11 gennaio 2008 - 11 gennaio 2018: dieci anni con Midda's Chronicles!

Midda Bontor: donna guerriero per vocazione, mercenaria per professione.
In una realtà dove l'abilità nell'uso di un'arma può segnare la differenza fra la vita e la morte
e dove il valore di una persona si misura sul numero dei propri avversari uccisi,
ella vaga cercando sempre nuove sfide per offrire un senso alla propria esistenza.


Dall'11 gennaio 2008, ogni giorno un nuovo episodio,
un nuovo tassello ad ampliare il mosaico di un sempre più vasto universo fantastico...
... in ogni propria accezione!

Scopri subito le Cronache di Midda!

www.seanmacmalcom.org
presenta

www.middaschronicles.com
il Diario - l'Arte
l'Enciclopedia

News & Comunicazioni

Doh... era da un po' che non aggiornavo le news... e nel frattempo ha fatto in tempo a esserci la conclusione della 50° avventura (Il tempo del sogno), l'inizio e la conclusione della 51° avventura (Giochi di guerra) e l'inizio della 52°... L'uomo incapace a morire.

Buona lettura!... e buone ferie a tutti!

Sean, 16 agosto 2018

mercoledì 10 dicembre 2008

335


I
n pace essi poteron sposarsi

per sempre promettendo di amarsi,
davanti al lor più caro amico
nei dettami di un rito antico:
in eterna gioia di appagarsi
io lor auguro sempre allietarsi,
ma di non scordar ch'io resto mendico
a voi chiedo con fare impudico.

Un nuovo scroscio di applausi seguì la conclusione dell’ultima strofa di quella ballata, segno di sincera approvazione, e forse anche commozione, da parte di tutti gli spettatori: ancora una volta, però, immersa quale si ritrovò ad essere nei propri pensieri, nel proprio stupore, Heska non offrì attenzione o partecipazione a quel momento, almeno fino a quando non fu Gaeli a richiamarla a contatto con la realtà, in un tocco delicato sulla propria spalla.

« Madre? Madre… non ti senti bene? » domandò, con voce evidentemente preoccupata nel coglierla così distante da sé.

Inevitabile si concesse quell’emozione nella figlia di Heska, laddove abituata a trovare nella madre un’immagine forte, determinata, salda nelle proprie emozioni: fin da bambina, quasi più in ella che nel proprio stesso padre, aveva avuto un’ardita figura di riferimento, capace di concederle una sensazione di protezione, di difesa da ogni male del mondo. Rispetto alla persona che si era proposta trent’anni prima, protagonista di quella ballata, in fuga dai pirati, prigioniera di lord Sarnico, ella si concedeva infatti ormai totalmente differente, e non soltanto a livello fisico.
L’età, inevitabilmente, aveva richiesto il proprio giusto pegno, togliendo alla sua pelle la morbidezza, la dolcezza giovanile, e ritrovando il chiarore di un tempo, quell’apparenza quasi di porcellana, sostituito da un’epidermide più dura, ruvida ancor prima che rugosa, temprata dal sole e dal lavoro in fucina, bruciata da tanto calore in tonalità scure, non lontane da quelle di una figlia dei regni centrali. Il suo corpo, altrettanto provato da oltre trent’anni di duro lavoro e di allenamenti quotidiani, non si concedeva più esile, dolce, ma forte ed atletico, con spalle larghe, muscolatura energica, forme sode e prestanti: come già suo padre ancor prima di lei, anche in ella gli anni non sembravano averle tolto il vigore giovanile ed, anzi, in una metamorfosi simile l’avevano resa anche più fisicamente risoluta di quanto non fosse stata da fanciulla. Solo guardandola in viso, quel volto circondato da capelli ancora biondo chiaro ora però tagliati corti, mantenuti volontariamente disordinati, ribelli, si sarebbe potuto ritrovare un chiaro segno della sua identità, nel confronto con la ragazza di trent’anni prima: i suoi occhi blu, intensi come il mare, si concedevano del tutto identici, immutati, nonostante la luce di innocenza prima presente fosse stata sostituita da una determinazione altresì assente, da un’energia un tempo celata nel suo animo ed ora posta in risalto sotto lo sguardo di chiunque.
Tale era l’unica Heska che mai Gaeli avesse conosciuto, l’unica immagine di sua madre che mai avesse vegliato sul proprio riposo, sui propri sogni, sulla propria vita: rari, impossibili da ricordare, erano stati i momenti in cui in ella aveva mai veduto incertezza, aveva mai trovato sconcerto simile a quello che le appariva chiaro in quel momento, apparentemente in conseguenza di quella ballata.
E ciò non avrebbe potuto evitare di preoccuparla…

