11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 7 ottobre 2011

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T
utt'altro che difficile, per chiunque al di fuori della realtà propria e caratteristica di Rogautt, sarebbe stato riuscire ad apprezzare i particolari equilibri di potere esistenti all'interno di quella specifica isola, per così come, tempo prima, imposti da parte di colei autoproclamatasi monarca non solo di quel limitato territorio, ma anche di tutti i mari lì circostanti, Nissa Bontor, per quanto sostanzialmente priva di concrete prerogative in tal senso, in verità, e dopotutto, in termini non eccessivamente differenti da qualunque altro sovrano del mondo conosciuto.
Sebbene, infatti, l'idea di una nazione di pirati sarebbe potuta apparire, a livello razionale, quale una realtà totalmente aliena a qualunque precedente storico, per quelle medesime ragioni che avevano reso tanto incredibile, e meritevole di plauso, il risultato ottenuto da quella sola e singola figura femminile, al tempo stesso la realtà quotidiana lì allora propria di qualunque angolo di mondo, di qualunque regno costituito all'interno di uno dei tre grandi continenti nei quali il mondo conosciuto era diviso, Hyn, Myrgan e Qahr, non avrebbe potuto permettere di considerare quanto occorso in quell'isoletta sperduta qual un'eccezione incomprensibile, estranea a qualunque possibile elucubrazione propria di mente umana. Al contrario, tanto nel passato remoto della storia di ognuno di tali continenti, così come in tempi estremamente più recenti, per non dire, addirittura, contemporanei, tutt'altro che folle, che insensata e priva di solidità avrebbe dovuto essere riconosciuta l'idea stessa della costituzione di una nazione apparentemente dal nulla, fondata nelle proprie ragioni e incentrata nella propria stessa anima, nel proprio principio generativo, attorno alla figura di un unico condottiero carismatico, nonché da lui, o lei, eretta in sola grazia della forza bellica di un predominante contingente militare o assimilabile. In ciò, quindi, che Nissa, già divenuta figura di riferimento per una vasta flotta costituita da decine, centinaia di navi e di equipaggi, in sola e tutt'altro che banale virtù della propria affascinante personalità, nonché di un intelletto strategico non inferiore a quello della sua più celebre sorella gemella, avesse potuto scegliere un determinato territorio e, con la violenza del metallo e il furore del fuoco, avesse potuto conquistarlo e dichiararlo un proprio, personale possedimento, non avrebbe potuto sorprendere alcuno, non un semplice zotico, distante da ogni concezione della politica o, ancor più, della politica internazionale, non un monarca figlio e nipote di molte generazioni di sovrani prima di sé, con tali nozioni altresì più confidente.
In effetti, addirittura, se solo ella non avesse continuato, personalmente, a considerarsi ostinatamente una pirata, e a considerare pirati i propri subordinati divenuti sudditi, il proprio popolo, non qual criminale avrebbe potuto essere riconosciuta, quanto, piuttosto, qual legittimo sovrano di quel territorio, obliando in ciò a tutto il sangue versato su quella stessa terra per renderla fertile in vista del proprio stesso insediamento: dopotutto, nel momento stesso in cui una delinquente era divenuta legislatrice, ogni suo crimine sarebbe potuto e dovuto essere considerato legge se solo ella lo avesse desiderato. Ma Nissa, dimostrando un'onestà intellettuale superiore a quella di molti sovrani a loro dire benvoluti dagli dei e ascesi a tal ruolo solo in conseguenza di una loro esplicita benedizione, in loro indubbia grazia, non si era mai voluta impegnare in una qualche attività di revisionismo storico nei confronti del proprio stesso popolo, né, tanto meno, di diplomazia con altri monarchi, con altri poteri sovrani in altre nazioni, per poter imporre loro una propria originale visione della realtà: divenuta pirata per propria ponderata volontà, e ascesa al ruolo di regina di tutti i predoni di quei mari in diretta conseguenza al proprio impegno in tal senso, ella non avrebbe mai rinunciato alla possibilità di definirsi, ancora e comunque, pirata, nel ben apprezzare, e approvare, ogni significato implicito in tale termine, per quanto negativo il comune giudizio lo avrebbe potuto riconoscere e condannare.
Pirata ancor prima che sovrana, e, tuttavia, indubbia regina in quella nazione nata per sua sola volontà, per suo solo desiderio, pur non rinunciando a vivere la propria vita con l'autonomia, l'indipendenza e la libertà che da sempre l'aveva contraddistinta e che, per sempre, l'avrebbe continuata a caratterizzare, Nissa Bontor non avrebbe potuto, né dovuto, trascurare il mantenimento del proprio stato sociale, le responsabilità derivanti dal proprio ruolo di comando, ragione per la quale non avrebbe potuto ignorare l'esigenza di possedere una sede immediatamente riconoscibile per l'esercizio del proprio potere, un palazzo reale, nonché, in stretta connessione a esso, una serie di protocolli che le avrebbero garantito, non diversamente da qualunque monarca, una facile posizione di predominio su chiunque avesse desiderato confrontarsi con lei, a non permettere ad alcuno di ignorare il suo ruolo e il suo potere.
Regole di condotta che, proprio malgrado, anche la focosa Tahara non avrebbe potuto ignorare, nella volontà di non inimicarsi quello stesso potere sovrano che pur aveva affermato di essere pronta a rispettare, riconoscendone la legittima autorità. E fra esse, per quanto non formalmente scritte in alcun codice, prima fra tutte avrebbe dovuto essere certamente indicata quella relativa all'impossibilità a disertare un invito ufficiale a palazzo, non quando espresso dalla stessa sovrana, non quando riportato per interposta persona da un suo fidato rappresentante… per quanto chiaramente nell'ignoranza della medesima regina, come in quello specifico frangente.

