11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

venerdì 30 marzo 2018

2501


Il Nulla.
Prima delle Tenebre o della Luce, prima del Cielo o della Terra, prima del Fuoco o delle Acque, il Nulla avrebbe avuto a dover essere inteso qual l’unica presenza. O, in effetti, la più completa assenza d’ogni cosa. Difficile a descriversi, ancor più a immaginarsi, il Nulla non avrebbe potuto esser datato o misurato, non avrebbe potuto essere definito o circoscritto, nient’altro esistendo oltre a esso, nient’altro potendo essere adottato qual riferimento, qual paragone a tal scopo.
Nell’assenza di qualunque testimonianza, nell’impossibilità a raccogliere informazioni a tal riguardo, nessuno, in effetti, avrebbe neppur potuto esser certo dell’esistenza del Nulla prima del tutto, benché, a rigor di logica, prima di ogni cosa Nulla avrebbe avuto a dover esistere. Se di esistenza, in tal senso, avrebbe avuto senso parlare.
Poi, forse all’improvviso, o forse dopo diverse eternità, impossibile a sapersi, qualcosa mutò. Ed ebbe ad aver inizio la Creazione di ogni cosa. Ma se, nel Nulla, nella più completa assenza di tutto, l’Equilibrio era da sempre stato preservato, con l’avvento della Creazione, l’Equilibrio sarebbe scomparso. E, in ciò, nell’istante stesso in cui la Creazione ebbe a iniziare ad agire, un altro principio fondamentale ebbe a dover pretendere il proprio ruolo, il proprio spazio: la Distruzione. Se tutto avrebbe avuto a dover essere creato, tutto sarebbe dovuto esser distrutto. E laddove la Vita avrebbe avuto a dover iniziare, la Morte avrebbe dovuto parimenti aver il proprio ruolo, il proprio spazio, per tendere, quietamente, verso il Nulla, per poter ritornare là dove tutto era incominciato.
Nel merito di cosa accadde poi, ogni mondo, ogni civiltà, avrebbe potuto offrire la propria chiave di lettura, secondo le proprie tradizioni, secondo la propria consapevolezza dell’universo, secondo la propria scienza. E laddove in molti parlarono dell’avvento di più o meno variegate divinità, altri cercarono nel raziocinio, nella fisica, le risposte a tutte le proprie domande, ergendo numeri e formule a proprio unico oracolo, a propria unica fede. Ma che la fede fosse negli dei o nell’uomo, che fosse nella scienza o nella religione, che si avesse a credere in una qualche indeterministica casualità anziché in un piano divino preordinato, nulla avrebbe avuto a cambiare nella sostanza: tutto aveva avuto inizio, la Creazione, la Vita erano comparse a destituire il predominio del Nulla e, al loro fianco, la Distruzione, la Morte si erano presentate a cercare di ripristinare l’ordine primigenio di ogni cosa.

