11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

giovedì 28 giugno 2018

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Fu nel corso del terzo giorno sul pianeta della guerra che, finalmente, il giuoco iniziò a risultare più impegnativo anche per Duva e Midda, giacché molta altra “gente come loro”, lì sopraggiunta per le più svariate ragioni, iniziò a fare la propria comparsa, e a fare la propria comparsa con una frequenza sempre maggiore man mano che il territorio proprio della natura incontaminata delle foreste, delle montagne nelle quali sino a quel momento esse avevano vagato, iniziò a cedere il passo a quello della civilizzazione o, quantomeno, ai resti di quell’antica civiltà lì, un tempo, presente. Perché, sul pianeta della guerra, non soltanto avrebbero avuto a dover essere considerati presenti dei semplici amatori, quali coloro in contrasto ai quali, per lo più, si erano ritrovate a scontrarsi, quanto e piuttosto anche molti professionisti, professionisti tanto del giuoco, quanto nella vita vera, che, proprio in quei centri urbani, o, per lo meno, fra le macerie di quei centri urbani, preferivano concentrare le proprie attività, i propri scontri, nel cercare di conquistare una fetta di territorio più grande rispetto a quello dei propri antagonisti, a dimostrare la propria supremazia, a dimostrare la propria forza, a dimostrare il proprio potere. Dinamiche, quelle che, presto, sarebbero state presentate all’attenzione della Figlia di Marr’Mahew, che ella avrebbe avuto modo di giudicare non poi così diverse da quelle proprie di una vera guerra, e, ciò non di meno, lì portate avanti in assenza di una reale motivazione, di un effettivo senso…
… non che, per carità, tutte le guerre avrebbero potuto vantare un senso innanzi al suo sguardo.
Molte, infatti, nell’esperienza propria della donna dagli occhi color ghiaccio, avrebbero avuto a dover essere considerate le guerre proprie del suo stesso mondo, guerre nelle quali anch’ella aveva eventualmente avuto occasione di combattere, e, ciò non di meno assolutamente prive di qualunque ragion d’essere, quantomeno nel tempo presente. Guerre che, forse, in un lontano passato avevano avuto anche le proprie motivazioni, avrebbero potuto anche vantare un qualche significato, e che, ciò non di meno, con il passare degli anni, dei decenni, a volte persino dei secoli, lo avevano completamente smarrito, obliandolo nel sangue delle proprie vittime, nella rabbia per i propri caduto, e proseguendo nel corso del tempo soltanto perché, ormai, accettate come dato di fatto, come realtà incontrovertibile, unica verità che molta gente avrebbe mai potuto vantare di conoscere, e di conoscere da tutta la propria vita. Anche lo storico conflitto fra Kofreya e Y’Shalf, due nazioni nelle quali ella aveva vissuto gran parte della propria esistenza, avrebbe avuto a dover essere classificato entro simili dinamiche, giacché, in effetti, qualunque fosse stata la causa scatenante del medesimo, era sicuramente stata ormai dimenticata, mentre tale conflitto proseguiva, e proseguiva con il proprio carico di sangue e morte, soltanto perché ormai già troppe generazioni erano nate e morte all’interno di quella guerra per poter immaginare un presente e un futuro priva di essa.
Alla luce di ciò, quindi, soltanto assurdo sarebbe stato pretendere che, in un mondo conosciuto come il pianeta della guerra, tutto ciò potesse avere un qualche profondo significato, riconducendo, dopotutto, il senso di ogni cosa a una sorta di competizione agonistica, quasi a una pratica sportiva, e a una pratica sportiva utile a incoronare, fra tutti i partecipanti, il guerriero migliore. Un titolo a concorrere per il quale Midda Bontor, sino a quel momento, non avrebbe potuto riservarsi alcun interesse, nel confronto con antagonisti tanto deboli, incapaci a comprovare alcunché, ma che, forse, innanzi ad avversari più degni avrebbe potuto anche stuzzicarla, riportandola psicologicamente a un’altra età della propria vita, e a quell’età nella quale, ancora, il suo nome non avrebbe avuto a doversi considerare legato ad alcuna leggenda, ad alcun mito, e che, per questo, l’aveva vista impegnarsi a lottare qualunque battaglia, qualunque sfida, al solo scopo di emergere e di poter essere riconosciuta in quanto donna guerriero, in un ambiente nel quale, ovviamente, la componente maschile avrebbe avuto a doversi considerare predominante.
Il valore crescente di tale sfida, per amor di dettaglio, venne offerto alla Figlia di Marr’Mahew nel momento in cui, innanzi al cammino condiviso con Duva, ebbero a ritrovare non uno sparuto gruppetto di dilettanti, quanto e piuttosto un vero e proprio plotone, con preparazione militare, o quanto più possibile simile a una preparazione militare, e ben disposti per offrire loro una trappola e per non concedere loro alcuna ipotetica speranza di fuga. Perché se, nella discesa dalla montagna, avrebbero dovuto necessariamente attraversare una stretta gola di roccia, all’uscita di tale gola, così come al di sopra della stessa, non avrebbero avuto a mancare una dozzina di uomini armati, e armati in maniera estranea a qualunque possibile critica, per accogliere chiunque, da lì, sarebbe passato, e accoglierlo con una raffica di colpi che ne avrebbero immediatamente sancito la morte virtuale e la conseguente esclusione dal gioco. L’unico particolare che, tuttavia, nessuno di loro aveva evidentemente contemplato, e che, allora, ebbe a tradirli, e a tradirli in maniera altresì grottesca, fu quella premura per i dettagli che, al contrario, la grossa pantera a sei zampe non si era negata di riservarsi nell’avvicinarsi a lei, nell’appropinquarsi saggiamente alla sua posizione e che, suo pari, sarebbe sempre stata contemplata da qualunque animale così come da molte specie non umane, prime fra tutte gli ofidiani, che dell’olfatto avrebbero reso uno dei propri sensi principali anziché un particolare secondario, una nota a contorno utile per lo più per apprezzare della buona cucina o disprezzare un cattivo odore. Perché, a tradire quel drappello, altro non ebbe che a essere proprio il loro odore, l’odore della loro pelle sudata, della sporcizia proprio malgrado da loro accumulata sui propri corpi da troppi giorni di permanenza su quel pianeta, e, in particolare, un odore che non si premurarono di tentare in alcun modo di celare, scegliendo, magari, delle posizioni tali da ovviare al vento proveniente dalla pianura e, con esso, all’eventualità, così come allor accadde, che tale vento avesse a trasportare, in un vero e proprio allarme, il loro odore e il conseguente avviso nel merito della loro presenza lì davanti.

