11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

lunedì 17 settembre 2018

2671


« Taci! » esclamò la Figlia di Marr’Mahew, con un impeto a dir poco violento, in reazione a quell’ultima frase da lui scandita « Secondo Duva e Rula queste sono proprio quel genere di frasi che non devono mai essere dette! Portano rogna! » spiegò immediatamente, non desiderando che egli potesse aver a fraintendere il senso di quell’affermazione, di quel comando, così motivato solo ed esclusivamente da quella ragione, e, pur, una ragione assolutamente seria, qual serio, in tutto quello, ebbe a essere il suo tono « E dal momento che la buona sorte non ha mai particolarmente benedetto il nostro rapporto, l’ultima cosa che desidero in questo momento e riservarci una qualsivoglia ragione di sfortuna! »
« E da quando sei divenuta superstiziosa…?! » domandò Be’Sihl, francamente sorpreso per quella svolta inattesa nella personalità della propria amata, una svolta francamente ridicola da parte di chi nel corso della propria vita aveva continuato a porre sfida non soltanto alla sorte, ma anche agli dei tutti, arrivando, addirittura, a ucciderne uno con le proprie stesse mani.
« Non sono superstiziosa… sono solo prudente! » obiettò ella, pur senza retrocedere, a livello psicologico, dalle posizioni precedenti.
« E da quando sei divenuta prudente…?! » insistette l’altro, ancora più sconvolto da tutto ciò, laddove erano passati solo pochi giorni da quando, dimostrando assoluta mancanza di prudenza e, più in generale, di buon senso, ella si era gettata dalla cima di un alto edificio, in un gesto che, chiunque, avrebbe equivocato qual necessariamente suicida.
« Uff… smettila… » protestò la donna guerriero, scuotendo appena il capo e inarcando il sopracciglio destro, nel guardarlo di sbieco « E’ che non voglio che ti possa succedere qualcosa. Tutto qui… » si giustificò, in quella che avrebbe avuto a dover essere intesa, dopotutto, qual una dolce premura verso di lui.

Ma se egli avrebbe pur potuto accogliere la situazione con quieta accettazione, felice dell’interesse da lei dimostrato nei propri riguardi, quell’intero discorso ebbe a incuriosirlo troppo per permettergli di lasciar scemare la questione in tal maniera, spingendolo, altresì, a insistere e a insistere per riuscire meglio a capire sia la mentalità della propria amata, sia i percorsi mentali che l’avevano spinta a quella strana deriva.
Una deriva, la sua, che agli occhi dell’uomo non avrebbe potuto ovviare ad apparire priva di significato, nel confronto con l’evidenza del loro passato, e di quanto, sino a quel momento, da lei sempre compiuto…

« No… aspetta. » le richiese pertanto, levando una mano a meglio enfatizzare quel metaforico invito ad arrestarsi « Cioè… sono ovviamente felice che tu abbia a premurarti per me, e che abbia a farlo nel timore che possa accadermi qualcosa di male. Sia chiaro. » premesse, a escludere qualunque propria eventuale e assurda contrarietà sotto tale punto di vista « Ciò non di meno… aiutami a capire una cosa. »
« … cosa…?! » sospirò l’altra, ben comprendendo quanto egli avrebbe allora insistito sul discorso della superstizione e, ciò non di meno, non potendo allora purtroppo evitarlo, a meno di non decidere di tirargli un pugno in faccia… eventualità che non avrebbe comunque avuto a escludersi in linea di principio.
« Proveniamo da un mondo dove la magia è parte integrante della nostra realtà, dove siamo costretti a bruciare i nostri estinti solo per evitare che abbiano a rianimarsi in conseguenza alle forze negromantiche che affliggono le nostre terre, e dove gli dei non sono concetti astratti, ma esseri concreti che possono discendere fra noi e seminare morte e distruzione a proprio piacimento… » riepilogò, in un’analisi parziale e pur non incorretta di quella che avrebbe avuto a doversi riconoscere la situazione nel loro mondo natale « E, malgrado tutto questo, tu non sei mai stata superstiziosa. Non ti ho mai visto compiere, o non compiere, qualcosa solo nel timore che, altrimenti, la sciagura potesse abbattersi su di te e, anzi, in effetti, hai sempre agito in contrasto non soltanto alle superstizioni ma, sovente, anche al semplice buon senso, compiendo imprese che hanno portato il tuo nome a entrare nella leggenda proprio per la tua fiera opposizione a qualunque imposizione, fisica o mentale. » puntualizzò, anche in tal caso forse offrendo un’analisi parziale della complessità della figura della donna da lui amata, e, ciò non di meno, non incorretta nelle proprie dichiarazioni « … ho detto qualcosa di sbagliato, finora?! »
« No… non mi pare. » ammise l’Ucciditrice di Dei, attendendo l’evoluzione di quel discorso nell’unica direzione entro la quale egli avrebbe potuto sospingerlo data una simile, lunga premessa.
« Ecco… » annuì lo shar’tiagho, felice di quella conferma « … quindi, per amore di tutti gli dei, mi potresti spiegare in virtù di quale assurda logica, giunti in una realtà dominata dalla scienza e dalla tecnologia, nella quale viaggiare fra le stelle è qualcosa di normale, volare nei cieli è una banalità, e sparare raggi di luce che possono uccidere a grandi distanze è la base del quieto vivere, tu possa aver deciso di iniziare a essere superstiziosa?! Non ha senso alcuno! » dichiarò, con una certa enfasi, nel ritrovarsi sinceramente spiazzato da tutto ciò, e dal fatto che ella potesse davvero credere che una frase positivamente speranzosa sul loro futuro avrebbe mai potuto condurre a qualcosa di spiacevole a loro stesso discapito « Come è mai possibile che dire qualcosa come “… e, magari, invecchiare insieme.” possa portare rogna?! » domandò, rievocando le sue stesse parole, riproponendole la posizione da lei pocanzi assunta a zittirlo a fronte di una frase tanto innocente.

