11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 20 dicembre 2010

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S
icuramente rammenterai, mia dolce signora, come intonando quella che successivamente è stata ricordata quale "La ballata di Midda ed Ebano", sottolineai che non in questa prima avventura, della donna guerriero destinata a rappresentare in futuro l'idea dell'avventuriera mercenaria e dell'uomo altresì già incarnazione allora presente del medesimo concetto, ovviamente coniugato al maschile, abbia da esser ricercata l'occasione della loro prima unione, a dispetto di quanto, altrimenti, lasciato presumere dalle strofe di quella stessa canzone a loro preesistente e, solo per malizia, a loro successivamente dedicata dall'acclamazione popolare.
In ciò, quindi, malgrado ogni proposito allora proprio tanto dell'uomo, desideroso di stringere a sé quel corpo meraviglioso, già a lungo amato in una vita mai vissuta, in un futuro che mai sarebbe occorso, quanto della donna, che in quelle proprie ultime parole aveva esposto, in maniera sufficientemente chiara, un proprio sincero interesse a tale eventualità, forse già ragione inconscia per la quale egli aveva potuto sopravvivere sino a quel momento, può essere per te semplice presumere come, purtroppo per entrambi, nulla di particolarmente appassionante occorse in quella stessa giornata, nella notte seguente o nei giorni a divenire. E, di tutto questo, suo malgrado, solo responsabile si ritrovò a essere proprio lo stesso Ma'Vret...

Richiamato dalle dolci parole della compagna, quell'invito meraviglioso e incredibile del quale mai si sarebbe potuto attendere occasione al di fuori dei confini propri dell'illusione di cui egli era rimasto vittima e che, invece, lì si propose a sorprenderlo, a stupirlo e a meravigliarlo, il colosso nero non si concesse la benché minima occasione, non si sottrasse a tale richiesta, ritrovando, istantaneamente, ogni energia necessaria al suo corpo non solo per mantenersi in maniera autosufficiente, ma, addirittura, persino per levarsi di scatto da terra e, in ciò, fiondarsi verso le labbra di lei in tal modo promessegli, quella meta, quel traguardo, che non avrebbe potuto non giudicare qual agognato, per quanto, non diversamente dalla realtà alternativa da lui vissuta in quell'insano sogno, non realmente guadagnato, conquistato, là dove, abituato a essere lui il dominatore nelle proprie relazioni, in quel momento si stava altresì dimostrando completamente succube di lei, e dei suoi voleri, in una situazione che pur, per ovvie ragioni, non gli dispiacque in alcun modo.
Così, giungendo sopra di lei già ansimante per l'emozione, per il desiderio, meno di un battito di cuore, di un fremito di ciglia, occorse all'uomo per genuflettersi sulla propria compagna e, lì, chiudersi con dolce foga attorno a lei, premendosi contro le forme già amate e stringendole, in ciò, a sé, offrendo riprova, con tanto, incontrollato e sincero impeto, di come, al di là di ogni raziocinio, al di là di ogni logica, ella fosse, in quel momento, tutto ciò che mai avrebbe potuto desiderare, per sé, per il proprio presente e per il proprio stesso, ora tanto temuto, avvenire. Un destino, il suo, in verità, ormai neppur ritenuto di qualsivoglia valore nel proprio sviluppo, nella propria evoluzione, là dove l'unico fattore rilevante, l'unica importanza, sarebbe stata da lui rivolta non tanto al "come" tale fato si sarebbe manifestato, quanto, piuttosto, al "con chi" egli avrebbe atteso e affrontato le prove che gli dei tutti avrebbero voluto loro riservare: accanto a quella donna, accanto a Midda Bontor, il cui nome, alfine, aveva effettivamente ben appreso seppur da lei, o da altri, mai pronunciato in sua presenza, egli avrebbe potuto vivere come il signore dell'intero Creato o come l'ultimo fra tutti i nomadi… e nulla di tutto ciò avrebbe avuto per lui concreto rilievo.

« Lascia perdere la chimera… dimentica Brote… » sussurrò, ancora contro le labbra di lei, mentre con gesti quasi frenetici delle proprie mani accarezzava la pelle adorata e i capelli di lei, disordinati e sconvolti come sempre, per nulla impressionato, intimidito dall'osceno miscuglio di sangue presente su di lei, linfa vitale egualmente appartenente a lei stessa e alla propria avversaria « Partiamo… ora… insieme… » la invitò, fra un bacio e l'altro, a volte solo sfiorando quel meraviglioso calore così presentatogli e, altre, premendosi con passione contro di esso, addirittura l'impeto proprio di un uomo incapace a nuotare che, disperso in mare, tenta in ogni modo di raggiungere la superficie dello stesso e l'aria lì presente, a salvaguardare il proprio futuro « Fuggiamo… fuggiamo da questo mondo… »
« Di… cosa… blateri? » rispose ella, probabilmente neppure riservando, in quel primo istante, a quelle parole, una qualsivoglia importanza, nel preferire stringersi al corpo di lui e, in tal modo, trarlo al proprio, dimostrandosi del tutto indifferente, in nome di quell'appassionato desiderio, alle numerose ferite presenti a solcare la propria pelle, lì dove sarebbero rimaste ancora per lungo tempo « Amami… e basta… » lo invitò a zittirsi, nel mentre in cui le sue mani già cercavano di liberare il compagno dalle vesti presenti sul suo corpo, definendo, in tal modo, con parole e fatti, una volontà già abbondantemente chiara sin dal precedente invito a baciarla.

