11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 24 ottobre 2011

1377


I
n quel di Kriarya, una delle sei capitali del regno di Kofreya, e forse, fra esse, la più conosciuta in virtù della propria fama di città del peccato, conseguenza diretta a una popolazione prevalentemente, se non integralmente, composta da ladri e prostitute, assassini e mercenari, quella che, fino a pochi mesi prima, era conosciuta semplicemente in grazia al nome del proprio proprietario, Be'Sihl Ahvn-Qa, immigrato di origine shar'tiagha da ormai più di tre lustri, in tempi più recenti, a opera del medesimo, per esplicita volontà di colui che solo avrebbe avuto diritti in tal senso, aveva acquistato finalmente un nome autonomo, una denominazione indipendente, per quanto non priva di un'ancor fin troppo esplicita indicazione in riferimento a colei che, proprio nel corso di quell'ultimo anno, era subentrata a pieno merito nella proprietà della stessa locanda, finanziandone la completa ristrutturazione nonché una sostanziale espansione.
In effetti, chi aveva avuto l'occasione di prendere parte, seppur nel ruolo di mero testimone, agli eventi che avevano condotto a tale evoluzione, a simile modifica architettonica, catastale nonché denominativa, avrebbe potuto facilmente obiettare come, a riguardo di quanto occorso, difficile sarebbe stato parlare di merito ancor prima che di colpa da parte della nuova comproprietaria dell'edificio, dal momento in cui, come pur ben pochi avevano avuto occasione di essere informati, la medesima avrebbe dovuto essere riconosciuta quale sola responsabile dell'incendio che aveva parzialmente distrutto l'erezione originale, con particolare riguardo ai propri piani superiori. Ciò nonostante, forse per i sentimenti ancor provati verso di lei malgrado la pubblica conclusione del loro stesso rapporto, per così come dalla stessa mercenaria dichiarato, o forse per mera riconoscenza, qual dopotutto avrebbe dovuto provare verso di lei per quanto compiuto, Be'Sihl aveva voluto rendere notizia esplicita l'ingresso della propria ex-amata all'interno della proprietà della propria unica fonte di reddito, nonché d'impiego, posizionando una grossa e pesante targa in bronzo qual pendente al di sopra della porta d'ingresso principale all'edificio. Una targa che, raffigurando una figura femminile di indubbia identificazione in lotta contro un'orda di non morti a lei circostanti, al di sotto della stessa lasciava leggere, almeno per coloro che avrebbero saputo leggerla, una grossa e chiara scritta: "Alla Signora della Vita".
E dove ben pochi, in tutta Kofreya, avrebbero potuto dimenticare le gesta vittoriose di quella particolare donna, in tale indicazione indubbiamente glorificata, all'interno dei confini della palude di Grykoo, terra maledetta dominata da tempi remoti solo da negromantici poteri, e da schiere di zombie; ancor meno, probabilmente nessuno, in Kofreya e ancor più in Kriarya, avrebbe potuto dimenticare quanto da lei compiuto al termine dell'ultima estate. In tale occasione, difatti, nel trovarsi di ritorno da un lungo viaggio verso nord, sino alla lontana Shar'Tiagh, pellegrinaggio compiuto proprio in compagnia del suo ex-amante Be'Sihl nel corso di quel loro comune anno sabbatico che avrebbe dovuto sancire la loro unione che, tuttavia, ne aveva segnato la fine, così come da molti più che prevedibile e previsto, Midda Bontor, colei già da molti conosciuta con l'epico appellativo di Figlia di Marr'Mahew, aveva liberato la città del peccato da una terribile maledizione, piaga negromantica che per quasi un'intera stagione aveva afflitto quelle mura, lì imponendo orribili orrori quotidiani al calare del sole sino al suo successivo ritorno: una maledizione che, le malelingue, avevano voluto attribuire proprio a lei, e che, altresì, successivamente si era compresa essere piuttosto conseguenza di una sorella gemella mai conosciuta prima, e che il suo nome aveva tentato in tal modo di screditare.
Ma se, al di là di quanto noto al pubblico, di quanto cantato e narrato in tutte le province del regno, Midda Bontor, al di là dell'incredibile sequenza di straordinarie imprese compiute, non avrebbe mai potuto essere riconosciuta per qualcosa di più di una comune mortale, soggetta alle leggi imposte su qualunque comune mortale, allo stesso modo molte altre diffuse credenze attorno al suo nome non avrebbero dovuto essere egualmente riconosciute qual corrispondenti a realtà, a verità. A iniziare, per esemplificazione attorno a simile questione, dall'effettiva responsabilità di sua sorella Nissa nell'orribile piaga imposta sulla città del peccato, della quale avrebbe dovuto essere considerata colpevole solo in maniera indiretta, al di là di quanto poi, le chiacchiere popolari, avevano voluto concordare nella necessità di individuare un chiaro colpevole a cui rivolgere tutto il proprio astio, dopo