11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

lunedì 4 giugno 2018

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Quando Seem riaprì gli occhi, ebbe necessità di qualche istante per mettere a fuoco l’immagine propria delle travi di legno del soffitto sopra la propria testa, e, con esse, per comprendere dove fosse, quando fosse, e, ancora, che cosa fosse accaduto. E, in effetti, non fu per lui semplice riuscirci…
Come al risveglio da un semplice sogno, o da un complicato incubo, la consapevolezza del presente e il ricordo di quanto vissuto, per un momento, ebbero a risultare ancora accavallati, e accavallati in maniera tale che, in effetti, difficile sarebbe stato, per lui, essere realmente certo di quanto avesse a doversi considerare il presente e quanto, ormai, il passato. Voltando appena il capo, per osservarsi attorno, per analizzare il mondo attorno a sé, egli colse tuttavia l’immagine, la sagoma della propria meravigliosa compagna e sposa, Arasha, ancor dolcemente addormentata al suo fianco e, oltre di lei, accanto al loro talamo, l’ombra della culla, e della culla all’interno della quale, egualmente assopita, giaceva Midda Elisee, la loro stupenda figlia; e, nel ritrovarsi posto a confronto con tale immagine, non poté che cogliere l’evidenza della realtà, e della propria realtà quotidiana alfine riconquistata.
Ma cosa era accaduto? E, soprattutto, era accaduto realmente? O, forse, tutto ciò avrebbe avuto a doversi intendere qual uno strano sogno, un complesso incubo, dal quale, finalmente, aveva avuto lì occasione di riprendersi?!
Midda Bontor, la sua signora: l’aveva realmente rincontrata? E, ora, dove avrebbe avuto a doversi considerare essere? Era stata in grado di far ritorno alla propria vita fra le stelle, in compagnia di Be’Sihl, di quella strana donna rettile e dei due bambini che ella aveva accolto a sé come figli? O, forse, la sua mente gli aveva giocato quello strano scherzo, accontentando i suoi desideri più intimi, e rispondendo alla sua nostalgia per quella figura straordinaria, facendogli credere di averla potuta nuovamente incontrare, dopo oltre due anni dalla sua partenza per quell’ultima, assurda avventura oltre i confini del loro stesso mondo, sulle ali della fenice?!
Difficile a definirsi. Difficile a discriminarsi. Se non…
… se non per l’evidenza del fatto che, in quel momento, senza neppure rendersene conto, i suoi occhi stavano versando abbondanti e calde lacrime lungo il suo volto, nel piangere e nel piangere non tanto per la Figlia di Marr’Mahew, quanto e piuttosto per qualcun altro. Per una donna non meno straordinaria rispetto a lei, al punto tale, addirittura, da essere riuscita a far ritorno dalla morte, e a far ritorno dalla morte per schierarsi al loro fianco, in quell’ultima, straordinaria battaglia, e per sacrificarsi, alfine, a concedere a tutti loro quell’occasione di fuga, quella possibilità di salvezza.

« … Carsa… »

Un gemito sommesso, quasi un singhiozzo, quello che emerse dal profondo della sua gola, al devastante ricordo di quell’ultimo saluto a quella mirabile guerriera, l’ultimo omaggio a colei che, senza esitazione, scevra da qualunque possibile egoismo, aveva allora deciso di farsi carico della loro salvezza, del loro futuro, e, in ciò, di affrontare nuovamente la morte, anche laddove, forse, realmente, il potere di quel luogo, di quel tempo del sogno come Rín lo aveva definito, le avrebbe potuto concedere una seconda possibilità, una nuova opportunità di tornare indietro, di riprendersi la propria vita.
Sciocco, in verità, ebbe a doversi considerare l’ex-scudiero nel ritrovarsi a piangere per quella donna, nella razionale consapevolezza di quanto, in effetti, ella non fosse mai realmente morta, godendo, fortunatamente, Ah'Reshia Ul-Geheran di ottimo salute, e vivendo, per quanto egli ne avrebbe potuto sapere, la sua vita finalmente in serenità, nella quieta isola di Konyso’M, in un paradosso assurdo al quale soltanto la follia propria di quella mirabile donna, unita ai poteri del tempo del sogno, avrebbe potuto dare origine. Ciò non di meno, per quanto Ah'Reshia, la donna dietro a Carsa, potesse allor star vivendo in serenità la propria vita, la propria quotidianità, in una verità lontana da qualunque possibilità di argomentazione, di negazione; altrettanto assurdamente vero avrebbe avuto a dover essere considerato il pensiero che, comunque, Carsa fosse morta, cancellata per sempre dalla sua mente a seguito del trauma della quasi morte fisica dal quale il suo corpo, e la sua reale identità, erano stati quindi salvati in sola e semplice conseguenza dei poteri all’epoca posseduti da Nissa Bontor e, in lei, della stessa Anmel Mal Toise, la quale, supplicata a un gesto di pietà dalla propria gemella, a tale straordinario atto aveva accettato di prestarsi.
Quattro anni prima, quindi, Carsa Anloch era morta, sacrificatasi per la salvezza del suo cavaliere, della Figlia di Marr’Mahew. E in quella notte, in quella notte che ormai stava volgendo al termine, come il chiarore di una nuova alba stava suggerendo, nel penetrare attraverso le tende chiuse, Carsa Anloch era tornata alla vita, pur in maniera effimera, solo per spingersi nuovamente a morire, e a morire, ancora una volta, per la salvezza di Midda Bontor e, accanto a lei, di tutti loro.
Così, se in quel momento, in quel preciso istante, il suo sguardo colmo di dolorose lacrime stava avendo la possibilità di volgersi, e di volgersi in direzione di sua moglie e di sua figlia, Seem non avrebbe potuto che essere consapevole di quanto, tutto ciò, stesse accadendo soltanto in grazia al sacrificio che quella donna straordinaria aveva indomitamente e altruisticamente accettato di compiere. O, senza di lei, non soltanto egli sarebbe morto, ma, ancor peggio, Arasha non lo avrebbe mai ricordato, e, orrore a pensarsi, a supporsi, la piccola Elisee non sarebbe mai neppure nata…

