11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

martedì 27 marzo 2018

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A dispetto di ogni premessa, e di ogni premessa rappresentata dal sicuramente violento primo contatto con coloro i quali, per le proprie contraddistintive creste, ella aveva avuto occasione di soprannominare con il termine “galletti”; l’incontro con il capitano Atto Rifed ebbe a essere, per la Figlia di Marr’Mahew, un evento straordinariamente positivo. E positivo nella misura in cui, allora, ella non soltanto ebbe a scoprire essere anch’egli un pirata, ma, in particolare, essere un pirata antagonista della propria supposta mecenate e di colei che, nel dettaglio, in quel mentre avrebbe avuto a doversi riconoscere qual carceriera dei propri bambini. E secondo la stessa filosofia in grazie alla quale Desmair, nemico della propria principale antagonista Anmel Mal Toise, aveva avuto l’occasione di poter divenire un suo alleato; o, più recentemente, Jol Nuema, da nemico di quel comune avversario conosciuto sotto l’etichetta di Progenitori, non aveva mancato di schierarsi al suo fianco e, persino, all’occorrenza, di salvarle la vita; allo stesso modo, Atto Rifed, antagonista di Lles Vaherz, non avrebbe potuto negarsi occasione di stringere una ben gradevole alleanza con la mercenaria, laddove questa le avrebbe permesso di imporre, a discapito di quell’antagonista, una severa sconfitta.
E anche nel momento in cui, in effetti, la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco non si sarebbe concessa la benché minima esitazione innanzi all’idea di proporre in dono al capitano della Maele Libeth la testa della propria avversaria, se soltanto questo avrebbe avuto a concederle quanto da lei desiderato, non avendo a provare alcun genere rispetto nei confronti di quella donna, di quel pirata, che non soltanto aveva osato acquistare i suoi figli al mercato ma, ancor più, non avrebbe avuto la benché minima esitazione a impiegarli come armi, laddove ciò fosse stato utile ai propri scopi probabilmente genocidi; per qualche non meglio precisata ragione, per qualche logica non meglio condivisa, Atto Rifed non volle autorizzare una simile, crudele esecuzione della propria avversaria, nel preferire permetterle di continuare a vivere, e di conitnuare a farlo nella consapevolezza che ciò potesse essere accaduto soltanto per una propria decisione, per un proprio capriccio, e non, altresì, per il proprio valore, o per il valore del proprio equipaggio o della propria nave. In ciò, quindi, con le spalle protette dalla Maele Libeth e dagli stessi galletti che non si era preoccupata di sterminare, nel momento in cui egual desiderio era stato dai medesimi espresso a suo discapito; Midda Namile Bontor poté riservarsi occasione di emanciparsi dal controllo della propria ex-mecenate, riprendendo possesso, controllo dei propri bambini.
Un ricongiungimento, il loro, che non avvenne, ovviamente, senza probabilmente inutili, e pur irrinunciabili, spargimenti di sangue, e spargimenti di sangue da parte di tutti i membri dell’equipaggio della Jaco Milade che, a lei, vollero opporsi nel corso del proprio cammino. Fosse ella stata meno stanca, fosse ella stata allor meno provata da tutta l’assurdità che aveva vissuto in quelle ultime ore, per non dire in quegli ultimi giorni, probabilmente avrebbe potuto anche avere piacere a ovviare a quella vera e propria strage con la quale, suo malgrado, ebbe a sancire la fine di ogni qual genere di collaborazione con quegli uomini e con il loro capitano, arrossando gli splendidi e luminosi corridoi di quella grande nave con il loro sangue. Ma laddove, altresì, eccessiva avrebbe avuto a doversi considerare la sua stanchezza, e debilitata la sua forma fisica, anche nell’ancor impossibilità a impiegare il proprio braccio destro, almeno sino a quando non avrebbe avuto occasione di trovare qualcuno in grado di ripararne la tecnologia spiacevolmente compromessa a opera del Progenitore, l’Ucciditride di Dei non volle sprecare inutilmente il proprio tempo, e quelle poche, ultime energie rimastele, per offrire premura a coloro i quali, pur, null’altro che semplici pirati avrebbe avuto a doversi ricordare essere, a prescindere dalla loro fugace, e coatta, collaborazione. E così, pur senza arrivare a pretendere la vita di Lles Vaherz, colei che, impavidamente e, forse, stolidamente, non aveva esitato ad affrontare un Progenitore in persona, non si ritrasse neppure innanzi a quella nuova, e speranzosamente ultima prova, compiedo, dopottuto, quando pur non avrebbe potuto negare di aver già da lungo tempo sognato di avere la possibilità di compiere a loro discapito, e di essersi pur trattenuta dal compiere nell’unica, e non banale, questione rappresentata dalla propria impossibilità, poi, a condurre autonomamente quella gigantesca nave verso una qualsivoglia destinazione utile.
