11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

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Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

domenica 7 dicembre 2008

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H
eska, pur dopo la morte di egli, ancora non riusciva ad evitare di rimpiangere la propria difficoltà di comunicazione nei suoi riguardi: verso Mab’Luk avrebbe voluto potersi offrire maggiormente, avrebbe voluto riuscire ad abbattere il duro involucro all’interno del quale aveva inevitabilmente rinchiuso il proprio animo per superare la pazzia, altrimenti imperante, a seguito della terribile prigionia e degli abusi fisici e mentali imposti su ella da Sarnico, ma non ci era mai riuscita. Ci aveva tentato, spesso, con impegno, con desiderio di successo, ma anche laddove molti traguardi era riuscita a superare in quegli anni, intensi e meravigliosi, in quel particolare obiettivo non ce l’aveva fatta, nonostante tutto il suo innegabile amore per egli. E, per questo, la donna, ormai vedova e nonna, non avrebbe potuto perdonarsi, non avrebbe mai potuto concedersi pace nel pensiero di non aver mai trovato le parole giuste per ringraziare lo sposo per tutto il suo aiuto, per tutto il suo sostegno: senza di egli, probabilmente, ella mai avrebbe avuto realmente la forza, la costanza, la resistenza che le avevano permesso nel tempo di raggiungere una bravura non inferiore a quella del padre nel plasmare il metallo e, soprattutto, di apprendere le arti della lotta e della scherma, imparando pertanto non solo a creare armi ma, anche, ad adoperarle. L’esile ragazza dai lunghi e biondi capelli di un tempo ora apparentemente troppo lontano, così, in quegli ultimi trent’anni non solo era diventata madre di una giovane incantevole, ma aveva anche cambiato radicalmente il proprio corpo, traendo ispirazione e forza proprio dall’immagine sempre presente in lei di Midda Bontor, della Figlia di Marr’Mahew.
Quando ormai nove lustri si erano comunque ed inevitabilmente accumulati sulle sue spalle e, peggio, la presenza del marito le era stata negata dal mare, Heska aveva compreso di dover cedere il passo ad una nuova generazione ed aveva deciso di affidare completamente la gestione del lavoro al genero, da alcuni anni già al loro fianco nella bottega, per apprendere l’arte ed, un giorno, proseguire in quel cammino. Nessuna ragione, in quegli ultimi cinque anni, le era stata concessa a rinnegare la propria scelta, non potendo che trovarsi pienamente soddisfatta dal compagno che il fato aveva posto accanto alla figlia: nonostante una vita di mare alle proprie spalle, infatti, egli era stato in grado di adattarsi rapidamente al nuovo ambiente, alla nuova situazione, ponendosi con il massimo impegno nell’acquisire padronanza di un mestiere tutt’altro che semplice, tutt’altro che scontato, e dimostrando, in questo, anche una certa e prima sconosciuta propensione naturale. Ad egli, pertanto ormai unico fabbro in attività nell’isola, sarebbe stato in quella giornata il compito di impegnarsi con i clienti, con i numerosi mercanti che da tutto l’estremo sud-occidentale del continente si sarebbero riversati nella loro tranquilla e pacifica isola, desiderosi di acquistare le armi migliori che mai avrebbero potuto ammirare in tutto Qahr, forse seconde solo alle lame del lontano continente di Hyn. Ad ella, invece, sarebbe stato il più gratificante incarico di accompagnare la figlia ed i due nipotini ad assistere alle meraviglie degli spettacoli della marina militare, a viziarsi con tanti dolcetti ed a divertirsi agli immancabili spettacoli da fiera che non sarebbero mancati nella piazza principale della città.

Per i due gemelli, la festa di quell’anno sarebbe stata particolarmente importante: ormai sufficientemente grandi per iniziare a comprendere il mondo a loro circostante, non più come semplice insieme di forme e colori sicuramente affascinanti ma privi di una propria ragion d’essere, essi avrebbero potuto godere pienamente per la prima volta di tutti i balocchi, di tutti gli intrattenimenti che sarebbero stati loro offerti, vivendo un giorno ricco di emozioni come pochi altri durante l’anno sarebbero loro stati concessi nella consueta e placida tranquillità dell’isola. Ed, ovviamente, essi non si lasciarono sfuggire tale occasione, per correre a destra ed a manca, inciampando spesso nella folla troppo pressante attorno a loro ma mai scoraggiandosi per questo, nel ritornare subito in piedi e nel dirigersi verso nuove esperienze, verso nuove distrazioni, facendo impazzire dietro il proprio cammino le loro due custodi.
Fortunatamente, però, dopo oltre due ore di follie in giro per quella fiera, le energie infantili avevano iniziato a venir meno, richiedendo un momento di sosta nell’abbraccio ristoratore dei propri parenti: i pargoli, pertanto, ben volentieri si erano fatti catturare nuovamente dalla madre e dalla nonna, ormai esasperate per una giornata inevitabilmente troppo lunga.

