11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 26 ottobre 2011

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« U
n uomo paziente, eh?! » sorrise ella, con fare sornione e divertito, lasciando le labbra di lui al termine di quel bacio, nel ripetere le parole scelte dal proprio interlocutore a sua stessa descrizione con intento trasparentemente critico verso le stesse e quanto da esse sottinteso « Forse hai ragione… ma non puoi negare quanto il giuoco valga la candela in mia compagnia. E, nella fattispecie, quanto la ricompensa valga l'attesa. » esplicitò una propria opinione a tal riguardo, lasciandosi stiracchiare innanzi a lui forse al semplice scopo di distendere i muscoli ancora addormentati al seguito del sonno purtroppo interrotto, o, forse e più probabilmente, nel malizioso intento di dispiegare le proprie forme innanzi a lui, sospingendo in tal gesto la pienezza dei propri seni a sollevarsi e il proprio ventre a contrarsi nell'inarcare la schiena proprio in direzione dell'amante.
« In effetti… » non poté evitare di ammettere egli, sospirando innanzi a tanta grazia sulla quale si sarebbe volentieri avventato se solo l'amata gliene avesse concessa l'occasione, se solo gli impegni della stessa e, soprattutto, l'esigenza di andare a risistemare il salone principale della propria locanda non glielo avessero negato quale spiacevolmente improbabile nella propria occorrenza « Dei… ho mai espresso un qualche parere positivo a riguardo della tua splendida beltade, Midda? O, forse, sono stato tanto cieco da non accorgermene prima, o tanto stupido da non offrirle il giusto e meritato risalto?! » espresse poi, umanamente e sinceramente rapido dalla sensualità della sua compagna, quella femminilità che, malgrado tutte le ferite subite, tutte le lesioni accumulate nel corso del tempo, nonché malgrado i suoi tre decenni e mezzo di vita, era in grado di trasudare da ogni propria curva, nonché dai movimenti forse spontanei, più probabilmente sapientemente studiati, da lei posti in essere in ogni momento della propria esistenza.
« E questo che attinenza ha con l'argomento in discussione? » ridacchiò la donna, lasciando rilassare i propri muscoli e, in tal gesto, riportando le proprie braccia a chiudersi attorno al corpo del compagno, per trarlo amorevolmente a sé, tutt'altro che desiderosa di allontanarsi da lui almeno nella stessa misura in cui simile assenza di bramosia era vissuta dall'altro.
« E' così indispensabile offrire un'attinenza con l'argomento in discussione nel voler porre in risalto l'incredibile emozione che il confronto con la tua immagine è capace di suscitare in me? » replicò egli, scuotendo appena il capo alla questione così come da lei formulata « Eppure credevo che la tua femminilità si sarebbe sentita deliziata nel confronto con una tale asserzione da parte mia… o per te vale davvero così poco la mia opinione a tal riguardo? »
« No… non direi che vale poco. Anzi… » lo volle rassicurare la Figlia di Marr'Mahew, spingendosi nuovamente alla ricerca delle sue labbra con piccoli, fuggevoli e giocosi contatti, più impegnata, in ciò, a stuzzicarlo ancor prima che a baciarlo « Apri bene le orecchie, Be'Sihl Ahvn-Qa, perché non so quante altre volte riuscirai a farmi ripetere quanto sto per dire: la tua opinione, a tutti gli effetti, è la sola che possa aver un qualunque valore per me. Quindi non sottovalutare l'importanza del tuo ruolo nella mia vita e nella mia quotidianità, a meno di non voler offendere, in ciò, questo mio sentimento. »
« Woah… » esclamò il locandiere, con tono scherzoso e, pur, con intento assolutamente serio nel proprio incedere verbale nei suoi riguardi « … dopo un'affermazione come questa, credo proprio che se tu non fossi sposata, ti avrei chiesto di legarti a me per l'eternità innanzi agli dei tutti. » commentò, con un malinconico riferimento a Desmair, il semidio sposo della propria amata e amante.
« Dammi il tempo di sistemare la mia cara sorellina… e poi penserò anche a lui, fidati. » sembrò quasi promettere la mercenaria, accarezzandogli ora le gote con la punta delle dita « Come ho già espresso in passato, il fatto che egli sia immortale non rappresenta una buona scusa per giustificare la mia incapacità ad ammazzarlo. »
« Scusami… » rispose egli, scuotendo appena il capo « Dimentica quanto ho detto e, soprattutto, ti prego, dimentica lui. » le richiese, con tono ora serio quanto il suo intento, e trasparente, addirittura, di una sorta di ansia a tal riguardo « Da parte di quell'essere non potrà derivare nulla di buono per te… o per noi. »

