11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Con l'episodio 2500 (che già dovrebbe essere ragione di festeggiamenti), si conclude Come ai vecchi tempi, quarantanovesima avventura della saga "regolare".
Da domani, con l'episodio 2501, avrà inizio la 50° avventura della lunga corsa di Midda's Chronicles, dal titolo Il tempo del sogno.

Buona lettura!... e, come sempre, grazie!

Sean, 29 marzo 2018

giovedì 9 agosto 2018

2632


Alto e grosso, e grosso al punto da risultare persino tarchiato, benché tarchiato non avrebbe mai potuto apparire nei propri sei piedi e più di altezza, con carnagione rosea, capelli mantenuti sostanzialmente rasati al di sopra del cranio e viso altrettanto tenuto pulito da qualunque parvenza di barba, pizzi, baffi o altro. Occhi piccoli, naso largo e schiacciato, labbra carnose, questi ultimi non troppo dissimili da quelli proprie di Be’Sihl, collo taurino tale da collegare il capo, tutt’altro che piccolo, a spalle di dimensioni più che proporzionate, così come più che proporzionate avrebbero avuto a doversi considerare tutte le altre sue membra, da lì in giù. Un’immagine a confronto con la quale, quindi, troppo semplice sarebbe stato attribuire a quell’uomo un incarico squisitamente fisico, un qualche mestiere di pura fatica, o, al più, un qualche palese presente militare, in caratteristiche così stereotipate che avrebbero potuto renderlo perfetto per qualunque campagna promozionale di arruolamento per giovani, nuove leve. Ma un’immagine, in verità, ben distante dal risultare effettivamente trasparente del ruolo di quell’uomo, o del suo mestiere, mestiere nel quale, tuttavia, egli avrebbe avuto a dover essere considerato decisamente famoso. E famoso nella misura tale da aver a essere lì immediatamente riconosciuto non soltanto dalla stessa Figlia di Marr’Mahew, con la quale avrebbe potuto avere a vantare un passato in comune, quant’anche da Duva e, con lei, da Lys’sh, le quali, pur mai avevano avuto a che fare direttamente con lui nel corso della propria esistenza.

« Midda Namile Bontor… » volle omaggiarla egli, scandendo non senza un profondo senso di soddisfazione quel nome e, con esso, implicitamente assaporando la vittoria in tal maniera palesemente conseguita nei suoi confronti, una vittoria tanto a lungo posticipata, quanto, ora, indubbiamente piacevole da gustare.

E benché più di due cicli fossero ormai trascorsi dal loro primo, e unico, incontro, la donna guerriero così richiamata non avrebbe potuto ovviare a constatare quanto egli non fosse minimamente cambiato rispetto a quel giorno, quando, con la propria bianca camicia, e il proprio nero completo, si era presentato innanzi a lei inforcando piccoli occhiali rotondi e iniziando a compilare in maniera annoiata una serie di moduli, in grazia ai quali poterla schedare, nella propria identità, della propria biografia, e, soprattutto, nelle proprie colpe.
Ragione per la quale, improvvisamente, quegli ultimi due anni sembrarono essere cancellati di colpo, ed ella ebbe nuovamente a sentirsi imprigionata in un mondo estraneo, a lei sconosciuto, posta innanzi al giudizio di un perfetto estraneo che avrebbe avuto a dover decidere del proprio futuro, e, in ciò, impegnato a rivolgerle parole incomprensibili nell’attesa che ella si decidesse a parlare e a concedere al traduttore automatico una base linguistica sulla quale poter lavorare. Una regressione psicologica estremamente violenta, e inattesa, non conseguenza di un qualche trauma irrisolto, o di un qualche reverenziale timore nei confronti di quell’individuo, che già all’epoca era stata in grado di minacciare stupidamente di morte compromettendo maggiormente la propria già non semplice posizione, quanto e piuttosto perché, in fondo, egli era stato la prima persona con la quale aveva avuto a interagire al di fuori dei confini del proprio mondo e, più o meno direttamente, era stato anche la persona in grazia alla quale aveva avuto poi occasione di conoscere Duva e Lys’sh, nel comune periodo di soggiorno ai lavori forzati nelle miniere di idrargirio sulla terza luna di Kritone, ragione per la quale, nel bene o nel male, quell’uomo, quell’individuo, aveva avuto inconsapevole occasione di segnare profondamente il futuro della stessa così facendo. E così come, obiettivamente, tutto le era stato indirettamente concesso per grazia del suo intervento, or una parte del suo stomaco non poté ovviare a temere che tutto le sarebbe stato egualmente tolto in conseguenza a esso, nel ritrovarsi, ancora una volta, ipoteticamente inerme innanzi al suo giudizio.

