11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

sabato 10 marzo 2018

2481


Giunta a confronto con la postazione di controllo, ella ebbe a verificare non aversi a considerare particolarmente dissimile da quelle proprie dell’interno della Kasta Hamina, presentando diversi schermi minori, diverse tastiere e, al di sopra di tutto ciò, un grande schermo principale, uno schermo in materiale trasparente e che, nonostante ciò, non appena ella ebbe ad avvicinarsi, non mancò di illuminarsi, e di animarsi di scritte, immagini e colori. E per quanto, allora, le scritte avrebbero avuto appunto a doversi ritenere incomprensibili per lei, ma, probabilmente, anche per chiunque altro, avendo a dover offrire riferimento a una lingua ormai riconoscibile qual morta; indubbiamente eloquenti ebbero a risultare le immagini, atte a presentare, probabilmente a scopo diagnostico, di verifica e di controllo, una grafica straordinariamente ben concepita di quella sala… e non solo.

« … Thyres… » non poté ovviare a sussurrare, nell’interpretare quanto, allora, così mostratole.

Se, infatti, la prima immagine ebbe a essere quella propria di quella stanza, o comunque di una sala egualmente straordinaria nelle proprie dimensioni, le immagini che, di lì a un istante successivo, ebbero a scorrere in una rapida sequenza animata su quel grande schermo avrebbero avuto a doversi intendere quali delle rappresentazioni di altre decine, forse centinaia di immense sale sotterranee simili a quella, grotte tutt’altro che fraintendibili qual naturali, nella loro perfette omogeneità, nella loro costante riproposta, disseminate sotto l’intera superficie del pianeta, ognuna delle quali, in effetti, ricollegata, senza particolare originalità, a una delle gigantesche statue egualmente sparse la fuori, in termini tali per cui, a posteriori, addirittura paradossale avrebbe avuto a doversi ritenere il lungo viaggio al quale la chiave di Mesoolan l’aveva costretta, per giungere a quella destinazione in particolare. Decine, centinaia di immense sale sotterranee che, esattamente come quella, si sarebbero presentate ornate, lungo i propri perimetri, lungo le proprie pareti, da quei sarcofagi, in una sterminata sequenza di mausolei sotterranei che non avrebbe potuto ovviare a inquietare anche chi, a differenza di lei, non avrebbe avuto a poter accusare un tanto complicato rapporto con i trapassati, soprattutto laddove questi non fossero stati, per tempo, ridotti in cenere, e che, per tale ragione, non avrebbe potuto che risultare, alla sua attenzione, qual simile a un folle incubo, in una misura nel confronto con la quale anche il letale circolo vizioso nel quale era stata intrappolata avrebbe avuto a dover essere banalizzato qual un giuoco a dir poco divertente, un intrattenimento indubbiamente piacevole nelle proprie dinamiche e nei propri contenuti.
Difficile, in assenza della possibilità di intendere quanto riportato negli strani caratteri presenti a video, sarebbe stato per lei riuscire a riservarsi una qualunque stima sull’effettivo numero tanto di quegli spazi sotterranei, quanto e ancor più dell’effettivo quantitativo di salme in essi ospitato. Un numero che, probabilmente, avrebbe avuto a doversi stimare in decine di migliaia solo nella stanza a lei circostante, e che, di conseguenza, avrebbe reso l’intero censimento nell’ordine delle decine di milioni, se non, ancor, maggiore. Un numero che, a prescindere dalla correttezza di tale stima, non avrebbe mancato di rappresentare, per la Figlia di Marr’Mahew, qualcosa di indubbiamente sgradevole, così come, a confronto con simili pensieri, con tali valutazioni, il suo stesso viso non poté mancare di palesare, in una smorfia più che trasparente…

« … per tutti gli dei del mare. » ribadì il primo commento, in sol riferimento alla sua dea prediletta, quasi a offrirle sostegno nel confronto con tale vastità, simile immensità « Qual osceno sforzo è stato compiuto, in questo mondo, per mantenere i morti in questa maniera tanto ordinata?! »

Tanto ordinata… persino troppo ordinata. E, soprattutto, troppo monitorata, così come, attraverso quelle immagini, quelle scritte, e, soprattutto, una sequenza di grafici per lei illeggibili, probabilmente tutto ciò avrebbe avuto a doversi giudicare. Uno sforzo notevole, uno sforzo addirittura disturbante, per non dire disturbato, nel  considerare quanto, là sotto, altro non fossero che meri cadaveri. Uno sforzo, in effetti, addirittura inutile, soprattutto nel non dimenticare la difficoltà che ella aveva avuto a dover rendere propria per accedere lì sotto, sì alla ricerca della più micidiale arma dell’intero Creato e, ciò non di meno, per arrivare, né più, né meno, in quanto altro non avrebbe avuto a dover essere descritta qual una necropoli, un monumentale cimitero e, ciò non di meno, pur sempre un cimitero.

