11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

mercoledì 13 giugno 2018

2576


« Ritengo sia opportuno per il bene di tutti, che tu e io, ora, si abbandoni il gruppo per qualche tempo, fosse anche per qualche ora di sonno… » dichiarò, cercando di risultare quanto più possibile fredda e distaccata nello scandire quelle parole, aggrappandosi alla consapevolezza, o forse e più probabilmente alla speranza, di quanto Duva non avrebbe consapevolmente espresso nulla di tutto ciò, in tal senso soltanto soffocata, nelle proprie capacità intellettuali, da quell’assurda, insensata e infondata, gelosia provata verso l’attuale moglie del proprio ex-marito « In fondo sono più di venti ore che stiamo camminando in maniera quasi ininterrotta all’interno di questa foresta… e, per quanto a volte possa essere difficile da ammettere, tutte noi abbiamo i nostri limiti. E non pochi… » concluse, in una frase che, in tale occasione, avrebbe sì voluto risuonare simile a una critica, e a una critica utile a enfatizzare tutto il proprio disappunto, se non tutta la propria delusione, per quanto facilmente ella potesse essersi concessa opportunità di scadere in tal maniera, in simile modo.

Tutto, in effetti, ebbe a consumarsi così rapidamente innanzi all’attenzione semplicemente stupita di Midda Bontor, e nella sua obiettiva difficoltà a seguire, in quel momento, l’evoluzione del discorso in tempo reale, tale per cui, quando fu in grado di raccapezzarsi effettivamente sul senso di quanto aveva appena udito, già Lys’sh stava guidando Rula lontana da Duva e, in conseguenza, anche da lei, lì rimasta più o meno consapevolmente, immobile. E se, da un lato, ella non avrebbe potuto ovviare a riflettere su quanto probabilmente stupida fosse stata nel volersi riservare quello qual primo, reale terreno di prova nel rinunciare al supporto offertole in passato dal traduttore automatico, per raffinare ulteriormente la propria crescente confidenza con la lingua franca parlata a bordo della Kasta Hamina e in gran parte dei porti spaziali dell’universo conosciuto; anche laddove, in quel momento, avesse avuto occasione di comprendere istantaneamente l’evolversi di quel discorso, di quel breve contrasto verbale fra le due amiche, probabilmente ella avrebbe comunque deciso di restare lì accanto a Duva, se pur per ragioni diverse rispetto a quelle che, allora, la medesima non si fece mancare occasione di fraintendere, e di fraintendere nel confronto con la sua immobile presenza al proprio fianco…

« Massì… che vadano pure a sbollentare i propri spiriti altrove. » borbottò il primo ufficiale della Kasta Hamina, scuotendo appena il capo e rinunciando a replicare in maniera diretta verso Lys’sh, probabilmente, in cuor suo, più che consapevole dell’errore commesso e di quell’ingiustificabile volgarità concessasi in maniera assolutamente gratuita « Tanto tu e io non abbiamo bisogno di niente e di nessuno… non è vero, sorella?! » apostrofò all’indirizzo della Figlia di Marr’Mahew, nel cercare, in tal maniera, una qualche occasione di solidarietà, di cameratismo, forse utile a ottenere un qualche implicito avallo per quanto tanto emotivamente, e forse stupidamente, compiuto.

In verità, benché Midda avrebbe comunque scelto di restare accanto alla propria amica, tale decisione, simile risoluzione, non avrebbe avuto a dover essere mal interpretata qual un voto in favore alla medesima, o, peggio, in contrasto alla cara Lys’sh, verso la quale non avrebbe potuto ovviare a provare meno che affetto e, in ciò, per alcuna ragione, e in alcuna maniera, riservandosi opportunità utile a ferirla o, anche e soltanto, a dimostrarsi indifferente all’eventualità che potesse essere ferita da chiunque altro, fosse anche un’amica, come, in quel momento, era così appena accaduto: assolutamente fiduciosa nei confronti delle capacità della giovane ofidiana di affrontare qualunque eventuale problema, difficile a definirsi pericolo, quella foresta, o quell’intero mondo, avrebbe potuto loro riservare, e, ancor più, fiduciosa nel merito della maturità della medesima in termini tali per cui ella avrebbe sicuramente ben compreso le sue motivazioni più di quanto, parimenti, non avrebbe potuto compiere Duva; Midda sarebbe lì rimasta accanto a quest’ultima nel tentativo di affrontare, con lei, l’evidente problema represso che la stava allor tormentando, e che, se non affrontato, e se non affrontato in maniera adeguata, avrebbe potuto porre persino in discussione, in pericolo, la solidità del loro altresì splendido rapporto.

