11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 27 agosto 2017

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« Per nostra fortuna, sotto questo punto di vista, siamo equipaggiate… » osservò la Figlia di Marr’Mahew, mettendo mano a una delle tasche del proprio equipaggiamento, per estrarne una ricetrasmittente, in grazia alla quale avrebbero così vanificato ogni sforzo di isolamento compiuto a loro discapito dai loro ancora ignoti antagonisti « Capitan Rolamo. Qui Midda, dal settimo container… » esordì subito dopo, aprendo un canale di comunicazione sulla frequenza comune della nave e attendendo una qualsivoglia replica da parte dell’ufficiale in comando.
« Parla Lange. » replicò, dopo un breve istante, il loro interlocutore, dimostrandosi sufficientemente pronto nella risposta da lasciar facilmente presumere essere stato in attesa di quell’aggiornamento sino a quel preciso momento, non senza, probabilmente, una certa tensione derivante dal contesto in tal maniera venutosi a formare, tutt’altro che offerente una qualsivoglia predisposizione al rilassamento psicologico o fisico « Ti ascolto. »
« Come da programma mi sono riunita a Duva e Lys’sh. Purtroppo, però, i nostri clandestini non hanno avuto la cortesia di attenderci tranquilli là dove erano stati rinchiusi e, ora, non abbiamo elementi utili a presumere la loro attuale posizione. » spiegò, riassumendo lo scenario lì presente « Non abbiamo ancora avuto alcun contatto visivo con loro, ma, nel contempo, sono riusciti a sfondare brutalmente i portelloni fra il sesto e il settimo container. Suggerisco di rafforzare il presidio all’ingresso della sezione di coda e di prepararsi a qualunque eventualità. »
« Ne prendo atto. » rispose il capitano, con tono serio e concentrato, evidentemente impegnato, in quel momento, a soppesare ogni singola sillaba riportatagli « Desiderate rinforzi…? »
« Negativo. » scosse il capo la donna, benché, tale gesto, non sarebbe risultato evidente attraverso il comunicatore « Siamo armate e pronte allo scontro. E nella sciagurata eventualità che non avremo a dimostrarci adeguate allo scopo… beh… sai già come procedere. »

Un solo sguardo fu sufficiente a Midda per cercare, e trovare, consenso negli occhi delle proprie sorelle d’armi, laddove, senza nulla togliere alle risorse dell’equipaggio della Kasta Hamina, senza in alcuna maniera voler minimizzare il valore dei propri compagni, tutte e tre erano allora comunque consce dell’evidenza di quanto, il loro ristretto contingente, rappresentasse allora quanto di meglio avrebbe avuto a poter offrire la loro nave mercantile in una situazione come quella. In conseguenza di ciò, nel caso in cui loro tre avessero fallito, eventualità indubbiamente spiacevole laddove, necessariamente, avrebbe rappresentato anche la loro prematura fine; l’unica alternativa di ragionevole attuazione per i loro sopravvissuti compagni non avrebbe previsto la ricerca di una qualche vendetta attraverso una nuova battaglia, quanto e piuttosto l’abbandono, immediato, del carico, e delle loro salme, nella separazione dell’intera sezione di coda e nell’abbandono della medesima al vuoto siderale: solo in tal maniera, un loro ipotetico sacrificio non si sarebbe dimostrato vano.
E se, di tale consapevolezza, non avrebbero potuto dirsi ignare né Duva né Lys’sh, accanto a Midda, ancor meno avrebbe potuto dichiararsi ignorante lo stesso capitano della Kasta Hamina, il quale, per quanto mai avrebbe accettato l’idea di lasciare indietro qualcuno degli uomini o delle donne affidate al suo comando, di fronte all’eventualità di una letale disfatta di quelle tre donne, di quelle tre combattenti, di quelle tre guerriere, non avrebbe potuto ovviare ad agire nell’interesse della salvaguardia del resto del proprio equipaggio, anche a costo di dover convivere, fino al proprio ultimo giorno, con il disgusto per quello che, nel profondo del suo cuore e del suo animo, non avrebbe poi potuto evitare di condannare qual un atto di codardia.