Da quando Midda Namile Bontor era nata, quarantadue anni prima, anno più, anno meno, la sua conoscenza con l’effettiva estensione propria del Creato aveva avuto occasione di crescere continuamente, sino a superare qualunque confine prima immaginabile.
Quand’ancora bambina, la piccola isola di Licsia avrebbe avuto a dover essere considerata, obiettivamente, il solo Creato che ella mai aveva avuto occasione di conoscere o di immaginare. Certo, non era mai stata una sciocca o una sprovveduta e, in ciò, ella era ben consapevole che oltre il liscio orizzonte proprio dei mari circondanti la sua isoletta, molto altro avrebbe potuto attenderla, avrebbe potuto esserle riservato. Ma, quando ancora bambina, pur attratta dall’incognita così rappresentata dal mondo esterno, la piccola isola di Licsia avrebbe avuto a doversi riconoscere per lei ancor sufficiente nella propria estensione, a soddisfare ogni suo desiderio, ogni suo capriccio.
Crescendo, tuttavia, e ben prima di divenire fanciulla, improvvisamente la piccola isola di Licsia non fu più sufficiente per lei e, in ciò, a soli dieci anni, Midda ebbe ad abbandonare tutto il suo mondo, tutta la sua vita, e, con essa, la sua intera famiglia, per imbarcarsi clandestina a bordo di una nave mercantile e, lì sopra, salpare verso l’ignoto, non desiderando conoscere, di preciso, la propria meta, ma sperando, comunque, di godersi il viaggio che, prima di essa, l’avrebbe potuta attendere. E quel gesto forse più imprudente che coraggioso, ebbe occasione di vederla soddisfatta nelle proprie aspettative, nel concederle la possibilità, per molti anni a seguire, di esplorare i mari del sud, attraverso tutto il regno di Tranith e, talvolta, anche oltre.
Non per propria scelta, non per una propria insoddisfazione, quanto e piuttosto in conseguenza ai propri errori passati, e, soprattutto, alla propria mancanza di riguardo per i sentimenti di una gemella abbandonata alla propria esistenza e ai propri dolori; diversi anni dopo il mondo di Midda Bontor fu costretto nuovamente ad ampliarsi, a estendersi oltre i confini propri dei mari, vedendola nuovamente abbandonare la propria vita, o quanto essa era stata sino a quel momento, i propri amici, il proprio amore, per incominciare un nuovo cammino lungo vie di terra, iniziando a esplorare, in ciò, l’angolo sud-occidentale del continente di Qahr. E così, quel Creato inizialmente misurato nell’estensione propria di un’isola e, poi, delle rotte di una piccola goletta attraverso gli immensi mari, per lei ebbe a estendersi a molti nuovi mondi, a molte nuove realtà, con le quali dover imparare a rapportarsi, nel bene così come nel male.
Per dieci anni ella attraverso in lungo e in largo i regni di quell’angolo di mondo, ricercando un senso alla propria esistenza in una vita da avventuriera, e vendendo i propri servigi di guerriera qual mercenaria. E, dopo tanto tempo, nel corso del quale, ormai, ella avrebbe potuto anche aver a illudersi di aver scoperto e compreso tutto quanto necessario del Creato, a trent’anni ebbe a ritrovarsi a entrare, inconsapevolmente, per la prima volta con il concetto proprio di multiverso, nel quale, per la prima volta due anni dopo, ebbe totalmente a precipitare, violando per la prima volta coscientemente i confini della propria dimensione per immergersi in un altro universo là dove un mostro semidivino di nome Desmair ebbe a cercare di trarla in trappola e di ucciderla. Ma se pur, almeno all’inizio, ella non ebbe realmente a comprendere la vastità di quella nuova scoperta, di quel nuovo orizzonte verso il quale aveva in tal maniera avuto occasione di sospingere il proprio sguardo, non ebbero a passare molti altri anni prima che si ritrovasse a dover combattere al fianco di altre sei versioni di se stessa, provenienti da altre sei dimensioni, ognuna contraddistinta da una vita diversa, se pur, comunque, non dissimile dalla sua, non così aliena a quanto ella mai avrebbe potuto intendere. E, al termine di quella medesima strana avventura, ella ebbe allor a scoprire molto più non soltanto in merito al multiverso, ma anche, e più in generale, a ogni cosa, a ogni realtà, nell’aver avuto occasione di incontrare, in ciò, il medesimo principio di Creazione che ogni cosa aveva generato: la fenice.