In conseguenza di quella vivace, e inattesa, reazione da parte del proprio interlocutore, nel clima di dolce giocare che, sino a un istante prima, aveva caratterizzato il loro dialogo, Midda non poté ovviare a un momento di incertezza, di dubbio nel merito delle ragioni per le quali il proprio amato potesse essersi espresso con tanto timore nel confronto con il proprio per nulla apprezzato marito, quasi come se stesse riferendosi, in tal senso, parlando per esperienza personale.
In effetti, come anch'ella si ritrovò costretta a osservare, sebbene Be'Sihl non fosse stato accanto a lei il giorno in cui ella era giunta alla dimora di Desmair, una ciclopica fortezza dimenticata fra le vette ghiacciate dei monti Rou'Farth, e sebbene mai, successivamente, avesse avuto occasione di contatto diretto con il medesimo, almeno nei limiti di quanto ella aveva avuto possibilità di sapere, egli era rimasto pur indirettamente coinvolto, e spiacevolmente coinvolto, con lo stesso oscuro personaggio in questione, all'incirca un anno prima, in occasione del loro viaggio a Shar'Tiagh. In tal contesto, sebbene imprigionato in una realtà estranea alla loro, e collegata alla loro solo in grazia di un quadro stregato, o forse maledetto, Desmair aveva dato riprova di tutta la propria vendicativa fantasia per tormentare la propria sposa allo scopo di punirla della propria infedeltà, impiegando una complessa serie di malevole visioni atte a spingerla a porsi in contrasto al proprio amante e alla sua famiglia, arrivando addirittura a uccidere alcuni suoi parenti, vittime innocenti, e, ancora, a ferire gravemente anche lo stesso locandiere. Fortunatamente il colpo inferto all'uomo, al suo uomo, non si era successivamente dimostrato letale qual pur avrebbe potuto essere e, in tale spirito di sacrificio, egli era stato capace di offrirle un rimedio al proprio male, al tormento impostole da un nemico per lui all'epoca ancor sconosciuto, donandole un bracciale d'oro, di tipico artigianato shar'tiagho, consacrato ad Ah'Pho-Is, divinità non propriamente benevola appartenente al pantheon locale, e pur, in quanto signore di inganni e sotterfugi, in grado di contrastare ogni forma di illusione non da sé derivante.
Da quel giorno quel bracciale dorato non aveva più abbandonato il contatto con la sua carne, avvinghiato nella forma di un serpente attorno al suo braccio mancino, l'unico rimastole. E, per quanto molteplici erano state, fra loro, le occasioni di chiarimento e di riappacificazione dopo quegli eventi, in seguito ai quali, fra l'altro, ella si era allontanata da lui, decidendo realmente di lasciarlo per non porre ulteriormente a rischio la sua esistenza, il suo futuro, comprensibile, da parte sua, avrebbe dovuto essere riconosciuta una certa ritrosia nel proprio compagno innanzi a tali memorie.

« Hai ragione… » volle concludere la donna dagli occhi color ghiaccio, definendo in tal riconoscimento una tacitamente concordata chiusura di quella stessa parentesi « Dopotutto non è piacevole che due amanti si rovinino un momento di intimità parlando del marito assente… » soggiunse, con un ultimo, fugace, accenno a semidio, e pur, in tal senso, con intento di trasparente autoironia, forse a voler, attraverso tale espressione, esorcizzare ogni timore eventualmente evocato attorno a quella figura neppur esplicitamente nominata.
« Senza dimenticare come ci siano modi molto più interessanti per valorizzare il nostro tempo insieme, dopotutto. » proseguì, neppure concedendo possibilità di replica all'uomo nel riprendere immediatamente voce e, nel contempo di tali parole, muovendosi a ruotare, dolcemente, sopra il loro giaciglio e sopra lo stesso corpo dell'altro, per porsi in posizione di maliziosa predominanza su di lui, lì divenuto, pertanto, quasi sua vittima, sua preda, tributo proclamato in suo onore o, ancora, sua eletta colazione, primo pasto in quella nuova giornata ipoteticamente ricca d'impegni, di incontri importanti.
« Credevo che avessi così tanto da fare da non poterti permettere neppure di dormire… » osservò egli, non a protestare per tal gesto, ove tutt'altro che idiota a opporsi a simile, piacevole sviluppo della loro conversazione, invero tutt'altro che inedito nei consueti canoni del loro stesso rapporto « Sicura di poter sprecare il tuo tempo con me, Midda Bontor?! »
« Il mio tempo con te non è mai sprecato, sciocco che non se altro. » negò l'interpellata, cedendo alla tentazione di rispondere a quella sua provocazione, per quanto riconosciuta qual tale « E' un investimento, per il mio futuro… e per la nostra eternità. » sancì, prima di avventarsi su di lui, animata da una passione incontenibile, bramosia che, del resto, sarebbe stata, come sempre, sapientemente alimentata da parte sua, in un'intima intesa forse priva d'eguali, e di certo superiore a quanto mai avrebbe potuto sperare di trovare insieme a lui, in quella loro storia d'amore tanto a lungo rimandata.

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