11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 19 agosto 2017

2282


« Mia cara… » sorrise il primo ufficiale, in un gesto allor più contraddistinto da dolce premura che da un qualche intento ironico, o peggio sarcastico, nei riguardi della propria interlocutrice, non avendo, del resto, la benché minima ragione per potersi altrimenti rivolgere a lei « … fidati se ti dico che tu puoi essere riconosciuta straordinariamente speciale a prescindere da questioni di ordine meramente estetico. » asserì, appoggiandole delicatamente la mancina sull’avambraccio destro, a dimostrare, in tal senso, complicità con lei « E mi fosse concessa la possibilità di scegliere, sarei ben lieta di poter vantare un retaggio simile al tuo, a discapito di tutti gli sciocchi pregiudizi che ti discriminano all’interno di termini quali chimera o mezzosangue. »

E del tutto onesta, in simile presa di posizione, Lys’sh riconobbe lì essere la propria amica, in tal senso ritrovandosi, oltretutto, priva di qualunque possibilità volta ad accusare sorpresa o stupore per quanto dichiaratole, laddove, mai ella, così come Midda Bontor d’altro canto, aveva fatto segreto, in precedenza, di tanta approvazione nei suoi riguardi, tributandole un giudizio sì positivo, a tratti persino entusiastico, come, in verità, poche volte le era stata offerta opportunità di ascoltare per voce di uomini o donne umane… completamente umane, quantomeno.
Al pari della maggior parte delle razze non umane dell’universo, anche nella storia degli ofidiani, proprio malgrado, non erano mancati episodi di assoluto pregiudizio e accesa avversione, complice, sicuramente, il loro aspetto prossimo a quello di un rettile, di un serpente, innanzi al quale, evidentemente, atavici terrori erano soliti insorgere nelle menti meno aperte e disponibili a un pacifico confronto. Addirittura la stessa Figlia di Marr’Mahew, non senza sincero imbarazzo e rammarico, aveva offerto riferimento a incontri e scontri, occorsi sul proprio pianeta d’origine, con creature non umane che, in maniera ingiustamente arbitraria e, pur, non così difficilmente giustificabile, erano state semplicemente considerate dei mostri e, in quanto tali, esseri malvagi da perseguitare e abbattere alla prima occasione utile. E benché, in tutto quello, la mercenaria non avrebbe potuto produrre prove utili a offrire certezza di quanto, le “bestie” da lei violentemente abbattute nel corso delle proprie imprese, altro non fossero dei rappresentanti di diverse razze, di altre civiltà; un’ammissione di colpa, e una contrita richiesta di scuse, non era mancata, a tempo debito, nei confronti della sua nuova amica, identificata, a titolo generico, qual rappresentante di tutte le razze non umane dell’universo e, anche, del suo mondo di origine.
Innanzi a simile ammenda, poi, Lys’sh non si era negata occasione di minimizzare le possibili colpe della propria interlocutrice, nel ben riconoscere quanto, esattamente come fra gli umani, non tutte le chimere avrebbero avuto a poter essere globalmente riconosciute qual creature pacifiche, desiderose semplicemente di vivere la propria esistenza senza alcun genere di conflitto… un errore comune, quello che avrebbe potuto derivare dall’assunzione di troppo sbilanciate posizioni anti-razziste, con il quale, suo malgrado, anche il buon Be’Sihl aveva avuto immediata occasione di riprova. Nell’essersi trovato, poco dopo il proprio arrivo su Loicare e la propria conseguente separazione forzata dall’amata, ben accolto da un gruppo di canissiani, infatti, l’ex-locandiere aveva maturato un’immediata e assoluta simpatia nei loro confronti, escludendo la possibilità di ricevere il benché minimo danno da qualunque esponente di simile razza: purtroppo, o, forse, per propria fortuna, nell’aver, in ciò, potuto correggere immediatamente il proprio sbagliato assetto psicologico, egli aveva scoperto a proprie spese quanto non tutti i canissiani avrebbero avuto a doversi considerare inoppugnabilmente buoni e altruisti, nel ritrovarsi a essere tradito e letteralmente venduto da una giovane cagnetta che, pur, non aveva poi mancato di pagare pegno per il proprio errore, ovviamente per l’impietoso intervento della mano dell’Ucciditrice di Dei.
Pur non dovendo, quindi, incedere in posizioni inaccettabilmente razziste e, parimenti, neppure in estremismi antitetici, Lys’sh avrebbe avuto a dover essere riconosciuta, dalle proprie amiche e sorelle d’arme, qual effettivamente una figura straordinaria, così psicologicamente come, necessariamente, fisicamente. E in nulla e per nulla, né l’opinione allora proclamata da Duva, né eguali eventualmente prodotte da Midda, avrebbero avuto a potersi considerare facile lusinga allorché sincera espressione di stima e, persino, di un pizzico d’invidia.

