11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

venerdì 22 giugno 2018

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« Fa' un po’ come preferisci… » minimizzò Duva, arrendendosi a confronto con l’ostinazione di lei, francamente a sua volta troppo stanca persino per poter pensare di mettersi realmente a discutere con l’amica « L’importante è che anche tu non ti abbia a smarrirti nel bosco… altrimenti domani, oltre a cercare quel ragazzo, dovrò perdere tempo anche a ritrovarti! » le volle raccomandare, riservandosi l’occasione di un sorriso sornione, palese dell’ironia, della volontà di scherzo alla base di un tale avvertimento, di un simile avviso riservato proprio a colei che, fra tutte loro, mai avrebbe avuto motivo di potersi smarrire in un ambiente simile a differenza, magari, rispetto a una grande metropoli nel confronto con la quale, diversamente, avrebbe potuto vantare minore confidenza.
« Spiritosa, lei… » replicò la Figlia di Marr’Mahew, inarcando un sopracciglio « Goditi la tua schifezza compressa, mentre io, stasera, banchetterò a lepri e cinghiali… » le annunciò, per quanto, invero, non avrebbe potuto francamente sapere qual genere di creature l’avrebbero potuta attendere in quella foresta, qual genere di bestie selvatiche lì le sarebbero state offerte e, ciò non di meno, egualmente certa del fatto che non sarebbero sicuramente poi state peggio rispetto a quel cibo confezionato.
« Addirittura plurale?! » ridacchiò il primo ufficiale della Kasta Hamina « Certo che ne hai di appetito, mia cara! Ora comprendo da dove proviene quell’enorme davanzale, nonché il sederone che ti ritrovi! » la canzonò, non negandosi l’occasione di schernirla per l’abbondanza delle proprie forme, un’abbondanza al contempo necessariamente invidiata, laddove difficile sarebbe stato non ammirare la sua procacità così irriverentemente soda alla sua non più giovine età.
« Ah… la gelosia! » sospirò in maniera grottescamente marcata l’altra, scuotendo appena il capo « Brutta bestia davvero… »