« … Seem…? » esitò, in un flebile sussurro, la voce di Arasha, risvegliatasi in conseguenza al suo movimento e, allora, intenta a osservarlo, e a osservarlo preoccupata nel cogliere quelle lacrime, quel pianto, e quel pianto quasi disperato che ne stava bagnando il volto « … Seem, amore… che cosa succede?! » gli domandò, non comprendendo il perché di quella reazione emotiva, non cogliendone le ragioni e, in ciò, non potendo fare a meno di preoccuparsi, nel ben sapere quanto, a dispetto del suo animo gentile, il suo compagno, il suo sposo, non avrebbe avuto a doversi fraintendere qual così facile al pianto, soprattutto in assenza di una motivazione, e di una motivazione concreta.

Senza risponderle, non subito, quantomeno, il giovane sposo si mosse a stringersi, con dolcezza, alla propria splendida moglie, chiudendosi in uno stretto abbraccio attorno al suo corpo, a cercare, nella solidità di quelle forme, nella sicurezza della sua presenza, di ritrovare fermo contatto con la realtà e, in essa, di placare il dolore del proprio cuore, del proprio animo, per non disonorare, in tal maniera, il sacrificio compiuto da Carsa al fine di restituirlo alla propria famiglia, di renderlo ai propri cari e alla propria vita.
E la donna, accogliendolo a sé, non insistette nel riproporre tale richiesta di spiegazioni, simile interrogativo, comprendendo che egli avrebbe avuto modo di esprimersi nel momento in cui quell’emotività, sicuramente giustificata, fosse stata superata, e concedendogli, in attesa di ciò, soltanto quello di cui avrebbe potuto abbisognare, fra le proprie braccia, a contatto con il proprio nudo corpo in quella tiepida mattina di tarda primavera.

« Ti amo, moglie mia. Ti amo più di quanto tu non possa credere. E amo nostra figlia. E tutta la nostra vita, per così come è e come è ogni giorno, con le proprie gioie e con i propri dolori… » dichiarò, ritraendosi appena da lei solo per avere occasione di osservarla in viso e, in ciò, di parlarle apertamente, in quella appassionata dichiarazione d’amore, forse scontata nella propria occorrenza, e pur, ciò non di meno, mai banale, e mai meno che apprezzata da lei « … lo sai, vero?! »
« Lo so, Seem. Certo che lo so, stupido che non sei altro. » sorrise teneramente ella, accarezzandogli il viso con la propria destra per tergergli le lacrime dalle gote « L’ho saputo da molto prima che tu stesso te ne rendessi veramente conto. » soggiunse, piegando appena il capo di lato, per osservarlo con amore.
« Devo raccontarti una storia… » asserì egli, deciso a non celarle nulla della propria vita, a non nasconderle neppure la follia di quanto vissuto in quelle ultime ore, nella quieta consapevolezza di quanto, se una persona avrebbe potuto comprenderlo, quella sarebbe stata proprio lei, l’unica, vera signora della sua vita, con tutto il rispetto, l’affetto e la fedeltà da lui pur provata verso Midda Namile Bontor « … affinché tu possa capire il perché di queste lacrime, e l’infinito debito che, stanotte, abbiamo entrambi contratto nel confronto con una donna straordinaria di nome Carsa Anloch. »

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