11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

martedì 14 agosto 2018

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« Senti… bambina. » prese quindi voce rivolgendosi all’attenzione della donna guerriero, non riuscendo più a mantenere il silenzio « Lunghi da me voler sollevare critica al nostro beneamato e indomito condottiero, ma credo proprio che sia sufficiente un comportamento infantile alla volta qui sulla Kasta Hamina. » dichiarò, in indiretto riferimento, e quieta critica, all’approccio proprio del capitano, in tal senso esprimendosi non per mancanza di coraggio ad affrontare direttamente la questione con lui, quanto e piuttosto per desiderio di coerenza, nel non volerla, anzi, affrontare in sua assenza « Quindi, per cortesia, fino a quando lui vorrà precettare l’opportunità di proseguire a muoverti in certi termini, potresti quantomeno tornare a comportarti come hai sempre fatto…? Perché questa tua nuova versione, timorosa di tutto e di tutti, francamente, si addice poco sia a una donna della tua età, sia, in particolare, a una donna tuo pari. »
« Sono confusa… » replicò Midda Bontor, aggrottando appena la fronte e accomodandosi a tavola, ad aver occasione di consumare il proprio pasto « … devo considerarmi una “donna della mia età” oppure una “bambina”? Perché le due questioni, credo, volgano in leggera contrapposizione. » sorrise appena ironica, ma mai sarcastica, qual non si sarebbe potuta permettere di essere nei confronti di Thaare, non in generale, e non, soprattutto, nel ben comprendere quanto ella, in tal senso, stesse allor impegnandosi a parlare soltanto per offrirle il proprio aiuto, il proprio sostegno, con una premura semplicemente adorabile.

In effetti, e a dispetto dell’asserzione appena promossa, la donna da dieci miliardi di crediti non avrebbe potuto in alcuna maniera fraintendere la volontà della propria interlocutrice nel definirla in tal modo, nel rivolgersi a lei chiamandola “bambina”.
Volontà, quella di Thaare, che, allora, non avrebbe avuto a celare un qualche tentativo volto a sminuirla nel proprio ruolo, e nella propria maturità, ma semplicemente motivata dal fatto di come, malgrado soltanto una decina d’anni le dividessero, la maggiore maturità della cuoca, sotto molti aspetti diversi, primo fra i quali il suo essere realmente madre benché ancora non avessero avuto occasione di conoscerne i figli, avrebbe avuto a poterle concedere di avere la possibilità di confrontarsi con lei quasi qual una madre con sua figlia. Un comportamento il quale, ovviamente, non avrebbe avuto a doversi lì riconoscere qual un’esclusiva a vantaggio, o discapito, della stessa donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco, quanto e piuttosto un approccio comune, per così come Thaare non avrebbe mancato di offrire nei riguardi di ogni elemento dell’equipaggio, neppur escludendo l’anziano dottor Roro Ce’Shenn, sovente più immaturo rispetto a qualunque possibile interlocutore, soprattutto se di sesso femminile, e lo stesso capitan Rolamo, fondamentalmente suo coetaneo.
In ciò, quindi, complice il proprio ruolo, e complice la propria vita privata, Thaare avrebbe avuto, in buona sostanza, a potersi considerare la madre di tutti a bordo della Kasta Hamina, una madre, soprattutto, nei momenti in cui, come allora, sarebbe stato utile che qualcuno avesse a richiamare all’ordine qualcuno dei suoi figli, per ricondurlo al giusto giudizio…