Nel non poter dimenticare quanto, tuttavia, in quelle ore la gelosia di Duva, e non di certo in opposizione alle proprie giunoniche forme, avesse loro giocato uno spiacevole scherzo, nel costringere il loro gruppo allo scisma, Midda ebbe a ovviare a insistere ulteriormente su quella tematica e si limitò ad allontanarsi, e ad allontanarsi silenziosa all’interno della boscaglia che, lentamente, stava cedendo il passo all’oscurità, nella volontà di procacciarsi la propria cena, complice quel tardivo, e pur finalmente sopraggiunto, tramonto. Rimasta sola con se stessa, Duva non poté che ridacchiare ancora per qualche istante per lo scambio di parole occorso fra lei e l’amica, salvo, tuttavia, poi ritrovarsi necessariamente costretta a lasciar scemare in divertimento in favore di qualcos’altro e, in particolare, di una ritrovata serietà e di un’obbligata serietà attorno all’argomento involontariamente sfiorato dalla stessa Midda in quella propria ultima asserzione: la gelosia.
A mente lucida, a cuor tranquillo, Duva non avrebbe potuto negare le proprie colpe in quanto occorso e, in particolare, la propria responsabilità tanto nei confronti di Lys’sh, quanto e ancor più in quelli di Rula. Perché, per quanto ella avrebbe potuto avere difficoltà ad ammetterlo, e ad ammetterlo in pubblico o, ancora più, davanti alla stessa, semplicemente indubbia avrebbe avuto a doversi giudicare, anche al suo sguardo, la quieta innocenza di Rula nel confronto di qualunque possibile addebito a lei rivolto. Che Duva non fosse un’idiota, chiunque avrebbe avuto a poterlo testimoniare, tanto fra i suoi amici, quanto fra i suoi nemici. Che Duva, tuttavia, talvolta si comportasse come una vera idiota, purtroppo, avrebbe potuto egualmente essere comprovato, tanto fra i suoi cari, quanto fra i suoi avversari. E ciò che era accaduto non soltanto poche ore prima, ma da sempre, nei riguardi di Rula, avrebbe avuto a dover essere considerata l’esemplificazione più significativa di tal concetto.
Nella sua vita, nella sua quotidianità, Rula era entrata con straordinaria discrezione, già alcuni anni dopo la fine del proprio matrimonio con Lange e, in ciò, con tempi, con dinamiche, scevre da qualunque possibilità di sospetto. La rottura fra lei e il suo ex-marito, dopotutto, non era occorsa in conseguenza a un qualche tradimento dell’uno piuttosto che dell’altra, quanto e semplicemente per una manifesta incompatibilità, una chiara impossibilità, per entrambi, di proseguire in quella vita coniugale per quanto, pur, entrambi più che innamorati l’uno dell’altra. E proprio tale amore, e tale amore represso, era stato un’ottima base di partenza, nel cuore di Duva, per odiare quella ragazza, della metà dei propri anni, più bella di lei, e, soprattutto, colpevole di averla sostituita nella vita del proprio ex-sposo. Una base di partenza sulla quale, sin da subito, Duva non aveva mancato di porre solide fondamenta a base di battutine, gratuite ironie, facili sarcasmi, e sovente giocose, e pur false, accuse, volte a cercare di discreditare quella ragazza, quella ragazza nel confronto con la quale, intimamente, non avrebbe potuto che percepirsi necessariamente sconfitta. Ma, con il tempo, quelle battutine, quelle gratuite ironie, quei facili sarcasmi e quelle giocose e false accuse, avevano finito con il consolidarsi sempre più nella sua mente, alimentando il livore verso di lei e, di conseguenza, creando nuove ragioni utili ad aggredirla, ad attaccarla.
E, paradossalmente, a margine di tutto ciò, ruolo non aveva potuto mancare di riservarselo la quieta educazione della giovane Rula, la quale, nei suoi confronti, non aveva mai voluto prendere posizione, non aveva mai desiderato schierarsi, non per mancanza di coraggio, quanto e piuttosto per quieto vivere, nella vana speranza che, presto o tardi, tutto ciò si sarebbe potuto sgonfiare autonomamente. Forse, ma difficile a potersi dire, e potersi a dire con certezza, se soltanto Rula avesse affrontato diversamente la questione, se soltanto avesse affrontato diversamente lei, chiedendole in maniera risoluta di farsi da parte e di non interferire ulteriormente con la propria vita, con la propria esistenza; Duva non avrebbe insistito tanto, non avrebbe proseguito in quel percorso discendente, in quel circolo vizioso, utile soltanto a giungere a quel momento, a quella situazione. E a una situazione innanzi alla quale non avrebbe potuto ovviare di provare un profondo senso di vergogna per quanto, comunque, ormai troppo assuefatta all’idea di scaricare ogni responsabilità sulla propria supposta rivale per poter evitare di farlo, per poter evitare, ancora una volta, di considerarla l’unica reale responsabile di tutto quanto, anche e addirittura nel colpevolizzarla per non aver reagito, per non essere andata in contrasto a quelle sue paranoie, a quelle sue assurde fisime mentali prive di qualunque valore, prive di qualunque reale fondamento.

« Ah… la gelosia! » ripeté sottovoce le parole a lei appena rivolte da parte della propria amica, in riferimento a un ben diverso discorso e, ciò non di meno, egualmente azzeccate nel proprio valore, nel proprio contributo « Brutta bestia davvero… » sospirò amaramente, nel rendersi perfettamente conto della propria situazione e, con essa, delle proprie colpe, della propria più totale irragionevolezza e, ciò non di meno, non riuscendo a comprendere come poter realmente scendere a patti con tutto quello, con se stessa, con i propri sentimenti, le proprie emozioni, da troppo tempo divenuti una costante nella propria quotidianità da non riuscire neppure a immaginare una situazione diversa.

Sola, in quella foresta, su un assurdo pianeta nel quale la guerra era vista come un gioco, ella era lì finita per fare un piacere al proprio ex-marito, ritrovandosi accompagnata dalle proprie amiche e dalla nuova moglie dello stesso, salvo, per la propria stupidità, per la propria assurda gelosia, finire con il riuscire a litigare con metà del loro contingente e, probabilmente, poter vantare ancora la vicinanza di Midda non per qualche proprio particolare merito, quanto e piuttosto per la premura propria della medesima, nel ritrovarsi obbligata a quello scisma, di non isolare nessuno, di non lasciare nessuno fra loro a se stesso.
Dannazione… come aveva fatto a litigare con Lys’sh? Come aveva potuto rivolgerle quelle assurde accuse ed essere tanto volgare nei suoi confronti?! Lys’sh… diamine: praticamente l’incarnazione stessa della bontà d’animo, un’amica, una sorella minore, che chiunque avrebbe desiderato avere, e avrebbe fatto carte false per poter conquistare. E lei cosa aveva fatto?! L’aveva insultata… e l’aveva addirittura insultata dal punto di vista razziale, lasciando scalare la questione verso le più antiche, e folli, rivalità fra umani e ofidiani.
Che razza di…

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