« Ferma… » sussurrò in un alito di voce la Figlia di Marr’Mahew in direzione della propria amica, arrestando il proprio incedere, e quello di lei, soltanto per potersi concentrare sull’aria loro circostante, inspirandola a pieni polmoni nel dilatare, allora, al massimo possibile le narici del proprio naso.
« … cosa…?! » esitò a rispondere Duva, non essendosi resa conto di nulla, meno abituata, rispetto all’amica, a prestare caso a simili particolari, nell’aver, al contrario, maggiore confidenza rispetto a lei nel confronto con molte tecnologie estremamente precise nell’individuare le posizioni di eventuali antagonisti… tecnologie impiegate nelle vere guerre e, tuttavia, lì purtroppo altresì loro non concesse.

Ovviando a parlare, nel timore di poter essere udita, non conoscendo, con precisione, l’acustica propria di quella gola e la direzione che, pertanto, avrebbe potuto intraprendere la propria voce, per quanto ridotta ai minimi termini, la donna guerriero dagli occhi color ghiaccio ebbe ad accennare con qualche movimento della propria mancina alla presenza di un pericolo attorno a loro, innanzi a loro, tale per cui quel cammino, per così come stava venendo intrapreso in quello stesso momento, non avrebbe potuto continuare nella medesima direzione, nello stesso verso. Non, quantomeno, nel non voler rischiare di andare incontro a qualche spiacevole pericolo.
Il primo ufficiale della Kasta Hamina, dal canto proprio, si limitò ad annuire, non avendo riprova alcuna che potesse avallare le informazioni che l’altra le stava in tal modo suggerendo e, ciò non di meno, neppur avendo la benché minima ragione per porre in dubbio quell’analisi, quella valutazione, nel ben conoscere le capacità straordinarie della propria amica e, soprattutto, nel non essere tanto stupida da minimizzarne il valore. Così, esclusa l’eventualità di proseguire sul fondo della gola, quasi inevitabile ebbe a essere l’idea, la proposta, di cercare una via alternativa arrampicandosi lungo le pareti della medesima, per risalire fino al livello superiore e, da lì, riservarsi una visione più completa sulla situazione.
Un silenzioso suggerimento, quello che Duva ebbe così a esprimere con pochi, mirati gesti, che venne quietamente accolto dalla Figlia di Marr’Mahew, con l’invito, in tal senso, a dividersi, per poter affrontare, contemporaneamente, entrambi i lati della gola a ovviare di concedere, a eventuali minacce lassù in loro attesa, di potersi riservare occasione di fuoco incrociato a loro discapito. Dopotutto, seppur dividendosi esse avrebbero allor ridotto ai minimi termini il loro comune potenziale offensivo, difficilmente avrebbero avuto di che recriminare una simile scelta, una tale strategia, nel confronto con le rispettive capacità guerriere, e capacità guerriere che, in verità, avrebbero potuto loro riservare soltanto poche, reali occasioni di sfida, nessuna delle quali avrebbe potuto attendersi qual lì presente.

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