« Storie… canta! » gridò, improvvisamente, Jarah, pigramente in braccio alla madre, impegnato fino a quel momento nel leccarsi le piccole dita della mano destra rese appiccicose da un dolcetto al miele consumato poco prima.
« Storie! » gli fece coro Thomar, altresì appoggiato contro il busto della nonna, indicando a supporto di simile richiesta un gruppetto di persone posto non lontano da loro, nel quale era certo di poter ritrovare quando da loro desiderato.
« Da grandi saranno ricercatissimi come vedette nelle navi… » commentò con stupore Gaeli, strabuzzando gli occhi nel cogliere cosa i due stessero indicando.

Immersi quali si ritrovavano ad essere nella confusione assoluta di una folla incontrollata, infatti, appariva incredibile come i due bambini potessero aver individuato con assoluta precisione la presenza di un bardo, un cantastorie, ad oltre trecento piedi dalla loro attuale posizione: egli, infatti, si poneva praticamente indistinguibile non solo visivamente, a causa della gente che lo circondava, ma anche acusticamente, a causa del chiasso della fiera che, comunque, copriva ogni genere di suono.
Jarah e Thomar, nonostante tutto, erano riusciti con certezza matematica a rintracciare il proprio obiettivo, indicandolo insistentemente alle due accompagnatrici, promosse ormai quali loro fedeli destrieri in quella giornata di festa.

« Per favore… dimmi che anche io non ero così da bambina. » aggiunse la giovane donna, rivolgendosi scherzosamente verso la madre, con grottesco tono di supplica.
« Assolutamente no: le tue grida erano ancora più acute. » sorrise con fare sornione Heska, scuotendo poi dolcemente il capo.
« Storie?! » domandò Thomar appoggiando le manine sul volto della nonna, per invitarla a rivolgere a sé l’attenzione, ad ignorare l’inutile e dannoso fattore di distrazione offerto dalla madre « Storie… andiamo? » ripeté, mostrando grandissimi e pietosi occhi, con quella tipica ruffianeria di cui solo un bambino sarebbe capace.
« Sì… storie belle! » sottolineò Jarah, annuendo a quella proposta, nel guardare però la madre, cercando con le manine i suoi lunghi capelli quasi fossero delle redini.
« No. » lo rimproverò quest’ultima, bloccandolo con un gesto rapido e delicato « Niente capricci e niente capelli tirati… intesi? »
« Ma storie… » ripeté il bimbo, dimostrandosi ormai sull’orlo della disperazione per quell’ipotetico rifiuto, nel giocare una nuova mossa in un’abile tattica volta unicamente a far cedere la madre.
« Andiamo, dai. » intervenne la nonna, rivolgendosi tanto alla figlia quanto ai nipotini, prima che un momento di festa si potesse trasformare nell’ennesimo “dramma” infantile-familiare « In fondo sarebbe un delitto privarli di almeno una ballata in questa giornata. »
« E sia. » acconsentì Gaeli, annuendo verso la madre « Però poi andiamo a vedere come vanno gli affari di vostro padre… » aggiunse, rivolgendosi ai due gemelli.
« Sì… papà bello… » sorrise adulatore Jarah, nel gettarsi in un enorme abbraccio al collo della madre a ringraziarla di quel suo consenso.

Avvicinandosi non senza difficoltà alla posizione individuata dai gemelli, le due donne poterono presto iniziare ad udire l’inconfondibile suono dello zither: erano da anni che Heska aveva smesso di suonare un simile strumento, laddove in quelle forme, in quelle note, troppi ricordi legati al marito riaffioravano inevitabilmente, soffocandole la gola di un sentimento di malinconia. Non eccessivamente ingombrante e comodo da condurre con sé, esso si concedeva comunque quale uno degli strumenti preferiti dai bardi e, per questo, nulla di straordinario fu per loro ritrovarlo quel giorno, in quel particolare frangente.

5 commenti:

Palakin ha detto...

Nelle mani di Midda magari? :DDDDD

Sean MacMalcom ha detto...

Ma non era finita in un limbo fuori dallo spazio-tempo? :P

Palakin ha detto...

E questo da quando in quale è una condizione eterna? :P

Sean, ma è la tua faccia quella nell'avatar? O.o

Sean MacMalcom ha detto...

O sono io o è un mio personaggio veramente ma veramente brutto! :)))))

In uno slancio di ordinaria follia ho deciso di porre al pubblico le mie lubriche fattezze! :P

Palakin ha detto...

Non farò commenti, dai! :P