« Madre? » chiamò ancora, ponendosi di fronte ad ella, al suo sguardo cercando di coglierne l’attenzione, di trarla a sé dal flusso di coscienza in cui sembrava essere intrappolata.
« Gaeli… » sorrise Heska, scuotendo il capo come a sminuire la preoccupazione della figlia « Cosa succede? Perché sei così agitata? » chiese, proponendosi assolutamente serena e controllata.
« Perché sono cos…? Madre, non ti sei resa conto di quanto è successo? »

La donna si guardò attorno, notando oltre allo sguardo preoccupato della figlia anche quello incerto dei due nipotini: Thomar, fra le sue braccia, apparve addirittura sull’orlo di una crisi di pianto, evidentemente spaventato per le stesse ragioni che avevano sconvolto la madre. Solo nel notare tanto scompiglio, ella si accorse come l’ambiente attorno ad essi fosse cambiato radicalmente, non proponendo più né folla né cantore, i primi evidentemente assenti in conseguenza della scomparsa del secondo: il bardo doveva aver preso una pausa, essersi allontanato portando con sé ogni traccia del proprio passaggio, e di ciò Heska non si era assolutamente accorta, caduta in uno stato di catalessi e, in ciò, generando di conseguenza la preoccupazione dei suoi cari.

« Per Vehnea… » esclamò, imbarazzata dal proprio comportamento « Ero sovrappensiero e non mi sono accorta di nulla. » cercò di giustificarsi, sorridendo al nipotino e donandogli un bacio a dissipare ogni paura, ogni ansia dal suo tenero, piccolo cuore, sicuramente ricco d’un amore puro come solo sa essere quello dei bambini.
« Mi hai fatta preoccupare… » la rimproverò Gaeli, poco convinta da tale spiegazione « Andiamo a casa, per favore… sono stanca di girare. » aggiunse poi, evidentemente desiderosa di concedere alla madre occasione di riposo, temendo che quanto accaduto fosse stato conseguenza di qualcosa tutt’altro che psicologico quale, invece, era realmente.
« D’accordo. » acconsentì Heska, non volendo gravare inutilmente sulla figlia e sui nipotini con degli assurdi pensieri, con delle riflessioni che non avrebbero avuto modo o ragione d’essere.

Pur muovendo, in conseguenza di quella resa, i propri passi verso casa, la donna non poté evitare che ripensare al bardo, a quella sconosciuta straniera che così tante cose sembrava sapere a suo proposito, così tanti dettagli appariva conoscere della sua esistenza: in quell’unico occhio color ghiaccio che aveva avuto modo di vedere dietro alla coltre di capelli, ella non poté che evitare un collegamento mentale con la figura della Figlia di Marr’Mahew, con la sorella offertale dal fato e dal fato stesso strappatale trent’anni prima.
Sarebbe stato possibile che le voci in merito alla scomparsa di Midda, alla sua presunta morte all’interno di un vortice di tenebra, fossero state false, costruite a regola d’arte? Sarebbe stato possibile che l’anziana suonatrice altri non fosse proprio colei che aveva vissuto simili eventi in sua compagnia, che l’aveva salvata dalla condanna imposta da lord Sarnico su se stessa e sulle altre giovani che egli aveva rapito in quel lontano passato? Sarebbe stato possibile che quel ciuffo di capelli davanti all’occhio sinistro di ella, apparentemente lì posto per gusto estetico o forse per distrazione, fosse stato così conformato a celare uno sfregio che, altrimenti, l’avrebbe inequivocabilmente identificata?
Troppe domande. Alcuna possibilità di risposta.

« Che fine ha fatto quella donna? » domandò rompendo il proprio silenzio nel rivolgersi verso la figlia.
« Parli della cantastorie? » replicò Gaeli, osservandola ancora con evidente preoccupazione nello sguardo « E’ a causa sua se non ti sei sentita bene? Per i ricordi che ha risvegliato in te con quell’insolita ballata? »
« Sto bene. » affermò Heska, con tono tranquillo e appena scocciato in conseguenza di una simile insistenza su un suo presunto malore « Non ti agitare in questo modo, bambina mia… non è successo nulla: semplicemente quelle note mi hanno rapita più di quanto normalmente non sarebbe avvenuto. »
« Sarà… » commentò la giovane, tutt’altro che convinta.

Nessun commento: