente, qual ragione di sincero e intimo disturbo. Disturbo che, peggio, assunse i caratteri di un vero allarme nel momento in cui gli risultò chiaro, trasparente, come anche la propria camerata, al proprio fianco, fosse egualmente priva di qualsiasi arma al di fuori, ovviamente, di quella rappresentata dal proprio stesso braccio destro, quella protesi stregata che, pur efficace, forse a poco, o a nulla, sarebbe valsa in un confronto del genere, in una sfida di quel livello, non donandole neppure quella vaga, e forse vana, illusione di sicurezza altrimenti propria di una lucente spada.

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