« Non fare la furbetta…! » la rimproverò aggrottando appena fra fronte, e offrendo una piccola smorfia con le labbra, nel mentre in cui non mancò di porle innanzi un piatto di spezzatino caldo, accompagnato da morbide patate fumanti « Credi forse che i tuoi amichetti, nel tuo mondo, potrebbero ancora indicarti con un titolo altisonante come quello di “Figlia di Marr’Ma-coso”, innanzi al tuo comportamento in questi giorni?! » la volle provocare, tentando senza successo di scandire quell’appellativo comunque lì a bordo fondamentalmente privo di significato, ma che, nel mondo dal quale la donna guerriero proveniva, avrebbe avuto a dover essere considerato un importante riconoscimento per lei, nel suggerire un mitologico legame fra lei e la dea Marr’Mahew, signora della guerra.
« Marr’Mahew… » puntualizzò Midda, offrendole un tranquillo sorriso nel mentre di quella correzione, osservando il piatto e non potendo ovviare a domandarsi cosa avrebbe pensato Be’Sihl di quella dieta, a base di proteine e carboidrati, e del tutto priva delle verdure che, con tanta passione, egli aveva sempre cercato di aggiungere ai suoi pasti, almeno sino a quando non era stato costretto ad assumere il ruolo di padre e, in ciò, a doversi iniziare a preoccupare anche di qualcun altro oltre a lei… qualcun altro che, speranzosamente, avrebbe dovuto raggiungerla lì in mensa insieme allo stesso suo amato a breve.
« Marr’Mahew… Marr’Ma-coso… poco importa, tanto più che essere la figlia della dea della guerra, in questi giorni sembri la figlia della dea dell’imbarazzo. » semplificò l’altra, cercando di scuoterla da quell’insopportabile apatia « So bene che Lange ti considera responsabile per quanto sta accadendo… e so bene che tu stessa non puoi evitare di considerarti responsabile per quanto sta accadendo… ma, bambina, questa è la vita! » proseguì, nell’offrire la propria personale interpretazione, il proprio punto di vista, sugli eventi dei quali avrebbero lì avuto a doversi considerare tutti protagonisti, più o meno attivi « A volte si vince, altre si perde. A volte ci si può permettere di fare quello che si vuole, a volte si è costretti a fare qualcosa che non si vuole. I tuoi genitori non ti hanno mai imposto qualche divieto, quando eri piccola…?! » la domandò, a voler dimostrare l’esistenza di un precedente, e di un precedente utile a giustificare la possibilità di volgere buon viso a cattivo gioco anche in quel momento.
« Oh… sì. Non molti, devo essere sincera… ma le regole della casa c’erano anche nella mia famiglia. » sorrise l’altra, infilzando sulla punta della forchetta un pezzo di carne e soffiandoci sopra delicatamente, prima di accostarlo alle labbra a valutarne la temperatura e decidere, in ciò, di attendere, non potendo poi fare a meno di concedersi una piccola risatina nel ritrovarsi costretta ad aggiungere « … e le poche regole esistenti, in buona sostanza, le ho sempre infrante tutte. »
« Ah-ahh… ora capisco. » annuì Thaare, socchiudendo appena gli occhi « Una piccola ribelle a cui è sempre stato concesso di compiere tutto ciò che desiderava senza conseguenze. Ecco chi sei… »
« Beh… no. » cercò di giustificarsi l’altra, addentando il boccone e concedendosi, in tal maniera, tanto il tempo di masticare, quanto quello di elaborare una risposta adeguata « Se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato a fare, è proprio quella di farmi carico delle conseguenze delle mie azioni. » puntualizzò, levando appena la mano destra, in freddo e insensibile metallo cromato, lì inutile nel confronto con le posate e con il pasto in generale, e, altresì, utile a esemplificare il suo intimo rapporto con l’idea di conseguenza negativa di una scelta sbagliata, qual, molti anni prima, decenni addirittura, era stata quella che l’aveva vista sottovalutare la reazione della propria gemella all’idea dell’abbandono impostole nel momento in cui, a soli dieci anni, era scappata di casa.
« Fole. » scosse il capo la cuoca, ritraendosi appena da lei solo per poter tornare in cucina a riempire la brocca del vino, nell’essersi resa conto di quanto, allora, avesse a doversi riconoscere spiacevolmente vuota « Se davvero fossi così abituata a farti carico delle conseguenze delle tue azioni, non reagiresti in questo modo. » dichiarò, alzando la voce e a lei rivolgendosi, in tal senso, dal locale attiguo « Il tuo è il comportamento di chi non ha mai avuto a doversi confrontare con un boccone amaro e che, ora, sta facendo di una banalità qual quella che ci è accaduta un dramma terrificante… »
« Magari il mio problema fosse quello… » sospirò Midda Bontor, escludendo tristemente quell’interpretazione degli eventi, che pur avrebbe potuto avere il proprio valore, almeno dal punto di vista della cuoca, e, ciò non di meno, cercando di far cadere lì il discorso, non desiderando andare a rivangare ricordi troppo negativi del proprio passato.

Proprio malgrado, la crisi che aveva colto la Figlia di Marr’Mahew in quegli ultimi giorni, sicuramente alimentata anche dal giusto comportamento di Lange a suo discapito, non avrebbe potuto che riconoscersi qual motivata dalla tragica memoria di tutto il dolore, e di tutta la morte, che, da sempre, aveva contraddistinto gli equipaggi dei quali si era mai voluta sentir parte, nel rispetto di quella maledizione un tempo a suo discapito scagliata dalla sua stessa gemella. Maledizione che, allora, non avrebbe potuto ovviare ad aver timore avrebbe iniziato ad agire anche in contrasto alla salute, all’esistenza in vita, dei membri della Kasta Hamina, conducendoli, uno a uno, a prematura morte.

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