11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

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Dopo la conclusione della 52° avventura di Midda, che ci ha accompagnato negli ultimi due mesi con il titolo L'uomo incacape a morire, inizia oggi la 53° avventura della nostra ex-mercenaria preferita: un'avventura, vi renderete presto conto, molto particolare, e che, nostro malgrado, potrebbe scoprirsi essere qual l'incredibile e disturbante conclusione di un viaggio durato più di dieci anni!
Non aggiungo altro, e vi lascio all'episodio 2700 della serie regolare dal titolo... Il risveglio.

Buona lettura!... e grazie a tutti!

Sean, 16 ottobre 2018

venerdì 28 settembre 2018

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« Avevamo un accordo… »

A risvegliare la donna guerriero dal leggero sonno nel quale si era concessa occasione di ricadere, tale non per una qualche diffidenza nel confronto con il proprio anfitrione, qual pur non avrebbe avuto a doversi negare obbligata necessità di riservarsi a confronto con quell’ospitalità sin troppo generosa, quanto e piuttosto per mera deformazione professionale, avendo vissuto una parte predominante della propria esistenza in situazioni di pericolo nel quale una qualunque occasione di requie più profonda sarebbe stata ineluttabilmente preludio della tragica possibilità d’incontro con i propri dei nell’aldilà; fu allora la voce di Desmair, trasparente della sua sopraggiunta presenza all’interno di quella stessa camera da letto, chino, nella fattispecie, su di lei, seduto al bordo del letto da lei allor diviso con Be’Sihl.
Una sopraggiunta presenza che, non fosse stata quella di Desmair, avrebbe avuto lì a doverla spaventare, a doverla sorprendere, a doverla sconvolgere, anche nel confronto con l’evidenza di quanto egli, in ciò, fosse riuscito a ovviare all’attenzione dei suoi sensi, a porre in allarme il suo istinto di sopravvivenza: trattandosi proprio di lui, tuttavia, qualunque ragione di scandalo non avrebbe potuto ovviare a scemare, e a scemare rapidamente, giacché, in fondo, da quasi dieci anni simili visite non avevano mancato di contraddistinguere molte delle sue notti, soprattutto a seguito del consolidamento del proprio rapporto con lo stesso Be’Sihl. Nelle prime, passate occasioni, addirittura, Desmair era stato solito riservarsi l’opportunità di porla a confronto, al proprio risveglio, con macabre immagini di morte proprio relative allo shar’tiagho, mostrandolo decapitato, smembrato o sbudellato accanto a lei, nelle stesse lenzuola fra loro condivise, con il proprio sangue, e ogni altro liquido proveniente dalle profondità delle sue viscere, sparso anche su di lei, sulla propria pelle, sul proprio corpo: scherzi sgradevoli, illusioni spiacevoli, in grazia alle quali egli aveva sin da subito voluto sottolineare la propria capacità di manipolazione della sua percezione della realtà.
E di quella realtà della quale, purtroppo, ben presto ella aveva dovuto iniziare a dubitare… almeno fino a quando, per intercessione dello stesso Be’Sihl, non le era stato donato quel prezioso monile dorato, quel bracciale che, solo, si era dimostrato capace di interdire l’azione di Desmair sulla sua mente, concedendole, alfine, liberta. Lo stesso monile dorato nel recupero del quale, sinceramente, ella sperava che, alla fine di quell’avventura, Duva e le sue amiche si sarebbero dimostrare vittoriose, restituendole, in tal senso, l’occasione di poter vivere la propria vita con una certa serenità, libera dall’oppressione della presenza del proprio sposo nella propria quotidianità. Per intanto, però, Desmair avrebbe potuto continuare a riservarsi quella sgradevole opportunità di intervento, così come quell’intromissione inattesa avrebbe potuto quietamente dimostrare.

« Avevamo un accordo… ma tu stai tergiversando. » insistette egli, dimostrando un’inusuale parvenza di ansia, di urgenza nei riguardi della propria sposa, e di un qualche patto esistente fra loro.

Per quanto la presenza del semidio avrebbe avuto a doversi considerare realmente tale solo innanzi all’attenzione, allo sguardo e ai sensi tutti della Figlia di Marr’Mahew, un’eventuale risposta indirizzata al medesimo da parte della stessa non avrebbe avuto occasione di riservarsi la stessa discrezione che, in quel momento, avrebbe avuto a dover essere giudicata alla base dell’intervento di quel colosso dalla pelle simile a cuoio rosso. Per questa ragione, quindi, l’Ucciditrice di Dei dovette resistere all’impulso di rivolgergli immediatamente risposta, limitandosi, piuttosto, ad alzarsi dal letto, a rivestirsi rapidamente e silenziosamente, e a muoversi verso un altro ambiente, al fine di non disturbare il riposo dell’amato e, soprattutto, di non coinvolgerlo in quella questione più di quanto, già e purtroppo, non avrebbe avuto a doversi riconoscere coinvolto, nell’essere, proprio malgrado, l’attuale ospite dello spirito di quell’empio essere semidivino.
E se pur, Desmair, non si oppose a quel cambio di ambiente, la sua presenza accanto alla propria sposa rimase pressante, a dimostrare quanto egli non avrebbe gradito l’eventualità di poter essere da lei ignorato…