« Che eleganza… » non si trattenne dall'ironizzare Ma'Grohu, nel confronto con l'immagine offerta dalla donna pertanto, e obbligatoriamente, pervenuta a palazzo il mattino seguente al loro incontro nella taverna, e lì sopraggiunta, puntualmente, prima che il sole potesse raggiungere il proprio zenit, con massimo rispetto per l'orario indicatole.

Sebbene animato da un inequivocabile punta di malizia, espressa in maniera assolutamente trasparente dalla propria voce e dalla particolare scelta di termini così resi propri, il colosso nero dimostrò, in quella nuova occasione di dialogo con lei, un maggiore controllo, e una maggiore serenità, rispetto a quella altrimenti resa propria la sera precedente.
Impossibile, innanzi a simile cambio di atteggiamento, di intima indole, e in assenza di una qualunque spiegazione a tal riguardo, sarebbe allora stato discernere le ragioni alla base di tutto ciò, sebbene, razionalmente, la stessa pirata avrebbe potuto ipotizzare tale evoluzione qual conseguenza più o meno diretta di un inevitabile rimprovero del proprio capitano per l'insubordinazione passata o, anche, qual espressione del proprio reverenziale rispetto per la sovrana, entro i limiti del cui tempio personale, qual sarebbe potuto essere riconosciuto tale palazzo, non avrebbe voluto imporsi qual blasfemo con la propria cieca, e sufficientemente vana, opposizione a chi, comunque, lì ufficialmente invitato, convocato, richiesto qual ella era. Possibili ragioni in conseguenza alle quali, Tahara, non volle farsi negarsi l'occasione di stuzzicarlo ancora un poco, non desiderando, certamente, dimostrarsi succube innanzi a lui…

« Ammetto di essere ben lontana da quella propria del tuo particolare stile… » commentò per tutta risposta, sorridendogli apertamente, se pur con un sorriso che, idealmente, non sarebbe risultato fuori luogo sul muso di un predatore felino innanzi a una preda indifesa, eletta qual proprio prossimo spuntino « … ma, sai, non credo che un perizoma in cuoio riuscirebbe a rendere altrettanto bene su di me. »

Se, in tal contesto, la donna avrebbe infatti potuto essere giudicata meritevole della critica rivoltale, nel non aver modificato in misura significativa il proprio abbigliamento dalla sera precedente se non in grazia l'aggiunta di una vestaglietta in seta, di tonalità rossa e bordata in oro, utile a coprirle braccia, spalle e schiena, ridiscendendo lungo i suoi fianchi fino in prossimità alle caviglie; parimenti criticabile avrebbe potuto essere considerato il particolare stile dell'uomo, così come da lei stessa descritto, comprendente, qual solo e unico capo di vestiario, un semplice perizoma in cuoio, necessario a celargli e, forse, proteggergli l'intimità, senza pur nulla nascondere allo sguardo del resto del suo corpo, dalla fronte sino alla punta delle dita dei piedi. Non che, comunque, alcun altro avrebbe avuto ragione, desiderio o coraggio di esprimere normalmente quella stessa osservazione, ove la mole propria di quel corpo, e dei suoi muscoli sviluppati a livelli tali da essere giudicabili inumani, avrebbe scoraggiato qualsiasi genere di facile ironia o sarcasmo a suo possibile discapito, così come, tuttavia, non era ancora avvenuto per quella specifica, e sfrontata, interlocutrice, forse proprio per questo oggetto di tanto istintivo astio in lui.

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