11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 30 dicembre 2010

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« O
h… » commentò la donna, aggrottando la fronte nella volontà di esprimere grottesca sorpresa in reazione a simile affermazione, quasi in quelle parole le fosse stato evidenziato un particolare prima di allora da lei superficialmente ignorato « In effetti non hai tutti i torti. » riconobbe, levando la mano mancina a massaggiarsi il collo tornito, sottolineando così il proprio imbarazzo innanzi quella da lei pur considerata corretta considerazione « Siete pochini per poter sperare di competere degnamente con me… »

Innanzi all'ironia della compagna, Be'Sihl non poté evitare di sospirare, levando lo sguardo al cielo e spostando, in ciò, il peso del proprio corpo, prima appoggiato al centro della sella sulla mano destra al gomito sinistro, piegandosi appena in avanti e nel dimostrare, in tutto ciò, soltanto una certa stanchezza, ancor più che un'eventuale interesse per quanto lì si sarebbe presto consumato: quella scena, dopotutto, non avrebbe per lui potuto essere allora considerata qual inedita, dal momento in cui in qualsiasi occasione la sorte glielo avesse concesso, Midda si era subito premurata di riservarsi un'occasione di scontro qual quella che, anche in questo momento, stava tanto chiaramente lì invocando.

« Sai… » prese voce per la prima volta, aggrottando la fronte e inarcando il centro delle labbra verso l'alto, in una smorfia non tanto di disprezzo o disapprovazione, quanto, piuttosto, di meditabonda riflessione « Molti uomini, al mio posto, potrebbero trovare ragione di ingelosirsi per questa tua costante ricerca di altri compagni di giuoco con i quali ricercare una qualche possibilità di distrazione. Sei fortunata che io sia tanto comprensivo con te… » sottolineò, celando perfettamente, nel proprio tono apparentemente serio, persino annoiato, il proprio pur indubbio scherzare in quelle parole, così come l'altra non mancò di cogliere immediatamente, di recepire senza difficoltà alcuna.
« Amor mio. Senza nulla togliere alle ragioni di cui stai offrendo ora parola, non puoi negare come tu ben sapessi con qual genere di donna ti stessi andando a inguaiare. » replicò ella, stringendosi fra le spalle e, addirittura, riservandosi un'illusoria opportunità di disattenzione nei riguardi dei propri ricercati antagonisti, voltandosi leggermente verso di lui, per cercarne lo sguardo con il proprio e riservargli, in ciò, un sorriso « O stai forse pensando di rivedere il nostro rapporto in conseguenza di questo mio… vizietto?! »

Incapaci a comprendere, con precisione, cosa stesse accadendo, gli uomini e le donne del drappello così disturbato dal sopraggiungere della mercenaria, si interrogarono per un istante con rapidi e taciti scambi di sguardi per cercare di ipotizzare in quale via poter gestire quella questione. L'apparente noncuranza loro riservata da parte della donna, specialmente a immediato proseguo di una chiara e definita offesa a loro discapito, nel dubbio da lei elevato sulla loro capacità di offrirle ragione di preoccupazione nonostante l'evidente disparità numerica, sarebbero necessariamente stati, per loro, sproni a un'offensiva aperta verso la straniera non ancora riconosciuta, non ancora identificata, in una battaglia che alcuno fra loro avrebbe mai potuto ipotizzare di perdere ma che, ciò nonostante, non sembravano desiderare iniziare, non, per lo meno, prima di aver compreso in quale misura quella donna, e il suo compagno così indifferente a tutta la questione, fossero privi di senno alcuno.
Dopo un lunghissimo istante di introspettiva riflessione, tuttavia, l'albino a capo del gruppo decise di non concedere a quella stolida avventuriera dalle prosperose forme di offrire loro ulteriore ragione di disturbo, comandando, con un lieve cenno della mano, a uno dei suoi compari e subalterni di sbarazzarsi di lei.

« E rinunciare in questo a tutte le altre splendide occasioni di cui, comunque, mi permetti di essere protagonista indiscusso?! » obiettò il locandiere shar'tiagho, scuotendo il capo a esplicita definizione della propria risposta in tal senso « No no… non ci penso assolutamente. Meglio riservarmi uno sforzo di pazienza in momenti come questo e richiederti, a posteriore, giusto dazio per ognuno di essi… » concluse, con un ampio sorriso sornione, tale da non permettere ambiguità, equivoci di sorta nel merito della natura di simili tributi a lei minacciati « … per la cronaca, stanno per attaccarti. » soggiunse, alfine, levando l'indice della destra, allora libera di muoversi, per indicare la presenza dell'uomo in decisa avanzata verso di lei.
« Ma davvero qualcuno di questi sciocchi si illude di potermi sorprendere, muovendosi con un passo sì pesante e un fetido alito a metà fra l'aglio e la cipolla?! » richiese ella, senza ancora voltarsi verso l'ipotetico pericolo imposto su di sé e sul proprio futuro.

