11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

lunedì 3 ottobre 2011

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« S
alute a voi… » sorrise, offrendo il proprio braccio destri in avanti, in segno di saluto e, soprattutto, di una formale dimostrazione di fiducia nei loro riguardi, seppur tale sentimento non avrebbe ovviamente potuto essere riconosciuto sì pieno e completo qual sarebbe potuto essere se rivolto a una coppia di cari amici, ai quali avrebbe destinato entrambe le proprie braccia a palesare la totale assenza di armi da lui allora impugnate « Non credo che ci sia mai stato concesso il piacere di una reciproca introduzione: il mio nome è Braal Insegra, e sono felicemente imbarcato sulla Knikei'R al servizio del cap… »

Suo malgrado, tutta la buona volontà e i costumi eleganti adottati da parte dell'uomo ad accogliere i loro due nuovi interlocutori e ospiti, non sembrò essere adeguatamente apprezzato da parte degli stessi i quali, ignorando completamente non solo il suo braccio teso, ma anche le sue parole, presero voce rivolgendosi in maniera diretta alla volta di colei trasparente ragione per la quale avevano deciso di lì sopraggiungere...

« Tahara… è così che hai detto di chiamarti?! » domandò il primo ufficiale della Mera Namile, un uomo grande e grosso, giudicabile qual prossimo a un armadio ancor prima che a un comune mortale, di chiara discendenza dei regni desertici centrali, così come dimostrato dal colore quasi nero della sua pelle, appena disturbato, nella propria pienezza, dal bianco dei suoi occhi e dei suoi denti, lì addirittura risplendente su tale motivo di fondo.
« Complimenti per il tuo udito, mio signore… » rispose la donna, riconoscendo il grado di superiorità dell'altro e pur non rinunciando, in conseguenza di ciò, a una nota beffarda nella propria voce « Dati i precedenti, non posso negare di essermi decisamente scoraggiata all'idea di riuscire a far intendere il mio nome. » proseguì, restando in tal asserzione quietamente seduta al tavolo, là dove si era accomodata, senza sforzarsi a levare il proprio sguardo verso la controparte, quasi questa fosse ritenuta del tutto priva di concreto valore.
« Sgualdrina irr… » tentò di replicare il colosso d'ebano, ritrovandosi, tuttavia, a essere trattenuto e zittito dall'intervento del proprio compagno, e capitano, il quale levò la propria mancina ad appoggiarsi con il dorso contro il petto dell'altro, anella volontà di imporgli un tacito invito a soprassedere alla questione.
« L'utilizzo di certi toni e atteggiamenti non è più necessario, Tahara. » si presentò con voce profonda e carismatica, apprezzabile da parte di chiunque qual praticamente perfetta, sotto un profilo di natura squisitamente estetica, nel porsi in pieno accordo con il suo aspetto, quello di un uomo indubbiamente maturo, ormai quarantenne, caratterizzato da pelle resa bronzea dal sole e da lunghi capelli biondo-rossicci, accompagnati nella parte inferiore del suo volto da una folta barba mantenuta tuttavia assolutamente ordinata « Non è nostro interesse concedere possibilità di appagamento alla tua bramosia di lotta, per quanto tal desiderio sia indubbiamente apprezzabile nell'abilità che lo accompagna e non lo lascia trasparire qual infantile, e stolido, capriccio. »
« Dillo al tuo compare. » sorrise la pirata, inarcando l'angolo destro delle proprie labbra con fare sardonico, senza ancor sollevare, in tutto ciò, i propri grandi occhi castani in direzione dell'uomo o dell'altro interlocutore, lì altresì impegnati a prendere in esame la corposità del vino ancor presente all'interno del proprio boccale « Potrei sbagliarmi, ma sono convinta che quel bestione si batterebbe volentieri con me, cercando di spezzarmi il collo a mani nude solo per dimostrare al mondo la sua virilità… »
« Puoi cont… » cercò di confermare il figlio delle sabbie del deserto, levando il proprio indice destro quasi fosse un'arma e con esso cercando di additare la donna, salvo essere, ancora una volta, costretto ad acquietarsi in conseguenza dell'intervento del proprio sodale.
« Ma'Grohu, qual responsabile della disciplina a bordo della mia nave, non è abituato a tollerare determinati comportamenti. » sì premurò di definire il capitano, quasi a volerne giustificare il comportamento, in un atto di mera diplomazia che nulla volle mascherare o dissimulare di un proprio personale interesse nei confronti di quella donna, anche ove ella sembrava essere in grado di stuzzicare in maniera estremamente naturale e spontanea le corde più sensibili dell'animo del suo secondo in comando « Ciò nonostante, come stavo dicendo, non è nostro interesse offrirti nuova battaglia, quanto, piuttosto, riconoscere il valore da te dimostrato in quella appena conclusasi. »
« Quando? » domandò divertita ella, aggrottando la fronte e, finalmente, muovendo il proprio capo a sufficienza per portare il proprio sguardo a incrociare quello del fulvo interlocutore.
« Quando?! » ripeté l'altro, non riuscendo a comprendere l'intento alla base di quella richiesta tanto criptica.
« Quando è stata una battaglia? » esplicitò la donna, scuotendo appena la testa a negare il concetto espresso precedentemente dall'altro « Se intendi riferirti a quella mezza dozzina di disgraziati, posso assicurarti che dal mio punto di vista quanto accaduto è stato prossimo a uno scambio di gesti premurosi e affettuosi… » spiegò con la propria consueta cadenza carica d'ironia in ogni singola sillaba scandita « In caso contrario, se davvero fosse stata una battaglia, nessuno fra loro sarebbe sopravvissuto quanto sufficiente a maturare l'idea di ritrarsi dal confronto. »

