11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

martedì 18 settembre 2018

2672


Nel lungo tragitto verso la parte meridionale del pianeta, Midda e Be’Sihl ebbero l’occasione di osservare l’ambiente mutare innanzi ai propri sguardi, passando da quello proprio di un qualunque angolo civilizzato di universo, ad aree sempre più incontaminate e incontaminate in conseguenza di una crescente desertificazione: non una desertificazione pari a quella di Shar’Tiagh, però, o di altri regni centrali del loro mondo natio, contraddistinta da temperature roventi e altrettanto rovente e finissima sabbia, quanto e piuttosto una desertificazione glaciale, in un ambiente sempre più freddo, più gelido, per potersi considerare favorevole alla vita e a qualsiasi possibilità di vita, animale o vegetale. I verdi pascoli, in ciò, ebbero presto a cedere il passo al grigiore della nuda terra, e della nuda roccia, un grigiore ben presto ulteriormente ammantato di bianco, e del bianco proprio delle nevi e dei ghiacci… e ancora molta avrebbe avuto a doversi considerare la distanza esistente prima di giungere al punto più freddo, al luogo più inospitale di quell’intera luna, un luogo sì dimenticato dai raggi del sole tale per cui chiunque, esposto senza adeguate protezioni all’ambiente esterno, sarebbe certamente morto congelato nel giro di pochi, pochissimi istanti, come soltanto nello spazio siderale avrebbe potuto altresì avvenire.
Fortunatamente per loro, tale rischio non avrebbe avuto a dover essere preventivato qual parte di quello stesso viaggio, giacché, secondo le informazioni ricevute, l’insediamento avrebbe avuto a doversi riconoscere qual sito in una posizione sì estrema nel rigore delle proprie temperature, e pur, ancora, non tale da imporre obbligata morte a qualunque sventurato lì si fosse approssimato.

« Capisco l’esigenza di cercare un po’ di tranquillità, ma scegliere addirittura in un luogo simile... » non poté fare a meno di osservare lo shar’tiagho, contemplando con una certa preoccupazione il paesaggio a loro circostante « … non so da chi possa star scappando, ma, francamente, non riesco a ovviare a iniziare a provare una certa simpatia per questo Reel Bannihil. » sancì, scuotendo appena il capo con aria perplessa e preoccupata, perplessa per tutto ciò, e preoccupata per quanto avrebbe avuto ad attenderli.
« Tecnicamente, in questo momento, potrebbe star scappando proprio da noi. » puntualizzò la Figlia di Marr’Mahew, priva di particolare entusiasmo a quella prospettiva, nell’evidenziare una tale interpretazione degli eventi, giacché, obiettivamente, per quanto non avrebbe potuto vantare alcun debito nei confronti di quell’individuo, parimenti non aveva neppur potuto vantare un qualunque interesse a scovarlo prima che l’omni-governo di Loicare prima dell’osceno ricatto con il quale la libertà sua e delle sue amiche, nonché di tutto l’equipaggio della Kasta Hamina, si venisse a trovare a essere posta in dubbio dall’impietosa figura dell’accusatore Pitra Zafral.
« Qualche ripensamento…?! » domandò Be’Sihl, osservando preoccupato l’amata, nel ben comprendere quanto quella missione non stesse venendo da lei portata avanti per propria espressa iniziativa, quanto e piuttosto in conseguenza a vincoli per lei troppo stretti, e tali da imporle un evidente disagio, un disagio allor espresso anche dal lugubre tono di quelle sue ultime, poche parole, parole atte, quasi, a suggerire una posizione di colpa per loro, o per lei in particolare, nell’avversione così dichiarata a quell’uomo.
« Sì. » annuì ella, storcendo le labbra verso il basso « Ho dei profondi ripensamenti sul nostro equipaggiamento… anzi. Sul nostro abbigliamento. » dichiarò, ignorando il più profondo senso di quell’interrogativo e limitandosi ad affrontarlo nel proprio senso più evidente, nella propria interpretazione più immediatamente « Francamente non credo che sia stata un’idea brillante farmi convincere a indossare una gonna, dovendo affrontare questo genere di ambiente. E, se mi puoi perdonare l’apparente mancanza di discrezione, non credo che tu dovresti uscire da qui, una volta atterrati: i tuoi piedi scalzi potrebbero non riuscire ad andare d’accordo con la rigidità di queste temperature… »