« … o forse no…?! » obiettò, in quel flusso di coscienza, in quel tentativo volto a cercare di dar un senso a quanto stava vedendo e a quanto già aveva visto, a quanto già aveva affrontato sino a quel momento.

In fondo, a prescindere dalla propria incapacità a comprendere quelle schermate e quelle scritte, quale senso logico, quale raziocinio, avrebbe potuto definire l’utilità propria di monitorare i trapassati anche dopo la loro morte? In quale maniera, chiunque, fosse anche appartenuto a un diverso tempo, a un diverso luogo, avrebbe mai potuto giustificare il costo smisurato di quell’opera e, parimenti, del mantenimento della medesima, e del suo mantenimento a distanza di secoli, di millenni forse, nel corso dei quali l’intera superficie del pianeta si era tradotta in una landa deserta e desolata nel mentre in cui, lì sotto, qualunque fonte di energia atta a gestire tutto quello stava ancora operando in perfetta efficacia ed efficienza, almeno per quanto avrebbe potuto apparire al suo sguardo? No. Quello sforzo, quella spesa, avrebbe avuto a dover essere giudicata eccessiva per qualunque morto, a prescindere da qualunque smisurato rispetto avrebbe avuto a volergli essere tributato. E, lì sotto, di morti ve ne avrebbero avuto a dover essere contati a migliaia, a centinaia di migliaia, a milioni… troppi, obiettivamente, per qualunque folle impegno in tal senso.

« E allora…?! » insistette la donna guerriero, in quel ragionamento solitario, esprimendo verbalmente quelle domande non tanto per la stanchezza che, pur, non avrebbe potuto negare caratterizzarla, dopo tutto ciò che le era stato imposto, ma per aiutarsi, in tal maniera, a far chiarezza, a indirizzare quel ragionamento verso qualcosa di utile, verso un risultato concreto e non fine a se stesso.

E allora, per quanto assurdo simile pensiero non avrebbe potuto che essere giudicato, a dir poco obbligato sarebbe stato riflettere sull’eventualità che, lì attorno a lei, non fossero morti a circondarla, quanto e piuttosto vivi. Esseri viventi che, in qualche assurdo modo, per qualche incomprensibile ragione, lì erano andati a rinchiudersi, forse e persino volontariamente, animati dall’unico scopo, dal solo interesse, di sopravvivere alla fine del loro pianeta, della loro civiltà,  quando questa si era dimostrata ormai ineluttabile. Esseri viventi tale da rendere, pertanto, quella straordinaria edificazione sotterranea, quel capillare sistema di enormi stanze sotterrane, ben distante da un mausoleo, lasciandola piuttosto risultare prossima a una straordinaria rete di scialuppe di salvataggio, all’interno delle quali poter ambire a un qualche futuro a discapito di quanto, attorno a loro, aveva avuto modo di occorrere, trasformando quell’intero mondo in un rosso deserto privo di vita e privo di ogni possibilità di vita.
A confronto con simile ipotesi, perché ovviamente soltanto tale avrebbe avuto ancor a essere giudicata, anche ogni altra trappola, ogni altra difficoltà volta a impedire a estranei l’accesso lì sotto, avrebbe potuto riservarsi il proprio giusto raziocinio, nell’essere state concepite, studiate, non tanto per tutelare uno sterminato cimitero, quanto e piuttosto per salvaguardare l’unica speranza propria di quell’intera civiltà, di quella gente altrimenti condannata all’estinzione.

« Ma cosa ha reso tutto ciò necessario…? » non poté ovviare a domandarsi, non per mera curiosità, quanto e piuttosto perché ben consapevole delle ragioni per le quali ella avrebbe avuto a doversi considerare lì, in quel momento.

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