11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 29 agosto 2018

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Le informazioni fornite dai servizi segreti loicarioti, tramite l’intercessione dell’accusatore Pitra Zafral, nel merito dell’ultima posizione nota di Reel Bannihil condussero la Kasta Hamina, e la Figlia di Marr’Mahew, in particolare, sino al lontano sistema di Pomerius e, nel dettagli, alla terza luna del suo quinto pianeta.
Là, in quel piccolo sistema periferico per lo più frequentato da qualche ardimentoso colonizzatore desideroso di lasciare i confini dell’universo noto per trovare un nuovo pianeta abitabile da poter considerare proprio, e da trasformare nella propria occasione di fortuna, molti avrebbero avuto a doversi considerare gli spazioporti, più o meno ufficialmente riconosciuti, presenti, spazioporti che, a loro volta, dopotutto, altro non avrebbero avuto scopo se non quello di tentare di realizzare le brame di fortuna di coloro i quali lì si erano sospinti per primi e si erano organizzati al solo scopo di fungere da ultimo porto sicuro prima dell’ignoto. Perché sebbene l’universo non avrebbe avuto a poter essere considerato teoricamente infinito, e benché quanto di esso già esplorato e conosciuto avrebbe avuto a doversi riconoscere pressoché sterminato, ancora molto avrebbe avuto a dover essere considerato sconosciuto, ancora molto avrebbe avuto a dover essere riconosciuto qual in attesa di qualche impavido pioniere desideroso di porre a rischio la propria incolumità, la propria vita e tutto il proprio futuro, per ridurre, ancora un poco, i confini dell’ignoto. E, a margine di ciò, non pochi avrebbero avuto a dover essere considerati quegli impavidi pionieri, contraddistinti, necessariamente, da fortune alterne: impavidi pionieri, forse destinati al successo, forse destinati alla morte, che pur avrebbero, presto o tardi, dovuto passare da quello o da altri sistemi simili, al solo scopo di sospingersi al di là di tale frontiera e, in tal direzione, cercare la propria sorte.
Che cosa un tipo qual Reel Bannihil avrebbe potuto avere a che fare con un luogo come quello, difficile sarebbe potuto essere a intendersi, a immaginarsi per la donna guerriero dagli occhi color ghiaccio o, ancor meno, per i suoi compagni d’equipaggio, per quella sua famiglia allargata a bordo della Kasta Hamina. Anche perché, obiettivamente, ben poco ella avrebbe potuto vantare di conoscere nel merito di quel bizzarro individuo apparentemente incapace a morire.
Certa, innanzitutto, avrebbe avuto a doversi considerare la sua collaborazione con la Loor’Nos-Kahn, una delle più importanti e potenti organizzazioni criminali imperanti nell’intero universo noto, così come la stessa Midda Bontor aveva avuto occasione di apprendere a proprie spese negli eventi che li avevano visti incontrarsi la prima volta. Che tale collaborazione, tuttavia, avesse a doversi considerare effettivamente attiva o meno, difficile avrebbe avuto a potersi giudicare da parte sua, giacché, per quanto egli avesse agito apertamente in difesa degli interessi di tali criminali, arrivando a tradirla, e a tradirla apertamente per schierarsi sul loro fronte, non era passato troppo tempo prima che egli decidesse di cambiare apparentemente fazione e, in ciò, di schierarsi in suo sostegno, in suo supporto, aiutandola a riconquistare quegli stessi figli che, per colpa sua, aveva rischiato di perdere.
Certa, ancora, avrebbe avuto a doversi giudicare quella sua bizzarra avversione alla morte, e alla morte che, impietosamente, la Figlia di Marr’Mahew gli aveva imposto in più di un’occasione, spinta, ogni volta, da motivazioni che ella avrebbe avuto a giudicare più che corrette e tali da nulla riservargli al di fuori di quel fato speranzosamente terminale. Un fato, altresì, dal quale egli era sempre riuscito a trovare impossibile salvezza, non rifiutando, almeno nell’immediato, l’evidenza della propria fine, quanto e piuttosto facendo, ogni volta, ritorno dalla morte, quasi tale condizione, dal suo personalissimo punto di vista, nulla di più e nulla di meno avrebbe avuto a doversi considerare se non estemporanea, al pari di un banale contrattempo assimilabile a un raffreddore. Ma se la frattura della colonna vertebrale, o un pugnale conficcato nel petto, non avrebbero avuto a potersi fraintendere qual banali contrattempi assimilabili a un raffreddore, decisamente incomprensibile avrebbe avuto a doversi quindi considerare l’effettiva natura di quell’uomo, quietamente classificabile qual uno fra i più insoliti individui ella avesse mai incontrato nel corso della propria pur avventurosa esistenza.