« Pitra Zafral… » rispose ella, socchiudendo appena gli occhi, nelle glaciali iridi dei quali le pupille si erano allor contratte sino quasi a scomparire, a prepararla, psicologicamente, allo scontro e a uno scontro innanzi al quale non si sarebbe certamente tirata indietro, per la propria salvezza e per la salvezza delle proprie amiche, delle proprie sorelle d’arme.
« Accusatore Pitra Zafral, per cortesia. » la corresse egli, sollevando la destra a puntualizzare quello che avrebbe avuto a dover essere riconosciuto il suo titolo, almeno innanzi al giudizio dell’omni-governo di Loicare, il pianeta a capo di uno dei maggiori sistemi di quel lato di universo, del quale egli, in quel frangente, rappresentava sostanzialmente la magistratura, nel proprio ruolo di pubblico accusatore « Direi che lei si è ambientata bene alla nostra realtà… » soggiunse poi, squadrandola con attenzione « Un nuovo colore e taglio di capelli, una luccicante protesi da lavoro che sembra giustamente pronta ad accompagnarla nuovamente ai lavori forzati, e non sta neppure usando il traduttore automatico… complimenti davvero. » osservò, accennando poi un lieve applauso nei suoi confronti.
« Ehy… » tentò di intervenire Duva, non apprezzando quel tono provocatorio a discapito dell’amica, nel temere allora l’evolversi peggiore di quella situazione, e l’evolversi peggiore della medesima in conseguenza alla ricca varietà di armi schierate a loro potenziale offesa, e a distanza così ravvicinata tale da negare loro qualunque ipotesi di fuga.
« La prego, signora Nebiria. » la zittì tuttavia egli, ancora levando la destra in un simbolico, e pur chiaro, gesto di controllo « Non si illuda che non sia perfettamente a conoscenza delle sue pendenze con la giustizia di Loicare. Sue e delle sue altre amiche qui presenti, così come di tutto il vostro folcloristico e variegato equipaggio… »
« Lasciale stare. » ordinò Midda, a denti stretti, quasi ringhiando non dissimile da una bestia feroce « E’ una questione fra noi due… loro non c’entrano nulla. »
« Inesatto. » scosse il capo Pitra, sorridendo appena « Innanzitutto anche la signora Nebiria, così come… Har-Lys’sha… » dichiarò, non potendo ovviare a lasciar trasparire un certo razzismo nei suoi confronti, per il tono con il quale ebbe a pronunciare quel nome « … stavano scontando la loro pena presso la nostra struttura detentiva sulla terza luna di Kritone, quando siete evase. » volle ricordare, e puntualizzare, non banalizzando la responsabilità delle loro colpe « E, comunque, anche il resto dell’equipaggio della Kasta Hamina ha infranto numerose leggi di Loicare nel momento in cui ha deciso di voler scatenare una vera e propria guerra urbana, una violenta battaglia all’interno del grattacielo di proprietà della defunta signorina Milah Rica Calahab… le dinamiche della morte della quale, per inciso, non sono mai state effettivamente chiarite. » soggiunse, sferrando, al contempo, una stoccata psicologica tanto in direzione dell’intera famiglia della Kasta Hamina quanto, e in particolare, della sua prima interlocutrice, nel suggerire, senza troppi sottintesi, una diretta connessione fra l’assassinio di Milah Rica Calahab e l’accreditata presenza della stessa donna guerriera in quell’edificio.
« Non c’entro nulla con la morte di quella cagnetta! » protestò la Figlia di Marr’Mahew, scuotendo il capo nel rifiutare quell’imputazione, non perché non avrebbe potuto o voluto farlo, quanto e semplicemente perché non aveva avuto alcuna possibilità di agire in tal senso, ritrovandola brutalmente assassinata nelle proprie stanze in un’inquietante déjà vu di un’altra, altrettanto violenta uccisione, e un’uccisione che aveva visto coinvolta un’altra donna che, in passato, esattamente come Milah Rica, aveva provato a controllarla… e un’altra donna che, in passato, esattamente come Milah Rica, era finita per essere coinvolta nei piani della regina Anmel Mal Toise, la malvagia e incorporea entità per inseguire la quale la stessa donna guerriero aveva lasciato i confini del proprio mondo, accettando di iniziare a vagare fra le stelle del firmamento.
« E, secondo lei, io dovrei veramente offrire fiducia alle ragioni proprie di una pluriomicida conclamata suo pari? » si concesse occasione di scoppiare a ridere l’accusatore, scuotendo appena il capo « La donna da dieci miliardi di crediti rifiuta di ammettere un semplice omicidio…?! » dichiarò, dimostrando di essere ben aggiornato nel merito delle ultime evoluzioni della sua preda.
« Proprio perché non ho mai fatto mistero di non avere problemi a uccidere, non avrei ragione di rifiutarmi di ammettere un semplice omicidio… laddove lo avessi realmente commesso! » protestò l’altra, storcendo le labbra verso il basso « Che accidenti vuoi, Pitra? Cosa ci fai qui…?! »

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