Mai, in tanti anni, lustri, decenni addirittura, di frequentazione, la donna guerriero aveva sollevato la benché minima critica, diretta o indiretta, a quanto avrebbe avuto a doversi considerare, per Be’Sihl, non un capriccio personale, quanto e piuttosto un attento adempimento dei precetti tradizionali e religiosi del proprio popolo, della propria gente, precetti nei quali forse ella avrebbe anche potuto non credere, ma che avrebbe egualmente rispettato in quel giusto rispetto che da sempre aveva desiderato tributare a quell’uomo, e a quell’unico uomo che, per molto, troppo tempo, non si era voluta portare a letto non per mancanza di interesse, quanto e piuttosto nel sincero timore di avere altresì a rovinare il loro rapporto e, in ciò, di averlo a perdere, di dover rinunciare alla sua presenza, e, obiettivamente, alla sua utile presenza, nei propri ritorni a Kriarya. Ciò non di meno, in quel momento, a confronto con tutto quello, non era riuscita a trattenersi, non era riuscita a far finta di nulla, ignorando quanto i piedi dell’uomo da lei amato fossero, al solito, completamente nudi, in quanto, sicuramente, avrebbe avuto a dover essere considerato qual un importante voto di umiltà per tutti gli shar’tiaghi, ma che, a confronto con la rigidità propria delle temperature esterne al loro veicolo antigravitazionale, avrebbe condotto soltanto a una ragione di danno per lui, e di un danno che, allora, non avrebbe certamente atteso in quieto silenzio, in laconica indifferenza.
E se Be’Sihl, non fraintendendo il senso delle sue parole, non poté che sorridere con dolce affetto verso di lei, nell’apprezzarne, necessariamente, l’amabile premura da lei in tal maniera dimostrata al proprio indirizzo, dall’altra parte egli non avrebbe potuto, in alcuna modo, accettare di venir meno ai propri principi, soprattutto in quel momento così a lui apertamente avverso. Giacché, quel suo voto, quel suo impegno perpetuo, in quanto shar’tiagho, non avrebbe potuto vantare il benché minimo significato se, a confronto con una reale difficoltà, esso fosse stato allor ignorato, quasi mai fosse occorso…

« Sulla gonna non mi esprimo… ma nel merito dei miei piedi scalzi, ti invito a non avere timore alcuno. » sorrise egli, con espressione serena, quieta, quasi attorno a loro fosse un ambiente dolcemente accogliente e non quel gelido paesaggio di ghiaccio e pietra che, tutto attorno a loro, si stava tanto apertamente mostrando « Ti ricordo che, da Shar’Tiagh, dove sono stato e cresciuto, sito nell’estremità nord-orientale del nostro continente, sono disceso altresì sino a Kofreya, nell’estremità sud-occidentale, attraversando ogni genere di ambiente, sovente anche meno invitante rispetto a tutto questo… e non ho mai avuto torto nel mantenermi fedele ai principi dl mio popolo, e, fra tutti, proprio a questo. »

Un appunto, quello sollevato da parte dell’uomo, non privo di fondamento, non privo di ragionevolezza, e di comprovata ragionevolezza, soprattutto nel considerare quanto il suo ultimo ritorno a casa, il suo ultimo viaggio avente come meta Shar’Tiagh, e, in ciò, condotto attraverso l’interno continente, fosse stato da lui affrontato fianco a fianco con la stessa donna da lui amata, proprio nei giorni seguenti all’inizio del loro rapporto come coppia. E, ciò non di meno, una posizione, quella altresì espressa da parte della donna, egualmente non priva di fondamento, non priva di ragionevolezza, nel confronto, allora, con un ambiente che avrebbe avuto a dover essere considerato certamente più insidioso, più pericoloso, a livello climatico, di quanto non avrebbe avuto a poter essere considerata alcuna regione all’interno del continente di Qahr, il loro continente, nel loro pianeta natale.
Ma se entrambi avrebbero avuto a poter considerare eguale ragionevolezza, necessariamente, allora, non avrebbe potuto aver che a valere il buonsenso del singolo ancor prima che il confronto con qualunque argomentazione di coppia, giacché, per così come ella avrebbe avuto a doversi riconoscere sempre rispettata da parte sua in ogni propria decisione, per quanto sovente decisamente, e non impropriamente, criticabile, allo stesso modo avrebbe quindi avuto a dover rispettare anche l’eventuale scelta del compagno in quella direzione, non potendosi arrogare il diritto di scavalcarne la libertà di scelta, di ostacolarne l’autodeterminazione… non proprio lei che, per l’appunto, dell’autodeterminazione si era sempre eretta a baluardo e protettrice, a costo, in ciò, di offrire sfida agli stessi dei.

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