Al di là del giudizio che probabilmente chiunque, ascoltando questa mia narrazione, emetterebbe a condanna di Ma'Vret per quanto è già chiaro stia per accadere, mi piace personalmente leggere in una simile scelta, in un tale sacrificio, non una dimostrazione di stolidità, quanto, piuttosto, una chiara riprova del reale, sincero sentimento da lui allora vissuto nei riguardi di lei. Se, infatti, chiunque, al suo posto, non avrebbe allora esitato ad approfittare della situazione, del beneplacito così da lei riservatogli, per trascorrere entusiasmanti ore al suo fianco, giacendo con lei su quella stessa nuda terra e, in ciò, dimenticandosi del mondo intero e rimandando al futuro qualsiasi elucubrazione, là dove per alcuna ragione avrebbe poi potuto perdonarsi per aver sprecato una tale occasione; Ebano si costrinse, allora, a lasciar prevalere il proprio raziocinio, la propria coscienza, per quanto, tutto ciò, non solo fosse in evidente contrasto ai desideri di un corpo allora inevitabilmente eccitato e bramoso per lei, ma, anche, ai desideri di un cuore che, avendo vissuto il dolore della sua perdita, ora non avrebbe potuto desiderare null'altro che ricongiungersi a lei… null'altro, ovviamente, al di fuori di evitare nuovamente di porla in pericolo, di spingerla verso quel vicolo cieco nel quale il suo egoismo li avevano già condotti nel futuro alternativo mostratogli dalla chimera e dal suo malefico potere.

« Io… io voglio amarti… » definì egli, a meno di tre dita dalle labbra amate, dalle quali, per riservarsi quell'occasione di parola, si stava allora violentemente forzando a permanere « Io voglio amarti e, se me lo concederai, voglio anche sposarti… e avere dei figli con te: tanti figli, e figlie, che possano crescere con la mia forza e la tua bellezza, con il mio impeto e la tua intelligenza. » annunciò, a negare immediatamente qualsiasi interpretazione in senso contrario, assolutamente onesto in tali propositi qual solo sarebbe potuto essere colui che già aveva avuto l'incredibile possibilità di vivere un matrimonio con lei e che, persino, quasi era giunto ad accogliere fra le proprie mani il loro primo erede « Lo voglio davvero, mia splendida signora. E, per questo, ti supplico… ti prego con il cuore in mano, e ti domando di rinunciare, insieme a me, a questa vita, a questa follia, che mai ci condurrà a qualcosa di buono, che mai ci darà la possibilità di avverare simile meraviglioso futuro. »

A mente fredda, con sguardo distaccato da tali eventi e dalle emozioni caratteristiche degli stessi, è sin troppo semplice comprendere che mai egli avrebbe potuto, in simili parole, in tali propositi, conquistare colei che non nella pace si era ripromessa di cercare un significato alla propria esistenza, quanto, piuttosto, nella guerra, trovando solo attraverso il sangue e la lotta un'occasione per definire se stessa innanzi al Creato intero. Con tutte le migliori intenzioni, tuttavia, egli si propose in simili termini innanzi a sé, stretto a lei, desideroso di quella loro unione in misura persino maggiore rispetto a quella di lei, forse allora semplice capriccio, diletto di un momento e nulla di più: intenzioni che, purtroppo, non gli valsero occasione di successo alcuno, vendendosi, altresì, da lei allora inevitabilmente respinto.

« Corri troppo, mio meraviglioso quasi amante… » sorrise ella, con una chiara nota di malinconia nella voce e nello sguardo, nel mentre in cui le sue mani, le stesse che, un attimo prima, già si stavano industriando al fine di spogliarlo, di denudarlo suo pari, ora premettero dolcemente contro il suo addome e il suo petto, per domandargli tacitamente di allontanarsi, di prendere giuste distanze da lei « E' vero che mi piaci. E non voglio negare quanto evidente, ossia come sia sinceramente stuzzicata all'idea di concedermi lunghe ore di diletto con te, non per un singolo giorno ma, forse, persino per qualche settimana. » ammise, senza riservarsi pudori di sorta attorno a un argomento da lei considerato assolutamente naturale, qual solo sarebbe stato il sorgere del sole o della luna, nell'alternarsi fra la notte e il giorno « Ma da qui al rinunciare alla mia intera vita per te… oh, no… Ma'Vret caro. No. Io non posso darti ciò che cerchi. »

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