11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

giovedì 23 dicembre 2010

Speciale Natale (2 di 5)

NOTA INTRODUTTIVA: Il seguente episodio, secondo di cinque, ha da considerarsi quale parte di un evento speciale estraneo alla consueta continuità narrativa della serie e concepito nella sola volontà di festeggiare in maniera originale l'incombente festività natalizia, tanto prossima al terzo anniversario della serie.

Tutt’altro che ardua, impegnativa o complessa, avrebbe dovuto essere giudicata la strada fra Gerusalemme, capitale del regno, e Betlemme, la sede indicata dagli antichi testi qual luogo ove sarebbe dovuto nascere il nuovo re tanto atteso dal popolo e, in quel mentre, allora ricercato dai tre saggi giunti da oriente. In grazia di ciò, in una giornata di quieto cammino, o forse anche meno, la comitiva sarebbe potuta pertanto giungere a destinazione e lì impegnarsi finalmente nella ricerca dell’obiettivo oggetto del loro intero viaggio, ragione per la quale i protagonisti di tanto peregrinare, studiosi che mai, in passato, avevano osato varcare i limiti dei propri templi, non poterono che rallegrarsi, accogliendo quell’ultimo tratto qual sì privo d’ogni minaccia, di ogni pericolo in contrasto al successo della loro missione.
Sfortunatamente per il gruppo formato dai saggi e dal loro sufficientemente numeroso seguito di servitori e schiavi, tuttavia, in un sì breve tratto di strada, impropriamente numerose avrebbero potuto ugualmente essere riconosciute le insidie incombenti sugli sprovveduti che, lungo quella stessa via, si sarebbero incautamente inoltrati. Rischi che, nella fattispecie, avrebbero potuto essere identificati, prevalentemente, nella presenza di un ben noto gruppo di predoni lì imperanti, in opposizione al dominio dei quali a nulla erano mai riusciti a valere tanto gli sforzi del potere sovrano di Erode, tanto quelli dell’autorità romana. Là dove, infatti, molti erano stati i tentativi di individuare e sgominare l’intera organizzazione, altrettanti erano stati i fallimenti in tal senso ottenuti, dal momento in cui tali predoni non avrebbero dovuto essere banalmente giudicati quali semplici ladroni, spietati tagliaborse e tagliagole privi di qualsiasi morale, e, in ciò, nemici della popolazione più povera ancor prima che di ogni potente, quanto, piuttosto, un’alternativa quasi obbligata a una terribile morte per stenti per fin troppi disgraziati, che, loro malgrado, solo nella violenza avrebbero potuto essere allora in grado di riservarsi una pur minima speranza di sopravvivenza in un mondo che nulla avrebbe altrimenti loro offerto, concesso, riconosciuto.
Fortunatamente per il medesimo gruppo di pellegrini, prede più che appetibili innanzi alla bramosia dei predoni in attesa sullo stesso cammino da loro ingenuamente giudicato qual necessariamente sereno, forse persino ovvio nel proprio superamento, la stessa donna guerriero, di professione mercenaria, incaricata di seguirne il viaggio fino a destinazione, di accompagnarne discretamente i passi fino al raggiungimento del prefissato obiettivo, era altresì assolutamente confidente con tale realtà, ben conscia di ogni ostacolo che si sarebbe potuto parare innanzi a loro. E al fine di evitare che, nell’intervento dei predoni, potesse esserle negata occasione di concludere la propria missione, circostanza quantomeno spiacevole nella propria ipotetica occorrenza, Midda Bontor fu allora costretta dal fato a impegnarsi non semplicemente nel porsi a seguito dei tre saggi, quanto, addirittura, nel precederli e, in ciò, nel riservare loro un cammino sufficientemente sereno, un tragitto privo di minacce al pari di quello da loro tanto ingenuamente ormai giudicato essere quello lì atteso.

« Per carità… se sono riusciti a giungere sino a qui, da ovunque siano arrivati, probabilmente sapranno come affrontare qualche pericolo. E, presumibilmente, avranno persino già avuto a che fare con predoni di ogni risma. » argomentò la mercenaria, in un tranquillo dialogo con se stessa, nel mentre in cui avanzò rapidamente lungo sentieri alternativi, più impervi rispetto alla via principale, e pur utili a superare i propri ignari compagni di viaggio « Ma dove, in questo momento, il loro fato si pone qual possibile ostacolo fra me e una montagna d’oro, credo che sia comprensibile e accettabile una mia certa preoccupazione a tal riguardo. » sorrise, definendo in tal modo ogni questione a tal riguardo.