Difficile, in tutto ciò, sarebbe stato comprendere il perché, a margine di tale violento e sanguinario assalto, il capitano Vaherz non ebbe a presentarsi al suo cospetto, schierandosi in prima linea così come, sin dal loro incontro, non si era negata occasione di compiere: forse perché, in quel mentre, troppo impegnata a tenere sotto controllo la nave avversaria, nel timore di una qualche azione parallela da parte loro, da parte di quell’antico avversario che pur, paradossalmente, non ne aveva preteso la morte; forse perché, altresì, così incredibilmente ingenua dal non avere a prevedere neppure la possibilità di quell’epilogo, nel ritenere, erroneamente, di poter aver a fidarsi della propria mercenaria a prescindere da quanto, pur, poco avesse agito per ricambiare, parimenti, la fiducia richiestale; e forse, seppur, in tal senso, la stessa donna guerriero avrebbe avuto di che restarne delusa, perché lì ben consapevole di quanto, ormai, la propria ex-risorsa avesse a doversi riconoscere fuori controllo e, in questo, tutt’altro che desiderosa di finire a sua volta, in maniera tanto gratuita, a integrare quel già sufficientemnte folto conteggio di morte. A prescindere, tuttavia, da quali avrebbero avuto a doversi considerare le sue motivazioni, Lles Vaherz non ebbe a mostrare il proprio viso abitualmente sorridente, le proprie delicate fossette ai lati della bocca, lasciando quietamente massacrare quei suoi uomini e, insieme a ciò, permettendo alla Figlia di Marr’Mahew di recuperare i propri figli e, con essi, di lasciare la nave, diretta, alfine, verso la Maele Libeth.
Esattamente come in grazia ai capricci di un pirata ella si era ritrovata inizialmente coinvolta in tutto quello, per merito dei capricci di un altro pirata la donna guerriero ebbe alla fine occasione di uscirne, e di uscirne in maniera meno violenta di quanto, dal proprio punto di vista, non aveva già preventivamente ipotizzato di dover compiere. Perché, non potendosi fidare di un pirata, non potendosi fidare di Lles Vaherz, Midda non avrebbe mai potuto credere, in fede, che la propria mecenate avrebbe tenuto fede all’impegno preso nei suoi confronti, non in caso di successo da parte sua, nel riportarle l’arma desiderata, tantomeno allora, innanzi all’evidente fallimento che l’aveva contraddistinta. E per quanto, certamente, del capitano Rifed ella non avrebbe potuto avere maggiori motivazioni utili a ritenere possibile un qualche rapporto di fiducia, nell’essere, anch’egli e non diversamente, soltanto un pirata, ella non avrebbe potuto ovviare a preferire rischiare nell’incertezza di quella differente scelta, anziché restare legata a quella donna, e, per essa, ritrovarsi nuovamente costretta a rischiare la vita in chissà quale angolo di universo, nel solo desiderio, nel solo intento di riscattare la libertà di Tagae e Liagu. Oltretutto, proprio nel merito di questi ultimi due, non i galletti, né il loro capitano, avrebbero mai potuto immaginare qual genere di terrificante arma essi avrebbero avuto a dover essere considerati a seguito degli esperimenti su di essi condotti da parte della Loor’Nos-Kahn, ragione per la quale, sicuramente, sarebbe stato più semplice mantenere un profilo più modesto a bordo di quella seconda nave.
Al di là di ogni timore, tuttavia, l’incontro con Atto Rifed ebbe, appunto, a essere estremamente positivo per la Figlia di Marr’Mahew, non soltanto concedendole l’occasione di emanciparsi da Lles Vaherz e dalle sue macchinazioni, ma, anche, e ancor più, per concedersi la possibilità di ritornare sino a un mondo civilizzato, al primo porto utile, giunti al quale, senza da lei pretendere null’altro, il capitano ebbe a restituire, a lei e ai suoi figli, la libertà a lungo perduta, in un segno di rispetto che, francamente, non avrebbe mai avuto ragione di attendersi da parte di chi, in fondo, non aveva dato riprova di conoscere il suo nome, né, tantomeno, avrebbe avuto a poter accusare un qualche debito nei suoi riguardi, avendo, anzi, ella contribuito allo sterminio di una parte del contingente del suo equipaggio inviato sulle sue tracce, e che pur, in tal maniera, non le venne negato, forse e anche con la complicità del buon Jol, il quale, alla fine, era riuscito a dimostrarsi migliore qual alleato rispetto a quanto non fosse stato in grado di essere nelle vesti di avversario.
E così, con un braccio da riparare, e tutta una nuova collezione di lividi e graffi da curare, ma, al tempo stesso, con dei nuovi vestiti e, soprattutto, con, accanto a sé, i propri bambini, Midda Namile Bontor poté aver occasione di ricongiungersi, miracolosamente, alla propria famiglia, agli uomini e alle donne della Kasta Hamina e, soprattutto, al suo amato Be’Sihl, i quali, non appena informati della sua posizione, non ebbero a esitare a raggiungerla…

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