11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 23 ottobre 2011

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… s
ua amica…

« Tahara! » esclamò la sovrana, scuotendo delicatamente la propria interlocutrice, nel cercare di richiamarne a sé l'attenzione che comprendeva essersi smarrita in incomprensibili elucubrazioni, allontanandosi sempre maggiormente da lei e dal proprio stesso corpo di pari passo in cui quest'ultimo sembrava perdere energia, forza, consapevolezza di sé e del mondo a sé circostante « Tahara, per Thyres! Riprenditi! »

Quell'ultimo richiamo, quell'invocazione che, alfine, apparve quasi simile a un ordine, un imperativo impostole attraverso la voce di una monarca, riuscì a farsi strada all'interno della confusa psiche di Carsa, evocando dai meandri più profondi della stessa la personalità della pirata estemporaneamente rimossa dal controllo di quello stesso corpo, di quella dimora ormai non più semplicemente ospitante fittizie identità alternative, ma occupata, in maniera forte, radicata, da una di esse, da quella della stessa Tahara, che, in ciò, ebbe occasione per recuperare il libero arbitrio fugacemente perduto.
E quasi nulla di diverso da un principio di svenimento fosse allora intervenuto a suo discapito, la donna dalla lunga treccia castana si riscosse energicamente, scuotendo il capo e cercando di recuperare l'equilibro lì assicuratole in sola conseguenza dell'intervento della propria regina. Regina nel confronto della quale, in ciò, non le poté essere evitato una sincera ragione d'imbarazzo…

« … Nissa… » sussurrò, con tono debole, flebile, ancora confusa, qual solo, dopotutto, avrebbe lì potuto essere nell'assenza di una reale identità a dominare nella sua mente e sul suo corpo « … io… non so cosa mi sia preso. »
« Riesci a reggerti in piedi? » domandò, premurosa, ancora incerta fra poterle liberare le spalle dalla propria presenza o doversi lì mantenere impegnata ad assicurarle una postura eretta qual salubre alternativa a un'altresì spiacevole ruzzolone giù dalle scale alle loro spalle « Vuoi che chiami qualcuno per aiutarti? Ti serve il supporto di un cerusico?! »
« Io… sto bene. » sorrise Tahara, riacquistando controllo su di sé e sui propri arti, al punto tale da potersi permettere di riconquistare l'autonomia precedentemente perduta, nel far gravare il proprio peso, pur sostanzialmente minimale, non più sulle braccia della propria più vigorosa controparte, quanto sulle proprie stesse gambe « Ho solo avuto un lieve mancamento. Non so per quale ragione… non mi è mai successo qualcosa di simile. » definì sincera, cercando di giustificarsi per qualcosa per la quale non era in grado tuttavia di offrire neppure una spiegazione a se stessa.

Se, infatti, Carsa avrebbe dovuto essere riconosciuta quale pienamente cosciente dell'esistenza dei propri alter ego, i medesimi, sino a quel momento, sino a quel giorno, si erano fortunatamente dimostrati ignoranti in tal senso, non entrando in competizione con lei per il controllo del suo unico corpo. In tal senso, quindi, anche Tahara non avrebbe dovuto essere giudicata qual confidente con la propria situazione, unica ragione, probabilmente, per la quale alla mercenaria era ancora concessa qualche lieve possibilità in suo contrasto, in sua limitazione.
Difficile, dopotutto, sarebbe stato immaginare quali possibili, e sicuramente spiacevoli, scenari sarebbero potuto dischiudersi per il fato di quella donna se solo Tahara avesse maturato una qualche coscienza con la propria situazione, acquisendo in ciò occasione di ribellarsi a lei e di relegarla, per sempre, in una prigione inviolabile, per quanto priva di catene, sbarre o mura. Nel migliore dei casi, probabilmente, lo sdoppiamento della personalità così già in atto avrebbe tormentato Carsa sino alla fine dei suoi giorni, non permettendole di liberarsi di quanto da lei stesso generato, di quel parto della sua fantasia e di nulla di più rispetto a essa. Nel peggiore, altresì, il violento scontro che avrebbe visto intimamente protagoniste la mercenaria e la pirata si sarebbe concluso, alla fine, non con un armistizio, quanto con la vittoria esclusiva del carattere indubbiamente più forte, combattivo e predominante, carattere che avrebbe potuto soppiantare a tempo indeterminato quello della propria genitrice, sostituendola per ogni nuovo singolo giorno che gli dei avrebbero valutato opportuno concederle sotto i raggi del sole.
Sino a quando, comunque, nessun fattore esterno fosse intervenuto a violare l'equilibrio lì formatosi, la situazione di predominio della guerriera in contrasto alla predona, offrendo alla seconda l'opportunità di comprendere in che direzione dover lottare per la propria autonomia, per la propria indipendenza finale, Carsa non avrebbe visto la propria incolumità posta in discussione, la propria esistenza messa in dubbio per quella che, troppo semplicemente, qualcuno avrebbe potuto definire pazzia.