« .. diciamo così. » si limitò a commentare in un lieve sospiro e un sorriso tirato, ben comprendendo quanto, qualunque diverso intervento, in quel momento, altro non avrebbe potuto che complicare ulteriormente l’intera faccenda.

Per fortuna, o proprio malgrado, a seconda dei punti di vista, Midda Namile Bontor non avrebbe avuto difficoltà a comprendere cosa potesse star animando, in quel momento, la mente e il cuore della propria amica, della propria compagna d’arme, di quella sorella che, a tutti gli effetti, al di là delle innumerevoli differenze fisiche fra loro, avrebbe avuto forse a doversi considerare una sua versione alternativa in misura decisamente maggiore rispetto all’ultima da lei conosciuta in una recente, folle esperienza metafisica. Perché se la giovane presentatasi come Madailéin Mont-d'Orb, pur a lei fisicamente identica malgrado qualche anno in meno sulle spalle e almeno un braccio in carne e ossa in più attaccato al corpo, avrebbe avuto a doversi riconoscere qual pur contraddistinta da palesi differenze caratteriali, comprensibile conseguenza di due esperienze di vita fra loro estremamente diverse; Duva Nebiria, al contrario, avrebbe avuto a dover essere considerata tanto identica a lei, nei modi di pensare, nei modi di agire e, in quel particolare caso, nei modi di reagire, tale per cui, obiettivamente, ella non avrebbe potuto negarsi una facile interpretazione delle emozioni più profondamente annidate nel suo animo, e quelle emozioni che, probabilmente, anche ella stessa non avrebbe saputo cogliere, nella passione del momento, o, peggio, non avrebbe voluto cogliere.
Così, provando a ripensare al proprio passato, alle vicende della propria storia personale, pur non avendo avuto occasione di vivere un’esperienza simile a quella che Duva, nella propria vita, si era ritrovata a dover affrontare, nella discutibile scelta di continuare a convivere a bordo della medesima nave con il proprio ex-marito e, in ciò, di doverlo osservare, addirittura, risposarsi e condurre a bordo la propria nuova, e più giovane, sposa; Midda non avrebbe potuto, in fede, ipotizzare di reagire in maniera particolarmente diversa rispetto a lei… anzi. Forse, con maggiore malizia, con maggiore crudeltà rispetto a quanto Duva non aveva mai dimostrato, ella avrebbe fatto di tutto per rendere la propria presenza nella vita di quei due coniugi praticamente insostenibile, al punto tale da costringerli a lasciarle la nave e a cercare altrove la propria quotidianità, certi che ovunque sarebbero potuti essere più felici rispetto a lì.
Nulla di incomprensibile, nulla di inaccettabile, quindi, avrebbe avuto a dover essere riconosciuto nel comportamento di Duva, da parte sua… nulla, o quasi, giacché, in effetti, la Figlia di Marr’Mahew non si sarebbe mai concessa occasione di reagire tanto malamente nei riguardi di Lys’sh, scadendo in maniera così facile e gratuita in una battuta razzista, la comprensione della quale, pur, era stata per lei quanto di più difficile da intendere in quello spiacevole scambio verbale. Ma Midda, a differenza di Duva e di chiunque altro appartenente a quella più amplia concezione della propria consueta realtà, non avrebbe avuto a veder gravare, sulla propria storia, sul proprio passato, gli stessi problemi di integrazione che, altresì, aveva scoperto sussistere lassù, nello spazio siderale, fra una tanto variegata pletora di specie diverse, di civiltà diverse e, in particolar luogo, fra gli umani e qualunque specie non umana, gli appartenenti alle quali soventi erano indicati in maniera generalista e dispregiativa con il termine di chimere. Non che nel proprio mondo natale non esistessero problemi di pregiudizi razziali… anzi: ciò non di meno, almeno dal proprio personale punto di vista, Midda aveva avuto da sempre l’opportunità, l’occasione, come figlia del mare, di crescere e di vivere in un ambiente estremamente multietnico, che l’aveva così abituata a rapportarsi con gli altri valutando ognuno soltanto nel merito dei propri pensieri, delle proprie parole e delle proprie azioni, e non, altresì, per il colore della propria pelle o il proprio regno d’origine. Un’opportunità, un’occasione, che, probabilmente, a molti, fra le stelle del firmamento, era altresì mancata…

Nessun commento: