11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 24 agosto 2017

2287


Nel momento in cui le tre compagne di ventura, le tre sorelle d’arme, tornarono a mostrarsi riunite, ad apparire, nuovamente, quali reciprocamente integrate in maniera straordinariamente spontanea, improbabilmente naturale, e pur, obiettivamente, tale; non ebbe a sprecarsi il benché minimo fiato in banali formalità di rito, di pura e semplice retorica di conversazione, nel riconoscere qual allor prediletto un immediato coinvolgimento comune  in quel genere di condivisione, di aggiornamento tattico, che pur, sino a quel momento, era coscientemente mancato.
A prendere voce, pertanto, non fu né il capo della sicurezza, che pur sopraggiunse al luogo del ritrovo con qualche istante di ritardo rispetto al momento concordato, né il primo ufficiale della Kasta Hamina, nel riconoscere, razionalmente, qual necessario relatore la giovane ofidiana… colei che, a quel punto, non avrebbe avuto più ulteriori ragioni volte a restare asserragliata nella propria laconicità e che, di conseguenza, si riservò occasione di chiedere, immediatamente, parola.

« Duva e io eravamo appena entrate nel container sette, quando ho compreso non avremmo avuto a poterci considerare sole, là dentro. » dichiarò, mirando al cuore dell’argomento senza neppur per un istante ipotizzare di perdersi in un qualche, più prolisso, esordio « Non sono in grado di stabilire chi… che cosa vi fosse là dentro, ma sono certa di quanto il mio naso, la mia lingua e le mie orecchie hanno avuto occasione di percepire. »
« Credi di poter essere più circostanziata a tal riguardo, Lys’sh?! » la invitò la Figlia di Marr’Mahew, approfittando di quel momento di aggiornamento informativo per procedere, in parallelo, a un non meno utile aggiornamento fisico, appoggiando al suolo il borsone trasportato sino a quel luogo e subito aprendolo, al fine di ridistribuire, fra le due commilitone, l’armamentario prescelto per l’occasione, non abbisognando di aggiungere alcun ulteriore dettaglio verbale alle proprie azioni, riconoscendo, il proprio operato, già adeguatamente, autonomamente esplicativo.
« Il particolare più violentemente risaltato ai miei sensi è stato l’odore di mare… » cercò di condividere l’interrogata, benché, nel contesto specifico dell’accaduto, non semplice avrebbe avuto a poter essere riconosciuto per lei tradurre in parole delle sensazioni percettive e l’elaborazione conseguentemente derivata, nella sua mente, al confronto con tutto ciò « … qualcosa di simile all’odore dei crostacei, all’odore che emanano al banco del pesce, quando sono ancora freschi. » puntualizzò, nel contempo in cui si ritrovò a ricevere, dalle mani della propria interlocutrice, un’imbracatura contenente, in maniera opportunamente distribuita, una coppia di pugnali lunghi nonché altre sei lame più corte, da lancio.
« Possiamo escludere che si tratti del carico… giusto? » richiese conferma l’altra, in tal senso rivolgendosi, allora, non tanto in direzione dell’ofidiana, quanto dell’altra compagna, che, meglio di entrambe loro, avrebbe potuto vantare confidenza con quella nave e con eventuali episodi giustificabili, per quanto comunque insoliti o imprevisti.
« Assolutamente. » confermò Duva, annuendo appena a quell’interrogativo « Per conferma, possiamo chiedere a Lange di ricontrollare il manifesto di carico, ma, per un viaggio di media lunghezza, qual avrebbe dovuto comunque essere il nostro a prescindere da eventuali fattori esterni, abbiamo sempre evitato beni di eccessiva deperibilità, onde ovviare a facilmente comprensibili inconvenienti. » spiegò, a completamento della propria iniziale replica « Inoltre, anche nell’ipotesi di trasportare qualcosa del genere, difficilmente sarebbe stipato in maniera tale da poter… puzzare: il tutto, adeguatamente congelato, sarebbe mantenuto alla corretta temperatura all’interno di appositi contenitori refrigerati. Questo a prescindere dal fatto che, comunque, la totalità del nostro carico, soprattutto del carico all’interno dei container, è comunque stipata in casse sigillate, a comprovare l’assenza di qualunque sofisticazione sul medesimo. »
« Questo posso confermarlo anch’io… » riprese voce Lys’sh, non tanto per offrire un non necessario soccorso alla propria compagna, quanto allo scopo di meglio comprovare l’efficacia delle proprie percezioni sensoriali « Prima di giungere al container sette, gli unici odori e sapori che ho avuto occasione di sentire nell’aria, sono sempre stati quelli propri della Kasta Hamina, senza alcun valore aggiunto offerto dal carico attorno a noi. Soltanto superata quella soglia ho avvertito distintamente quell’odore… quel sapore… e, particolare non meno importante, ho sentito qualcosa muoversi innanzi a noi, fra gli scaffali. »
« Qualcosa come…? » la invitò, nuovamente, a meglio esplicitare il concetto la donna guerriero, nel mentre in cui, finito di passarle l’equipaggiamento selezionato per lei, proseguì quella fase di armamento rivolgendosi in direzione della propria gemella spirituale, anche a lei offrendo un’imbracatura e, tuttavia, in quel frangente, contraddistinta da una sciabola e da uno stiletto, lame che, avendo avuto occasione di collaudare ella stessa, non avrebbe potuto esplicitamente disapprovare, nel sapersi dimostrare adeguatamente bilanciate e indubbiamente affilate, benché, palesemente, non avrebbero avuto a poter essere riconosciute qual frutto dell’opera dell’impegno di un mastro fabbro e, in tal senso, prive di quel valore aggiunto che, entro i limitare di quell’apparentemente sconfinato spazio siderale, avrebbe avuto a dover essere altresì identificato nella propria… un valore aggiunto che, in maniera probabilmente romantica, non avrebbe esitato a definire quale l’anima stessa della spada.
« Non ne sono certa. » esitò l’ofidiana, dimostrandosi dubbiosa a tal riguardo, quasi confusa da quanto aveva avuto occasione di ascoltare « Forse sono stata influenzata dall’odore di crostacei ma… quello che ho sentito era simile al frenetico rumore di zampe sul metallo. Ma non di piccole creature: c’era qualcosa di grosso che si stava muovendo fra gli scaffali. Qualcosa di grosso e, ciò non di meno, estremamente rapido… »
« Mmm… » si limitò a commentare l’Ucciditrice di Dei, a dimostrazione dell’attenzione rivolta a quelle parole, pur, a tutto ciò, null’altro aggiungendo, almeno in quello specifico momento, preferendo limitarsi ad ascoltare, e a far proprie tutte le informazioni che avrebbero potuto concederle, ancor prima di intervenire con opinioni proprie che, in tutto ciò, non avrebbero potuto vantare maggiore importanza rispetto a mero rumore di fondo, un fastidio del quale tutte loro avrebbero fatto volentieri a meno.
« Comunque sia, e per quanto io possa essermi sbagliata sulla questione “zampe”, sono certa del fatto che qualcosa, all’interno del container sette, si stesse muovendo… e si stesse nascondendo alla nostra vista, fra gli scaffali e tutta la merce lì stipata. » riprese Lys’sh, a concludere la propria esposizione « Ragione per la quale ho suggerito una temporanea ritirata… »
« Proposta che ho immediatamente approvato. » confermò Duva, a ribadire tutto il proprio sostegno psicologico e morale nei confronti della compagna, non desiderando che la responsabilità di quella scelta, che pur riteneva fermamente corretta, potesse, in qualche modo, essere attribuita soltanto a discapito dell’ofidiana, nel momento in cui, eventualmente, si sarebbe potuto scoprire che, alla base di tutto ciò, non avrebbe avuto a dover essere riconosciuto alcun reale pericolo « Per questo motivo abbiamo abbandonato il container sette e, dopo averlo sigillato, abbiamo preso contatto con te, chiedendoti di raggiungerci. »
« Avete fatto bene. » asserì la mercenaria, terminando la distribuzione dell’equipaggiamento e riponendo la borsa da parte, là dove avrebbe potuto recuperarla comodamente in seguito, ormai svuotata e, in ciò, del tutto superflua « Se, nel mio mondo, sono riuscita a sopravvivere a vent’anni di vita da avventuriera mercenaria e, prima ancora, a dieci da marinaio, non è stato certamente merito di un qualche innato ottimismo. Anzi. » commentò, in riferimento implicito a quella parte del proprio carattere che, in molti, avrebbero potuto considerare prossima alla paranoia e che pur, obiettivamente, le aveva consentito di giungere sufficientemente illesa al traguardo dei quarant’anni… un obiettivo più che straordinario là da dove ella proveniva.
« Riassumendo… » incalzò subito dopo « Abbiamo le lame. Abbiamo le granate stordenti, quelle abbaglianti, i lacrimogeni e i fumogeni. Abbiamo un ipotetico quantitativo non meglio definibile di avversari ancor sconosciuti, che, in qualche modo ancor da chiarire, sono riusciti a superare le nostre difese e a penetrare nel container sette. E, ultimo ma non meno importante, abbiamo anche tanta voglia di menare le mani… dimentico qualcosa?! »

(episodio precedentemente pubblicato il 2 febbraio 2015 alle ore 7:20)

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