che la stessa Figlia di Marr'Mahew aveva avuto occasione di difendersi a tal riguardo. O, anche, nel merito dell'effettivo ruolo di popolarità che la mercenaria dagli occhi color ghiaccio, malgrado tutto, avrebbe potuto vantare all'interno di Kriarya, là dove, per quanto sicuramente divenuta figura ancor più eroica, non avrebbe potuto certamente considerarsi sì amata e rispettata qual, parimenti, la sua meno famosa gemella avrebbe potuto far vanto di essere nella propria Rogautt, nel proprio ruolo di regina dei pirati, dovendosi costantemente e quotidianamente comunque difendersi da una lunga sequela di sfidanti invocanti la sua morte al solo scopo di poterne conquistare la gloria. E, ancora e ancor più, a riguardo della supposta prematura conclusione del rapporto fra la mercenaria e il suo caro locandiere, rapporto che, dopo essere lentamente maturato per quasi quattordici anni, era risaputo qual sgradevolmente consumatosi in meno di quattro stagioni sebbene, altresì, mai più florido e sereno di quanto non sarebbe mai potuto essere relazione fra uomo e donna.
Dopotutto, così come su molte vicende della propria esistenza, la pur famosa Midda Bontor non aveva mai effettivamente ricercato pubblicità, conscia del fatto che ne avrebbe comuqnue ottenuta in abbondanza anche senza alcun impegno in tal senso; per la stessa ragione ella aveva deciso di mantenere assoluto riserbo su una serie accuratamente selezionata di particolari ritenuti estremamente importanti e intimi, nel merito dei quali non avrebbe avuto alcun guadagno a diffonderne gratuita informazione foss'anche presso coloro a lei più vicini. Dettagli personali in riferimento al proprio passato, alla propria giovinezza, quali l'esistenza di Nissa, che pur alfine aveva scelto di rivelare, e rivelare attraverso una canzone da lei stessa commissionata, allo scopo di ovviare sia a possibilità di falsi convincimenti nel merito del suo doppio, sia all'eventualità che la medesima potesse nuovamente arrivare a colpire persone a lei care avvicinandole sotto falsa identità. Dettagli forse non proprio personali, e pur intimi e importanti, poi, quali i reali fatti accaduti nella notte della liberazione di Kriarya dalla propria negromantica persecuzione, la diffusione dei quali non avrebbe reso servigio ad alcuno, infangando, anzi, il nome di una sua cara amica, e, con esso, la reputazione e il destino stesso della sua famiglia, il cui sangue sarebbe potuto persino essere richiesto dagli abitanti della città a compenso per quanto comunque da tutti patito in quel cupo periodo. Dettagli personali e in riferimento al proprio presente, alla propria attualità, ancora e infine, quali il proprio controverso matrimonio con un empio semidio immortale, o, che, per lo meno, ancora non aveva compreso come poter uccidere, notizia della quale non avrebbe avuto piacere potesse divenire argomento di pettegolezzo; o, anche, quali la propria felice relazione sentimentale con il proprio amato Be'Sihl, l'ultimo di una non fortunata serie di amanti, la vita del quale non avrebbe mai voluto veder posta in dubbio, così come già avvenuto a suoi predecessori, in conseguenza al loro stesso rapporto.
Motivo per il quale, seppur entrambi ormai con sì troppi inverni alle spalle tali da non poter essere considerati qual due giovinetti alla scoperta del proprio primo amore, quanto, se non già nonni, certamente genitori di figli quasi adulti nei canoni comuni a quelle terre, ella aveva imposto al proprio compagno una necessaria clandestinità. Necessaria, a lui, per ovviare all'eventualità di trasformarsi, proprio malgrado, in un bersaglio, in un non troppo paradossale desiderio per qualche suo avversario di giungere a ferire la mercenaria attraverso i suoi umani sentimenti. Necessaria, a lei, per concedersi di vivere con sostanziale serenità il loro rapporto, ove non bisognosa di camminare mano nella mano insieme a proprio uomo per amarlo e per essere felice di amarlo, quanto, e piuttosto, di poter essere certa di avere la possibilità di fare sempre ritorno a lui, così come, in fondo, da oltre quindici anni aveva fatto al termine di ogni propria missione, quand'ancora semplici amici.

« Ehy… pigrona. » sussurrò il locandiere, accarezzando il lobo dell'orecchio dell'amata con le proprie labbra in un dolce bacio, nell'intento di suggerirle, delicatamente e pur impietosamente, la necessità, per lei, di risvegliarsi, di ritrovare coscienza e contatto con il mondo a sé circostante, così come si riservò occasione di ribadire con una più esplicita affermazione subito dopo, ancora in un caldo e carezzevole alito di voce trasudante amore « Fosse per me ti lascerei riposare, una volta tanto che stai riuscendo a dormire e a dormire così profondamente. Ma è già l'alba da quasi mezz'ora… e tu mi avevi raccomandato di svegliarti. »

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