In verità, sebbene in quel frangente la donna dai capelli corvini, dalla pelle d’avorio e dagli occhi di ghiaccio, fosse chiaramente, trasparentemente e sinceramente coinvolta nell’intera faccenda unicamente in conseguenza della propria stessa natura mercenaria, non interessata a nulla di diverso rispetto alla somma di preziosa valuta promessale dal sovrano di quel regno, così come anche sottolineato da quella medesima, onesta asserzione, un tale comportamento non sarebbe dovuto essere considerato qual consueto, abituale, per lei. Dopo essere riuscita, in grazia della propria audacia, del proprio coraggio e, soprattutto, dei propri incredibili risultati, a riservarsi una fama priva di eguali nel proprio settore professionale, infatti, ella aveva potuto concedersi la non banale occasione di condurre la propria attività in assoluto rispetto della propria stessa autodeterminazione, tale da consentirle, in ciò, di rifiutare tranquillamente qualsiasi incarico non le fosse gradito o, più semplicemente, non fosse da lei considerato qual adeguato al proprio livello, alla propria fama, in un privilegio tutt’altro che comune a propri pari.
Mai, prima di quel giorno, la mercenaria si era, pertanto, abbassata a lavorare al servizio di re Erode, non giudicando incarichi da assassina, soprattutto ove volti a sopperire alle paranoiche esigenze del monarca di Giudea, qual apprezzabili, minimamente degni di nota. Nella specificità di quel particolare incarico, tuttavia, qual ennesima dimostrazione della propria assoluta libertà di pensiero e azione anche nel confronto con quanto considerabile qual sua consuetudine, ella aveva deciso di accettare comunque la missione, non tanto perché attratta dall’idea di dover essere impiegata qual semplice macellaia del Sanguinario, quanto, piuttosto, perché, senza ipocrisia alcuna, interessata alla ricompensa assicuratale dalla parola del medesimo. A seguito di alcune recenti spese, infatti, ella aveva visto la propria abituale disponibilità finanziaria scesa a livelli di minimo storico, tale da suggerirle l’eventualità di dimostrarsi meno schizzinosa di fronte all’idea di un incarico semplice e redditizio, qual quello allora lì propostole.
Qual semplice mercenaria, priva di qualsiasi ideale politico in favore del signore locale o in opposizione ai suoi possibili avversari, ella si era quindi impegnata in quel viaggio, in quel compito che sperava di concludere entro sera, o il giorno seguente al più tardi, in maniera tale da assicurarsi quanto prima la ricompensa pattuita e potersi permettere, in ciò, di riprendere le proprie consuete abitudini. E sempre qual semplice mercenaria, del tutto disinteressata tanto al benessere del regno quanto alla sua rovina, ella si inoltrò, allora, entro i confini che ben conosceva essere sorvegliati dai predoni lì insediati, decisa ad affrontare la minaccia da loro rappresentata a discapito dei tre saggi studiosi giunti da levante prima che quella stessa insidia potesse realmente divenire tale, potesse concretizzarsi così come temuta, vanificando ogni sua possibilità di guadagno.

« Alcuna donna di Giudea oserebbe mai avanzare con tanta sfrontatezza entro questi sentieri… » definì una voce maschile, improvvisamente offerta alla sua attenzione « Anzi… permettimi una correzione, ove, in verità, alcuna donna di Giudea oserebbe mai avanzare entro qualsiasi sentiero con sì pochi abiti addosso, come neppure una meretrice avrebbe ardire di mostrarsi. » soggiunse la medesima fonte, non negandosi una certa ironia nel confronto con gli stracci che ella era abituata a definire quali proprie vesti.

Per quanto improbabile sarebbe stata tale eventualità, dal momento in cui gli affinati sensi della donna guerriero avrebbero, e avevano, individuato il proprio interlocutore, e i suoi compagni, ancor prima che essi avessero maturato una qualsiasi decisione volta a rivelarsi in maniera esplicita innanzi a lei, attorno a lei, chiaramente animato, in simile presa di posizione nei suoi confronti, dal desiderio di sorprendere il medesimo soggetto oggetto del proprio intervento, un uomo fece allora capolino da dietro alcune rocce, lasciando scintillare sotto la luce del sole del primo meriggio la lama della propria daga e, con essa, definendo un inequivocabile avvertimento rivolto alla propria ricercata interlocutrice. Un avviso, il suo, che sembrò servire, fra l’altro, qual invito rivolto a un’altra dozzina di suoi commilitoni, suggerendo loro di emergere a propria volta dal paesaggio circostante, prendendo posizione attorno a chi, in tutto ciò, sembrò essersi voluta volontariamente candidare al ruolo di loro preda, di vittima della loro funesta azione.

« Dubito che in tutta la Giudea potrete mai trovare una donna mio pari. » replicò ella, sorridendo con fare sprezzante non solo verso la propria diretta controparte, quanto, piuttosto, alla volta di tutti i presenti lì radunatisi, non offrendo spazio alla benché minima sorpresa in reazione a quell’imboscata a proprio potenziale discapito, là dove, in effetti, neppur considerata quale occasione di possibile e concreta minaccia nell’essere stata altresì ampiamente prevista, e persino ricercata, nella propria stessa occorrenza « Anche perché, ove dovesse esistere una figura a me similare e doveste averla incontrata, alcuno fra voi potrebbe ancora godere del meraviglioso dono della vita in questo stesso esatto momento. »

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