« Probabilmente non ti sei ancora ripresa dalle ferite di ieri. » constatò Nissa, con incedere comprensivo nei suoi riguardi, giustificando quanto accaduto senza alcuna volontà inquisitoria in tal senso « O forse il tuo corpo non ha reagito in maniera positiva al contatto con la bava dell'ippocampo: in effetti non ho mai preso in esame le sue proprietà, e potrebbe comprendere delle componenti lievemente tossiche al proprio interno, per quanto sicuramente non letali. » argomentò, liberando la propria interlocutrice dalla stretta prima impostale, se pur con estrema premura a ovviare a nuove occasioni di mancamento in lei, ed esprimendosi, in quelle parole, quasi come a volersi reciprocamente scusare con lei per quanto occorso.
« O forse, la scorsa notte avrei dovuto permettermi di riposare un po' di più, mia signora. » sorrise la pirata, nell'intento di tranquillizzare la propria anfitrione, del cui interesse chiunque non avrebbe potuto negare una concreta ragione di vanto, ma che in lei risultò più simile a un'espressione di soggezione, ove non si sarebbe mai attesa tanta immediata familiarità da parte sua « Ammetto che, ancora eccessivamente inebriata di adrenalina per quanto avvenuto, ho cercato più e più volte occasione di sfogo con il mio compagno di letto… probabilmente mettendo troppo alla prova le mie capacità di recupero. » spiegò, senza falsi pudori a riferire nel merito di un tale argomento, quali non ne avrebbe avuti innanzi a un interlocutore maschile e quali, ancor meno, ne avrebbe potuti mai avere innanzi a un'interlocutrice femminile, suo pari.
« Eh, sì… direi che potrebbe anche essere questo. » commentò l'altra, con espressione ora più serena, nonché maliziosamente divertita da tale questione « Ti posso comprendere… le mie due gemelle, in verità, non sono nate in conseguenza di un'occasione sostanzialmente diversa. » ammise, confidandosi a propria volta, quasi a voler contraccambiare il clima di intima complicità in ciò suggerito dall'altra « Credo che nulla possa essere considerato più eccitante, più stimolante della soddisfazione conseguente a un'epica vittoria, per festeggiare la quale… beh… poco o nulla non si sarebbe disposti a compiere. » strizzò l'occhio sinistro, quello attraversato da uno spiacevole sfregio, a imitazione della propria odiata sorella, verso la pirata.

E in Tahara, in conseguenza di quelle parole, di quella familiarità così concessale dalla stessa sovrana che tanto aveva avuto l'ardire, o forse la stolidità, di pregiudicare due sere prima, non mancò di ritrovarsi dominata da forti emozioni, che se, da un lato, non avrebbero potuto negarle ulteriori ragioni di imbarazzo verso di lei, nel sentimento di colpevolezza per i troppi dubbi sollevati sulle ragioni di fedeltà verso quella particolare figura; dall'altro non avrebbero potuto che suggerirle una brama particolare… un desiderio di amicizia per lei forse non consueto, e che pur, dal profondo del suo spirito, sembrava lì affiorare in maniera naturale, spontanea.
Forse, reale responsabile per simili emozioni, per tali sentimenti, avrebbe dovuto essere, proprio malgrado, giudicata la stessa Carsa, le emozioni e i sentimenti della quale, per quanto nuovamente relegata nell'oscuro oblio della propria psiche, stavano inevitabilmente lì continuando a riecheggiare, invocando ancora la giusta natura del proprio rapporto con Midda Bontor, non sua nemica, ma sua amica. Immagine d'amicizia, quella così associata a un volto assolutamente identico a quello di Nissa Bontor, che si mischiò in maniera pericolosa nel cuore di Tahara, sospingendola, pertanto, in quell'inedita direzione, verso quella destinazione che, sino ad allora, era stata solo auspicata dalla stessa sovrana di Rogautt e che, in conseguenza di tutto quello, iniziò ad attecchire anche in lei, con foga non diversa da quella propria dei lunghi e sottili rami di una pianta rampicante.

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