E se pur, sotto ogni punto di vista razionale, la Figlia di Marr’Mahew non avrebbe potuto ovviare a offrire ragione all’amato, nel riconoscere ella stessa la propria palese incoerenza innanzi a tutto ciò, forse in conseguenza a un po’ troppe chiacchiere con le proprie nuove amiche, o forse nella consapevolezza di quanto li avrebbe attesi, e di quanto li avrebbe attesi in virtù del ritorno di Desmair nelle loro esistenze, qualcosa, nel profondo del suo ventre, non poté ovviare ad accartocciarsi nel timore di quanto quell’augurio a invecchiare insieme, a poter essere felici nell’osservare i loro figli crescere e divenire adulti, avrebbe potuto rivelarsi controproducente a loro discapito e, in effetti, a suo discapito, a discapito dello stesso Be’Sihl che, con tanta mancanza di giudizio, sembrava desideroso di sfidare la sorte con la propria insistenza a tal riguardo. Un’insistenza che, ella lo sapeva, non sarebbe quietamente scemata… non prima, quantomeno, di una qualche spiegazione a tal riguardo e di una spiegazione che fosse in grado di giustificare tutto ciò.

« Che vuoi che ti dica…? » si strinse nelle spalle, a tentare di minimizzare la questione « Probabilmente, nel confronto con una realtà troppo inquadrata nell’uso e nell’abuso della tecnologia, ho ceduto alla tentazione di una qualche primitiva superstizione, tale da spingermi a credere che gli eventi possano essere condizionati, nella propria occorrenza, non tanto e soltanto dall’operato delle persone in essi coinvolte, quanto e piuttosto per banali frasi dette o non dette, stupidi gesti fatti o non fatti… » argomentò, in quanto non avrebbe avuto a dover essere frainteso qual un tentativo di arringa a propria difesa, quanto e piuttosto una mera presa di coscienza della situazione, e di una situazione consapevolmente sbagliata, benché, allora, obbligatoriamente tale.
« Disse la donna che, da sempre, ha lottato per la difesa del libero arbitrio e della propria autodeterminazione innanzi agli uomini e agli dei… » commentò scuotendo il capo egli e coprendosi il viso con una mano, in segno di palese rammarico per quell’assurda deriva « … speriamo solo sia una fase momentanea. » soggiunse poi, a dimostrazione di quanto non avrebbe insistito ulteriormente sull’argomento « E, comunque, questa potrebbe considerarsi qual una nuova riprova di quanto, comodità a parte, sia necessario per noi fare ritorno al nostro mondo: un mondo nel quale non avrai mai paura di sentirmi pronunciare una frase sbagliata nel timore che il destino possa ritorcersi contro di noi, giacché, anche laddove ciò occorresse, tu ti limiteresti a prenderlo a calci e a spingerlo ad allontanarsi da noi con la coda fra le gambe! » concluse, non negandosi un quieto sorriso a quell’idea, e a quell’immagine tutt’altro che eccessivamente mitizzata della propria amata, avendola vista, in più di un’occasione, agire esattamente in tal direzione… riportando, ogni volta, straordinario successo.

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