« Abbiamo un accordo. » corresse la donna guerriero, non appena ebbe richiuso la porta della camera condivisa con Be’Sihl alle proprie spalle, parlando comunque sottovoce, in un filo d’alito volto a ovviare a disturbare chiunque all’interno di quella dimora nella quale, in fondo, avrebbero avuto a dover essere considerati semplicemente ospiti « E io non sto tergiversando… » insistette, ribaltando completamente la tesi formulata dal proprio interlocutore, con aria quantomeno scocciata da quella sua opprimente presenza e, più in generale, dalla sua presenza nella propria vita, da oltre un decennio a quella parte.
« E come giudichi tutto questo?! » protestò il semidio, ergendosi per la propria intera, colossale altezza, e allargando le braccia, a indicare l’ambiente attorno a sé, un ambiente che, chiaramente, non doveva star soddisfacendo le sue aspettative, almeno nel confronto con quanto precedentemente concordato con la propria fedifraga moglie « Io lo descriverei “brancolare nel buio, prendendo e perdendo tempo”… altrimenti detto “tergiversare”. »

Passandosi la mancina sul volto, a cercare di contenere in tal gesto la crescente irritazione nel scatenare la quale, all’interno della propria quotidianità, Desmair avrebbe avuto a doversi riconoscere maestro, la donna dagli occhi color ghiaccio e dai capelli color del fuoco si costrinse a ricordarsi di non potersi permettere di gridargli contro, sia per non porre in allarme la famiglia del borgomastro e, da questi, essere definita come una pazza atta a inveire contro le ombre sui muri, sia e ancor più per mantenere Be’Sihl nel proprio stato di quieta inconsapevolezza, ben conscia di quanto, se soltanto egli avesse conosciuto i termini dell’accordo da lei stretto con Desmair, certamente non sarebbe stato concorde.
E benché, in tutto ciò, una parte di lei non avrebbe potuto ovviare a sentirsi in colpa a nascondere tale verità al proprio amato, un’altra parte di lei non avrebbe potuto ovviare a dimenticare quanto, comunque, egli non avesse mancato, in passato, di agire nella stessa maniera, stringendo più volte patti con Desmair per il bene della propria, stessa amata, arrivando, in ciò, anche e persino a divenirne l’ospite, a ritrovarlo, improvvisamente, nella propria mente, nel proprio corpo, senza avere alfine opportunità di opporsi, di lamentarsi, giacché, dopotutto, egli stesso era stato complice nella definizione di una tale situazione. Se, quindi, per una volta tanto, fosse stata ella a scendere a patti con quel demonio, e ad agire, o a tentare di agire, per il bene del proprio amato, questi non avrebbe dovuto potersi riservare la benché minima opportunità di lamentela, di veto. Ma giacché, ineluttabile, sarebbe stato per lui prendere posizione in tal direzione, altrettanto obbligatoriamente ella non avrebbe potuto fare altro che celargli la verità e, in ciò, impedirgli di poter agire in contrasto a quanto da lei deciso, benché, obiettivamente, tale decisione avrebbe avuto a dover essere giudicata persino in contrasto ai di lei stessi principi fondamentali…

« Ascoltami con attenzione. » sospirò ella, riprendendo voce e cercando, ancora una volta, di mantenerla il più controllata possibile, al di là della necessaria irritazione derivante dal confronto con lui « Libero di non credermi, ma in questi ultimi due lustri dovresti aver avuto evidenza di quanto io non sia solita venir meno alla parola presa… »
« … disse colei che giurò innanzi agli dei tutti di essermi fedele… » commentò malevolmente ironico Desmair, non a torto giacché, in fondo, ingannato nel giorno del suo novecentoundicesimo matrimonio, e ingannato proprio dalla donna guerriero al fine di unirsi a lei e non a colei che, altresì, aveva prescelto qual propria sposa, colei che, in grazia ai propri negromantici poteri, avrebbe potuto concedergli un’occasione di libertà dai limiti della propria prigionia.
« … io non sia solita venir meno alla parola presa. » ripeté la donna, ora quasi ringhiando fra i denti « E se ti ho detto che avrai il corpo immortale di Reel Bannihil, tu avrai il corpo immortale di Reel Bannihil e potrai, finalmente, lasciare in pace Be’Sihl e la sottoscritta, per andare a vivere il resto della tua interminabile esistenza ovunque tu abbia a desiderare! »

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