Una presa di posizione particolarmente forte, quella che ella volle così rendere propria, innanzi alla quale per chiunque sarebbe stato difficile non giudicarla qual incredibilmente arrogante e supponente non solo nei propri modi di fare, ma, ancor più, e più pericolosamente, nei propri modi di pensare e di essere. Ciò nonostante, alla luce degli eventi appena occorsi, quelle stesse parole, per così come tutt'altro che distrattamente scelte ed espresse, non avrebbero potuto essere altresì considerate diversamente da una semplice constatazione dei fatti, una realtà palese ed estranea a qualsiasi possibilità di discussione, che ella aveva abilmente reso tale in grazia alle proprie azioni ancor prima che a banali fole. E questo non solo all'attenzione di Braal, Liana o degli altri membri dell'equipaggio della Knikei'R, che già ben conoscevano la loro compagna e sorella, e neppure all'attenzione del capitano della Mera Namile, che pur a lei aveva deciso di offrirsi con fare apertamente costruttivo, collaborativo, quant'anche e soprattutto dello stesso Ma'Grohu, il quale, sicuramente, avrebbe voluto rendere propria l'occasione di sfidare quella donna allo scopo di concederle una lezione d'umiltà, e che pur non avrebbe potuto rinnegarne le evidenti potenzialità.
Così, alcuno dei presenti a quel dialogo poté considerare qual gratuita e immeritata quella mancanza di modestia nella donna pirata, correndo anzi, con il pensiero, a immaginare quanto effettivamente sarebbe potuto avvenire se quello da lei non giudicato effettivamente quale un combattimento fosse invece stato tale.

« Il mio nome è Dorf. » si presentò l'uomo, ora tendendo egli il proprio braccio destro verso la controparte, nel medesimo gesto di fronte al quale, quando proposto da Braal, non aveva dimostrato il benché minimo interesse di reazione « Dorf Le'Roul, capitano. » esplicitò, dichiarando per intero il proprio nome ove pur, all'interno dei confini di quell'isola, tale impegno sarebbe dovuto essere ritenuto del tutto vano, dal momento in cui alcuno avrebbe potuto ignorarne l'identità, in quanto una fra le persone più vicine alla regina « La mia nave, di cui forse avrai sentito parlare, è la Mera Namile, la nave ammiraglia di Nissa Bontor, padrona di chiunque e di qualunque cosa all'interno di questi mari. »

Se l'indifferenza dimostrata da parte della coppia di uomini a discapito del povero Braal avrebbe potuto essere del tutto trascurabile e trascurata nel confronto psicologico con il grado da entrambi sostanzialmente ricoperto all'interno della gerarchia dell'isola, improbabile sarebbe stato poter parimenti ignorare un eguale atteggiamento ove esso fosse stato offerto, in quel momento, da parte di Tahara innanzi al braccio allora tesole davanti agli occhi. Nel migliore dei casi, infatti, a pagare il prezzo di una tale arroganza da parte sua sarebbe stata solo lei, mentre nel peggiore, e purtroppo più probabile, sarebbe stato l'intero equipaggio al quale ella faceva riferimento, dall'ultimo dei mozzi al capitano in persona.
Una responsabilità gravosa, quella di cui, in ciò, la donna si ritrovò proprio malgrado a essere protagonista, per la quale si dovette costringere a offrire il proprio miglior volto, tollerando di buon grado quella situazione in misura non dissimile da quella che, con estrema riluttanza, stava mantenendo il colosso nero quieto alle spalle del proprio capitano.

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