« Bontor…  » riprese voce l’uomo, dopo essersi riservato qualche rapido istante per soppesare e valutare le informazioni in tal modo riferitegli e, in particolare, la conclusione a cui ella si era sospinta, qual traguardo di un ragionamento logico e obiettivo « Per quanto i nostri caratteri siano, evidentemente, in una condizione di naturale conflitto non di meno rispetto a quanto non lo siano il mio e quello della mia ex-moglie accanto a te; io sono e resto il capitano a bordo di questa nave. E tu, qual membro del mio equipaggio e capo della sicurezza, mi devi comunque ubbidienza. Quindi… ascoltami bene quando ti dico che né tu, né Duva o Lys’sh, avete il permesso di dimostrarvi meno che adeguate allo scopo. » sancì, riproponendole le medesime parole da lei appena rivoltegli « Qualunque cosa accada, voi dovrete tornare indietro vive e in salute… o saranno guai. Grossi guai. » minacciò, mantenendo ancora la propria voce seria e misurata in ogni singola sillaba scandita in risposta « Sono stato chiaro? »

E sebbene, a volersi rapportare in maniera razionale con quella situazione e gli scenari che da essa avrebbero potuto conseguire, le parole così proposte da parte di Lange Rolamo avrebbero potuto essere considerate ai limiti dello scherno, o, tuttalpiù, di una sua evidente, nonché preoccupante, dissociazione dalla realtà; all’attenzione della mercenaria fu immediatamente evidente quanto, al contrario, il capitano aveva voluto, in tal peculiare maniera, dichiarare tutta la propria premura, tutto il proprio interesse nei loro confronti, ritrovandosi a essere spinto dai propri sentimenti, dal proprio necessariamente celato affetto verso di loro, a proibire di morire, quasi come se la decisione a tal riguardo avesse a doversi riconoscere dipendente esclusivamente dalla loro volontà.
Un ordine, il suo, che pertanto non avrebbe potuto essere inteso in alcuna maniera qual tale né che, parimenti, avrebbe potuto essere effettivamente associato al tono con il quale, pur, era stato pocanzi scandito. Così, benché in un diverso contesto, in un’altra situazione, l’Ucciditrice di Dei difficilmente avrebbe potuto evitare una qualche sarcastica replica a fronte di un simile, ricercato intento autoritario, non tanto per mancanza di rispetto verso il proprio capitano, quanto e piuttosto per una risposta emotiva naturale dopo decenni di estraneità a qualunque genere di ordine costituito, ormai anarchica innanzi a tutto ciò che non avrebbe potuto riconoscersi qual direttamente derivante da una sua autonoma decisione; in quel particolare momento, di fronte a quelle ultime, serie e forti parole a lei indirizzate sotto l’apparente veste di un ordine, ella non volle concedersi alcuna reazione polemica, limitandosi ad accettare tutto ciò, in tal maniera, implicitamente, anche ringraziando colui che, allora, tanta premura stava riservandosi occasione di dimostrare nei loro confronti.

« Sì, signore. » confermò, semplicemente, null’altro soggiungendo a possibile completamento di ciò, laddove, inevitabilmente, qualunque altra parola sarebbe risultata in solo e banale contrasto con l’intento volto a concedere riprova di aver correttamente interpretato, e inteso, tutto ciò.

Una corretta interpretazione, un giusto intendimento, il suo, che fu, proprio a margine di quella replica, appoggiato e sostenuto persino da colei che, più di chiunque altro, avrebbe potuto, e voluto, sempre e comunque riservarsi occasione di facile, e sovente, gratuita polemica con Lange Rolamo e che, tuttavia, lì si limitò ad annuire, concedendosi un lieve sorriso, a fuggevole, e pur chiara, approvazione tanto dell’intervento dell’uno, quanto della risposta dell’altra: anche Duva Nebiria, al di là di ogni personale questione in sospeso con il proprio ex-marito, non avrebbe potuto ovviare a cogliere, e comprendere, le ragioni alla base di quell’ultimo intervento e, di conseguenza, a sostenere, ancora una volta, in tutto e per tutto la scelta della propria compagna, di quella gemella di un altro mondo in passato mai immaginata e, pur, ormai presente nella sua quotidianità quasi qual un’altra espressione del proprio stesso io.

« Attendo un nuovo aggiornamento in non più di mezz’ora. » concluse, pertanto, il capitano, non avendo a sua volta null’altro da aggiungere in coda a quanto già dichiarato « Non mi deluda, Bontor! »

(episodio precedentemente pubblicato il 16 febbraio 2015 alle ore 7:20)

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