Certo, infine, avrebbe avuto a doversi riconoscere il suo bell’aspetto, in una serie di caratteristiche fisiche che non avrebbero mai potuto dispiacere interlocutrici femminili e che, probabilmente, avrebbero avuto anche a interessare una buona fetta di interlocutori maschili. Maschio umano, di presumibilmente trentacinque anni, egli avrebbe mostrato una corporatura atletica e prestante, muscolosa senza imporsi qual impropriamente eccessiva nei propri sei, e più, piedi di altezza, con spalle larghe, braccia forti, grandi mani e fianchi stretti, a completamento di un primo quadro d’insieme indubbiamente promettente. Quadro d’insieme che, nel dettaglio del suo ben proporzionato volto, avrebbe poi mostrato un profilo appena squadrato, e pur morbido nelle proprie forme, contraddistinto da intensi occhi blu e lunghi capelli castani, da un naso ben delineato al di sopra di labbra carnose, e da una corta barba incolta, utile a enfatizzare quel fascino un po’ ribelle che pur alcuno avrebbe potuto negargli.
Al di là di tutto ciò, ben poco in effetti, null’altro ella avrebbe potuto vantare di conoscere a suo riguardo. In verità, al loro primo incontro egli aveva anche soggiunto qualche dettaglio a proprio stesso riguardo, proclamando di provenire dal terzo pianeta del sistema di Freius e, soprattutto, di essere un investigatore privato, ossia una sorta di mercenario suo pari. Ma che tale affermazione avesse a doversi riconoscere qual vera o, semplicemente, qual frutto della fantasia del momento, impossibile sarebbe stato per lei avere a potersi discriminare, sebbene, nel rancore ancor associato a tale evento, facile sarebbe stato comunque protendere verso la seconda ipotesi.
In una tanto disarmante assenza di reali informazioni nel merito di quell’individuo, della sua origine, dei suoi scopi o, anche e soltanto, della sua natura, probabilmente disperata avrebbe avuto a doversi considerare la missione di Midda, giacché, pur avendo delimitato il suo possibile raggio d’azione alla terza luna del quinto pianeta del sistema di Pomerius, tale avrebbe avuto comunque a doversi riconoscere qual un satellite popolato da non meno di un miliardo di persone, umani e non, provenienti dai più diversi angoli dell’universo e lì più o meno stabilmente residenti. Un miliardo di persone al quale aggiungere, necessariamente, qualche altro milione di persone di passaggio, in semplice transito da quel luogo e, ciò non di meno, atte a contribuire alla crescita, estemporanea, del conteggio degli abitanti lì presenti. Un conteggio che, pertanto, avrebbe trasformato quella sua impresa qual la ricerca del proverbiale ago in un pagliaio.
Ma Midda Namile Bontor, Figlia di Marr’Mahew, donna da dieci miliardi di crediti, che tante imprese nel corso della propria vita aveva affrontato traducendo in realtà quanto da chiunque altro ritenuto impossibile, e che, del resto, in maniera pressoché impossibile aveva lasciato persino il proprio mondo per immergersi nelle vastità siderali, non si sarebbe mai fatta frenare da una tanto banale difficoltà. Al contrario, anzi, quella caccia all’uomo non avrebbe potuto ovviare ad alimentare il suo istinto predatorio e, con esso, la sua bramosia di avventura, nell’ennesimo ritorno a un passato del quale ella non sembrava essere in grado di liberarsi completamente, e che pur, in fondo, non le sarebbe mai stato troppo stretto.
Un passato per vivere pienamente il quale, ella non avrebbe quindi avuto problemi a restare sola, e a restare sola a confronto con tutte le sfide, tutti gli inganni che, all’occorrenza, Desmair avrebbe potuto riservarle, a rendere tutto quello ancor più complicato… ma a confronto con l’idea del quale pur non le venne concessa occasione di soddisfazione, non nel momento in cui, a dispetto di ogni decisione da lei fermamente presa, in questa occasione, in questa nuova avventura, una persona in particolare non volle tirarsi indietro, non volle concederle il benché minimo spazio, serrando, anzi, allora come già in passato, le fila e, in ciò, a lei maggiormente avvicinandosi, nella quieta convinzione di quanto, qualunque cosa fosse accaduta, non avrebbe avuto a dover temere danno, non, quantomeno, da parte dell’operato ingannevole del semidio. Perché, così come anche le dinamiche proprie dell’avventura nel tempo del sogno avevano dimostrato in maniera assolutamente trasparente, per quanto crudele, per quanto malvagio, Desmair non avrebbe mai potuto arrecare danno al proprio ospite: non laddove la sua morte avrebbe, necessariamente, rappresentato anche la propria. E così, che ella potesse apprezzarlo o no, al suo fianco, nella discesa su quel satellite, non mancò di imporsi anche la figura del suo amato ex-locandiere… Be’Sihl!

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