Solo un anno più tardi, quand’ormai prossima ai propri primi quattro decenni, Midda Namile Bontor aveva così risposto all’invito della Creazione volto a inseguire l’oscura ombra della Distruzione che ella aveva avuto involontariamente occasione di liberare dalla prigionia nella quale era stata intrappolata da secoli, millenni forse. E così, sulle ali della fenice, ella aveva accettato di abbandonare, ancora una volta, tutto il suo mondo, tutta la sua vita, e, con essa, la sua intera famiglia, per intraprendere quella nuova avventura, pur non rinunciando, almeno stavolta, all’ultimo uomo con il quale aveva deciso avrebbe trascorso la propria esistenza, o quanto, ancora, le sarebbe stato concesso di vivere della stessa: Be’Sihl Ahvn-Qa, nativo dell’antico e nobile regno di Shar’Tiagh. In grazia a tale volo, a simile straordinario viaggio, Midda e Be’Sihl, pertanto, avevano avuto occasione di comprendere quanto, anche senza violare i confini del multiverso, la loro stessa realtà avrebbe avuto a doversi riconoscere straordinariamente vasta, follemente smisurata, nella presenza di un numero incommensurabile di stelle e di sistemi in orbita attorno a esse, e, in quelle orbite, di ancor più numerosi pianeti, molti dei quali disabitati e privi di qualunque possibilità di vita e, ciò non di meno, molti altri fra i quali altresì contraddistinti da una straordinaria varietà di vita, e vita espressa in nuove specie e nuove civiltà, ma, anche, in molti altri esseri umani loro pari, e sparsi in ogni angolo del Creato.
Negli ultimi due anni, o cicli, come erano soliti definirli nella convenzione comune esistente fra le stelle, Midda Bontor aveva così vissuto non soltanto un nuovo capitolo della sua vecchia vita, quanto e piuttosto un’intera nuova vita, in nuovi mondi nei quali la sua fama non avrebbe avuto ancora possibilità di precederla, costretta a imparare nuovi trucchi nel confronto con una quotidianità totalmente aliena a quanto mai avrebbe potuto asserire in fede di conoscere, e incontrando nuovi alleati, una nuova famiglia nella quale potersi allor integrare, un nuovo equipaggio nel quale, quasi in una seconda fanciullezza, potersi sentire finalmente a casa. Ma per quanto quella nuova pagina bianca della sua vita avrebbe potuto permetterle di reinventarsi in qualunque modo, la sua natura, il suo indomito spirito guerriero, non avrebbe potuto essere tanto facilmente costretto entro quelle nuove regole, ragione per la quale, che potesse desiderarlo o meno, tutto era tornato lentamente nei propri più consueti binari, finendo per vederla agire, proprio malgrado, non diversamente da quanto, in tutta la propria vita, aveva sempre fatto.
E così, per lunghi mesi ella si era ritrovata ad allontanarsi, più o meno volontariamente da quella propria nuova famiglia, e, con essa, dall’amore di Be’Sihl, per seguire l’evolversi degli eventi in una bizzarra sequenza di più o meno fortunati episodi, nel corso dei quali aveva combattuto contro una terribile organizzazione criminale per la salvezza di due pargoli pressoché sconosciuti, ma la causa dei quali non aveva potuto egoisticamente ignorare; era stata folgorata da un plasma e ne era stata curata per mano di un possibile alleato poi rivelatosi un suo antagonista; era stata prossima a vincere la propria sfida salvo, alfine, essere catturata insieme ai due bambini che avrebbe dovuto proteggere, per poi essere deportata in un mondo alieno, dove era stata venduta all’asta per la strabiliante cifra di dieci miliardi di crediti; era riuscita a sfuggire per mano di quello stesso avversario, o forse nuovamente alleato, solo per ritrovare i propri figli, quali aveva iniziato a considerarli, nuovamente prigionieri, e prigionieri di una spietata donna pirata, nel tentativo di riscattarli dalla quale, era stata costretta a riabbracciare la propria antica natura di avventuriera mercenaria in una missione conclusasi con la distruzione di un intero pianeta, al solo scopo di prevenire il risveglio di un’antica e autocratica specie che, ben volentieri, avrebbe allor imposto il proprio dittatoriale giogo sull’universo intero, se soltanto ne avesse avuto la possibilità.
Tanto Midda Bontor aveva così visto e vissuto in quegli ultimi due anni, arrivando, addirittura, a provare a reinventarsi come madre di quei due pargoli, Tagae e Liagu che pur, alfine, non aveva deluso, non aveva tradito, conducendoli seco sino alla propria nave e, lì, ottenendo un posto per loro tanto in quell’equipaggio, quanto nell’intimità della già non amplia cabina condivisa con Be’Sihl, il quale, paziente, amorevole e comprensivo come sempre, aveva accettato quanto da lei compiuto senza sollevare la benché minima obiezione, persino di fronte a quella coppia di inimmaginabili figli adottivi i quali, necessariamente, avrebbero avuto a entrare anche nella sua vita, oltre che in quella della sua amata. Tanto ella aveva così visto e vissuto in quegli ultimi due anni, e tanto aveva ancor appreso sull’apparente infinita Creazione a lei circostante, per difendere la quale in quel forse folle viaggio si era così impegnata, e impegnata senza alcun rimorso.
Ciò non di meno, neppure dall’alto della propria esperienza, dall’alto di una vita così straordinariamente ricca di eventi e di risvolti che avrebbero fatto perdere di senno chiunque, ella avrebbe potuto prevedere quanto, in una notte come altre, sarebbe accaduto, restituendola improvvisamente alla propria vecchia vita, al proprio vecchio mondo… o qualcosa di inquietantemente simile.

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