Sguainando la propria lama precedentemente fissata sulla propria schiena, invero lì più simile a una smisurata mannaia ancor prima che a una spada o a uno spadone degni di tale nome, l'avversario della mercenaria, un colosso di circa sei piedi di altezza lungo i quali erano omogeneamente distribuite sin troppe libbre di muscoli, non si concesse la minima possibilità di esitazione nel confronto con colei già considerata quale propria vittima, dimostrando in ciò una tranquilla, onesta familiarità con la morte, e la morte violenta, caratteristica che non avrebbe potuto evitare di compiacere la stessa donna dagli occhi color ghiaccio innanzi a lui offerta. Ove, infatti, egli si fosse dimostrato più timido nel proprio incedere, incerto nei propri movimenti e nelle proprie intenzioni, ella avrebbe allora potuto riservarsi persino una qualche occasione di dubbio nel merito della legittimità del proprio intervento in quello scenario al quale, effettivamente, si poneva del tutto estranea, senza la benché minima possibilità di intuizione sull'identità del gruppo né, tantomeno, del ragazzo loro prigioniero. Così facendo, al contrario, l'uomo si stava definendo quale una perfetta controparte per quello che ella sperava sarebbe potuto essere uno scontro degno di tale nome, per quanto pur necessariamente timorosa di come ben preso si sarebbe dimostrato semplice allenamento, banale esercizio al pari di ogni altra precedente e similare occasione, e nulla di più.

« Ha una spada… ed è anche bella grossa. » avvertì Be'Sihl, ancora conversando ad alta voce con lei e, in ciò, conservando la propria già comprovata quiete nel confronto con quell'immagine che, pur, avrebbe potuto agitare chiunque, soprattutto nel prevedere nel ruolo della possibile vittima la donna da sé amata.
« D'accordo. Ho compreso chi è… » annuì Midda, ancora senza battere ciglio e senza muoversi dalla propria posizione, neppure accennando a un qualche vago movimento del capo allo scopo di prendere visione della minaccia così annunciata « E' quella specie di armadio che stava sulla destra, accanto alla ragazza con troppo trucco sugli occhi e sulle labbra e allo smilzo armato di picca. »

La specie di armadio così identificata, sopraggiungendo a lei, non espresse alcun verbo, alcun verso, prima di lasciar precipitare la propria pesante arma in una traiettoria fendente diretta al centro della nuca avversaria, nel preferire, evidentemente, lasciare alle proprie azioni, ancor prima che alla propria voce, il compito di comunicare con la controparte, quell'insana figura femminile alla quale, in altri contesti, avrebbe probabilmente gradito proporre un ben diverso genere di offensiva, nell'esser egli dopotutto e indubbiamente maschio, ma che, in quel particolare frangente, non avrebbe potuto che essere considerata al pari di un fastidioso moscerino ronzante davanti al proprio sguardo, da schiacciare senza interesse alcuno.
Malgrado la precisione e la violenza del colpo allora menato, tuttavia, la grossa lama non raggiunse mai né la testa, né il corpo della donna, dal momento in cui, nell'esatto istante in cui ella avrebbe dovuto perire sotto l'impeto di tale offesa, colei nota qual Figlia di Marr'Mahew decise di offrire una prima dimostrazione nel merito delle qualità in grazia delle quali si era guadagnata simile appellativo, evadendo con incredibile velocità, agilità e, persino, eleganza, da quell'attacco, senza gesti particolarmente plateali, senza balzi, capriole o altre rocambolesche fughe dalla morte lì promessale, ma con un semplice, lineare, movimento laterale, in grazia del quale poté osservare, in assoluta sicurezza, quella smisurata mannaia calare a un piede dalla propria nuova posizione.

« Sia chiaro che non desidero apparire superba, volendo evitare l'imbarazzo di poter successivamente essere smentita da un qualche talentuoso combattente nascosto fra le vostre fila. » premesse, prendendo parola ora in direzione del proprio primo avversario « Ma… ti prego… cerca di essere un poco meno prevedibile nel tuo prossimo attacco. Nel confronto con le proporzioni proprie della tua arma, era tremendamente ovvio che questo sarebbe stato il tuo primo tentativo a mio discapito. » gli consigliò, con un lieve sorriso d'incoraggiamento.

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