« Sei troppo buona con me… » chinò lo sguardo, necessariamente in difficoltà a quell’affermazione, non sapendo neppure immaginare in quali termini poter replicare a tutto ciò « Grazie. » si limitò a dichiarare, offrendo un lieve sorriso.
« Mai stata troppo buona con nessuna! » protestò l’altra, ora reagendo quasi infastidita da quell’ultima asserzione, così come se, in essa, le fosse stato rivolto un qualche genere di insulto « Per favore, non ripeterlo in presenza di altri… o la mia immagine di dura “tutta d’un pezzo” potrebbe risultarne spiacevolmente lesa. »
E Lys’sh, a quel rimprovero, non si negò un’aperta e divertita risata, scuotendo poi il capo, nel cercare di rassicurare la propria sodale a tal riguardo: « Non sia mai! » escluse, con irrefrenabile ilarità « Soprattutto agli occhi del tuo ex-marito che, magari, potrebbe fraintendere tutto ciò come un segno di debolezza da parte tua… »
« … e approfittarne! » puntualizzò Duva, avallando e completando lo scenario ipotetico così propostole, estemporaneamente sforzandosi di non cedere ancora a un’aperta espressione di gioco e di dimostrarsi, in tal senso, seria nelle proprie parole « Che quello è un gran furbone, in misura tale che tu non puoi neppure immaginare. »
« Del resto, almeno una volta è riuscito a fartela. » osservò l’ofidiana, strizzando l’occhio destro in segno di complicità.
« Non credo proprio… » obiettò la prima, corrucciando la fronte a esprimere tutto il proprio diniego innanzi all’eventualità così suggerita dalla compagna « ... deve ancora nascere l’uomo in grado di avere la meglio su di me! » esclamò, con fierezza nelle proprie parole e nella propria postura, mantenendo il capo alto a offrire pratica riprova, in tal maniera, di tutta la propria superiorità fisica e morale.
« Dici?! » suggerì l’altra, socchiudendo maliziosamente gli occhi « Eppure Lange è riuscito a farti diventare sua moglie… almeno per un certo periodo! »
« Eh no! » sollevò la propria destra e, con essa, l’indice della medesima, a richiedere possibilità di intervento immediato in quanto stava venendo argomentato a suo supposto discapito « Non è stato Lange a farmi diventare sua moglie… sono stata io a farlo diventare mio marito! Sia chiaro! »

E, a simile, paradossale ribaltamento della tesi, neppure Duva riuscì a mantenere ulteriormente la serietà nella quale si era ammantata sino a quel momento, scoppiando a ridere e ritrovandosi, presto, accompagnata da Lys’sh, non meno divertita rispetto a lei per la conclusione alla quale, tutto quel loro dialogo, aveva finito per condurre.

Proseguendo, con quel medesimo tenore, in chiacchiere più o meno veniali e facenti proprie l’esplicita volontà di distrarsi contemporaneamente dall’attività che stavano compiendo e, ancor più, dalle ragioni alla base di simile compito, nell’idea di quanto, quello, avrebbe potuto rivelarsi essere il loro ultimo viaggio insieme, l’ultimo volo della Kasta Hamina prima di una prematura e tragica conclusione delle loro vite; le due donne completarono la verifica di un’altra coppia di container prima di giungere, all’inizio del settimo, a potersi ormai considerare indiscutibilmente più prossime alla coda che alla testa della nave.
Fu proprio, però, all’ingresso nella testa del settimo vagone di stiva connesso alla classe libellula, che qualcosa sorprese gli affinati sensi dell’ofidiana, costringendola a un meditabondo arresto.

« Che succede?! » le domandò Duva, bloccandosi accanto a lei e, pur, almeno nell’immediato, non cogliendo la perplessità dell’altra, motivo per il quale non ebbe ragione per ovviare all’ennesima scherzosa provocazione « Sei già stanca all’idea di esplorare le infinite meraviglie che stiamo trasportando? »

(episodio precedentemente pubblicato il 20 gennaio 2015 alle ore 7:20)

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